Vi sarà capitato, almeno una volta nella vita, di tenere tra le mani e di utilizzare, un caleidoscopio. Allo stesso modo, le sostanze che assumiamo con il cibo e l’ossigeno dell’aria che respiriamo vengono trasformati dalle cellule del nostro organismo in energia e nuovo materiale di ricambio, indispensabili per svolgere le attività del corpo e per mantenerlo in buone condizioni di salute.
Il nostro corpo ha continuamente bisogno di energia: anche quando stiamo fermi o dormiamo, consumiamo energia, per esempio per mantenere costanti il battito del cuore e la frequenza del respiro. Tutta l’energia necessaria al nostro organismo viene prodotta attraverso milioni di reazioni chimiche, in cui il cibo e l’ossigeno dell’aria vengono combinati tra loro e trasformati.
Si può rappresentare l’insieme delle reazioni metaboliche con un disegno che ricorda quello di un albero. Scendendo dalle foglie alle radici, seguiremo il cammino delle reazioni cataboliche, mentre risalendo dalle radici alle foglie faremo il percorso delle reazioni anaboliche. Lo scopo delle vie cataboliche è di liberare energia e materiale di base per costruire tutte le molecole che servono alle cellule del nostro organismo, seguendo percorsi chimici ‘in discesa’ rispetto alla struttura dell’albero che consentono di andare facilmente da un punto all’altro senza fatica. Le vie anaboliche sono, al contrario, processi chimici ‘in salita’, dove le grandi molecole vengono costruite con assorbimento di energia.
Il Processo di Trasformazione del Cibo
La trasformazione del cibo che mangiamo inizia con la digestione, in cui le grandi molecole polimeriche, cioè formate da tante unità (o precursori), tenute insieme da legami chimici in un’unica struttura, vengono smontate. Le piccole molecole prodotte dalla digestione possono ora entrare nella cellula, attraverso meccanismi diversi (membrane biologiche), ed essere metabolizzate, cioè convertite in molecole ancora più semplici e in energia.
Gli enzimi presenti nel citoplasma e nei vari organelli della cellula smontano le molecole di zuccheri, lipidi e proteine fino a ottenere un piccolo composto formato da due atomi di carbonio. Questo composto, chiamato gruppo acetilico, si lega a una molecola trasportatrice (coenzima A), anche in questo caso con l’aiuto di un enzima, per formare un complesso chiamato acetilcoenzima A.
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Gli zuccheri semplici che contengono sei o cinque atomi di carbonio, chiamati rispettivamente esosi e pentosi, vengono trasformati in acido piruvico, una piccola molecola composta di soli tre atomi di carbonio, attraverso un processo, denominato glicolisi (che significa «distruzione degli zuccheri»), a cui partecipano molti enzimi diversi. L’acido piruvico entra nei mitocondri, gli organelli presenti nel citoplasma della cellula specializzati nella produzione di energia, dove viene degradato fino a formare l’acetilcoenzima A.
Al contrario di zuccheri e grassi, formati solo da atomi idrogeno (H), ossigeno (O) e carbonio (C), le proteine contengono un quarto elemento, l’azoto (N). I gruppi acetilici dell’acetilcoenzima A, e altri prodotti ottenuti dalla degradazione di zuccheri, amminoacidi e grassi, vengono incanalati nella via catabolica finale comune chiamata ciclo degli acidi tricarbossilici, che possiamo immaginare corrispondere al tronco dell’albero del metabolismo.
Questa energia è ‘incamerata’ in alcune molecole particolari, di cui la più importante è chiamata adenosintrifosfato o ATP (il fosforo si indica con la lettera P). L’ATP ‘accumula’ l’energia grazie alla particolare natura dei legami chimici tra gli atomi di fosforo presenti nella molecola.
Reazioni Anaboliche
Le reazioni anaboliche, invece, seguono cammini diversi per arrivare alla trasformazione delle molecole semplici in molecole più grandi e complesse (macromolecole), grazie proprio all’energia accumulata sotto forma di ATP. Le piccole molecole a due o tre atomi di carbonio sono inizialmente convertite in ‘unità di costruzione’ (amminoacidi, zuccheri semplici, acidi grassi, glicerolo), che vengono poi unite tra loro a formare le macromolecole.
Per esempio, la costruzione delle proteine inizia con la formazione di molecole intermedie, successivamente trasformate in amminoacidi. Le reazioni chimiche che compongono le vie cataboliche e anaboliche sono molti milioni.
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Controllo delle Reazioni Metaboliche
Come fa la cellula a controllare che tutto avvenga nel modo giusto? Le reazioni metaboliche sono collegate tra loro: il prodotto di una prima reazione è il substrato, cioè il materiale di partenza, della seconda reazione e così via per tutte le reazioni che seguono quella via metabolica. Inoltre, le vie metaboliche possono essere controllate regolando l’attività degli enzimi.
In alcuni casi, quando ha raggiunto una certa concentrazione il prodotto di una reazione può inibire, vale a dire bloccare, l’attività dell’enzima responsabile della reazione precedente: in questo modo una determinata sostanza regola la propria sintesi (con un meccanismo omeostatico) evitando che si raggiungano concentrazioni troppo elevate, dannose o comunque non necessarie alla cellula.
In terzo luogo, il prodotto finale di una reazione può attivare o inibire un enzima di altre vie metaboliche, consentendo una regolazione coordinata di più catene di reazioni. Infine le reazioni non avvengono tutte nella stessa zona della cellula, ma in spazi diversi e ben delimitati, come l’interno di organelli specializzati (per esempio, mitocondri e ribosomi).
Disbiosi Intestinale
Il tratto gastrointestinale è una complessa struttura anatomica distinta in porzioni diverse che sono stomaco, duodeno, digiuno, intestino tenue, ileo, colon, sigmoide e retto. Tra questi l’intestino, data la sua notevole estensione di contatto con le sostanze alimentari che vi transitano, è forse il più importante dei quattro organi di eliminazione che il nostro organismo possiede (pelle, polmoni e reni).
La superficie stimata del tratto gastrointestinale si aggira intorno ai 250-400 m2 ed è costituito da 3 volte il numero di cellule dell’individuo che lo ospita: questo gli ha valso la definizione di “organo biologico”; pare inoltre che durante la vita vi transitino circa 60 tonnellate di cibo. E’ sede di “infiammazione fisiologica” da parte del contenuto endoluminale che esercita un’azione protettiva verso molti germi patogeni. Ha un rapido turn-over cellulare di superficie (3-4 giorni), per contrastare la continua stimolazione endoluminale.
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Nel colon, il segmento dell’intestino compreso tra l’intestino tenue a partire dalla valvola ileocecale e il retto, si accumulano i residui del bolo alimentare e termina la digestione grazie all’intervento della flora batterica che vi si trova normalmente. Qui sono assorbite numerose ed importanti sostanze: l’acqua, i glucidi e molti medicamenti.
L’eubiosi è il bilanciato equilibrio tra i microrganismi e l’ospite che li contiene. Tale stato simbiotico è la normale situazione microecologica del corpo e, in questo caso, dell’intestino. La flora batterica intestinale svolge funzioni importantissime, prima fra tutte la protezione delle placche di Peyer ( una importante frazione del sistema immunitario ).
Quando l’equilibrio batterico intestinale viene alterato abbiamo la disbiosi, cioè una condizione in cui sono presenti batteri intestinali abnormi, ma sotto certi aspetti anche questa è una condizione molto comune. Esiste una relazione diretta tra l’attività dei batteri e i tempi di transito colico.
In caso di transito colico rallentato, ossia di stipsi, le feci sono troppo secche ( il riassorbimento colico dell’acqua è dell’ordine di 900 - 1400 ml. nelle 24 ore ) e i lattobacilli scompaiono. Poiché i lattobacilli fanno parte della cosiddetta flora intestinale “acida” che costituisce una barriera naturale contro i batteri della putrefazione che si sviluppano meglio in ambiente basico, la loro scomparsa permette la scomparsa della barriera di protezione acida.
Sembra esserci un fisiologico equilibrio simbiotico tra il gruppo di batteri acidofili-bifidi e gli organismi coliformi. Se predominano i batteri coliformi allora c’è una tendenza della flora a risalire l’intestino verso il tenue; se predomina il gruppo degli acidofili-bifidi (che sono conosciuti come fermentatori dell’acido lattico), allora i batteri coliformi non sono più in grado di funzionare correttamente, poiché il pH intestinale deve essere lievemente alcalino (5,5 - 6) e cambia grazie alla produzione eccessiva di acido da parte degli organismi fermentatori dell’acido lattico.
intestinale diventa permeabile in modo anomalo, permettendo così l’assorbimento di proteine inadeguatamente frammentate e di riassorbire tossine dai contenuti intestinali. La Disbiosi intestinale è un peso in più da sopportare per il paziente già ammalato e può essere l’ostacolo maggiore per la risoluzione dei suoi problemi. In altre parole, la disbiosi può produrre una malattia secondaria.
Cause della disbiosi intestinale:
- Utilizzo di antibiotici, corticosteroidi, estroprogestinici, uso indiscriminato di lassativi.
- Alimentazione insufficiente dal punto di vista qualitativo e soprattutto con associazione - carboidrati, proteine , frutta, nello stesso pasto, diete carenti di fibra.
- Malattie organiche e funzionali del canale gastroenterico (infezioni intestinali e parassitosi) ed - anche disfunzioni del fegato e del pancreas (perché alterano il ph intestinale).
- Radioterapia e chemioterapia.
- Malattie infettive acute.
- Cause inquinanti: coloranti alimentari, conservanti, pesticidi, ormoni steroidei alimentari.
- Repentini cambiamenti della dieta.
I batteri intestinali possono sintetizzare le vitamine, il batterio bifido produce la B1 , l’ESCHERICHIA COLI produce le vitamine B1, B2, B6, acido nicotinico, acido pantotenico, acido folico, vitamina B12, vitamina K, biotina.
Si definisce stitichezza un allungamento del tempo di transito intestinale superiore a 12 - 16 ore. Evacuazioni numerose e rapide di feci liquide. - Farmaci irritanti ( es.
Tossiemia Intestinale
La tossiemia intestinale è una forma di avvelenamento del sangue e della linfa che è dovuto all’assorbimento di tossine o di microrganismi da parte delle cellule danneggiate della mucosa intestinale.
Numerosi sono quelli che avanzano l’ipotesi che è necessario che vi sia distruzione della membrana mucosa perché i batteri e le tossine possano entrare nel sistema sanguigno e linfatico. Tuttavia è stato dimostrato che le proteine, gli idrati di carbonio, i sali, i minerali e simili sono facilmente assorbiti dal colon.
Certe forme di alimentazione aumentano la permeabilità della mucosa intestinale come viene dimostrato dalla Dottoressa Catherine Kousmine e dalla Medicina Antroposofica di Rudolph Steiner. Dunque, i batteri e i veleni sono capaci di penetrare nella circolazione sanguigna e linfatica in condizioni dette di “vita normale”.
La straordinaria quantità di batteri presenti nel colon fanno di questi la fonte primaria di focolai d’infezione nel corpo. La stasi intestinale, condizione creata dal passaggio molto lento del contenuto intestinale, aumenta l’assorbimento sistematico dei batteri e delle tossine.
A seguito di disordini intestinali possono insorgere infezioni situate lontano dal colon stesso: denti, cavità, tonsille e prostata. Un intestino atonico e intossicato può essere responsabile di malattie che in apparenza non hanno una diretta relazione con esso.
Il Dr. Sexton, un grande specialista americano, afferma che la putrefazione intestinale comporta una diminuzione del potenziale immunitario e dei meccanismi di difesa. Suggerisce inoltre che la flora può divenire patogena quando il ristagno e la putrefazione divengono cronici.
Le tossine del metabolismo batterico penetrano nel flusso circolatorio e infettano altri organi. Ha scoperto che i batteri come gli streptococchi e gli stafilococchi, abitanti naturali del colon, sono responsabili di numerose malattie generali come l’artrosi, l’acne, l’ipertensione, i mal di testa e la psoriasi a causa del loro eccessivo aumento in periodo di tossiemia intestinale. Questi dati sono stati stabiliti dopo aver seguito 314 casi per problemi di colite.
Il Dr. Bassler descrive situazioni in cui sostanze non desiderabili per l’organismo sono assorbite dall’intestino mentre nutrimenti indispensabili non lo sono affatto. Afferma che ciò può condurre a una malnutrizione, a una tossiemia intestinale che genera diarrea, stipsi, colite acuta e cronica.
Il Dr. Wiltsie, rinnovatore con il Dr. Waddington dell’idrocolonterapia considera che le turbe del sistema nervoso autonomo sono una causa essenziale della tossiemia intestinale.
Molte persone nervose, ansiose e stressate dalla vita contemporanea, lavorano e vivono in virtù della loro energia nervosa. Questa tensione permanente trattenuta per mezzo di eccitanti, stimolanti, antidepressivi e altri sostegni chimici, genera un’ansia cronica e problemi gastrointestinali tali come la stipsi e gli spasmi del colon. Inconsciamente, un individuo sceglie a volte d’essere malato per attirare l’attenzione. In questo caso la terapia migliore è una terapia d’ordine psicologico.
Il sistema nervoso autonomo può certamente causare danni importanti all’equilibrio psichico ed alla stessa salute. In questo preciso caso è possibile associare delle sedute di idrocolonterapia a delle sedute di psicoterapia.
Disordini del sistema nervoso autonomo così come le infezioni localizzate, le allergie e le carenze nutrizionali possono causare una tossiemia cronica.
I vari cambiamenti nelle vicinanze dell’intestino intaccano direttamente o indirettamente il funzionamento del colon creando delle modificazioni nel metabolismo dei batteri che vi risiedono che possono aumentare di numero aggravando la situazione oppure fermare la loro azione e ciò comporterebbe un disordine funzionale della produzione di vitamine del gruppo B e K, della peristalsi intestinale o dell’assorbimento dei minerali, tutto ciò porta una tossiemia intestinale cronica se non viene trattata l’infezione primaria.
Se ciò non sarà fatto, si permetterà ai veleni ed alle tossine di penetrare di nuovo nel sistema portale e di ritornare al fegato. Il fegato può indebolirsi fino al punto che un aumento di pressione nella vena porta può infiltrare il sangue infetto nelle anastomosi emorroidali per mezzo delle vene iliache e cave con conseguente intossicazione della circolazione generale del corpo.
Certi individui possono diventare allergici a certi elementi della loro propria flora intestinale. Il Dr. Traut ha evidenziato la relazione tra l’artrite e l’allergia isolando degli streptococchi del sangue al 70% dei suoi pazienti artritici.
Per il Dr. Waddington, la causa più diffusa dell’artrite è l’assorbimento di batteri che generano putrefazione nell’intestino. Il Dr. Wiltsie sostiene che l’allergia è la causa delle infezioni che provocano una immunità lenta o poco sviluppata.
L’intossicazione intestinale causata dall’allergia a certi alimenti non può scomparire che evitando di consumarli. La stasi, dovuta unicamente a cause meccaniche, è un fattore che predispone a una intossicazione intestinale cronica.
Le evacuazioni poco frequenti e irregolari producono alterazioni che ritardano la progressione delle materie fecali e dunque creano nuovamente delle condizioni di stasi. Una intossicazione intestinale può essere ugualmente aggravata da carenze nutrizionali come acqua, proteine, minerali, sali e vitamine (I fast food, denunciati recentemente dall’O.M.S., sono un esempio lampante di scarso potere nutrizionale).
L’apporto nutritivo e la sua relazione con l’attività metabolica, il suo assorbimento, la necessità quotidiana e la sua utilizzazione possono essere tutte possibili cause di debolezza nel processo alimentare. Un cattivo funzionamento a uno qualsiasi di questi livelli può innescare una intossicazione intestinale.
Un colon inattivo comporta inevitabilmente una modificazione della flora intestinale, creando una grande produzione di tossine. In condizioni normali non vi è all’interno dell’intestino crasso alcun assorbimento così rapido come nell’intestino tenue e nello stomaco.
Tuttavia, durante la stasi fecale o setticemia, esiste una pressione gassosa fortemente aumentata correlata ad infiammazione. In queste condizioni di eccessiva pressione ed alterazione della mucosa si effettua un assorbimento considerevole di batteri e dei loro veleni.
Candida Albicans
La candida (Candida albicans) è un nemico insidioso, molto più diffuso e molto più pericoloso di quanto non si pensi. È un parassita appartenente alla famiglia dei miceti (funghi), ed è responsabile di un nutrito gruppo di patologie che va sotto il nome di candidosi.
Fra le micosi superficiali dovute a lieviti vengono collocate le candidosi, malattie di frequente riscontro nella pratica medica quotidiana. Queste micosi possono estendersi in modo più grave al di là della cute, a organi e visceri interni (candidiasi sistemica) in rapporto alla possibilità che si crei una patologia opportunistica in pazienti in qualche modo debilitati2.
La candida è nota perché si presenta spesso come affezione vaginale, del cavo orale (mughetto) e della pelle (chiazze che compaiono con l’esposizione solare) ed a volte viene riconosciuta come causa di uretriti. Chi soffre di candida vaginale sa che con le medicine convenzionali è difficile “eradicarla”, e che in genere è recidivante (tende a ripresentarsi).
In realtà la candida può attaccare moltissimi tipi di tessuti, ed è anche contagiosa; la sua diffusione è enorme ed in crescita. In ogni forma di candidosi c’è la presenza della candida intestinale. Questo fungo s’instaura nell’intestino di tutti gli esseri umani, in genere poco dopo la nascita, e vi rimane sempre presente; in condizioni normali è però benefico.
Per essere più precisi la candida è un organismo dimorfico, cioè che si presenta in due forme. Normalmente è un simbionte, quindi appartenete alla flora batterica “amica”, e partecipa alla digestione degli zuccheri tramite un processo di fermentazione. Nella forma patologica diventa un parassita e crea una struttura molecolare molto lunga, che tramite la mucosa intestinale entra nel flusso sanguigno.
La candida ha un’elettività per le mucose e per la pelle e questo fa capire molte cose sul meccanismo di propagazione e sui danni di questo fungo. Tutte le mucose dell’organismo sono collegate tra di loro e rappresentano una componente fondamentale del sistema immunitario (MALT, Mucosal Associated Lymphoid Tissue).
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