Monodieta per Dimagrire: Rischi e Benefici

Le nostre scelte alimentari quotidiane sono legate a inevitabili implicazioni culturali. È vero, per esempio, che ognuno di noi si alimenta seguendo non soltanto l’istinto, ma talvolta la pubblicità e più spesso le mode. D’altra parte è ormai noto che una corretta nutrizione conduce a un “vantaggio biologico” sullo sviluppo di malattie cronico‑degenerative (aterosclerosi, coronaropatie, ipertensione arteriosa, iperglicemia, dislipidemie).

Ogni italiano mangia in media 797 chilogrammi di cibo l’anno. Negli ultimi trenta anni il consumo alimentare è aumentato di 169 chilogrammi a persona, a fronte però di un ridotto dispendio energetico. Semplicemente che dal dopoguerra a oggi le abitudini e il comportamento alimentare degli italiani hanno abbandonato certi modelli tradizionali basati sul parsimonioso utilizzo delle risorse disponibili per passare a scelte tipiche di una società opulenta, con la sempre più diffusa adozione di “prestigiosi” modelli alimentari di importazione. È quindi sempre più urgente da un lato capire cosa e quanto è necessario al nostro organismo, dall’altro orientarsi nella giungla di messaggi pubblicitari e mode alimentari.

Il consumo di frutta e verdura é in forte diminuzione, mentre il mercato dei soft drink e dei succhi di frutta è in continua ascesa. Altro paradosso: l’acqua minerale devo contenere quanto meno sodio possibile. Non viene invece menzionato il contenuto di sale (anch’esso costituito da sodio) negli snack salati (patatine e simili). Altre acque minerali sono state addizionate con calorie senza dubbio inutili. A questo aggiungiamo i “corto‑circuiti” dei tipo: più homevideo vedi più chips puoi mangiare.

L’informazione corretta è un diritto elementare di tutti i consumatori, ma troppo spesso non viene rispettata. I messaggi mediatici sono sempre gli stessi: compra e mangia di tutto (il risultato è un inevitabile aumento di peso); ma, allo stesso tempo, gli ideali “Lui” e “Lei” sono scattanti e snelli. E allora? Le diete ipocaloriche e da “best seller” proposte in ogni stagione dell’anno sono numerosissime.

Cos'è la Monodieta?

Ultimamente spopola in rete una tendenza non salutare: quella della mono dieta, anche chiamata «dieta monotropica». Si tratta di una tipologia di alimentazione che ruota attorno al consumo di un solo tipo di cibo al fine di favorire la perdita di peso. Dalle banane alle uova, dal cioccolato alle patate, la regola del solo alimento, altrimenti detta mono dieta o «dieta monotropica», ruota attorno al consumo di un solo tipo di cibo al fine di favorire la perdita di peso.

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In una mono dieta ci si deve attenere a un solo cibo per giorni o addirittura per settimane. Se si sceglie per esempio una dieta a base di banane, saranno solo ed esclusivamente le banane a essere il pasto di qualsiasi momento della giornata. Altri cibi comuni che le persone scelgono per questo tipo di dieta sono le uova e le patate. Esistono perfino mono diete al cioccolato.

Rischi della Monodieta

Innanzi tutto bisogna scartare le diete squilibrate in termini di macronutrienti (proteine, carboidrati, lipidi) e micronutrienti (vitamine e minerali) ed evitare la “Weight Cycling Sindrome”, detta anche “sindrome dello yo‑yo“.

Gli esperti nutrizionisti sconsigliano tale approccio. «Una dieta sana è infatti una dieta variegata ed equilibrata. Variegare gli alimenti evita carenze di macronutrienti (carboidrati, proteine e grassi) e micronutrienti (sali minerali e vitamine) - spiega la biologa nutrizionista Francesca Morganti -. Una dieta mono alimento porterebbe innanzitutto a una forte carenza di nutrienti. Non solo, se si scelgono diete a base solo di uova o cioccolato al latte ad esempio si andrà in contro a un eccesso di colesterolo nel primo caso o di zuccheri nel secondo caso. Così come se si segue una dieta solo a base di yogurt si andrà incontro a un eccesso proteico. Ecco quindi che anche alimenti salubri, se in eccesso, possono essere dannosi. Le carenze, oltre a rappresentare un rischio per la salute, sono accompagnate da forte stanchezza e spossatezza».

«Queste diete folli prevedono il consumo di un unico alimento, impedendo di mangiare qualsiasi altra cosa a parte il cibo selezionato permesso. Questa dieta è altamente restrittiva, non va assolutamente seguita perché potrebbe comportare seri problemi di salute nel lungo periodo - sottolinea Morganti -. È sempre importante consumare una grande varietà di cibi, consumando carboidrati, proteine, grassi sani, frutta, verdura, noci, semi e via dicendo».

Esempi di Monodiete e Alternative

Le numerosissime diete monopiatto consentono spesso di mangiare a volontà un unico alimento (per esempio 3 kg di uva al giorno con un apporto calorico di 1800 kcal). Consentono riduzioni ponderali solo a breve termine.

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Dieta dell'Uva

In autunno molte persone scelgono di seguire la dieta dell’uva con lo scopo di disintossicarsi e perdere qualche chilo. La dieta dell’uva sfrutta le proprietà disintossicanti e diuretiche di questo frutto per favorire l’eliminazione delle tossine e aiutare la perdita di peso. Il tutto senza soffrire la fame e mantenendo sempre il giusto livello di principi nutritivi.

Se fatta per poco tempo da una persona in salute la dieta dell’uva non presenta grandi controindicazioni. È sconsigliata invece a chi soffre di diabete o deve tenere sotto controllo la glicemia, così come alle mamme in dolce attesa o che allattano. “Questa dieta è consigliata a chi vuole seguire un regime di disintossicazione e ridurre l’apporto calorico, purché sia di breve durata e il soggetto sia seguito da un buon Biologo Nutrizionista, che terrà conto dell’equilibrio nutrizionale del paziente stesso.

La dieta dell’uva è così strutturata per liberare il corpo dalle tossine, evitando di produrne altre, una sorta di “stop” per riassestare l’organismo affaticato, ormai sottoposto a lavorare quotidianamente con grandi quantità di cibo e spesso di scarsa qualità. Il fegato è l’organo principale di detossificazione, è l’organo attraverso cui arriva tutto il sangue dall’intestino e perciò è bene almeno una volta nella vita “resettarlo”. La pulizia del fegato è utile per riequilibrare il nostro corpo migliorandone la funzionalità, pulendolo dalle scorie. La dieta dell’uva infatti, è priva di proteine animali e poverissima di farinacei, che sono abbondantemente utilizzati nell’alimentazione di un italiano medio. (mi riferisco soprattutto alla dieta del weekend).

“Data la presenza dell’uva come alimento principale, si sconsiglia tale dieta al soggetto diabetico o a chi possiede una familiarità per il diabete, e chi in generale segue una dieta ipoglicemica: infatti le grosse quantità di uva, che contiene molto zucchero, innalzerebbero l’indice glicemico e quindi la richiesta di insulina, e darebbe grossi problemi.

Dieta del Riso

La chiamano “dieta del riso” e ogni tanto ritorna tra i trend dimagranti, accompagnata da promesse come -4 kg in 7 giorni, pancia piatta in una settimana, disintossicazione rapida. Le versioni più rigide non andrebbero seguite per più di 3-5 giorni consecutivi.

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“La dieta del riso funziona come reset temporaneo. Se seguita con equilibrio, la dieta del riso può essere un utile strumento di reset, purché non diventi l’ennesima dieta-lampo senza continuità. “Il problema non è il riso, ma il pensare che basti mangiare in bianco per sistemare tutto.

La dieta del riso per dimagrire e depurarsi è composta prevalentemente, ma non esclusivamente, dai semi integrali della pianta erbacea Oryza sativa. Le tipologie di riso più utilizzate sono: riso venere, riso basmati, riso rosso, qualunque riso integrale e il riso selvaggio (invece appartenente al Genere Zizania). Altri alimenti concessi sono: frutta fresca, verdura, altri cereali o pseudocereali integrali (meglio SENZA glutine come la quinoa, il miglio ecc), leguminose NON in barattolo (fresche o secche) e pochi cibi proteici, come i formaggi magrissimi, il pesce e il petto di pollo.

Alternative più equilibrate

Vengono rivalutate le sane e più tipiche abitudini alimentari dei popoli come quello italiano; abitudini che peraltro sono state oggi in gran parte abbandonate, perché considerate espressione di “vita povera”, sulla scia del consumismo tipico delle società industriali. Come conseguenza, oltre a spendere molto di più mangiamo male (ossia in modo poco equilibrato) e in misura eccessiva.

Inoltre, gli alimenti tipici della tradizione mediterranea sono adatti a formare facilmente dei “piatti unici”, capaci cioè di fornire da soli l’apporto nutritivo degli usuali “primo” e “secondo”, sostituendoli efficacemente ed economicamente in un’unica portata. Esempi tipici: pasta e legumi, spezzatino con patate, paste asciutte con condimento di carni e formaggi, minestroni di verdura conditi con formaggio grattugiato e olio, la pizza (napoletana, con mozzarella e alici), etc.

La dietoterapia dell’obesità, anche in età evolutiva, deve essere in primo luogo bilanciata a livello dei macronutrienti (proteine, lipidi, carboidrati) e moderatamente ipocalorica. Particolare attenzione meritano i bambini in età scolare: è questa la fascia di età più colpita dal fenomeno sovrappeso‑obesità. Ma anche a loro è possibile consigliare una dieta ipocalorica, bilanciata in termini di proteine, carboidrati e lipidi. Perché bilanciata? Perché, ad esempio, differente è il destino metabolico degli alimenti: se si introducono 100 kcal in più sotto forma di lipidi, l’organismo ne brucia 3 e ne immagazzina 97 kcal.

Ricordarsi di mangiare il 40% di carboidrati, il 30% di proteine e il 30% di grassi. Questa è la prima, difficile, regola della dieta a zona.

Mediterranei sono il clima, il mare, l’ambiente geografico e geologico, gli usi e i costumi sia di quelle regioni che dell’Italia mediterranea fanno parte, sia di popolazioni di altri Paesi (Grecia, Spagna, Francia, i Paesi settentrionali dell’Africa e del vicino Oriente) che geograficamente si trovano in ambiente molto simile. È provato infatti che l’alimentazione mediterranea tradizionale riduce notevolmente i rischi di obesità, aterosclerosi, diabete, ipertensione, malattie digestive, etc.

La Dieta Mima Digiuno

Questo ricercatore ha sviluppato un sistema nutrizionale, da rispettare per pochi giorni all'anno, che - secondo studi preliminari - potrebbe garantire un qualche beneficio in termini di aumento dell'aspettativa di vita e miglioramento dello stato di salute generale.

Verificare di essere idonei alla dieta mima digiuno: la dieta mima digiuno esercita una serie di effetti abbastanza radicali (riduzione ed espansione dei tessuti e degli organi, ad esempio il fegato e i muscoli). Non tutti sono in grado di tollerarla e, per certi individui, può risultare "disagevole". E' assolutamente sconsigliata a chi soffre di certe malattie.

Periodicamente (da 30 giorni a 4 mesi, in base al soggetto), seguire 5 giorni di alimentazione programmata: il dott Longo ha raccolto in una scatola tutti i cibi da consumare nell'arco di tempo in questione.

Anzitutto, il calo ponderale è parzialmente dovuto alla disidratazione e allo svuotamento delle riserve di glicogeno muscolare ed epatico. Ciò significa che pur essendo tendenzialmente benefica, la dieta mima digiuno si rivela anche debilitante. In secondo luogo, l'aumento dei corpi chetonici è imputabile ad una condizione di ipoglicemia e ossidazione lipidica.

Consumare prevalentemente proteine di origine vegetale a discapito di quelle animali provenienti dalla carne e dai formaggi. Queste attiverebbero i geni promotori della crescita, dell'invecchiamento e talvolta della degenerazione (fino al cancro).

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