L’uomo è ciò che mangia, scriveva il filosofo Feuerbach nel lontano 1862. Quello che ingeriamo non soltanto influenza il nostro corpo, ma anche la nostra mente, il nostro modo di pensare, la nostra visione del mondo. Di questo sono personalmente convinta da sempre e questo sembrano credere anche Victoria Clark e Melissa Scott, autrici del libro Dictators’ dinners: a bad taste guide to entertaining tyrants.
Secondo il motto del politico-gastronomo francese Jean-Anthelme Brillat-Savarin, che agli inizi dell'Ottocento scriveva: “Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei”, forse potremo capire chi erano questi despoti e smascherare tante loro debolezze.
Le Abitudini Alimentari dei Dittatori
Cercare un nesso fra cibi vini e ferocia indagando nelle abitudini alimentari dei dittatori è molto difficile: fra loro ci sono comportamenti molto diversi. A dispetto della convinzione che la carne renda aggressivi e inclini alla violenza molti dei personaggi più sanguinari del Novecento preferivano la verdura.
Benito Mussolini: Autarchia a Tavola
Volendo partire da casa nostra, scopriamo che, in perfetto spirito autarchico, il capo del fascismo Benito Mussolini era convinto che il cibo italiano fosse il migliore del mondo e che quello francese non valesse un fico secco. Il purè gli dava mal di testa, il suo dolce preferito era il classico ciambellone, mentre tra i piatti salati andava ghiotto per un’insalata di aglio crudo condita con olio e limone.
Il Duce però andava matto per un'insalata d'aglio crudo, tagliato grossolanamente e condito solo con olio e limone. Dopo una cena a base d'aglio, Donna Rachele preferiva stare lontana dal marito e andava a dormire nella camera dei ragazzi. Il suo dolce preferito era un rustico ciambellone.
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La moglie Rachele racconta che, ogni volta che ne faceva una scorpacciata per cena, e capitava spesso, a lei non restava che lasciarlo solo e andarsi a rifugiare nella stanza dei bambini per la notte.
Adolf Hitler: Vegetariano per Necessità?
Adolf Hitler, si sa, amava gli animali più degli uomini ed era tendenzialmente vegetariano, ma faceva spesso delle eccezioni. Scopriamo così che Hitler non era in realtà un fanatico vegetariano. La testimonianza ci arriva dallo chef britannico Dione Lucas che ricorda di aver servito al dittatore, in diverse occasioni, in un hotel di Amburgo agli inizi degli Anni 30, un piccione stufato ripieno di fegato, lingua e pistacchi.
Pare che la motivazione del suo vegetarianismo fosse molto banale: Hitler soffriva di flatulenza e costipazione cronica e perciò aveva bandito la carne. Negli ultimi mesi della sua vita, si era ridotto a mangiare solo purè di patate e brodo. La paura di essere avvelenato era tale che aveva 15 assaggiatrici (perché solo donne?) a sua disposizione e aspettava almeno 45 minuti prima di assaporare anche solo un boccone di cibo.
Occasionalmente mangiava infatti anche una pietanza a base di piccione ripieno di lingua, fegato e pistacchi, tra i suoi preferiti. Il capo del nazismo aveva una tale paura di essere avvelenato che a scopo precauzionale faceva assaggiare ogni suo piatto a 15 suoi fedelissimi, aspettando ben 45 minuti prima di mangiare lui stesso.
Josip Stalin: Banchetti Georgiani e Vino
L’arcinemico di Hitler, il comunista Josip Stalin, era uno di quelli che oggi definiremmo un gran godereccio. Per essere un dittatore (un dittatore è sempre molto impegnato, giusto?), perdeva enormi quantità di tempo seduto a tavola a mangiare, bere, cantare e in generale fare casino. Il suo cuoco di fiducia era il nonno di Vladimir Putin (sul serio) e le sue cene potevano durare anche sei ore.
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Amava l’aglio anche Stalin insieme a noci, prugne, melograni e vino. La sua cucina preferita era quella tradizionale georgiana e il suo cuoco era Spiridon Putin, nonno dell’attuale presidente russo Vladimir.
Prediligeva la cucina tipica georgiana e faceva gran uso di ingredienti locali come noci, aglio, melograno e prugne. E infine, lo sapevate che lo chef di Stalin, Spiridon Putin, era il nonno dell'attuale presidente russo? L’uomo di acciaio era capace di stare a tavola anche 6 ore e di bere un vino semi-dolce chiamato Khvanchkara che spesso faceva rivoltare lo stomaco agli illustri ospiti seduti al suo desco (Tito, stremato dal lunghissimo banchetto georgiano e dal vino, vomitò nella manica della giacca).
Altri Dittatori e le Loro Eccentricità Alimentari
Gli aneddoti storico/culinari presenti nel libro sono tantissimi e non mancano foto d’epoca e ricette. Saddam Hussein amava mangiare a tutte le ore del giorno e della notte e gradiva che il suo cibo fosse il più fresco possibile; Muammar Gheddafi beveva grandi quantità di latte di cammello, che come potete facilmente immaginare era pressochè impossibile da digerire, come scoprì il malcapitato Tony Blair durante una visita in Libia nel 2004; il nord coreano Kim Jong-il aveva un debole per la zuppa di squalo, per il sushi e pretendeva che tutti i grani di riso fossero della stessa e identica dimensione; Fidel Castro amava mangiare (o devo parlare al presente perché è vivo?) cibo semplice come banane, aragosta e merluzzo, mentre il piatto preferito del portoghese Antonio Salazar, che era notoriamente tirchio e calcolava con precisione il costo di ogni singolo pranzo, erano le sardine grigliate con i fagioli (gli ricordavano di quando era un bambino povero ed era costretto a dividere una sardina a metà con il fratello).
Come Hitler, anche il Colonnello Gheddafi soffriva di flatulenza incontrollabile. Nonostante ciò non poteva fare a meno di bere il latte di cammello, che sicuramente non lo aiutava a risolvere il fastidioso problema, ma, secondo lui, migliorava il candore dei suoi denti. Aveva una predilezione per il cibo italiano - dolci e maccheroni - e il suo piatto preferito era il couscous con carne di cammello e prugne.
Saddam Hussein, altro despota mediorientale, era ossessionato dalla pulizia e voleva solo cibi freschissimi. La carne di manzo e di agnello proveniva da fattorie selezionate, mangiava solo olive raccolte sulle alture del Golan, aveva un debole per i dolcetti occidentali e quando fu catturato, nel 2003, nel frigorifero trovarono solo uova, un'insalata di pomodori, miele e pistacchi, barrette di Bounty e mini-Mars.
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Diversi dittatori africani sono passati alla storia per i loro crudeli atti di cannibalismo. Come Idi Amin Dada in Uganda che alla domanda se fosse cannibale rispose: “Non mi piace la carne umana, è troppo salata per me”. Infatti si ingozzava di arance, pare 40 al giorno, perché credeva fossero afrodisiache. Per questo motivo fu soprannominato Mr Jaffa. Come dispetto, ai capi di Stato in visita faceva servire larve di insetti e cavallette fritte, ma lui prediligeva la carne di capra e le frittelle di miglio. Di gusti più eclettici il despota Hastings Kamuzu Banda del Malawi. Come snack amava mangiare i vermi mopane - grandi bruchi dell'albero mopane da cui nasce la bellissima falena imperatore - essiccati e croccanti come patatine fritte.
Mentre in Cambogia il crudele Pol Pot, seppure il popolo moriva di fame, si faceva preparare dal cuoco personale stufati di capriolo, cervo e cinghiale. Era goloso anche di cobra stufato, tagliato a pezzi e fatto bollire in pentola per almeno 1 ora con erba limoncina, foglie di vite amara, zenzero e una manciata di noccioline pestate. Una vera prelibatezza! Ma la palma di vero gourmand va sicuramente al dittatore della Corea del Nord Kim Jong-Il. Aveva gusti estremamente costosi: era golosissimo di caviale iraniano, manghi tailandesi e riso giapponese dolce aromatizzato con artemisia.
Voli transoceanici consegnavano a domicilio aragoste freschissime e un esercito di donne selezionava i chicchi di riso migliori, della stessa dimensione e colore. La sua cantina contava 10.000 bottiglie di vino e aveva a disposizione i migliori cognac del mondo. Lo chef giapponese Kenji Fujimoto preparava per lui il costosissimo sushi con il pesce palla e, nel libro in cui rivela gli eccessi alimentari del suo padrone, scrive che Kim Jong-Il apprezzava particolarmente mangiare il pesce ancora vivo, boccheggiante e con la coda che ancora sbatteva. Tra i suoi piatti preferiti anche la zuppa di pinne di squalo e la zuppa di carne di cane che doveva assicurargli immunità e virilità.
Il Fascismo e l'Autarchia Alimentare
Con questo sesto articolo siamo giunti all’epoca del Fascismo, volto al raggiungimento dell’utopia autarchica e dell’autosostentamento, al punto di promuovere fortemente l’idea della cucina regionale e locale. Dagli anni Trenta infatti proliferano manuali e libretti sulle varie cucine regionali, così come i primi concorsi di gastronomia locale.
Ne è un esempio il volume Panorama Gastronomico d’Italia, resoconto della prima Settimana della Cucina, forse il primo concorso gastronomico d’Italia, tenutosi a Bologna fra il 19 e il 27 maggio 1935. La principale conseguenza di tale strategia è la nascita di quel concetto che sarà poi il Made in Italy, senza contare la riscoperta e rivalutazione, in chiave non solo di sopravvivenza, della cucina popolare e povera.
La dieta mediterranea, pur favorita dagli studi medicinali americani del dopoguerra, ha una premessa fondamentale, ovvia e chiarissima, nella politica autarchica dell’Italia fascista. Autarchia anche nella lingua: il fascismo bandisce non solo ingredienti e ricette estere, ma anche i termini stranieri, per evitare ogni tentazione.
Tabella: Preferenze Alimentari di Alcuni Dittatori
| Dittatore | Preferenze Alimentari |
|---|---|
| Benito Mussolini | Insalata di aglio crudo, ciambellone |
| Adolf Hitler | Vegetariano (con eccezioni), purè di patate, brodo |
| Josip Stalin | Cucina georgiana, aglio, noci, prugne, melograno |
| Muammar Gheddafi | Latte di cammello, couscous con carne di cammello |
| Kim Jong-Il | Zuppa di squalo, sushi, caviale iraniano |
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