Nutrizione delle Api con Melario: Quando e Come Intervenire

Per diversi motivi, un apicoltore può aver bisogno di nutrire le api in modo artificiale. La maggior parte delle domande che ci vengono poste dagli apicoltori novizi sono relative al come e quando nutrire le api. Imparare a conoscere i bisogni reali delle nostre api e capire quando necessitano di un’integrazione alimentare artificiale è una delle abilità che ogni apicoltore deve acquisire.

L'Importanza delle Scorte Naturali

Durante la bella stagione, le api immagazzinano grandi quantitativi di miele sia come nutriente per le larve all'interno della covata, sia come scorta alimentare per superare il periodo invernale ed essere pronte ad affrontare le dispendiose attività primaverili. In inverno il consumo di miele da parte delle famiglie è relativamente ridotto, l’Ape Regina smette di deporre uova fino a raggiungere il blocco naturale di covata e le api si compattano in nuclei formando il glomere per mantenersi al caldo e superare la stagione fredda.

Il consumo delle provviste aumenta però notevolmente con l’inizio della primavera, quando le api si attivano nuovamente per fornire nutrimento alla covata, con un conseguente dispendio energetico elevato. Un bravo apicoltore è in grado di valutare bene il quantitativo di miele da raccogliere dal suo apiario e quello da lasciare come scorta invernale alle proprie api. Poter contare su un prodotto come il candito per api per l’integrazione delle scorte, permette comunque di raccogliere un quantitativo maggiore di miele senza andare ad intaccare lo stato di salute degli alveari. Tuttavia è bene sottolineare che anche un eccesso di scorte all’interno degli alveari può causare diversi problemi.

Quanto Miele Lasciare come Scorta?

Spiegata l’importanza nella valutazione delle scorte naturali per il periodo invernale e primaverile, non esiste una regola fissa riguardo al quantitativo di miele da lasciare nel nido come fonte di sostentamento per le api. Ogni anno è una storia a parte ed è sempre più difficile fare previsioni sulle temperature stagionali che ci si troverà ad affrontare. Inoltre questo quantitativo varia anche in base alla zona climatica in cui opera l’apicoltore (pianura, collina, montagna, mare). A fare davvero la differenza in questo caso è la sensibilità e l’esperienza dell’apicoltore nella valutazione.

Come e Quando Alimentare le Api

Soprattutto per apicoltori alla prima esperienza è assolutamente lecito chiedersi come e quando bisogna alimentare le api. Per la nutrizione delle api durante il periodo invernale si consiglia un’alimentazione glucidica, nello specifico a base di candito. Il Candi SacIl Total Candy può essere utilizzato durante tutta la stagione nutrizione di sostegno in caso di bisogno.

Leggi anche: Terapia intensiva: l'importanza della nutrizione

La nutrizione delle api in primavera è molto diversa da quella invernale, concettualmente ancora prima che per le modalità ed i prodotti da scegliere. In primavera si effettua prevalentemente una nutrizione detta stimolante, che ha lo scopo di rafforzare le famiglie e favorire l’ovodeposizione per aumentarne la numerosità con l’obiettivo finale di raccogliere più miele. In questo caso a differenza dell’alimentazione invernale, andranno preferiti i classici sciroppi (composti da glucosio, fruttosio e saccarosio) da diluire in acqua.

Di norma una diluizione ottimale prevede un composto finale con il 50% di acqua ed il 50% di sciroppo - tuttavia questo dipende anche molto dal periodo della stagione, dalle condizioni metereologiche e dalla zona climatica in cui si trova il nostro apiario. Certamente riguardo a questo tema una delle domande che più spesso ci viene fatta è: “Quando devo iniziare la nutrizione stimolante”? Di norma una buona pratica è quella di iniziare circa 40 giorni prima del raccolto. Si consiglia però di stimolare tramite sciroppo per massimo 15-20 giorni.

Per l’alimentazione delle api, sia tramite candito che tramite sciroppo, viene utilizzato uno strumento chiamato nutritore. Si tratta in parole semplici di un contenitore all’interno del quale viene posizionato il nutrimento scelto. Esistono nutritori di diverse forme e capienze ma in generale essi si dividono in due categorie principali: i nutritori a tasca e i nutritori a coprifavo.

Nutrizione Primaverile: Ulteriori Considerazioni

Non sempre stimolare una famiglia si rivela sinonimo di ricco raccolto primaverile. Ciò non solo, evidentemente, perché la fioritura non la controlla l’apicoltore, ma soprattutto perché una colonia non è necessario che sia “forte” ma è sufficiente che sia semplicemente “giusta”. In termini di gestione, cioè, molte volte è più semplice e redditizio badare a qualche alveare in più piuttosto che a numeri inferiori ma che richiedono un impegno notevole (stimolazione primaverile = maggior forza delle famiglie = potenziale febbre sciamatoria = maggior lavoro di controllo).

Nutrizione Autunnale e Tardo Estiva

Perché non anticipare decisamente la nutrizione e mettere le api in condizione di avere nel nido (anzi proprio dove andranno a sfarfallare le ultime covate) delle scorte quanti-qualitative idonee a passare l’inverno e a riprendere la covata in modo ottimale quando più lo desiderano? In questo caso, meglio il candito o lo sciroppo? Non sembrerebbero esserci grandi differenze: lo sciroppo (chiaramente, andando incontro alla stagione fredda, di qualità elevata, molto ricco in zuccheri semplici e in particolar modo in fruttosio) è consumato forse più rapidamente e con maggiore facilità anche dalle colonie più deboli.

Leggi anche: Formazione avanzata in nutrizione vegetariana

Gestione del Melario e Nutrizione

Quello che mi potrebbe far esitare prima di mettere un melario è la possibilità che il volume aggiunto possa provocare un forte raffreddamento e uno sforzo delle api per compensarlo, che si tradurrà soprattutto in un aumentato consumo di scorte. Questo consumo avviene in un momento tipicamente critico (grande sviluppo di api in stagione non ancora veramente lanciata) e può portare gli apiari, se trascurati , alla morte per fame. Potrebbe anche prodursi l’ abbandono di porzioni periferiche della covata (ma con un minimo di esperienza non si dovrebbe arrivare a questo).

Quando Mettere il Melario

Questo è il momento in cui, per decidere se mettere o no il melario, dovrei sapere con che tipo di api sto lavorando. Se so che tendono facilmente alla sciamatura, potrò indebolirle di qualche telaio di covata con api e contemporaneamente mettere il melario. Con api di questo tipo non è bene aspettare che il nido sia completo, perché rischierò che al momento di mettere il melario si stiano già predisponendo alla sciamatura; darò dunque loro una possibilità di “rincorsa”; potrò invece aspettare un po’ di più a intervenire sul nido se sono api che non fanno così facilmente celle reali, o se sono api che tendono a smantellare spontaneamente le celle reali una volta iniziato il raccolto vero e proprio.

Posizionamento del Melario: Sopra o Sotto?

Autori di manuali di apicoltura la cui esperienza ha radici in regioni nordiche, o dove la stagione è breve o può avere delle brusche interruzioni, propenderanno per una in particolare delle due tesi in gioco: quella cioè di mettere il melario vuoto sopra a quello pieno (in genere senza aspettare che sia totalmente pieno), mantenendo questa linea anche coi melari successivi. La ragione di questa scelta è ovvia, ed è che le api si espandano gradualmente, in modo da penetrare nell’ultimo melario solo quando sono veramente in grado, e in modo da potersi ritrarre nei melari già pieni se la stagione subisse un’interruzione. Un’altra ragione può essere data dall’esigenza di risparmiare sforzo fisico, risparmiandosi di sollevare un melario pieno per sovrapporlo a uno vuoto. Questa scelta sarà anche facilitata dal fatto di lavorare con api che tendano a collocare il miele lontano dal nido, piuttosto che da api che tendano, durante i raccolti più intensi, a intasarlo. Un parziale intasamento del nido è comunque inevitabile in certi raccolti, come l’acacia.

La diversa scuola di pensiero che invece prevede la posa di un melario vuoto sotto a quello pieno che cosa soprattutto considera? Il cuneese Michele Campero invita a osservare l’indicazione data dal comportamento delle api in condizioni “naturali”, cioè nel bugno villico: il fatto che le api mettano volentieri il miele fresco tra le scorte e la covata, cioè sotto al miele raccolto in precedenza, gli fa preferire il melario vuoto sotto a quello pieno. Naturalmente, come continuiamo a ricordare, dipende anche molto dalla natura particolare delle api con cui si lavora.

Un’altra buona ragione per mettere il melario vuoto sotto a quello pieno può essere di natura gestionale, e cioè dalla scelta di asportare man mano i melari pieni o quasi pieni, che in secondo piano vengono asciugati velocemente dalle api, magari senza essere totalmente opercolati o completati. Un terzo melario può essere messo sopra il secondo ormai quasi pieno, secondo la scuola di pensiero dell’aggiunta progressiva, oppure, secondo la scuola di pensiero che prevede l’ intercalare dei melari, subito sopra il nido se il secondo melario aggiunto è già semipieno, o tra il secondo melario aggiunto (mantenuto sopra il nido) e quello pieno, se il secondo melario aggiunto è stato riempito poco e non si vuole tornare apposta nell’apiario. Se, come a volte accade, quando si ispeziona l’apiario si trovano i melari pieni solo nella parte centrale, si possono spostare i telaini pieni all’esterno e i vuoti all’interno, valutando dal ritmo del raccolto se questo espediente può bastare fino alla prossima visita in apiario, in cui si aggiungerà un nuovo melario, che altrimenti può essere aggiunto subito (in secondo piano). Aggiungendo un melario con soli fogli cerei, sarà in genere più facilmente lavorato dalle api mettendolo subito sopra il nido, sotto un melario già parzialmente pieno o pieno. Aggiungendo singoli telaini da melario con fogli cerei da costruire, sarà bene intervallarli con favi da melario già costruiti.

Leggi anche: Ambiti della Dietetica e Nutrizione Clinica

Ispezione dei Melari

I melari, usciti dal magazzino invernale, vanno ispezionati. Melari che abbiano ospitato mieli dal forte aroma, se l’hanno conservato, è meglio che non vengano utilizzati per raccolti delicati come l’acacia.

Estrazione Frequente dei Melari

L’apicoltore canadese Sid Pawlowski aveva manifestato la sua convinzione che una estrazione veloce e frequente dei melari e la loro sostituzione con melari vuoti fosse essenziale per una produzione ottimale. Pawlowski non attendeva la completa opercolatura dei telaini, ma gli bastava che fossero opercolati solo il 20-30%. Questa sua pratica era perciò integrata dall’uso di una camera calda per finire di asciugare il miele. Pawlowski rivendicava la bontà del suo metodo in base al fatto che si risparmiava alle api un grosso lavoro di produzione di cera, incoraggiandole al tempo stesso a raccogliere di più.

Due ricercatori canadesi, Tibor Szabo e L.P.Lefkovitch, trassero qualche tempo dopo, da una sperimentazione, una conclusione in contrasto con la tesi di Pawlowski. Pur consapevoli che la presenza di favi vuoti può stimolare una maggiore attività delle api, la loro esperienza, in condizioni di intenso flusso nettarifero, sembrò mostrare come un ripetuto disturbo delle famiglie, costringendo le api a frequenti attività di pulizie e riparazioni, ne diminuiva la produttività. La perdita di 3.8 kg di miele per famiglia dovuta secondo loro al disturbo arrecato, riportata a un apiario di 1000 alveari, avrebbe dato luogo a una perdita totale di 3840 kg.

Come Capire Quando Staccare i Melari

Nel nostro caso, in genere, il momento migliore di staccare i melari è 7-10 giorni dopo la fine del flusso nettarifero. Molto, però, dipende dal tipo di miele e dai fattori climatici. Per sicurezza posso fare la prova del nove: scrollando un telaino pieno di miele, questo non deve gocciolare.

Per liberare i melari dalle api, spesso gli apicoltori che hanno molti alveari usano solo il soffiatore; io, tuttavia, consiglierei a tutti di usarequest’ultimo in combinazione con le tavolette apiscampo.

Frequenza e Modalità di Somministrazione

Volendo comunque stimolare la famiglia, facendole assumere piccole dosi, si può innanzitutto lavorare sul nutritore, passando da un modello tradizionale a quelli a depressione, che permettono alle api l’assunzione di un limitato quantitativo giornaliero di sciroppo. Ne esistono di svariate tipologie, da quelli commerciali a quelli ”fatti in casa” (bottiglie o sacchetti) aventi tutti una caratteristica comune: permettere, una volta in depressione, alle api di suggere lo sciroppo attraverso uno o più fori. Tappi con 2 fori da 1.5 mm. assicurano una buona velocità di assunzione, che con un solo faro del diametro di 1 mm. Risulta troppo lenta. Fori più grandi, per esempio quelli che possono essere praticati on un punteruolo da legno, lasciano fuoriuscire in modo diseguale lo sciroppo e si svuotano troppo velocemente.

La velocità di assunzione, ad esempio, risulta inferiore nei casi di temperature rigide e scarsa forza della colonia; al contrario, una famiglia forte, in primavera è capace di svuotare 2 kg di sciroppo nell’ arco di pochi giorni.

Quale Sciroppo Utilizzare?

In primavera lo sciroppo artigianale classico (saccarosio sciolto in acqua) va bene, anzi spesso meglio, di quelli acquistati. Questo perché il saccarosio è un disaccaride, cioè un composto di due zuccheri semplici (glucosio e fruttosio), facilmente scomponibile ed utilizzabile dalle api. Analogo risultato, dal punto di vista nutrizionale, lo possiamo ottenere utilizzando prodotti commerciali di qualità, privi di zuccheri complessi.

Discorso, invece, più intrigante è quello sul giusto grado di diluizione dello sciroppo, in altre parole sulla percentuale di umidità che il prodotto da distribuire deve avere. Mera questione economica (l’ acqua costa meno dello zucchero!) o c’è dell’altro?

Considerazioni Finali

Queste righe non vogliono essere una facile ricetta del perché e di come nutrire, ma uno stimolo perché ciascuno di noi rifletta su come opera e prenda coscienza che nulla, a proposito delle api, va dato per scontato.

Se le api assorbono lo sciroppo in uno o due giorni non succede niente, ma quando non riescono a consumarlo giornalmente, specialmente se si usano miscele più leggere( inferiore a 67 gradi Brx), si rischia la fermentazione dello sciroppo. Per questo motivo quando si prepara lo sciroppo casalingo si consiglia di aggiungere timolo che ha il compito di bloccare i microorganismi che provocano la fermentazione e/o lo sviluppo di muffe, che renderebbero lo sciroppo tossico e poco appetibile alle api. Lo sciroppo commerciale per l'alimentazione delle api è di 2 parti di zucchero e 1 parte di acqua (67 Brx).

tags: #nutrizione #api #con #melario #quando

Scroll to Top