Settembre è un mese cruciale per l'apicoltura. In questo periodo, è fondamentale preparare le api per l'inverno, assicurando che abbiano scorte sufficienti e siano in buona salute. Se le condizioni sono favorevoli, si può assistere a uno sviluppo simile a quello primaverile. In questo caso, potrebbe essere necessario concedere nuovi fogli cerei da costruire, dato che normalmente non ci sono più i melari sopra le casse. Inoltre, se le fioriture del periodo sono molto generose di nettare, ci sarà necessità di spazio per immagazzinare il miele raccolto; questa abbondanza, inoltre, porta le regine ad accelerare sensibilmente il ritmo di deposizione.
Tuttavia, se le piogge tardano ad arrivare, è indispensabile venire in soccorso delle famiglie con una nutrizione che possa dare loro la possibilità di sopperire al raccolto assente. Va da sé che tutte quelle operazioni che si sono trascurate per mancanza di tempo nei mesi precedenti non vengano rimandate oltre.
Gestione delle Scorte e Popolazione delle Colonie
Non serve assolutamente invernare famiglie troppo popolose magari su 10 favi (telai da nido), a meno che il nostro obbiettivo non sia quello di produrre pacchi d’api precoci, ma in caso contrario 5 o 6 telaini, ben coperti di api e con almeno due ripieni di miele, sono più che sufficienti ad affrontare l’inverno. Saranno pronte al raccolto la primavera prossima, anche famiglie su 4 favi non avranno nessuna difficoltà, e quelle più piccoline su 3 o addirittura 2, se pure con la necessità di un accudimento più continuo, supereranno anche loro la cattiva stagione.
Alla luce di quanto detto, se le nostre famiglie sono molto popolose e abbiamo la possibilità di procurarci delle regine, si può ancora pensare di formare qualche nuovo sciame, formandolo con 4 o 5 telaini coperti di api e contenenti sia covata che scorte, portando il tutto oltre i tre chilometri dagli alveari di partenza e concedendo entro uno o due giorni la nuova regina.
Nutrizione Post-Trattamento Antivarroa
Dopo l’intervento antivarroa, è essenziale prestare attenzione alla ripartenza della covata con un opportuno stimolo glucidico-proteico. Dopo l’intervento antivarroa, nel nostro caso il confinamento regina su favo per 20 gg, la sua liberazione e dopo altri 5 gg l’intervento con apibioxal gocciolato, va posta particolare attenzione alla ripartenza della covata con un opportuno stimolo glucidico-glucidico proteico.
Leggi anche: Terapia intensiva: l'importanza della nutrizione
Gli alveari da stimolare vanno nutriti poco (200 grammi 2-3 volte la settimana) con nutrimento liquido (1 litro acqua + 1 Kg zucchero + 2 grammi acido citrico per Kg zucchero + 0,6 % farine proteiche vegetali) per 2 settimane. Dopo almeno 2 cicli di covata (quando ci sono 3-4 favi di covata opercolata), si integrano le scorte.
Gli alveari senza scorte che "tirano covata" fino al longherone superiore del telaino vanno nutriti molto (1-1,5 litri alla sera) con nutrimento denso (1 litro acqua + 1,5 Kg zucchero + 2 grammi acido citrico per Kg di zucchero) ed in breve tempo (tutte le sere per 1-2 settimane) in modo da avere un intasamento del nido. Le soluzioni zuccherine addizionate di acido citrico vanno fatte da mezza giornata a una giornata prima della somministrazione per dar modo all’acido di invertire il saccarosio (soluzione limpida).
Attenzione: nutrizione liquida fa api, nutrizione concentrata fa scorte.
Scelta dello Sciroppo
In primavera lo sciroppo artigianale classico (saccarosio sciolto in acqua) va bene, anzi spesso meglio, di quelli acquistati. Questo perché il saccarosio è un disaccaride, cioè un composto di due zuccheri semplici (glucosio e fruttosio), facilmente scomponibile ed utilizzabile dalle api. Analogo risultato, dal punto di vista nutrizionale, lo possiamo ottenere utilizzando prodotti commerciali di qualità, privi di zuccheri complessi.
Per l’inversione dello zucchero si può usare acido tartarico 1 g/ litro, acido citrico 3-5 g/litro oppure semplicemente mezzo limone spremuto per ogni litro di sciroppo. Per il sale ci sono opinioni discordanti: c’è chi lo raccomanda e c’è chi sostiene che fa male alle api.
Leggi anche: Formazione avanzata in nutrizione vegetariana
Candito come Alternativa
Generalmente, nel periodo invernale, la risposta la troviamo nei canditi, un tipo di alimento che equivale ai favi di miele e che non stimola eccessivamente il metabolismo, il che sarebbe un problema in quanto l’ape è impossibilitata alle sortite all’esterno per defecare a causa del freddo rischia di ammalarsi di nosemiasi. Il candito per api è un alimento solido e zuccherino che viene collocato tendenzialmente sopra il coprifavo, al quale le api hanno accesso tramite il foro di nutrizione, nel caso di alveari forti con scorte quasi sufficienti, mentre quando l’alveare è debole, per facilitarne il consumo, si inserisce il candito direttamente all’interno dell’alveare.
Facile ed efficace la soluzione: alle famiglie piccole il pane di candito si posiziona direttamente sopra i favi, capovolgendo il coprifavo. Non sembrerebbero esserci grandi differenze: lo sciroppo (chiaramente, andando incontro alla stagione fredda, di qualità elevata, molto ricco in zuccheri semplici e in particolar modo in fruttosio) è consumato forse più rapidamente e con maggiore facilità anche dalle colonie più deboli.
Pulizia dei Melari
Terminata l’ultima smielatura, prima di riporre i melari in magazzino è utile posizionarli sopra le arnie affinché le api li ripuliscano dal miele residuo. Questa operazione va effettuata di sera perché il profumo di miele può innescare pericolosi saccheggi. Il melario si posiziona sopra l’apiscampo quindi si apre il passaggio a ghigliottina e le api salgono sul melario a pulirlo. Dopo un giorno si può chiudere il passaggio in modo che le api rientrino nel nido. Melari non puliti ridati in primavera alle api possono provocare inizio di fermentazione e forte acidità al primo miele immagazzinato.
Una piccola riflessione va fatta anche su questo, far asciugare i melari dopo la smielatura è una cosa obbligata, parcheggiarli in magazzino umidi di miele vuol significare che con la stagione fredda e con l’umidità avviene la fermentazione del materiale rimasto, daremo sapori e acidità diversa al miele che raccoglieranno le api nella prossima primavera, la posa dei melari per l’aciugatura e il loro recupero deve essere fatto con il diaframma dell’api scampo alla mattina presto o meglio alla sera al calar del sole.
Ora non resta che proteggerli (i melari) dalle tarme, ottimi gli zolfini.
Leggi anche: Ambiti della Dietetica e Nutrizione Clinica
Prevenzione del Saccheggio
Accennavo prima ai saccheggi: sono forse il flagello di questo periodo.
Gestione delle Malattie
Non dobbiamo dimenticare che i trattamenti sono serviti proprio per ridare salubrità alle famiglie, sfruttiamo questo momento per far deporre alla regina più covata possibile anche perché avremmo delle api sane, indenni dalle malformazioni dovute dalla riproduzione della varroa.
Malattie Intestinali
Api HERB si presenta in bustine monodose da sospendere in 500 ml di sciroppo zuccherino alla concentrazione 1:1. Si somministrano 5 cc per telaino della soluzione così ottenuta gocciolati tra i favi con temperature superiori a 10°C. Preparare la sospensione 12 ore prima dell’uso conservandola in un luogo fresco ed al buio fino al momento della somministrazione ed utilizzarla non oltre le 48 ore. Almeno 3 volte a 7 giorni nella fase di preinvernamento.
Covata Calcificata
Micostop 10 ml 3 volte a 7 gg nel nutritore con 500 ml di sciroppo 1:1 ricordandosi di sostituire l’arnia con una pulita e disinfettata con acido per acetico.
Monitoraggio Remoto
Per verificare e monitorare al meglio ogni loro variazione può essere utile ricorrere a strumenti di monitoraggio da remoto, per avere sempre sott’occhio peso e temperatura dell’arnia e poter intervenire in modo tempestivo in qualsiasi situazione.
Con questi semplici accorgimenti dovremmo arrivare a fine ottobre novembre abbastanza tranquilli, in attesa dell’intervento antivarroa invernale.
tags: #nutrizione #api #settembre #cosa #fare