La perdita della capacità di alimentarsi e idratarsi è una condizione frequente nel fine vita. La nutrizione artificiale (NA) è una procedura terapeutica destinata alle persone in cui l’alimentazione orale non sia praticabile e/o non sufficiente a soddisfare i fabbisogni calorico proteici o sia controindicata.
Si intende quindi la somministrazione di nutrienti attraverso una via artificiale che possa coprire totalmente o parzialmente il fabbisogno nutrizionale del paziente.
Definizione e tipologie
La nutrizione artificiale, così come l’idratazione, sono considerati trattamenti sanitari in quanto somministrati su prescrizione medica e mediante dispositivi medici. Ai fini della citata legge, sono considerati trattamenti sanitari la nutrizione artificiale e l'idratazione artificiale, in quanto somministrazione, su prescrizione medica, di nutrienti mediante dispositivi medici.
A seconda della tipologia di somministrazione, la nutrizione artificiale può essere venosa o digestiva. Si definisce nutrizione enterale (NE) la modalità che permette di veicolare i nutrienti nel tubo digerente (stomaco, duodeno o digiuno) mediante sonde, mentre la nutrizione parenterale (NP) è la modalità di somministrazione dei nutrienti attraverso la via venosa (in vena periferica o in vena centrale).
Indicazioni
Definire in termini assoluti per quali pazienti è consigliabile ricorrere alla nutrizione artificiale non è semplice. La terapia nutrizionale è indicata nel prevenire la malnutrizione e nel soddisfare gli aumentati fabbisogni calorico proteici tipici di alcuni stati morbosi in cui vi sia un’aumentata risposta metabolica allo stress in seguito a eventi patologici come politraumi, sepsi, interventi di chirurgia maggiore. Il paziente neoplastico presenta frequentemente, fin dall’esordio della malattia, un calo ponderale (perdita di peso).
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La nutrizione artificiale e l’idratazione sono interventi medici, che richiedono un’indicazione, un obiettivo terapeutico e il consenso del paziente.
Considerazioni etiche e legali
Le motivazioni che hanno infiammato il dibattito in Italia sono numerose e principalmente legate ai temi dell’etica e dell’autodeterminazione della persona malata. Altre realtà negli anni hanno prodotto documenti, raccomandazioni, studi e approfondimenti su questo argomento. OVIEDO (Convenzione per la protezione dei diritti dell’uomo e della dignità dell’essere umano nei confronti dell’applicazioni della biologia e della medicina.
La norma in questione infatti esplicita questo principio all’art.1 comma 5: "sono considerati trattamenti sanitari la nutrizione artificiale e l'idratazione artificiale, in quanto somministrazione, su prescrizione medica, di nutrienti mediante dispositivi medici.
Secondo il comma 5 dell’articolo 1 della legge 219/17 ogni persona capace di agire ha il diritto di revocare in qualsiasi momento, con le stesse forme di cui al comma 4, il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l'interruzione del trattamento. Legge 22 dicembre 2017, n. 219 “Norme in materia di consenso informato e di Disposizioni Anticipate di Trattamento” (G.U.
Nutrizione artificiale nel fine vita
Nel caso le persone assistite siano affette da patologie croniche e avviate ad un percorso di fine vita, il ricorso all’alimentazione artificiale va esaminato insieme ai sanitari in modo individualizzato, con una precisa valutazione di rischi e benefici.
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Nel caso di persone affette da patologie croniche alla fine della loro vita, l’utilizzo della nutrizione artificiale va discusso insieme ai sanitari in maniera personalizzata, con un’attenta valutazione dei rischi e dei benefici. Nelle persone affette da demenza e/o fragilità sia l’avvio che il proseguimento della terapia nutrizionale, che andrebbero pianificati con l’interessato nella fase iniziale di malattia, devono essere correlati a possibilità realistiche di migliorarne la qualità di vita.
La nutrizione artificiale non deve mai essere utilizzata per ridurre il carico di lavoro assistenziale e lo sforzo di cura.
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