Nutrizione e Sistema Immunitario: Un Legame Indissolubile

Il mondo che ci circonda è un posto pieno di minacce, molte delle quali microscopiche: parassiti, batteri e virus. Il nostro sistema immunitario ci protegge ogni giorno da queste invasioni e pericoli, un lavoro complesso che richiede grandi quantità di energia e materie prime. C’è un legame stretto tra dieta ed efficienza del sistema immunitario.

Ma non bisogna pensare che esistano cibi o integratori in grado di potenziare le difese immunitarie, permettendo la distruzione completa e inesorabile di ogni patogeno.

Come funziona il sistema immunitario

La risposta immunitaria adattativa o specifica si basa sul riconoscimento di antigeni da parte di cellule specializzate, i linfociti. Quando una delle cellule del sistema immunitario innato si lega a un PAMP viene attivata un’intricata rete di segnalazione, con produzione di citochine, chemochine e interferone.

  • I linfociti T helper o CD4+ coordinano la risposta degli altri elementi cellulari del sistema immunitario e sono suddivisi in diverse sottoclassi ognuna delle quali produce particolari citochine responsabili di aspetti diversi della risposta immunitaria.
  • I linfociti Treg sono essenziali per far sì che il sistema immunitario tolleri sostanze estranee non dannose garantendo così una risposta immunitaria appropriata.
  • I linfociti B maturi circolano costantemente negli organi linfoidi alla ricerca di antigeni.

Una volta attivati, per esposizione all’antigene, i linfociti aumentano di dimensione e cominciano a produrre immunoglobuline che possono appartenere a cinque classi diverse, ognuna con un ruolo specifico:

  • IgM: sono le prime ad essere prodotte, si legano all’antigene che così può essere riconosciuto e distrutto.
  • IgG: sono le più abbondanti e persistenti, vere e proprie etichette di riconoscimento degli antigeni.
  • IgA: si trovano nel siero e sulle mucose dove svolgono un’azione preventiva nei confronti di infezioni da parte di virus e batteri, con un ruolo importante nello sviluppo della tolleranza verso gli antigeni presenti nel cibo.
  • IgE: sono prodotte nei confronti di parassiti extracellulari e talvolta, purtroppo, anche nei confronti di antigeni ambientali e del cibo, contribuendo in questo caso all’insorgere di allergie.
  • IgD: sono presenti sulla superficie dei linfociti B immaturi che vengono attivati quando queste immunoglobuline legano l’antigene.

Immunità innata e acquisita

Nel neonato l’immunità è essenzialmente quella innata. L’immunità acquisita si sviluppa lentamente grazie all’esposizione a patogeni, cibi, antigeni ambientali e vaccini.

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Differenze di genere e invecchiamento

Nell’età adulta, esistono delle differenze legate al sesso nella attività del sistema immunitario. Le donne sono più soggette ad alcune patologie autoimmuni, come il lupus eritematoso, e ad alcune patologie della tiroide. Inoltre nelle donne la risposta infiammatoria ai virus, in specie quello influenzale, è maggiore ed è accompagnata da una mortalità più elevata.

A partire dai 60 anni il sistema immunitario comincia a perdere colpi, con riduzione dei tessuti linfatici e della capacità di rispondere a patogeni e antigeni: si parla di immunosenescenza. Diminuisce anche la risposta alle vaccinazioni, con un calo sia della risposta adattativa sia di quella innata.

Lo stress ossidativo e quello dovuto ad una continua esposizione ad antigeni determina uno stato di infiammazione di basso livello che può portare alla comparsa di un gran numero di patologie. Sono ovviamente in gioco fattori genetici e ambientali - e tra questi ultimi di certo c’è la dieta - che complessivamente portano ad una riduzione dell’efficienza del sistema che è molto variabile da soggetto a soggetto, ma comunque apprezzabile.

Il ruolo dell'alimentazione

Il nostro apparato digerente è in contatto diretto con materiale proveniente dall’esterno ed è quindi soggetto ad una costante e massiccia sollecitazione da parte degli antigeni più diversi. L’attività di queste strutture è modulata anche da stimoli di origine alimentare: situazioni di deficienza o di eccesso di certi nutrienti possono interferire con l’azione del GALT, sia quella protettiva nei confronti di patogeni sia quella necessaria ad evitare reazioni di ipersensibilità nei confronti di sostanze presenti nel cibo consumato, con soppressione della risposta immunitaria verso le proteine alimentari e le specie batteriche che fanno parte del microbiota.

Proteggersi dalle minacce che provengono dall’ambiente è molto dispendioso. Nell’infanzia, durante la crescita, nell’età adulta e nella vecchiaia lo sviluppo e il mantenimento di un efficiente sistema di difesa richiede un adeguato apporto di macro- e micronutrienti.

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Nel corso di un’infezione diventa poi cruciale la disponibilità di un gran numero di nutrienti che hanno un ruolo chiave nel determinare la suscettibilità del soggetto nei confronti di agenti patogeni, nel modulare la risposta immunitaria, nel regolare i processi infiammatori , nel determinare il corso e l’esito finale dell’infezione e nel favorire una risoluzione rapida del problema, evitando che si instaurino condizioni di infiammazione cronica. Tutto questo ha un notevole costo energetico con i vari substrati e nutrienti necessari a soddisfarlo ricavati sia dalla dieta che dalle scorte dell’organismo.

Una dieta adeguata è quindi necessaria per un buon funzionamento di questa complessa macchina difensiva, con particolare attenzione nei confronti di alcuni nutrienti che purtroppo, in molti casi, potrebbero non essere consumati nelle quantità adeguate.

Macronutrienti

La malnutrizione proteica (PEM) riduce la risposta immunitaria, sia innata sia specifica, oltre a influenzare in senso negativo lo sviluppo del sistema immunitario. L’attivazione del sistema immunitario comporta infatti la produzione di una grande quantità di molecole proteiche con un lavoro di sintesi che può essere molto gravoso. Le funzioni di difesa non specifica sono le più colpite dalla PEM, con una importante compromissione dell’integrità di barriera, assieme alla funzionalità degli organi linfoidi e alla quantità e all’attività dei linfociti.

La glutamina è l’aminoacido libero più abbondante nel nostro organismo e la sua disponibilità si riduce in misura rilevante durante infezioni, in seguito a eventi traumatici e in tutte quelle situazioni che comportano un enorme sforzo metabolico.

L’arginina è un aminoacido essenziale per i bambini, mentre negli adulti ne viene sintetizzata una quantità adeguata a partire dal glutammato, che tuttavia può diventare insufficiente in caso di patologie che coinvolgano intestino e reni. Un adeguato apporto proteico è quindi necessario per la massima efficienza del sistema immunitario ma purtroppo in alcune situazione e in certi gruppi di popolazione non sempre è garantito.

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Glutamina e arginina possono essere invece integrati nel corso di infezioni, con diversi studi che ne hanno dimostrato una buona efficicacia, quando se ne sia verificata una effettiva carenza che, come abbiamo visto, può essere imputabile alla patologia stessa.

Un consumo elevato di acidi grassi saturi sembra essere problematico, per il contributo che può dare all’instaurarsi di una condizione di infiammazione cronica. Sono gli acidi grassi polinsaturi a essere utilizzati per la sintesi di prostaglandine e leucotrieni, sostanze coinvolte nel controllo dei processi infiammatori. Gli acidi grassi della serie omega 6 sono i precursori di sostanze proinfiammatorie che determinano l’insorgere di febbre, eritemi, aumento della permeabilità vascolare, vasodilatazione e dolore nella sede interessata dall’infezione.

Gli acidi grassi della serie omega 3 sono invece precursori di sostanze con un’azione di modulazione della risposta infiammatoria, che in diversi lavori su modello animale e umano hanno portato a una apprezzabile riduzione dei processi negli stati di infiammazione cronica e in patologie autoimmuni.

Le esigenze energetiche delle cellule del sistema immunitario sono elevate e il glucosio è uno dei principali substrati utilizzati dai linfociti, sia per via glicolitica con produzione di lattato - in modo da assicurare una rapidissima produzione dell’energia necessaria - sia con attivazione di una particolare via metabolica, quella dei pentoso-fosfati, essenziale per una massiccia produzione di proteine e RNA.

Si ritiene che la disponibilità di glucosio, assieme a quella di altri fattori trofici e alla presenza di molecole segnale, sia importante per la maturazione delle cellule del sistema immunitario, per evitarne l’atrofia e stimolarne l’attività metabolica.

Micronutrienti

Lo zinco è sostanza indispensabile per un buon funzionamento del sistema immunitario e purtroppo parrebbe molto diffusa una leggera carenza. Nulla cui un bel pasto a base di ostriche, cibo particolarmente ricco del prezioso minerale, non possa rimediare. Lo zinco è un minerale essenziale che nel nostro organismo ha un ruolo importante nell’accrescimento e nello sviluppo, nella funzione neurologica e nella risposta immunitaria.

Una grave carenza è rara ma si stima che attualmente almeno due miliardi di persone possano soffrire di una leggera carenza di zinco, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, dove si ritiene sia uno dei più gravi fattori di rischio per enteriti e polmoniti batteriche.

Discusso è l’utilizzo di zinco in situazioni di sepsi, un severo stato di infiammazione sistemica dovuto al diffondersi di agenti patogeni a livello di tessuti, fuidi e cavità corporee che sono sterili in condizioni normali. In questo caso è proprio la massiccia risposta immunitaria che consegue all’infezione a causare danni estesi ai tessuti dell’ospite, con esiti spesso fatali.

Durante la sepsi grandi quantità di zinco sono trasferiti dal siero al fegato, fenomeno che ne riduce la disponibilità e che probabilmente è correlato alla severità degli esiti. L’integrazione con zinco deve quindi essere fatta con attenzione e solo in situazioni carenziali, visto che sia deficienza che eccesso possono creare problemi.

La carenza di selenio è fattore di rischio per malattie croniche come il cancro e può determinare aumentata suscettibilità alle infezioni e aumento della produzione di citochine infiammatorie a livelli di fegato ed intestino. L’integrazione con selenio dovrebbe quindi essere valutata con attenzione, limitatamente a situazioni di reale carenza.

La vitamina D non è soltanto la vitamina necessaria alla salute delle ossa. I livelli ematici di Vitamina D possono essere facilmente testati e nel caso risultino ridotti il vostro medico curante potrà consigliarvi un adeguato protocollo di integrazione. Attenzione a non fare da soli: produciamo autonomamente vitamina D e un eccesso di questa preziosa sostanza può avere conseguenze pesantemente negative.

Il termine vitamina E indica un gruppo di sostanze, tocoferoli e tocotrienoli, che presentano attività biologica simile a quella del l’α-tocoferolo. La vitamina E è essenziale per mantenere una risposta immunitaria efficiente. Gli effetti dell’integrazione con vitamina E sono apprezzabili soprattutto negli anziani ma anche in questo caso è necessaria attenzione: una integrazione eccessiva può infatti portare a inibizione di alcuni aspetti della risposta immunitaria. Ancora una volta gli studi sono controversi e in definitiva non è consigliabile un’integrazione indiscriminata se non si è presenza di una chiara situazione di carenza.

Neigli anni venti del secolo scorso la vitamina A era definita la vitamina anti-infezione, con diversi lavori che mostravano come questa sostanza fosse molto efficace nel recupero da patologie infettive. L’integrazione con vitamina A va valutata con attenzione, un suo eccesso può provocare problemi severi e in caso di gravidanza può provocare malformazioni del feto.

La vitamina C svolge un’importante azione antiossidante proteggendo i lipidi del plasma, rigenerando al vitamina E a livello delle membrane e riducendo i danni tissutali nel sito di infiammazione. La vitamina C viene spacciata come sostanza dalle proprietà quasi magiche quando si parla di sistema immunitario. Sui media la vitamina C parrebbe essere il rimedio ad ogni male, la sostanza in grado di aumentare in maniera inverosimile l’efficienza del sistema immunitario e conferire a chi la assume in dosi massicce l’invulnerabilità di fronte a qualsiasi virus o batterio.

L’integrazione di vitamina C è da sempre un punto controverso, con i fautori dell’efficacia di megadosi, fino a 5-10 grammi al giorno, sconfessati puntualmente dagli studi clinici sul tema. Integrazione che oltretutto risulta difficoltosa da quantificare visti i complessi e sofisticati meccanismi che regolano assorbimento e distribuzione della vitamina, indicatori del ruolo chiave che svolge e, probabilmente, anche dei potenziali problemi legati ad eccessiva presenza, vista la delicatissima natura degli equilibri tra antiossidanti e radicali liberi.

Il ruolo del microbiota intestinale

La relazione che lega dieta e sistema immunitario è estremamente intricata, per la complessità del sistema e delle sue numerosissime componenti e per la fitta rete di interazioni di questi con i vari nutrienti. Il microbiota costituisce praticamente l’interfaccia tra gli alimenti e il sistema immunitario.

Un microbiota intestinale sano produce numerose molecole e segnali molecolari che supportano l’induzione, la formazione e la funzionalità di cellule immunitarie e contribuiscono ad una corretta risposta immunitaria. Questa cooperazione tra sistema immunitario e microbiota consente l'induzione di risposte protettive dagli agenti patogeni e il mantenimento di percorsi regolatori coinvolti nella tolleranza verso antigeni innocui.

In questo senso, alcuni composti quali ad esempio inulina e oligosaccaridi (come i FOS, fruttooligosaccaridi) sono riconosciuti prebiotici, cioè, secondo la definizione scientificamente più aggiornata, substrati selettivamente utilizzati dai microrganismi dell’ospite che conferiscono un effetto benefico all’ospite. È importante sottolineare che, però, gli stessi composti possono essere anche indesiderabili, in quanto FODMAP (fermentable oligo-, di-, mono-saccharides and polyols), in caso di persone con disturbi intestinali (es. IBS).

Ognuno di noi ospita all’incirca più di 1000 differenti filotipi, e la maggior parte di questi sono batteri che appartengono a pochi phyla. Negli adulti, i Bacteroides e i Firmicutes solitamente rappresentano i phyla dominanti, mentre Actinobacteria, Proteobacteria e Verrucomicrobia sono frequenti ma generalmente sono meno abbondanti. Ulteriori studi hanno tuttavia dimostrato che nonostante il microbiota intestinale sia altamente divergente all’interno della popolazione, il profilo funzionale dei geni è abbastanza simile in individui diversi.

Consigli pratici

Nonostante tutto proliferano, crescono e si diffondono, particolarmente sul web, esortazioni a consumare in quantità industriali integratori, spezie , miscele fantasiose degli alimenti più diversi, come se fossero una panacea per ogni male, carburanti potentissimi per un sistema immunitario monoliticamente invincibile. Una buona fetta di queste assurde indicazioni è sparsa ad arte per promuovere la vendita di prodotti dalle dubbie proprietà e dall’ancor più dubbia formulazione, come evidenziato da recenti ricerche sul tema.

Va ricordato che soggetti sovrappeso, obesi o diabetici presentano alterazioni della funzionalità del sistema immunitario che li rende maggiormente suscettibili a infezioni e li espone a una condizione di infiammazione sistemica di basso grado che è fattore di rischio per un gran numero di patologie croniche. Anche in questo caso non si tratta quindi di consumare a iosa questo o quel nutriente: un sistema immunitario al massimo delle capacità richiede un lavoro attento sul proprio stile di vita, dalla dieta, all’attività fisica, al controllo dello stress.

Lo stile di vita, che comprende una dieta curata, regolare attività fisica e tutto quanto consente di moderare lo stress, può contribuire a rendere più efficace la risposta immunitaria innata, e rappresenta quindi una possibile strategia articolata a disposizione di ciascuno.

La riduzione dell’esposizione a sostanze tossiche nell’ambiente può sostenere la salute immunitaria. Sostituendo prodotti chimici con alternative più naturali e favorendo l’assunzione di alimenti biologici, si può limitare l’assunzione di queste sostanze tossiche.

Tabella dei Nutrienti Essenziali per il Sistema Immunitario

Nutriente Fonti alimentari Benefici
Vitamina A Carote, patate dolci, spinaci Supporta la funzione delle cellule epiteliali e la differenziazione delle cellule del sistema immunitario.
Vitamina C Agrumi, pomodori, spinaci Azione antiossidante, protegge i lipidi del plasma e rigenera la vitamina E.
Vitamina D Pesce grasso, uova, integratori (sotto controllo medico) Modula le risposte immunitarie innate e adattative.
Vitamina E Oli vegetali, frutta secca, semi Mantiene una risposta immunitaria efficiente, soprattutto negli anziani.
Zinco Ostriche, carne, legumi Ruolo importante nell’accrescimento, nello sviluppo, nella funzione neurologica e nella risposta immunitaria.
Selenio Noci del Brasile, pesce, carne Protegge dalle malattie croniche e può ridurre la suscettibilità alle infezioni.
Omega-3 Pesce grasso (salmone, sgombro, alici), semi di lino, noci Azione di modulazione della risposta infiammatoria.

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