Nutrizione Proteica delle Api: Benefici e Preparazione

Molti apicoltori pensano che le uniche riserve proteiche per superare l’inverno siano quelle fermentate (il polline) nei favi, ma in realtà le riserve proteiche della colonia si trovano nel suo corpo insieme ai grassi. Sono chiamati; proteine del corpo.

Al punto che le api primaverili ed estive non hanno le loro riserve di grasso sviluppate come quelle autunnali, le quali accumulano nel tessuto adiposo una notevole quantità di proteine con le quali, dopo aver superato l’ inverno, potranno generare il cibo necessario per nutrire le prime larve della primavera. Con questo intendiamo che nonostante le api siano vecchie quando arriva la primavera, sono perfettamente in grado di assumere il ruolo di nutrice, anche in assenza di polline.

Questo fenomeno è possibile solo quando le api riescono a utilizzare le loro riserve di grasso e le proteine contenute nel loro corpo adiposo. Disporre, insomma, di abbondanti riserve di grasso corporeo si traduce in una maggiore resistenza allo svernamento e in una maggiore capacità di produzione di pappa reale all’inizio della primavera successiva da parte delle vecchie api che hanno superato l’inverno.

L’importanza del Polline: Deficit Proteico

Il punto che l’apicoltore deve capire è che il vero nutrimento per la colonia viene dal polline. Fornisce proteine, lipidi (grassi), vitamine, minerali e microelementi di cui le api hanno bisogno per la crescita e la salute.

È un pilastro essenziale nella nutrizione delle api: le proteine sono una delle chiavi della nutrizione. Nutrire solo con lo sciroppo ci aiuta a stimolare e, a sua volta, risparmia alle api gran parte dello sforzo necessario per raccogliere il nettare, permettendo loro di concentrare le proprie energie su altri compiti come costruire e allungare i favi, mantenere la temperatura del nido, allevare… ma non è abbastanza.

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Quando c’è carenza di cibo, le nutrici riducono la quantità di pappa reale che depositano nelle cellule larvali. D’altra parte, le nutrici che seguono una buona alimentazione inondano le larve con abbondante gelatina. Inoltre, è stato dimostrato che la qualità della pappa reale dipende direttamente dai livelli di vitellogenina delle nutrice. Anche solo pochi giorni consecutivi di pioggia possono causare una perdita quasi totale del polline immagazzinato, costringendo le nutrice a esaurire le loro riserve di vitellogenina.

Quando si verifica un deficit e i livelli proteici diminuiscono, le nutrice abbandonano le larve più giovani e si concentrano sull’alimentazione solo di quelle che stanno per schiudersi. Quando i livelli proteici scendono ulteriormente, le nutrice cannibalizzano uova e larve come risorsa di sopravvivenza. La proteina recuperata dalla “cannibalizzazione” viene riciclata in gelatina. Le nutrice, quando si trovano in questa situazione di “minimo”, tappano prematuramente le larve, accorciando i tempi.

Infatti quando hanno polline all’esterno impiegano più tempo a consumare il candito proteico (in alcuni casi lo mangiano a malapena) e nessuna differenza o miglioramento è evidente nelle colonie che sono state alimentate con candito proteico in abbondante presenza di polline in campo.

Quando Integrare l'Alimentazione Proteica

Nessun integratore può e non deve sostituire completamente il polline, ma piuttosto integrarlo. Così come lo sciroppo viene utilizzato in assenza di nettare, in determinati periodi per completare la dieta energetica, nel caso dell’alimentazione proteica ci sono anche periodi in cui non esiste in natura, ed è allora che bisogna utilizzare il candito proteico.

Allora ci chiediamo: quando dovremmo nutrire con candito proteico? È evidente che quando c’è carenza di polline e l’alveare lo richiede. All’inizio della stagione, poiché come abbiamo detto prima, queste api longeve nutriranno le larve, che una volta nate dovranno consumare molto polline per nutrire un gran numero di larve di api che moltiplicheranno il nido e produrranno api per la nuovo raccolto. Più tardi, a metà del raccolto, dovranno fare un lavoro extra che consumerà quella riserva proteica corporea.

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Da notare che i momenti critici di stress per la colonia si verificano immediatamente dopo la fioritura del mandorlo.

Se durante la stagione ti trovi nella situazione per la quale gli alveari rischiano di morire di fame è perché hai fatto qualche errore: puoi aver esagerato sull'industrializzazione della tua azienda apistica e collocato una quantità di alveari per apiario eccessiva; oppure puoi aver raccolto troppo miele e lasciato poche scorte; puoi aver esasperato la selezione genetica utilizzando ibridi o sottospecie non autoctone e quindi non in equilibrio con l'ambiente circostante; puoi aver collocato gli apiari in zone dove regna la monocoltura; puoi aver preparato dei nuovi nuclei poco equilibrati; oppure puoi aver eseguito in ritardo il trattamento di contenimento della varroa per cui le colonie, debilitate, non sono riuscite a fare le scorte malgrado avessero tutto intorno delle abbondanti fioriture.

Situazioni in cui intervenire con l'alimentazione

  1. Sei verso la fine della stagione produttiva e ti accorgi che essi hanno poche scorte per superare l'inverno.
  2. La stagione produttiva è nel suo pieno (può capitare spesso nella prima primavera ma a volte anche in estate se si verifica una forte siccità) e, a causa di eventi climatici particolarmente avversi, le scorte sono finite e l'eventualità che gli alveari muoiano di fame è molto alta. Devi intervenire urgentemente con l'alimentazione di emergenza o di soccorso.
  3. Manca circa una quarantina di giorni dalla fioritura principale e, fatti i calcoli, se la stagione non ti aiuterà con copiose fioriture che stimolano la regina a produrre sufficiente covata, i tuoi alveari non arriveranno con la dovuta forza al raccolto.

Tuttavia, possiamo teorizzare che una media di 20 kg di miele di scorta in un alveare Dadant da 10 favi può, di norma, essere sufficiente alle colonie per arrivare alla primavera successiva. Prima di decidere come comportarti con la nutrizione è importante sapere che le scorte di miele non sono solo una utile fonte di sostentamento della colonia durante il suo periodo di inattività forzata.

Sono anche di fondamentale aiuto alla colonia per riuscire a mantenere costante la temperatura e, quindi, consumare poche scorte durante la stagione fredda. In inverno le api, come abbiamo detto, consumano pochissimo miele. Intanto perché durante il blocco naturale della covata autunno/invernale devono mantenere il calore del glomere ad una temperatura molto più bassa dei 35°C necessari ad allevare correttamente la covata.

È quindi tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera che i consumi crescono vertiginosamente, di pari passo con l’aumento del numero di celle di covata allevate dalle colonie. All’interno del nido, poi, l'essere circondati da scorte di miele migliora la coibentazione perché il miele è un cattivo conduttore di calore: una volta scaldata la porzione di favo dove staziona il glomere, il calore non viene disperso se non leggermente, attraverso il favo.

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Prima di nutrire gli alveari per integrare le scorte, è estremamente importante visitarli per poter giudicare se questo intervento sia davvero necessario. Non si tratta solo di fare economia sulla nutrizione: gestire bene questa tecnica apistica significa eliminare alcuni inconvenienti che potrebbero verificarsi nella successiva primavera.

Come regola generale la migliore nutrizione degli alveari è sempre attraverso la somministrazione di candito. Nella nostra azienda, in caso di necessità, nutriamo sempre e solo con il candito. L’unica deroga a questa regola è quando abbiamo necessità di far costruire i favi alla colonia, ad esempio se utilizziamo come tecnica associata di lotta alla Varroa l’asportazione della covata o quando introduciamo un pacco d’api in un’arnia: solo allora utilizziamo dello sciroppo.

Il candito non stimola le api, non stimola neppure le loro malattie e le api lo consumano solo in caso di necessità impellente. Quindi la somministrazione di sciroppo non è una pratica che utilizziamo di frequente. La sua utilità nel periodo pre invernamento delle colonie ha luogo quando nel nido dell’alveare ci sono davvero pochissime scorte.

Preparazione dello sciroppo

Per velocizzare la sua preparazione ti conviene scaldare l'acqua intorno a 80°C ed in seguito versare lo zucchero, rimestando per una decina di minuti. Mentre per far sì che si mantenga a lungo puoi utilizzare, come conservante e anti fermentativo, il timolo in polvere nella quantità di 1 g che in precedenza avrai solubilizzato in 5 ml alcol; questa quantità è sufficiente per 15 litri di sciroppo. O anche dell’acido formico: 2 ml per ogni litro di sciroppo.

Altro consiglio importante: gli intervalli di tempo durante il quale somministrerai lo sciroppo per arrivare al quantitativo voluto, devono essere brevi e il nutritore riempito fino alla sua massima capacità. Lo sciroppo, però, deve essere somministrato solo se le api hanno la possibilità di uscire per defecare.

Lo zucchero che le api preferiscono e che tutte le ricerche scientifiche tendono a considerare il migliore perché non diminuisce l'aspettativa di vita delle api è il saccarosio, ovvero il semplice zucchero da cucina. Naturalmente il migliore alimento zuccherino in assoluto, dal punto di vista nutrizionale, è il miele ed è così ovvio che non ci sarebbe neppure il bisogno di dirlo; ma restituire alle api il miele può essere un’operazione che riserva delle spiacevoli sorprese.

La prima è di tipo sanitario: se il miele è di dubbia provenienza, potrebbe essere veicolo di malattie, quali la peste americana; e a questo puoi ovviare utilizzando sempre il tuo miele. Il secondo rischio è quello di innescare fenomeni di saccheggio.

In ogni caso, è importante sottolineare che qualsiasi alimento zuccherino tu decida di somministrare alle api questo deve essere di ottima qualità. Sia nel caso che lo acquisti o che lo prepari personalmente, è fondamentale valutare se i singoli componenti siano adatti ad una alimentazione sana delle api; ci sono degli zuccheri quali galattosio, mannosio e lattosio che a certe concentrazioni possono essere tossici.

Molto tossici sono anche quegli alimenti troppo ricchi di minerali. Il miele ha una media di ceneri pari a 0,17% e se le api assumono uno sciroppo troppo ricco di minerali potrebbero avere la dissenteria. Lo zucchero bianco è l'alimento che apporta meno quantità di minerali; lo zucchero biologico ne ha di più ma ancora in quantità non tossiche per le api. Lo zucchero di canna bruno che al suo interno ha anche della melassa, invece, può arrivare a concentrazioni di minerali anche 10 volte superiori a quelle medie del miele.

Un altro elemento tossico è il 5-idrossimetilfurfurale (HMF) che è il prodotto di degradazione degli zuccheri, soprattutto il fruttosio, universalmente riconosciuto come uno dei principali composti che indicano il deterioramento nella qualità di una vasta gamma di alimenti, tra cui il miele. È stato osservato che sciroppo o candito somministrato alle api con dosi alte di HMF influenzano l’aspettativa di vita delle operaie.

Integrazione con Polline d'Api

Gli integratori di polline d'api sono prodotti ricchi di nutrienti, tra cui vitamine, minerali e proteine. Servono principalmente come energizzanti, rivitalizzanti e ricostituenti. Sono ideali per migliorare il benessere generale, aumentare l'energia e rafforzare il sistema immunitario.

Il polline è considerato un alimento eccellente con diverse proprietà organolettiche e nutrizionali, soprattutto per chi segue diete vegetariane o carenti di proteine. 100 g di polline contengono 20 g di proteine. Una quantità elevata se si pensa che, a parità di peso, pesce spada e petto di pollo contengono gli stessi grammi di proteine.

L’alimentazione proteica, infatti, è per le api fondamentale sia per lo sviluppo e la corretta funzionalità delle ghiandole ipofaringee (preposte alla produzione di gelatina reale), sia per l’allevamento della giovane covata, ma anche per la formazione del cosiddetto corpo grasso, un tessuto di riserva, che permette di immagazzinare sostanze alimentari già elaborate, rendendo disponibili all’organismo i nutrimenti in occasione dei momenti di difficoltà (avversità climatiche e, soprattutto, inverno), garantendo così all’ape una maggiore sanità e longevità.

La formazione di un corpo grasso ottimale diventa poi tanto più importante nelle zone dagli inverni freddi, dove le api per produrre calore a partire dall’alimento zuccherino utilizzano sostanze catalizzatrici, quali vitamine e oligoelementi: se questi non sono contenuti nel cibo, le api sono obbligate ad attingere dalle proprie riserve, contenute nel corpo grasso, influenzando in maniera negativa la durata di vita delle api.

Sintetizzando: somministrare del “buon” polline è, probabilmente, la migliore forma di integrazione proteica, ma ha un costo o richiede un impegno. Attrattività per le api: è importante per l’assimilazione del prodotto da parte delle api. Valore nutrizionale: l’alimento proteico deve avere caratteristiche molto prossime a quelle del polline. Assenza di sostanze tossiche.

Se hai intenzione di utilizzare il polline nell’alimentazione proteica delle tue colonie, puoi somministrarlo tal quale o aggiunto come componente del candito.

Preparazione Artigianale del Candito Proteico

Da diversi anni esistono sul mercato canditi proteici pronti all’uso. Nel caso, invece, si volesse procedere artigianalmente nella preparazione, sarà necessario prestare attenzione ad alcuni particolari. Uno di questi è rappresentato dal rapporto tra frazione proteica e massa complessiva: è importante che la quantità di proteine rappresenti nel complesso il 10-15% della miscela in peso, mentre concentrazioni maggiori potrebbero essere addirittura nocivi per le api.

L’aggiunta di zucchero risulta quindi necessaria per adeguare le proporzioni: ottimo lo zucchero a velo, che può rappresentare oltre il 50% della sostanza secca, ma anche lo sciroppo zuccherino può essere impiegato, purché a concentrazione almeno del 70%, per ridurre le possibilità di fermentazione del prodotto.

Dal punto di vista operativo, l’impasto finale potrà essere ripartito in masserelle da 200 a 500 grammi, confezionate in sacchettini o vaschette di plastica e potranno essere utilizzate immediatamente o riposte in congelatore per la conservazione fino al momento della distribuzione. Alle api va somministrata una tortina ogni 7-10 giorni. In alveari piccoli la dose può ridursi a 100 grammi ogni due settimane.

Attualmente la nutrizione proteica è adottata con sistematicità nelle aziende che moltiplicano le api per produzione di pacchi o di nuclei, mentre nelle attività dedite alla produzione di miele rappresenta uno strumento da utilizzare in situazioni di “emergenza” nutrizionale, che ha come obiettivo primario quello di conservare al meglio le capacità vitali dell’alveare e di renderlo così meno soggetto all’attacco delle patologie, che altrimenti accelerano pesantemente lo spopolamento ed il collasso degli alveari.

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