Il Nutrizionista Specializzato in Disabilità: Un Approccio Funzionale per il Benessere

Il biologo nutrizionista valuta i tuoi fabbisogni nutritivi e eventuali intolleranze alimentari per stilare piani nutrizionali. Il nutrizionista funzionale stila piani nutrizionali personalizzati basandosi sui principi della Medicina Funzionale.

Infatti questa disciplina riconosce che i nostri meccanismi biologici sono complessi e coinvolgono più organi. Secondo la Medicina Funzionale, che si basa sulle ultime evidenze scientifiche, sono cinque i fattori determinanti dell’equilibrio del nostro organismo. Il protocollo elaborato da un nutrizionista funzionale ha un approccio olistico.

Ti sei mai chiesto perché i componenti della tua famiglia, con cui ti siedi a tavola per mangiare le stesse pietanze ogni giorno, hanno fisici diversi dal tuo? Ogni organismo reagisce a alimenti, stress e tossicità in modo diverso in base a fattori quali età, stato della salute intestinale, composizione genetica e trascorso.

È particolarmente vantaggioso consultare un nutrizionista funzionale se ti è stata diagnosticata o hai familiarità (o eredità) per una o più patologie.

Se ti è possibile, consulta un nutrizionista vicino a te. Il consulto online è molto limitato perché fa affidamento sulla consapevolezza e l’autovalutazione del paziente. Per questo, è preferibile iniziare una terapia con un nutrizionista vicino a te.

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Innanzitutto è bene verificare che il nutrizionista che ti interessa sia iscritto all’Ordine Nazionale dei Biologi. L’esperienza del professionista è altrettanto importante. Un biologo nutrizionista con diversi anni di esperienza ha già fatto fronte a una varietà di patologie e problematiche nel corso della propria carriera.

È poi bene scegliere un nutrizionista con specializzazioni adatte ai tuoi obiettivi. Infine, valuta la vicinanza dello studio del nutrizionista. Come abbiamo visto sopra, i consulti in studio sono più approfonditi di quelli online.

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Dietoterapia: Intervento Nutrizionale Personalizzato

A seconda dei casi, la dietoterapia interverrà rispettivamente sull’apporto energetico, sia della giornata che dei singoli pasti, sulla quantità e distribuzione relativa dei macronutrienti (Carboidrati, Lipidi e Proteine), su quella dei micronutrienti (sodio, fosforo, calcio, etc.) e della fibra alimentare (solubile e insolubile), sul timing e sul numero dei pasti nella giornata, sulla consistenza degli alimenti (diete semiliquide, liquide, etc.), sull’accoppiamento di taluni cibi, sulla eliminazione e/o ciclizzazione di alcuni alimenti e/o nutrienti.

Patologie di Interesse Nutrizionale e Dietoterapia Personalizzata

Quella di seguito è una sintesi delle principali patologie di interesse nutrizionale, spesso in combinazione tra loro, per le quali sarà prevista una dietoterapia personalizzata e condivisa col paziente:

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Obesità

Premesso che l’obesità rappresenta una patologia complessa che necessita di un approccio complesso ed interdisciplinare (team multidisciplinare) e, possibilmente, adattato di volta in volta alle esigenze del singolo paziente, posso affermare che la terapia non farmacologica dell’Obesità e del grave Sovrappeso va indirizzata alla correzione di abitudini alimentari errate (educazione alimentare) ed alla ripresa di un’attività fisica compatibile con le condizioni cliniche attuali del paziente: in altre parole, spesso occorre instaurare un programma di riabilitazione fisica e nutrizionale.

L’intervento di correzione dell’obesità, in assenza di altre specifiche indicazioni terapeutiche, deve mirare alla riduzione di circa il 10 percento del peso iniziale (ottenuta con perdita prevalente di tessuto adiposo), soprattutto nel caso di obesità di I o II grado, o di franco sovrappeso, in un tempo ragionevole, da 4 a sei mesi.

Le strategie dietetiche per contrastare l’obesità sono numerose, e vanno sempre valutate caso per caso, perché, mai come per l’obeso, le variabili in gioco sono in numero elevatissimo, di conseguenza, vanno plasmate e cucite addosso al singolo individuo e alla singola situazione che di volta in volta si presenta.

Sindrome Metabolica

Rappresenta un gruppo di alterazioni metaboliche che si associano più frequentemente di quanto atteso e che aumentano in modo sinergistico il rischio Cardiovascolare. Indipendentemente dai criteri diagnostici ogni intervento dietoterapico sarà rivolto a ridurre, o addirittura eliminare, i singoli fattori di rischio, avendo come punto di partenza quella di determinare un calo ponderale, mirato alla perdita della sola componente di tessuto adiposo in eccesso, specie di quello maggiormente pericoloso, il viscerale.

La riduzione del peso corporeo è di per sé capace di migliorare l’insulino-sensibilità (che affligge la quasi totalità dei pazienti affetti da tale sindrome) e, quindi, di esercitare effetti benefici su tutte le altre alterazioni che caratterizzano la sindrome metabolica.

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Diabete

  • Tipo I: Il Diabete di tipo 1 è spesso definito “giovanile” in quanto si presenta solitamente in giovane età e costituisce circa il 10% dei casi. Questa forma di diabete è causata da un attacco del nostro sistema immunitario contro le cellule β del pancreas che porta progressivamente, attraverso meccanismi non ancora completamente noti, alla distruzione delle cellule stesse. Di conseguenza, il paziente affetto da Diabete di tipo 1, non avendo cellule β funzionanti è incapace di produrre l’insulina e dovrà inevitabilmente ricorrere all’ausilio di insulina esogena iniettata ogni giorno e per tutta la vita. Si tratta quindi di una vera e propria malattia autoimmune.
  • Tipo II: Il diabete di tipo 2 rappresenta circa il 90% dei casi di questa malattia. La causa di tale patologia non è tanto la incapacità del pancreas di produrre insulina quanto la incapacità dei tessuti di rispondere correttamente al suo segnale. Si instaura una condizione definita di insulino-resistenza caratterizzata da tessuti che, non rispondendo a tale ormone, non riescono a far entrare il glucosio. In linea generale questa forma di diabete si presenta in età più avanzata, verso i 30-40 anni, ed è strettamente correlata con fattori di rischio quali il sovrappeso, l’obesità, la familiarità e lo scarso esercizio fisico.
  • Diabete Gestazionale: In questo periodo, oltre ad una serie di cambiamenti fisici e fisiologici, si instaura nella madre una condizione di insulino-resistenza dovuta alla maggiore produzione dell’ormone lattogeno placentare, di estrogeni, progesterone ed altri ormoni controregolatori (cortisolo, catecolamine e GH). Il profilo glicemico delle gestanti affette da GDM è caratterizzato da valori bassi di glicemia durante il digiuno e picchi nel periodo post-prandiale. In questa fase, l’iperglicemia non trattata provoca il passaggio attraverso la placenta di un’elevata quantità di glucosio, stimolando nel feto una maggiore produzione di insulina. Subito dopo il parto, i valori glicemici della madre ritornano normali. Tuttavia, resta rilevante il rischio, in seguito, di manifestare alterazioni metaboliche come diabete mellito di tipo 2 e sindrome metabolica. Anche in gravidanza perciò una moderata attività fisica ed un’alimentazione bilanciata sono tra i principali fattori di prevenzione. La dieta deve essere idonea e bilanciata, sostituendo cibi grassi e ad alta densità calorica con frutta e verdure che danno senso di sazietà.

Altre Condizioni Patologiche

  • NAFLD (Non-Alcoholic Fatty Liver Disease): condizione patologica caratterizzata dall’accumulo di lipidi nel fegato. Presenza di encefalopatia (complicazione dei danni al fegato che interessa la salute del cervello.
  • Colecistectomia laparoscopica: è uno degli interventi oggi più frequentemente ed ubiquitariamente eseguiti. Il motivo della sua diffusione è legato all’elevata frequenza della principale malattia della colecisti, la calcolosi, detta anche colelitiasi. La patogenesi di questa malattia è multifattoriale; tipicamente viene descritta come “la malattia delle 4 F” (female, forthy, fatty, fertility), essendo più frequente nelle donne, sovrappeso od obese, intorno ai 40 anni e fertili.
  • Sospensione dell’alimentazione per os: ed impostazione programma alimentare artificiale di NPT o NPP bilanciato in nutrienti, liquidi, sali e vitamine. CHO 60 % delle cal.
  • Trattamento dietetico nutrizionale specifico e personalizzato (CKD I-II): è utile la “normalizzazione” dell’apporto proteico (cioè uguale al RDA [Recommended Dietary Allowance] di 0,8 g/kg/die); dallo stadio III: dieta ipoproteica-ipofosforica; uso di prodotti aproteici; apporto controllato di sodio. Una volta entrato in dialisi, non finisce una dieta, ne inizia un’altra. Dieta specifica per prevenirli o limitarli nelle dimensioni.

Patologie Gastrointestinali

  • Mantenimento del Microbiota intestinale: L’intestino umano ospita centinaia di diverse specie di batteri (con un numero di cellule batteriche che supera l’intero ammontare delle cellule che compongono il corpo umano) e costituisce un vero e proprio ecosistema che svolge ruoli fisiologici importantissimi per la salute dell’ospite, tanto da essere considerato come un “organo microbico”, che lavora all’interno dell’organismo.
  • Diverticolosi e diverticolite (e stipsi): Essi sono delle estroflessioni dell’intestino, ovvero delle ernie che colpiscono la parete intestinale in particolare a livello di colon e sigma. L’incidenza aumenta con l’età e non sembra sia correlata al sesso; è però molto comune in tutto il mondo Occidentale. Diversi studi sostengono che una dieta povera di fibre alimentari sia un rischio di grande rilevanza per la manifestazione di questa patologia e questo perché la scarsità di fibre alimentari conduce alla formazione di feci dure con difficoltà di espulsione, provocando situazioni infiammatorie; un altro fattore è rappresentato da alterazioni della motilità del colon dipendenti dal rallentamento nel transito delle feci. La fibra di frutta e verdura si è dimostrata la più utile ed efficace per cui il soggetto è invitato a consumare ogni giorno 5 porzioni di frutta e verdura. C’è da porre attenzione sull’asportazione dei semi e sull’evitare cibi da cui è difficile allontanare la fibra, ad esempio fragole, fichi, more, kiwi, nocciole, mandorle. In questo modo si vuole evitare che semi o alcune parti poco frantumabili rimangono intrappolate nei diverticoli determinando la comparsa di un processo infiammatorio. L’aumento della quantità di fibra nella dieta deve essere lento e graduale. Nel momento in cui si viene a creare uno stato infiammatorio, la diverticolite, si manifestano sintomi molto forti che prevedono un trattamento antibiotico ed una dieta liquida a base di yogurt, succhi, tisane, brodi vegetali; quando l’infiammazione provoca sintomi molto intensi il ricovero ospedaliero diviene inevitabile.
  • Gastrite e ulcera peptica: La gastrite è una condizione di infiammazione della mucosa gastrica. Normalmente lo stomaco è internamente rivestito da una mucosa che lo protegge dai succhi acidi che contiene e responsabili del processo digestivo. Quando la mucosa si indebolisce o viene danneggiata i succhi acidi digestivi corrodono la parete dello stomaco danneggiandola e causando infiammazione. Se i sintomi compaiono all’improvviso e si protraggono per breve tempo si ha una condizione di gastrite acuta. Se, invece, si protraggono per un tempo più lungo si ha la condizione di gastrite cronica. Quest’ultima situazione è più subdola perché può trasformarsi in ulcera gastrica ed aumentare il rischio di tumore allo stomaco.
  • Reflusso gastro-esofageo: Il reflusso gastro-esofageo (RGE) è un processo fisiologico normale che solitamente si manifesta dopo aver consumato un pasto. Il termine reflusso gastro-esofageo identifica il passaggio di materiale gastrico acido e/o alcalino nell’esofago. Si tratta di un evento fisiologico comune che può capitare a tutte le età dall’infanzia alla vecchiaia, è spesso asintomatico e si verifica più frequentemente dopo i pasti. La causa principale del reflusso gastro-esofageo è l’ernia iatale con coinvolgimento dello sfintere esofageo inferiore. I disturbi sono la pirosi e il reflusso gastrico (rigurgito) e nel tempo può comparire un’esofagite erosiva, di Barrett o un adenoma esofageo. In caso di reflusso gastrico, dieta e alimentazione hanno un ruolo fondamentale. - a causa del contenuto in teina, che può irritare e quindi peggiorare i sintomi del reflusso, sarebbe meglio ridurre al minimo il consumo di tè in bustina o in foglie. - Oltre ad evitare di assumere pasti troppo abbondanti (soprattutto la sera) è anche bene non sdraiarsi subito dopo averli assunti. - Sapete che anche lo stress può peggiorare i sintomi della malattia da reflusso gastro-esofageo? L’attività fisica viene in aiuto anche in questo caso, incanalando lo stress che potete aver accumulato!
  • Sindrome del colon irritabile (IBS): E’ un disturbo di cui soffre quasi il 20% della popolazione adulta caratterizzato da sintomi cronici o ricorrenti come gonfiore, crampi e dolori addominali, nausea, diarrea o stitichezza, meteorismo e flautolenza. La IBS non provoca danni all’intestino ma causa disagio e stress, fino a diventare in alcuni casi invalidante e non permettere di svolgere una normale vita sociale, di fare viaggi anche brevi e addirittura di lavorare. Spesso i farmaci non aiutano in questa situazione e molti soggetti, riscontrando un’associazione tra assunzione di un certo alimento ed i loro disturbi, ricorrono a test delle intolleranze alimentari di “dubbia” validità e sulla base dei risultati adottano regimi alimentari di esclusione che possono creare carenze nutrizionali senza risolvere la sintomatologia. Negli ultimi anni molti studi si sono concentrati nel valutare l’efficacia di interventi dietetici nel ridurre i sintomi della sindrome del colon irritabile: in particolar modo l’attenzione si è concentrata su diete a ridotto contenuto di FODMAP. L’acronimo FODMAP indica oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli fermentabili, degli zuccheri che non vengono digeriti e assorbiti nel tenue e qundi, una volta passati nel colon, vengono fermentati dai batteri presenti in questa parte dell’intestino. I batteri del colon digeriscono questi zuccheri formando vari gas tra cui idrogeno e metano. Si tratta di un processo del tutto normale e che nella maggior parte dei soggetti non produce alcun fastidio: in alcuni pazienti con sindrome del colon irritabile il fenomeno pare essere eccessivo e quindi in grado di determinare i fastidi riportati. Ridurre l’apporto di alimenti ricchi di FODMAP, con una dieta a ridotto contenuto di questi zuccheri, potrebbe essere un valido aiuto nel trattamento dei sintomi associati alla sindrome.
  • SIBO: small intestinal bacterial overgrowth; aumentata concentrazione batterica nei tratti alti dell’intestino dove non ci dovrebbero essere. I sintomi sono tipici di IBS, con aggiunta di disturbi digestivi, malassorbimento, compromissione dell’immunità.
  • Disbiosi intestinale: La flora intestinale è costituita da un insieme di batteri i quali, convivendo in un determinato equilibrio, contribuiscono allo stato di salute generale. Possiamo definirla un ecosistema costituito da diverse specie di microrganismi che comincia a svilupparsi fin dai primi giorni di vita del neonato. La condizione di equilibrio tra i vari ceppi di batteri è definita eubiosi. Se l’intestino è disbiotico, cioè ha una carenza quantitativa o uno squilibrio qualitativo di batteri enterici, tenendo conto delle numerosissime funzioni della flora batterica intestinale, è sicuramente un intestino con delle difficoltà: il soggetto con un intestino disbiotico spesso non digerisce bene (la flora batterica produce enzimi digestivi), si ammala facilmente (la flora batterica produce anticorpi), si sente spesso stanco e senza energia (la flora batterica produce vitamine B che danno energia), soffre di stitichezza o di diarree frequenti, lamenta meteorismo o aerofagia. Tutti questi sintomi possono essere presenti contemporaneamente o possono manifestarsene solo alcuni. Lo scopo della dieta anti-disbiosi è soprattutto, durante la terapia con i probiotici adatti, non sovraccaricare l’intestino di troppo lavoro, proprio perché non è al massimo della sua forma e vitalità.
  • Malattie Infiammatorie croniche intestinali (MICI): malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa.
  • Leaky Gut Syndrome o alterata permeabilità intestinale: correlata con malattie infiammatorie ed autoimmuitarie quali morbo celiaco, malattia di Crohn, eczema atopico, problemi digestivi, fatica cronica, malumore, allergie alimentari, asma, emicrania, artrite, prurito, rossore, ma anche psoriasi, problematiche della pelle in genere e in generale tutte le malattie autoimmuni.
  • Disfagia: La disfagia è una disfunzione dell’apparato digerente consistente nella difficoltà a deglutire e a un...

Riabilitazione Nutrizionale

La riabilitazione nutrizionale è un tassello fondamentale nel processo di guarigione integrato. per supportare il paziente durante il suo percorso di cura. A chi si rivolge la riabilitazione nutrizionale?

La riabilitazione nutrizionale è indicata per:

  • Pazienti affetti da patologie cardiologiche, come l'infarto o l'ictus.
  • Pazienti con malattie neurodegenerative, come l'Alzheimer o la sclerosi multipla.
  • Pazienti con mobilità ridotta, a causa di traumi o disabilità.
  • Persone che desiderano migliorare la propria salute e il proprio benessere generale.

Cosa offre il servizio di riabilitazione nutrizionale di Fisiomed?

I nostri specialisti in nutrizione offrono:

  • Valutazione nutrizionale completa, per identificare le esigenze specifiche del paziente.
  • Elaborazione di piani alimentari personalizzati, in base alle patologie, alle abitudini alimentari e agli obiettivi del paziente.
  • Visite di controllo periodiche per monitorare i progressi e apportare le modifiche necessarie al piano alimentare.
  • Educazione alimentare per aiutare il paziente ad acquisire le conoscenze e le abilità necessarie per seguire una dieta sana e bilanciata.

In Fisiomed crediamo che la riabilitazione nutrizionale sia un elemento fondamentale per il raggiungimento di una salute ottimale.

Il Ruolo del Biologo Nutrizionista

Il Biologo Nutrizionista si occupa di alimentazione e di nutrizione dal punto di vista biochimico, volto alla valutazione dei bisogni nutritivi ed energetici dell’uomo.

Il Biologo Nutrizionista predispone piani nutrizionali e diete personalizzate in relazione ad accertate condizioni fisio-patologiche, in particolare nei casi di: obesità, sovrappeso, ipercolesterolemia/ipertensione, colite, malnutrizione e molte altre problematiche legate all’alimentazione.

Le attività svolte nei campi della dietologia e nutrizione clinica vanno intese come strumento di prevenzione e terapia dei problemi di salute legati all’alimentazione.

Si assiste da diversi anni ad un costante aumento dell'età media degli individui, a cui però non sempre corrisponde un miglioramento complessivo della qualità della vita.

Prevenire è Meglio Che Curare

Prevenire è meglio che curare, ed in ambito di alimentazione non esiste una realtà più vera. Quante volte ci è capitato di sentir parlare di quanto un’alimentazione sana ci aiuti a prevenire determinate condizioni patologiche ed anche alcune forme di disabilità?

“Fin da ragazza - racconta Arianna Parisio - anche per vicissitudini personali mi sono resa conto che una corretta alimentazione è legata a doppio filo con il benessere psicofisico.

Tra le disabilità causate da una scorretta alimentazione - spiega Arianna Parisio - c’è ad esempio la spina bifida che si può prevenire da prima della gravidanza in modo semplicissimo, assumendo l’acido folico, una vitamina che si trova comunemente in tutte le verdure verdi a foglia larga, quindi con una corretta alimentazione si può evitare questa patologia gravissima del feto e del bambino. Magari in gravidanza, visto l’aumentato fabbisogno di acido folico non basta semplicemente assumere le verdure a foglia larga ma è consigliabile prendere qualche integratore che comunque tutti i ginecologi prescrivono.

“La correlazione diretta del consumo eccessivo di proteine animali, soprattutto quelle della carne, e malattie neurodegenerative come ad esempio la Sla…diciamo che può esserci una predisposizione genetica, una predisposizione ambientale, ci possono essere vari fattori scatenanti, ma tra essi deve essere considerata anche l’alimentazione.

“Ci sono stati degli studi, che non sono stati ancora approfonditi, che probabilmente presto lo saranno, di grossi miglioramenti in bambini iperattivi a cui venivano tolte le proteine del latte: di questi bambini migliorava sia la scrittura che il comportamento.

“L’intolleranza al glutine o celiachia anche questa è una disabilità legata all’alimentazione, cioè all’assunzione di glutine. Sicuramente il grano, il pane, la pasta che noi che mangiamo oggi non sono quelli che mangiavano i nostri nonni perché sono stati comunque ibridati, cambiati, sono più ricchi di glutine, sono così perché sono stati modificati per facilitare le coltivazioni, per creare meno problemi all’agricoltura o a chi doveva panificare.

“La cosa più importante - conclude Arianna Parisio - è variare il più possibile la nostra alimentazione quotidianamente. E’ impossibile non sbagliare o non commettere errori con quello che si mangia o non fare eccezioni o trasgressioni, però più cambiamo, più riduciamo l’errore; se mangiamo tutti i giorni la stessa cosa prima o poi quella cosa ci farà male.

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