Epatopatie: Cause, Sintomi e Gestione

Il termine epatopatie indica qualsiasi malattia del fegato che comprometta la funzionalità di quest’organo. Comprendono un insieme di numerose malattie (più di un centinaio), dovute a cause eterogenee.

Cosa sono le Epatopatie?

Le epatopatie possono causare danni al fegato e ridurre la sua capacità di svolgere queste funzioni vitali. In alcuni casi, i danni sono reversibili con il trattamento, mentre in altri, sono permanenti.

Una delle conseguenze più gravi di questo tipo di patologie è la cirrosi, un’alterazione della struttura dei tessuti epatici, in cui le cellule del fegato danneggiate vanno incontro a necrosi e vengono sostituite da tessuto fibroso.

Sintomi delle Epatopatie

I sintomi delle epatopatie possono variare a seconda del tipo e alla gravità della malattia. In molti casi, le condizioni patologiche possono restare asintomatiche per lungo tempo, specialmente nelle prime fasi.

È importante notare che alcuni sintomi delle epatopatie possono essere comuni ad altre patologie, quindi la diagnosi definitiva richiede la valutazione di uno specialista.

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Inoltre, non tutti i pazienti con epatopatie manifestano sintomi, quindi è importante sottoporsi a controlli regolari del fegato, specialmente in presenza fattori di rischio, come l’abuso di alcol o la presenza di malattie autoimmuni.

Cause delle Epatopatie

Le epatopatie possono avere origine e cause differenti. In generale, le malattie del fegato possono verificarsi mediante meccanismi diversi, ma tutte comportano un danno per l’organo. Ad esempio, nelle forme infettive, il danno è provocato dall’attività dell’agente infettivo e dalla risposta immunitaria.

Tipi di Epatopatie

Esistono diversi tipi di epatopatie, tra cui:

  • Epatopatie infettive: Dovute in genere a infezioni virali, come le epatiti virali A, B, C, D ed E.
  • Epatopatie alcoliche: Dovute all’abuso cronico di alcol, che può portare a steatosi epatica, epatite alcolica e cirrosi epatica alcolica.
  • Epatopatia da farmaci: Causata dall’assunzione di farmaci che determinano danni al fegato anche permanenti.
  • Epatopatie ereditarie: Causate da fattori ereditari e mutazioni genetiche che interessano il funzionamento del fegato, come la sindrome di Gilbert.
  • Epatopatie metaboliche: Dovute a disordini del metabolismo, come la steatosi epatica non alcolica (NAFLD) e la steatoepatite non alcolica (NASH).
  • Epatopatie autoimmuni: Causate da una disfunzione del sistema immunitario, che attacca erroneamente le cellule sane del fegato, come la cirrosi biliare primitiva (CBP) e l’epatite autoimmune (AIH).

Diagnosi

La biopsia epatica può rivelare informazioni sull’organo che gli altri esami potrebbero non essere in grado di fornire.

Gestione e Prevenzione

Anche se le epatopatie possono essere gravi e persino fatali, molte possono essere prevenute o gestite con una dieta sana, esercizio fisico regolare e limitazione dell’uso di sostanze tossiche come l’alcol e i farmaci non necessari.

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Nell’epatopatia alcolica, la cura si sostanzia nell’astensione dall’alcol, mentre nelle steatoepatiti non alcoliche la cura sta nel trattamento della malattia di base (diabete, ipertrigliceridemia).

Una dieta adeguata può essere utile per gestire le epatopatie e migliorare la funzionalità del fegato. È bene ricordare che la dieta da sola non è in grado di curare l’epatopatia, ma può aiutare a gestirla e a prevenire complicanze.

La Dieta Mediterranea

La promozione di un ‘regime mediterraneo’, contrapposto ai modelli alimentari di tipo ‘continentale’ dei Paesi industrializzati occidentali, si era affermato con le indagini del biologo e fisiologo Ancel Keys che, a partire dal 1952, mise in relazione consumi alimentari ‒ in particolare l’eccesso di grassi animali ‒ e fattori di rischio di aterosclerosi in sette Paesi.

Grazie a ricerche condotte a partire dal 1957 in Grecia, a Creta e nel Mezzogiorno d’Italia, Keys e altri studiosi segnalarono come il tradizionale modello alimentare svolgesse una funzione preventiva per le malattie cardiovascolari.

Biologi, nutrizionisti, medici che si ispiravano a Keys, segnalarono, a partire da allora, come un’alimentazione mediterranea ‒ ricca di cereali, legumi, frutta e verdura, con una significativa presenza di pesce fresco e pasta, con una percentuale bassa di prodotti di origine animale come formaggi e uova, ma povera di grassi saturi, con olio di oliva come principale condimento ‒ fosse la più adatta a contrastare malattie degenerative, legate a modelli di vita delle società industriali avanzate, in maniera particolare le affezioni cardiovascolari, il diabete, il cancro.

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Vitamina E

La vitamina E costituisce un potente agente antiossidante, che agisce neutralizzando i radicali liberi e tutelando dal danno ossidativo i componenti della membrana cellulare, e in special modo gli acidi grassi polinsaturi qui presenti.

Una carenza di vitamina E (peraltro rara) si realizza in tutte quelle condizioni cliniche che comportano una insufficienza del comparto digestivo (pancreatico e biliare) preposto all’assorbimento dei grassi: dalla fibrosi cistica alla pancreatite cronica, dalla colangite biliare primitiva alla cirrosi scompensata.

L’assunzione giornaliera raccomandata di vitamina E è di 13 mg nell’uomo e di 12 mg nella donna.

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