Gli attacchi dei russi alle centrali nucleari ucraine di Chernobyl e di Zaporizhzhia stanno alimentando la paura di ripiombare nel 1986 quando, a seguito del disastro del reattore della centrale nucleare di Chernobyl, una nube tossica radioattiva avvolse l’Europa. Proprio per questi ultimi avvenimenti in Ucraina, in alcuni Paesi europei, Italia compresa, è scattata la corsa compulsiva all’acquisto delle compresse a base di ioduro di potassio, un composto utilizzato per integrare una insufficiente apporto di iodio con la dieta e come ipotetico fattore di protezione in caso di emissioni di radiazioni.
Ma gli esperti mettono in guardia dal fai-da-te e sconsigliano di assumere iodio senza reale necessità perché potrebbe avere effetti controproducenti e produrre scompensi alla tiroide. Inoltre, come indicato dall’Istituto Superiore di Sanità, in questo momento, la profilassi non è necessaria. E semmai si verificasse un’evoluzione di questo tipo, non servirebbero gli integratori ma bensì dei farmaci, la cui distribuzione spetterebbe alla Protezione Civile e alle Regioni.
Perché non assumere iodio di propria iniziativa?
Per capire meglio perché non bisogna assumere di propria iniziativa compresse di iodio senza una reale motivazione e quali danni possono causare, abbiamo parlato con il Professor Paolo Montera, specialista in Endocrinologia.
«Il timore legato al possibile attacco russo nei confronti dei reattori nucleari, ha fatto scattare, purtroppo in maniera diffusa in tutta Europa, l’allarme irrazionale di approvvigionarsi di compresse di ioduro di potassio per cercare di limitare i danni da eventuali radiazioni nucleari. È bene capire, però, che parliamo di una reazione assolutamente irrazionale anche perché un eventuale incidente nucleare sprigionerebbe nell’aria anche altre sostanze radioattive come il cesio, il plutonio, l’uranio, il polonio, oltre allo iodio radioattivo i-131, che non possono essere controllate dalle compresse di iodio».
L'importanza dello iodio per la tiroide
«Lo iodio è importante perché viene captato dalla nostra tiroide e utilizzato per produrre gli ormoni tiroidei. La tiroide è una ghiandola, situata alla base del collo, molto avida di iodio.
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L’assunzione del medicinale a base di ioduro di potassio, è in grado di saturare di iodio la ghiandola tiroidea, impedendo così allo iodio radioattivo, se dovessimo venirne a contatto, di penetravi. Questo fenomeno di saturazione della ghiandola, però, è temporaneo, dura infatti 10-12 giorni, dopo di che si ristabilisce l’equilibrio, la ghiandola riprende a funzionare normalmente e quindi a captare iodio. Per questo non ha senso pensare a una assunzione continuativa di iodio con il rischio di esporsi a un sovraccarico e quindi a una intossicazione di iodio».
L’Istituto Superiore di Sanità ha tenuto a precisare che in Italia è raccomandato il solo utilizzo del sale iodato ed è sconsigliato il ricorso fai-da-te a preparati contenenti elevate quantità di iodio.
«L’uomo non è in grado di sintetizzare lo iodio e per questo motivo, per assumerne un adeguato apporto - pari a circa 150 microgrammi al giorno, che nelle donne in gravidanza e in allattamento deve raggiungere rispettivamente 220 e 250 microgrammi - deve farlo attraverso la dieta. Lo iodio assunto dal sale iodato è fondamentale per evitare il gozzo cioè la tireopatia nodulare e un maggior rischio di cancro della tiroide».
Effetti collaterali di un'assunzione inopportuna di iodio
«Gli integratori in commercio possono arrivare fino a 225 microgrammi di iodio a compressa, che, presa tutti i giorni, può determinare una saturazione della ghiandola e portare a intossicazione. Chi ingerisce una grande quantità di iodio può sviluppare un ipotiroidismo ovvero il blocco funzionale della tiroide. A volte invece può instaurarsi una condizione di ipertiroidismo (Jod-Basedow); se il soggetto è portatore di noduli tiroidei, si può verificare la attivazione di questi noduli e quindi determinarsi una condizione di ipertiroidismo, diventando adenomi tossici che producono un eccesso di ormone tiroideo. Inoltre l’assunzione di quantità elevate di ioduro può dare altri sintomi come irritazione gastrica, lesioni acneiche sul viso, un sapore metallico in bocca, un aumento della salivazione».
Perché è importante evitare di assumere queste compresse?
«L’uso indiscriminato di questi prodotti è da sconsigliare. Non esiste una profilassi preventiva - non ci sono evidenze di efficacia nel lungo termine - e l’inibizione della captazione di iodio da parte della ghiandola è temporanea.
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La situazione radioattiva comporta che lo iodio vada in sospensione nell’aria; con la pioggia cade contaminando il terreno e le falde acquifere. Mangiando alimenti contaminati, lo iodio radioattivo entra nel nostro organismo, ma effetti come il cancro o altre patologie, si verificano in media dopo 8-10 anni. Non c’è uno sviluppo immediato della patologia, infatti quando ci fu il disastro di Chernobyl nel 1986, in Italia abbiamo registrato un aumento del cancro alla tiroide nell’arco di tempo tra il 1998 e il 2012 (European Journal of Cancer). Prima che l’intero ciclo si completi c’è una latenza molto lunga, che rende inattuabile una profilassi a lungo termine.
Come detto, lo iodio 131 è un isotopo radioattivo. Quando - in presenza di ipertiroidismo e su indicazione del medico - viene assunto per bocca, questa sostanza viene assimilata dall’intestino e immessa nella circolazione sanguigna. Da qui viene assorbita dalla tiroide, ghiandola avida di iodio, sulla quale va a esercitare il proprio effetto. Nella prima fase della cura è possibile si verifichi un transitorio peggioramento dell’ipertiroidismo dovuto all’infiammazione prodotta dal farmaco sulle cellule della tiroide. Durante la gravidanza e l’allattamento questo farmaco deve essere assolutamente vietato a causa dei suoi effetti tossici.
L’inasprimento del conflitto russo-ucraino ha riacceso i timori di un disastro nucleare. Lo scoppio del conflitto russo-ucraino ha comportato la deflagrazione anche di preoccupazioni legate al rischio di fughe radioattive. L’assorbimento nell’organismo avviene secondo due modalità: inalazione e ingestione. Il meccanismo attivo di captazione e concentrazione è funzionale alla produzione degli ormoni tiroidei.
Le compresse di iodio sono fra i trattamenti indicati (iodoprofilassi) per la prevenzione del danno a seguito di fughe radioattive. Il principale obiettivo del trattamento con compresse di iodio a scopo profilattico consiste nella prevenzione della contaminazione interna conseguente all’inalazione di I-131. Occorre ricordare, e ricordarlo al pubblico preoccupato, che le compresse di iodio proteggono solo dai danni provocati dallo iodio radioattivo. Non hanno alcun effetto su quelli associati a tutti gli altri elementi radioattivi che possono essere liberati nel corso di un incidente (o attacco) atomico.
Inoltre, che attualmente gli esperti non ritengono probabile un coinvolgimento diretto dell’Italia nelle conseguenze di eventuali fughe radioattive. Inoltre, può essere di supporto segnalare l’esistenza di un Piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari, che è stato da poco aggiornato.
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Iodio 131: Cos'è e A Cosa Serve?
Lo iodio radioattivo (iodio 131) è un isotopo dello iodio utilizzato in Medicina Nucleare in pazienti selezionati, già sottoposti a intervento chirurgico. Poiché lo iodio radioattivo emette radiazioni ionizzanti (beta e gamma) capaci di uccidere le cellule in cui esso si localizza, in determinati casi può essere somministrato (per via orale) per “bruciare” eventuali cellule (sane o tumorali) rimaste nell’organismo dopo l’intervento.
Non tutti i pazienti sottoposti a intervento per tumore della tiroide devono necessariamente ricevere anche la terapia con lo iodio radioattivo. È indicata solo nei casi di tumore tiroideo avanzato per infiltrazione dei tessuti vicini, metastasi ai linfonodi del collo o agli organi distanti.
Come viene effettuata la terapia con radio-iodio
La terapia consiste nell’assunzione per via orale di una o due capsule contenenti lo iodio 131, che viene captato dalle cellule tiroidee residue e attraverso l’emissione di radiazioni ne comporta la distruzione. Le radiazioni agiscono nel raggio di pochi millimetri, non andando pertanto a colpire altri organi.
Per la terapia con radio-iodio è necessario il ricovero in ospedale, in stanze dedicate all’interno di reparti di Medicina Nucleare. Alcuni pazienti ricevono questa terapia dopo due iniezioni di una molecola (TSH ricombinante) che stimola le cellule tiroidee, aumentando l’efficacia della terapia. In altri casi invece lo stimolo sulle cellule è ottenuto attraverso la sospensione della terapia sostitutiva (con ormoni tiroidei) in corso.
La decisione viene presa dagli specialisti, sulla base del quadro clinico e dell’esame istologico del paziente. La tiroxina deve essere sospesa almeno 45 giorni prima della procedura. Viene sostituita con la T3 (l’altro ormone prodotto dalla tiroide, ad emivita più breve e che richiede pertanto plurime somministrazioni nell’arco della giornata), che può essere sospesa sette giorni prima della terapia con radio-iodio.
Quali precauzioni bisogna adottare prima e dopo la terapia con radio-iodio?
Prima della terapia viene richiesto al paziente di seguire una dieta povera di iodio (< 50 mcg di iodio al giorno) per circa 2-3 settimane, per aumentare l’avidità delle cellule al substrato. Bisogna evitare di consumare sale arricchito in iodio, prodotti già preparati e salati (ad es. pane, insaccati), pesce e crostacei, latticini e prodotti industriali contenenti latte, soia, tuorlo d’uovo, cibi con coloranti rossi. È importante leggere con attenzione le etichette dei cibi acquistati e preferire i pasti in casa ai ristoranti. Bisogna inoltre prestare attenzione anche ai prodotti per la cura della persona (tinture per capelli, detergenti) e disinfettanti contenenti iodio.
Dopo la procedura, la radioattività viene eliminata attraverso le urine, la saliva e il sudore. Per questo motivo dopo la terapia è richiesta una degenza in ospedale per alcuni giorni, in stanze schermate. Al rientro a domicilio l’indicazione è di evitare contatti stretti con altre persone per almeno 5 giorni, periodo che può essere prolungato a 8-10 giorni nel caso di bambini e donne in gravidanza. Viene inoltre raccomandato di dormire in una stanza separata e di utilizzare posate e stoviglie mono-uso (o di lavarle separatamente). È infine molto importante evitare una gravidanza per almeno 6 mesi dalla terapia e interrompere l’allattamento, qualora sia in corso.
Quali sono i rischi della terapia con radio-iodio?
La terapia con radio-iodio è generalmente ben tollerata. Gli effetti collaterali più frequenti sono di lieve entità:
- mal di gola
- alterazioni del tono della voce
- alterazioni del gusto
- secchezza delle fauci
- disturbi gastrointestinali
Si sta parlando, infatti, di una iodoprofilassi specifica contro le radiazioni che si basa sull'assunzione di compresse formulate con una dose di iodio circa un migliaio di volte più elevata di quella giornaliera raccomandata nella dieta o contenuta in un integratore. Fare una iodoprofilassi a questi livelli è sconsigliato, oltre che rischioso per la salute, per la sola paura di un possibile attacco o incidente nucleare.
Da sapere In condizioni normali, la tiroide è in grado di tollerare fino a 1 mg di iodio al giorno senza che si verifichino effetti avversi, in quanto l'eccesso di iodio viene espulso con le urine. L'apporto giornaliero di iodio raccomandato per l'adulto è di 150 µg.
Fattori che influenzano la gravità dell'esposizione alle radiazioni
- Quantità di radiazioni assorbite: La severità della situazione dipende fondamentalmente da quante sono le radiazioni assorbite e dalla vicinanza all'esplosione nucleare.
- Tempo di esposizione e vicinanza alla sorgente radioattiva: le conseguenze per la salute di una bomba nucleare sono tanto più drammatiche quanto più si è vicini all'esplosione.
Come insegnano gli eventi di Chernobyl, il prezzo più alto lo pagano i lavoratori, i volontari intervenuti nel contenere l'emergenza e tutti quelli che si trovano sul luogo o negli immediati paraggi.
Sindrome acuta da radiazioni
È la conseguenza dell'esposizione a grandi quantità di radiazioni; i sintomi compaiono da pochi minuti ad alcuni giorni dopo e possono durare poche ore o diversi mesi. La sindrome acuta da radiazioni si manifesta inizialmente con nausea e vomito, mal di testa e diarrea: queste manifestazioni spesso sembrano migliorare, per poi riacutizzarsi.
Tumori del sangue
Uno dei rischi maggiori nel breve-medio periodo (cioè nell'arco di qualche settimana o mese) è quello di sviluppare come linfomi e leucemie.
In generale, lo iodio è un oligoelemento essenziale per la funzione della tiroide, poiché contenuto in entrambi gli ormoni tiroidei; questi ormoni influenzano l'attività di molti organi e tessuti, ed hanno un ampio spettro d'azione sul metabolismo di carboidrati, grassi e proteine e anche sui processi di crescita.
Da Ricordare! Lo iodio radioattivo rilasciato nell'aria in seguito ad un'esplosione nucleare tende a concentrarsi nella tiroide: l'assunzione di pastiglie di ioduro di potassio serve a "riempire" la ghiandola tiroidea. In altre parole, se la tiroide è satura per lo iodio introdotto tramite le pillole anti radiazioni non assorbe lo iodio radioattivo.
L'utilità delle pillole allo iodio è ristretta solo ad un'eventuale esposizione allo iodio radioattivo dopo un incidente nucleare: le pastiglie di ioduro di potassio non proteggono né da altre sostanze radioattive (es. cesio radioattivo) che possono aver contaminato l'ambiente (es.
L'efficienza massima del blocco tiroideo si ottiene somministrando le pillole allo iodio (ioduro di potassio) qualche ora prima dell'esposizione alla nube radioattiva o, al massimo, entro le prime 6-8 ore dall'inizio dell'esposizione.
Innanzitutto, è bene sapere che esiste un piano di emergenza nazionale, che prevede, tra l'altro, le linee guida d'adottare a protezione delle radiazioni, il monitoraggio delle nubi tossiche e un coordinamento fra i vari Paesi europei. Si devono assumere per un tempo limitato, cioè finché non dura la nube tossica: in alcuni casi, le persone possono essere esposte allo iodio radioattivo per più di 24 ore. Se ciò accade, i funzionari della sanità pubblica o della gestione delle emergenze potrebbero dire di assumere una dose di KI (ioduro di potassio) ogni 24 ore per alcuni giorni.
Secondo quanto riferito dall'Istituto Superiore di Sanità, quantitativi di iodio radioattivo possono essere rilasciati nell'ambiente contaminandolo, durante un incidente nucleare.
Da Ricordare! In Italia, le pastiglie di ioduro di potassio per la iodoprofilassi in caso di incidente nucleare non è un prodotto normalmente presente sugli scaffali delle farmacie.
Non utilizzare integratori alimentari che contengono iodio al posto dello ioduro di potassio, senza la specifica indicazione del proprio medico di base: possono essere dannosi e non efficaci.
A seguito di un incidente nucleare, a prescindere dal fatto che sia legato ad una centrale o allo scoppio di un ordigno atomico, è possibile che venga liberata nell’aria una grande quantità di iodio radioattivo, che può essere assorbito dall’organismo e che la tiroide non è in grado di distinguere da quello più stabile, ovvero sicuro, che introduciamo normalmente con l’alimentazione.
L’assunzione di ioduro di potassio non impedisce allo iodio radioattivo di entrare in circolo e non può invertire gli eventuali danni già perpetrati alla ghiandola tiroidea, ma se presente in concentrazioni elevate nel sangue può superare per quantità quello radioattivo, spiazzandolo, e riducendone così la frazione assorbita dalla ghiandola.
Sebbene il sale da cucina iodato venga spesso preparato proprio addizionando potassio ioduro, non ne contiene una quantità sufficiente ad impedire allo iodio radioattivo di entrare nella ghiandola tiroidea e quindi è si raccomanda di non assumerlo in nessun caso al posto del farmaco, “NON è meglio di niente” perché il sodio presente può causare gravi effetti indesiderati.
Una singola dose protegge la ghiandola tiroidea per 24 ore ed è in genere sufficiente quando non si venga ripetutamente esposti a materiale radioattivo.
Lo iodio è un minerale importante per la salute umana. Si tratta dunque di un nutriente minerale essenziale, importantissimo per il corretto funzionamento e la salute della ghiandola tiroide, e per questo molto utilizzato nell’industria degli integratori alimentari.
Ciò non significa che si possa assumere lo iodio quando e quanto lo si voglia. Lo iodio è un elemento essenziale per il nostro corpo e ci sono molti benefici associati all’assunzione di iodio puro o integratori a base di iodio. Lo iodio è uno degli elementi fondamentali per il corretto funzionamento della tiroide. Questo organo, che si trova nella parte anteriore del collo, utilizza lo iodio per produrre gli ormoni tiroidei, che sono responsabili di una serie di funzioni vitali nel nostro corpo.
Se non si assume abbastanza iodio, la tiroide può diventare ipoattiva e iniziare a produrre meno ormoni tiroidei del dovuto. Ma non è solo la tiroide ad avere bisogno di iodio puro. Fortunatamente, è possibile ottenere abbastanza iodio dalla propria dieta. Quando si sceglie un integratore di iodio, è importante assicurarsi di acquistare un prodotto di alta qualità da una fonte affidabile.
Alcuni integratori contengono quantità troppo basse di iodio per avere effetti benefici significativi, mentre altri possono contenere quantità eccessive che possono essere dannose per la salute. Anche le verdure che crescono naturalmente nei pressi del mare (agretti o barba di frate, asparagi ecc.) contengono una buona dose di questo elemento fondamentale.
Se si vuole mantenere una buona salute della tiroide e di tutto il corpo, lo iodio è un elemento essenziale che non dovrebbe mancare nella propria dieta.
Gli integratori a base di iodio possono essere utili per coloro che hanno bisogno di aumentare il proprio apporto di questo elemento importante. Lo iodio puro è la forma più concentrata di iodio che si può trovare. Tuttavia, come per qualsiasi integratore o nutriente, è importante non esagerare.
In sintesi, lo iodio puro e gli integratori a base di iodio possono essere un’importante fonte di nutrimento per il nostro corpo. Tuttavia, è importante prestare attenzione al dosaggio.
Informazioni aggiuntive sullo iodio
- Che cos’è e dove si trova lo iodio? Lo iodio è un elemento chimico del gruppo degli alogeni presente in natura, sebbene in quantità limitate.
- A cosa serve lo iodio? Lo iodio è un elemento concentrato quasi esclusivamente nella tiroide, una ghiandola endocrina responsabile della produzione di due ormoni (tiroxina o T4 e triiodotironina o T3) che contengono iodio nella loro struttura chimica.
- Qual è il fabbisogno giornaliero di iodio in una persona sana? Il fabbisogno medio giornaliero di un adulto è pari a circa 150 mcg.
- Quali sono gli alimenti ricchi di iodio? Gli alimenti più naturalmente ricchi di iodio sono rappresentati da pesce (soprattutto i crostacei e molluschi di mare), alghe, latte e uova.
- Come assumere iodio? Per questo può essere integrato con il sale, alimento utilizzato da gran parte della popolazione in modo stabile e a costi piuttosto contenuti rispetto ad altri alimenti.
Come si manifesta una carenza di iodio?
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la carenza nutrizionale di iodio rappresenta uno tra i più gravi problemi di salute pubblica. Le conseguenze di un insufficiente assorbimento possono riguardare tutti gli stadi della vita, ma possono essere particolarmente gravi durante la gravidanza e nella prima infanzia.
La conseguenza forse più conosciuta della carenza iodica durante l’accrescimento e l’età adulta è rappresentata invece dall’ipotiroidismo, spesso accompagnato dal gozzo, una condizione per cui la tiroide si ingrandisce, con o senza la formazione di noduli. Questo fenomeno rappresenta inizialmente un adattamento della ghiandola che diventa più attiva nel tentativo di soddisfare le necessità dell’organismo, ma quando la carenza persiste si traduce in una ridotta sintesi di ormone tiroideo.
Ad essere maggiormente colpite da patologie tiroidee sono le donne, che nel corso della vita hanno una probabilità del 20% di sviluppare problemi alla tiroide.
La tiroide possiede infatti un meccanismo naturale di adattamento.
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