Esistono molti reality show che mostrano sullo schermo corpi grassi, come Vite al limite, The Biggest Loser, Obesity Factor, o spot il cui messaggio è quello di dimagrire e rinascere. Anche il termine “grassofobia” ricorre spesso in questi casi, e non è altro che la traduzione italiana del termine fat shame, ossia un bias comportamentale e discriminatorio che descrive e valuta le persone a partire dal loro peso.
Anche la scrittrice Amy Erdman Farrell, con il suo saggio Lo stigma del corpo grasso, pubblicato nel 2011, ha affrontato questa tematica, ricordando come questo stigma sia nato già a partire dall’Ottocento con l’avvento delle prime industrie dietetiche.
Spesso pensiamo che le persone grasse siano anche benestanti, ma non è vero. Se sei povero e non sai cucinare, il cibo che puoi permetterti è molto grasso e poco sano. Per questo spesso sono le persone povere ad essere in sovrappeso.
In una scena della serie tv Upload (2020), una donna chiede a un uomo “Hai mai mangiato in un fast food?” e lui risponde “Per favore”, con un tono alquanto sarcastico, mostrando il suo corpo magro e muscoloso. Questo è uno dei tanti esempi che si potrebbero fare, di come ancora una volta il corpo grasso venga visto come la conseguenza di una “cattiva alimentazione”.
La prova lampante è presente nella popolare serie televisiva Una mamma per amica (2000-2007), in cui le protagoniste Lorelai e Rory Gilmore non fanno altro che mangiare alimenti con scarsi valori nutrizionali. La differenza sostanziale è che si tratta di due donne con corpi conformi, il cui rifiuto per una dieta sana è quasi visto come un atto di ribellione nei confronti della “donna perennemente a dieta” che la società impone. Se le due protagoniste fossero state in sovrappeso od obese, la percezione di loro sarebbe molto diversa.
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Ciò che fa maggiormente riflettere è l’esistenza di una sola e unica rappresentazione del corpo grasso. Un altro caso è in Friends con Monica Geller (Courteney Cox), che durante un flashback decide di dimagrire per sedurre e poi umiliare Chandler Bing (Matthew Perry), perché l’aveva chiamata “balena”. E ancora, in Avengers: Endgame (2019), il personaggio di Thor (Chris Hemsworth) a causa della sua frustrazione dopo aver perso la battaglia contro Thanos (Josh Brolin), si abbandona a un aspetto trasandato e in un corpo grasso.
Il personaggio di Thor in Avengers: Endgame (2019) è l’esempio calzante: la sua frustrazione dopo aver perso la battaglia contro Thanos viene tradotta in un aspetto trascurato e - soprattutto - in un corpo grasso. Lo stereotipo vuole infatti il grasso come sinonimo di fallimento morale e, le rare volte in cui ne è offerta un’immagine positiva, si viene relegati al ruolo spalla comica - basti pensare alla coppia Jonah Hill e Leonardo DiCaprio in The Wolf of Wall Street (2013) - o a personaggi secondari dolci e caritatevoli.
Il corpo è inoltre utilizzato per suscitare determinate emozioni negli spettatori: quanti cattivi della Walt Disney hanno un fisico che nessun altro personaggio avrebbe? Se le magrissime principesse sono sempre di bell’aspetto, la Regina di Cuori in Alice nel Paese delle Meraviglie (1951) è grassa e goffa, così come Ursula in La Sirenetta (1989).
Anche il concetto di desessualizzazione è comune nei personaggi dai corpi grassi. Si tende a pensare che solo chi ha un corpo magro sia in grado di attrarre gli altri, provando invece una sorta di disgusto per i corpi non conformi. Così è evidente nella serie tv Le terrificanti avventure di Sabrina (2018-20), in cui Hilda Spellman (Lucy Davis), la zia buona della protagonista, vista come donna grassa, si oppone all’altra zia magra ma severa di nome Zelda Spellman (Miranda Otto). Nella serie tv, si sottolinea come Hilda non abbia mai avuto un rapporto sessuale, fino a quando non inizierà una relazione con quell’uomo che l’ha amata fin da subito per il suo aspetto interiore.
Una sorte simile spetta a Kat, interpretata dall’icona della body-positivity Barbie Ferreira, nella serie firmata HBO Euphoria (2019-in corso). Kat è stata lasciata dal suo ragazzo per il solo fatto di essere in sovrappeso ed è l’unica del gruppo a essere ancora vergine finché, stanca della propria condizione, non perde la verginità con il primo ragazzo disponibile.
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Un film che merita un’attenzione particolare è sicuramente The Whale (2022) di Darren Aronofsky, presentato lo scorso anno al Festival del Cinema di Venezia, che è stato candidato a ben tre nomination agli Oscar 2023, vincendo Brendan Fraser l’oscar come miglior protagonista. Charlie è un professore di inglese obeso che tiene dei corsi di scrittura universitari sempre in videoconferenza, non attivando mai la sua webcam per paura di mostrare il suo fisico, ciononostante, cercherà di riscattarsi. In molti hanno criticato questa produzione cinematografica, accusandola di grassofobia, proprio perché non sembra allontanare il protagonista da questi stereotipi.
Lo stesso Samuel D. Hunter, autore della sceneggiatura del film, racconta come The Whale, adattamento cinematografico dell’omonima opera teatrale del 2012, sempre scritta da lui, non sia altro che una storia basata sulla sua esperienza personale durante gli anni del college, la cui depressione si è espressa con un aumento del peso. Hunter ha riferito che “quando ho perso peso, sono rimasto scioccato da come le persone erano in generale più carine con me, tipo i cassieri o la gente per strada […] cosa mi sarebbe accaduto se non avessi avuto una rete di supporto?
Due prodotti molto validi hanno cercato di rompere le righe della dilagante grassofobia dei media: stiamo parlando di Dietland - poi cancellato - e Shrill, diffusi rispettivamente dalle piattaforme Amazon Prime Video nel 2018 e Hulu nel 2019. Entrambi sono adattamenti di opere letterarie: il primo prende ispirazione dalla penna di Sarai Walker, autrice dell’omonimo romanzo del 2015, ed è reso dalla regista Marti Noxon e dall’interpretazione di Joy Nash (Plum). Il secondo è invece la trasposizione di Shrill: Notes from a Loud Woman (2016) di Lindy West, per mano di Alexandra Rushfield e dell’attrice Aidy Bryant (Annie).
Dietland non è la classica storia di una ragazza che vuole perdere peso per accettarsi. O meglio, è così all’inizio ma poi la serie prende una svolta differente. In apertura Plum è la ghostwriter di una rivista femminile, incaricata di rispondere alle lettere delle lettrici, con il continuo desiderio di sottoporsi ad un’operazione dimagrante. L’obiettivo è il solito: non disturbare, non ingombrare, essere invisibile. Almeno fino a quando non viene reclutata dalla Calliope House, una comunità underground di donne che rifiutano le regole della società. Da quel momento Plum scopre che il suo corpo non ha niente che non va, così come che la sua vita non inizierà dopo essere dimagrita ma è in effetti già iniziata e merita di essere vissuta per la sua unicità, mentre quella piccola persona dentro di lei, descritta nelle diete come prigioniera del suo corpo grasso, semplicemente non esiste.
Anzi comprende come la società abbia lavorato affinchè lei stessa maturasse quella insoddisfazione verso di sé, iniziando a considerarsi un problema, al quale la stessa industria sociale poteva offrire una “soluzione”: la dieta o la chirurgia. E’ così che il suo atteggiamento cambia: da passivo diventa attivo e volenteroso di riscatto.
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Infatti, in un’intervista per Elle, Sarai Walker chiarisce di aver voluto rappresentare determinate scene in modo simbolico, alludendo a una ribellione femminile puramente ideologica ma non per questo meno reale. “La cultura occidentale tiene in grande considerazione la magrezza nelle donne perché significa essere piccole, delicate, innocue. Nonché occupare meno spazio possibile con i loro corpi e le loro voci. Quindi in questo contesto la grassezza è considerata una mancanza di obbedienza alla cultura patriarcale” spiega l’autrice, per poi riprendere il tropo del corpo grasso nella società e sviscerarne il significato. “Molte persone pensano che le donne grasse si meritino di essere infelici poiché l’infelicità è la punizione per i nostri presunti fallimenti. Da queste considerazione è nata l’idea di Dietland.
Il titolo del libro da cui prende ispirazione - Shrill: Notes from a Loud Woman - già nasconde in sé le potenzialità della narrazione. Il motivo è facilmente rintracciabile nella definizione di loud woman, ossia donna rumorosa, poiché mai fino a quel momento una protagonista grassa era stata anche rumorosa. Infatti Annie è una giovane redattrice frizzante e attiva, alla prese con relazioni sentimentali e difficoltà lavorative, che crede in quello che fa ed è consapevole di ciò che le spetta. In questo modo lei stessa mette a tacere la società, la priva del potere di decidere cosa un corpo grasso dovrebbe rappresentare, fare o essere e diventa padrona della sua vita. L’intento di Shrill è far capire che “l’essere grassa non riguarda ogni momento della vita della persona grassa, che invece sta cercando di godersi lo stesso tipo di vita complicata, eccitante, divertente, bella e difficile di tutti gli altri”, afferma Lindy West.
La richiesta di Shrill, come di Dietland, è quella di una rappresentazione equa, che rispetti effettivamente le persone di cui si sta parlando, ossia le persone grasse. Proprio come hanno fatto Lindy West e Aidy Bryant, che hanno realizzato esattamente ciò di cui avrebbero avuto bisogno da giovani, è tempo di allontanarsi dal tipico immaginario offensivo ed è necessario riappropriarsi delle proprie forme e dei propri vissuti.
Collegare l’idea di corpo grasso a una cattiva e non sana alimentazione e a un’assenza di attività fisica non è del tutto sbagliato, ma non sono nemmeno le uniche cause, e sarebbe interessante comprendere anche le ragioni che ci portano ad assumere un’alimentazione sbagliata e a essere pigri. Innanzitutto, tra le altre cause che portano all’obesità abbiamo: casi di origine genetica, alterazioni ormonali e metaboliche, come anche disfunzioni della tiroide.
Il Ministero della Salute, sul suo sito a proposito del tema Alimentazione, nella sezione rischi di una cattiva alimentazione, avrebbe detto: “L’assunzione errata di alimenti, sia nella quantità che nella qualità, può essere uno dei fattori principali nella determinazione di stati patologici quali: ipertensione arteriosa, malattie dell’approccio cardiocircolatorio […] il rischio di obesità, in particolare, è determinato oltre che da un eccesso di calorie introdotte, rispetto a quelle consumate, anche da uno stile di vita sedentario”. Il Ministero, con queste parole, tende ad associare la responsabilità esclusivamente ai comportamenti scorretti adottati dai singoli.
La principale colpa di una cattiva alimentazione è da attribuire al sistema alimentare e alla pressione dell’industria stessa. In Cile, dal 2016, è obbligatorio apporre nella parte frontale delle confezioni degli alimenti processati dei bollini neri, al fine di mostrare al possibile acquirente come questi cibi superino le quantità di grassi saturi e non solo, indicate dal Ministero della Salute. L’obiettivo è di informare in modo chiaro e trasparente il cliente.
La scelta adottata dal Cile è stata funzionale, ottenendo una diminuzione degli acquisti relativi ad alcune categorie di cibo:
- 14% in meno nell’acquisto di cereali per la prima colazione
- un calo del 25% nell’acquisto delle bevande zuccherate
- una riduzione del 17% nell’acquisto di dolci confezionati
Nel 2011, la Finlandia decise di intraprendere un programma al fine di arginare il problema dell’obesità infantile, considerando il problema per quello che era. Innanzitutto, si occupò di:
- migliorare la pianificazione urbana promuovendo una maggiore attività fisica
- adottare menù scolastici a base di ingredienti più sani
- regolamentare la pubblicità degli alimenti e applicare una tassa alimentare su dolci e gelati
In riferimento al personaggio di Thor, il suo aumento di peso non è così banale. Non bisogna dimenticare come la depressione o l’ansia possano causare un aumento di peso, anche in base ai farmaci che vengono assunti. Queste cause possono condurre la persona ad assumere cibo in eccesso, scelte alimentari povere e uno stile di vita maggiormente sedentario. L’obesità può essere così una delle cause che si possono verificare con il passare del tempo.
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