C’è una parola che può essere considerata una vera e propria chiave di volta del nostro tempo: questa parola è “sostenibilità”. Di fatto è proprio così, e lo è per ogni settore in cui si articola la nostra vita.
Il Ruolo dell'Università di Parma e il Food Project
In tutto ciò, formazione e ricerca possono svolgere un ruolo di primo piano: ecco, dunque, il rilievo delle Università e dei centri del sapere. Il Food Project dell’Università di Parma è nato proprio in questo orizzonte: un progetto lanciato per coordinare e rafforzare le competenze di eccellenza presenti in Ateneo nel campo della ricerca nel settore Food e Food Industry, promuovere la loro interazione con altri centri di ricerca, imprese e realtà educative sul territorio locale e nazionale, rendere sempre più l’Università di Parma un centro riconosciuto nel campo dell’alta formazione e ricerca del settore “Scienze degli alimenti, delle tecnologie alimentari e della nutrizione” in Italia e nel mondo.
Il Food Project coinvolge docenti di ambiti diversi: tecnologi alimentari, agronomi, veterinari, biologi, microbiologi, chimici, nutrizionisti, medici, ingegneri, economisti, giuristi, umanisti.
Ne abbiamo avuto ulteriore testimonianza la scorsa primavera, quando abbiamo posato la prima pietra dell’Edificio 1 dell’Area Food, che sarà “al servizio” del Food Project: una nuova “casa” che prevede un investimento di 11 milioni e 500mila euro, con finanziamenti pubblici del Ministero dell’Università e della Ricerca e quasi 4 milioni in arrivo dal mondo imprenditoriale e associativo del territorio.
E proprio la Scuola di Studi Superiori in Alimenti e Nutrizione dell’Università di Parma va vista nell’ottica cui accennavo, con l’ambizione di diventare un punto di riferimento internazionale nel contesto della formazione post-laurea e professionalizzante. L’Ateneo, attraverso i suoi Corsi di Laurea e Master e con il Dottorato di Ricerca in Scienze degli Alimenti, già forniva didattica di eccellenza, ma soprattutto per il post-laurea in ambito food c’era bisogno, così come per il Food Project tutto, di coordinamento e messa a sistema.
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La Scuola ha infatti consolidato l’esistente, con una gestione dinamica e flessibile, ma ha anche aperto nuovi corsi e ha garantito un afflato internazionale. In soli due anni ha attivato un Master internazionale (in Food City Design) e tre Summer School internazionali (una delle quali in collaborazione con EFSA e una con l’Università di Cambridge) che ospitano studenti da tutti i cinque continenti. I corsi di formazione specialistica sono poi stati numerosissimi e tutti hanno avuto un riscontro notevole.
La Sfida della Produzione Alimentare Sostenibile
La produzione di alimenti nel nostro pianeta incontra una domanda crescente di quantità e qualità, collegata anche all’aumento complessivo della popolazione e ai cambiamenti continui degli stili di vita. Alla luce delle proiezioni demografiche e climatico-ambientali per i prossimi anni, la sfida del futuro (di un futuro, appunto, sostenibile) è quella di riuscire a indicare modelli di sviluppo idonei per un sistema che, a livello mondiale, cresce velocemente, originando una serie continua di nuovi bisogni e di nuove domande.
Un sistema diversificato e caratteristico per regioni geografiche e popolazioni differenti: popolazioni povere, caratterizzate dalla necessità di accesso al cibo, e popolazioni benestanti, che pur non soffrendo la scarsità di risorse necessitano di definire modelli nutrizionali più salubri. Si tratta dunque di considerare una rete di argomenti interconnessi, che nel loro insieme, in sostanza, favoriscano l’evoluzione sostenibile del sistema produttivo nel suo complesso.
La capacità di vincere queste sfide e soddisfare le aspettative alimentari delle popolazioni future (a partire proprio dal tema del diritto al cibo, che si pone già oggi e si porrà in modo sempre più incisivo) dipende fortemente dal possibile contributo offerto dalla scienza e dalla tecnologia, oltre che dall’educazione a un approccio alimentare ecosostenibile.
L'Impegno dell'Università di Parma per un Futuro Sostenibile
Su questi temi, come in molti altri ambiti, l’Università di Parma mette a disposizione le proprie competenze, sempre per la costruzione di quel futuro sostenibile cui facevo riferimento, nella grande sfida collettiva e territoriale del Patto per il Lavoro e per il Clima varato dalla Regione Emilia-Romagna: un progetto di rilancio e sviluppo fondato sulla sostenibilità ambientale, sociale ed economica, per creare lavoro di qualità, accompagnare la comunità regionale nella transizione ecologica, contrastare le diseguaglianze e ridurre le distanze fra le persone, nel quale il sistema dell’alta formazione può e deve dare un contributo di spessore.
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Abbiamo aderito con convinzione a questa alleanza condividendone, anzitutto, lo spirito di fondo e il fatto che, in un momento così difficile per tutti, si abbia il dovere di “rilanciare” la progettazione e la costruzione del nostro futuro con un disegno di ampio respiro e di medio-lungo termine. È un percorso comune, che guarda al 2030 in linea con l’orizzonte e gli obiettivi fissati dall’Agenda delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea, e che nasce dalla convinzione che dalla pandemia e dalla crisi che essa ha generato occorra uscire rilanciando e costruendo strategie e linee di sviluppo nuove, con uno scarto deciso rispetto al passato.
Trovo particolarmente importante il fatto che l’invito della Regione a “fare sistema” sia stato raccolto da molte realtà, perché è così che non solo si affrontano in modo vincente le emergenze ma, soprattutto, si progettano le azioni future. Il Patto per il Lavoro e per il Clima prevede quattro obiettivi strategici da raggiungere: Emilia-Romagna regione della conoscenza e dei saperi; regione della transizione ecologica; regione dei diritti e dei doveri; del lavoro, delle imprese e delle opportunità.
In tutto questo, in ciascuno di questi punti, l’Università di Parma può e vuole dare il proprio apporto, forte di un know how riconosciuto: nell’agroalimentare, naturalmente, ma anche in tutti gli altri ambiti in cui si declina il Patto. Penso ad esempio ai temi dell’equità, della qualità del lavoro, dell’ambiente, dell’economia e dell’economia circolare, della mobilità sostenibile, del welfare, della legalità e di molto altro ancora.
Recensioni e Testimonianze
La mia esperienza con la dottoressa Maio è molto positiva. La visita è molto accurata e approfondita. La dottoressa è molto professionale e competente, e allo stesso tempo molto dolce ed empatica. Comprende sempre molto bene gli stati d'animo che spesso, durante un percorso dietetico, non sono dei migliori e insieme cerca di trovare la soluzione che possa far stare bene non solo l'organismo ma anche l'animo. È molto scrupolosa e attenta, rispondendo esaustivamente a tutte le domande e incertezze. Inoltre il suo approccio è diverso da tutti gli altri nutrizionisti.
In primo luogo, ho apprezzato molto l'approccio personalizzato del nutrizionista. Ha dedicato tempo ad ascoltare le mie esigenze e i miei obiettivi, creando un piano alimentare su misura che si adattasse al mio stile di vita e alle mie preferenze alimentari.
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Consigli Nutrizionali Utili
È possibile vivere per 2-3 mesi senza cibi cotti, ma non è consigliabile, soprattutto se soffri di gastrite e reflusso. Un'alimentazione solo a base di panini, affettati e insalate può peggiorare i sintomi e causare squilibri nutrizionali.
Consigli principali:
- Evita affettati, cibi grassi o troppo acidi.
- Prediligi alimenti freddi ma leggeri e bilanciati (es. uova sode, tonno, yogurt, legumi cotti in vasetto).
- Se possibile, usa microonde o piastra elettrica per scaldare cibi semplici.
- Pianifica pasti adatti al tuo stomaco e cerca di alternare freddo e caldo.
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