Negli ultimi anni, la dieta chetogenica ha guadagnato popolarità, diventando uno dei regimi alimentari più discussi e ricercati online per la perdita di peso. Tuttavia, la dieta chetogenica non è solo questo: per alcune malattie, rappresenta una vera e propria terapia salvavita. Un’occasione di confronto e condivisione, per fare il punto sui benefici di questa dieta e sullo stato dell’arte dell’applicazione della dieta chetogenica come trattamento.
In cosa consiste la dieta chetogenica?
La dieta chetogenica è un regime alimentare a elevato contenuto di grassi (iperlipidico), povero di carboidrati (ipoglucidico) e con un adeguato apporto di proteine. È così chiamata perché induce l’organismo a formare i corpi chetonici, che hanno a livello del sistema nervoso centrale il duplice compito di fornire una fonte energetica alternativa e di attivare la sintesi di neurotrasmettitori indispensabili per il controllo delle crisi epilettiche.
Nella dieta chetogenica l’apporto di carboidrati viene drasticamente ridotto, tipicamente al di sotto del 5-10% delle calorie totali giornaliere. Questo fa sì che il corpo esaurisca rapidamente le riserve di glicogeno, l’energia che è immagazzinata nei muscoli e nel fegato. Quando il glicogeno è scarso, il corpo inizia a produrre chetoni nel fegato attraverso la scomposizione dei grassi.
È un regime alimentare basato su una drastica riduzione dell’apporto giornaliero di carboidrati (da zero a massimo 50 grammi al dì) favorendo come macronutrienti prevalentemente i grassi e in misura minore le proteine.
La storia della dieta chetogenica
In campo clinico il primo uso documentato di dieta chetogenica per trattare specifiche patologie risale agli anni 20 del secolo scorso, quando Wilder ed altri la utilizzarono per controllare attacchi in pazienti pediatrici affetti da epilessia non trattabile con i farmaci allora disponibili. Un utilizzo tornato alla ribalta negli anni 90 e da allora sempre più diffuso.
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Negli anni 60 e 70, con l’aumentare costante di soggetti sovrappeso e obesi, numerosi furono gli studi sull’utilizzo di una dieta a basso contenuto calorico che potesse portare ad una rapida e significativa riduzione del peso senza intaccare la massa magra. Nacquero i vari protocolli di PSMF (Protein Sparing Modified Fast), diete caratterizzate da un apporto proteico ridotto con quasi totale assenza di carboidrati e un misurato apporto di proteine volto a ridurre al minimo la perdita di preziosa massa muscolare.
In tempi recenti l’affermarsi della Dieta Paleo ha riportato in auge regimi alimentari a ridotto contenuto di carboidrati in grado di generare chetosi.
Negli ultimi anni si è visto un rinnovato interesse della comunità scientifica nei confronti di questo regime alimentare, con l’avvio di promettenti filoni di indagine sull’utilizzo della chetogenica oltre che per il trattamento dell’epilessia e dell’obesità anche per quello di altre patologie come certe forme tumorali, alcune patologie neurologiche come Alzheimer e Parkinson, varie forme di cefalea, il Diabete e la Sindrome Metabolica.
La fisiologia della dieta chetogenica
L’organismo umano dispone di diverse forme di accumulo di riserve delle quali la più consistente è quella rappresentata dal tessuto adiposo, che in un individuo medio del peso di 70 kg, può ammontare a circa 15 kg, mentre le scorte di carboidrati ammontano a poco meno di mezzo kg. È evidente che le riserve di zuccheri possono garantire energia per periodi di tempo molto limitati, mentre i grassi rappresentano una riserva quasi illimitata di energia.
I tessuti ricevono energia in proporzione all’effettiva disponibilità di substrati nel sangue. Quando il glucosio è presente in quantità sufficiente allora risulta essere la sorgente di energia preferita da parte della maggior parte dei tessuti del corpo.
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La restrizione severa dell’apporto di carboidrati, attraverso l’azione su ormoni quali insulina e glucagone, promuove la mobilitazione di lipidi dai tessuti di riserva e la loro utilizzazione a scopo energetico. Vista la scarsità di glucosio l’acetilCoA presente viene utilizzato per la produzione di corpi chetonici, sostanze dai nomi complessi come acetone, acetoacetato e acido β-idrossibutirrico, che divengono carburante d’elezione per le cellule del Sistema Nervoso Centrale.
L’effetto di risparmio delle riserve proteiche potrebbe avvenire attraverso diversi meccanismi: l’uso di proteine è rilevante nei primi giorni della dieta, ma man mano che l’organismo comincia ad utilizzare in maniera preponderante acidi grassi liberi e chetoni per le proprie esigenze energetiche la richiesta di glucosio cala drasticamente, accompagnata della riduzione dell’uso di aminoacidi a scopo energetico.
I chetoni in eccesso, non utilizzati a livello dei tessuti, vengono eliminati attraverso la respirazione in forma di acetone - che impartisce il caratteristico fiato acetosico - e tramite le urine, dove l’eccesso di acidità è tamponato da contemporanea eliminazione di sodio, potassio e magnesio: l’aumentata escrezione di sali è un fatto di cui tenere conto durante una dieta di questo tipo.
La chetosi determina modifiche nella concentrazione di diversi ormoni e nutrienti, tra cui grelina, amilina e leptina e, ovviamente, dei corpi chetonici stessi. È probabilmente attraverso queste variazioni che viene a determinarsi uno degli effetti più rilevanti della dieta chetogenica: la riduzione o la totale scomparsa della sensazione di fame che è tipica della chetosi profonda, indubbiamente una situazione che meglio aiuta a sopportare le rigorose restrizioni alimentari di questa dieta.
Chetosi e chetoacidosi
La chetosi fisiologica in un soggetto sano non va assolutamente confusa con la chetoacidosi diabetica, una condizione estremamente grave, potenzialmente fatale, che può svilupparsi in soggetti affetti da diabete di tipo I quando vengano a mancare le necessarie somministrazioni di insulina. In queste condizioni, pur in presenza di un’elevata glicemia, si assiste a un rapido aumento di corpi chetonici nel sangue, su valori pari o superiori a 25 mmol/l, con un loro progressivo accumulo in circolo e scarsa o nulla utilizzazione a livello dei tessuti. Si tratta tuttavia di una situazione patologica che nulla ha a che fare con la chetosi che si instaura in un soggetto sano.
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Quando è indicata la dieta chetogenica?
La dieta chetogenica è un valido strumento per perdere peso sotto controllo medico, ed è anche un valido strumento per contrastare patologie specifiche. La dieta chetogenica è proposta anche per alcune malattie mitocondriali e per il deficit di piruvato deidrogenasi, che comporta acidosi lattica e danni al sistema nervoso che possono essere anche molto gravi o fatali.
L'efficacia e la sicurezza della dieta variano in base alla patologia trattata, al quadro clinico generale e all’aderenza del paziente.
Ecco alcune delle principali applicazioni terapeutiche della dieta chetogenica:
- Epilessia: È l’applicazione storicamente più consolidata. "Ancora: “La dieta chetogenica è utilizzata per malattie genetiche rare caratterizzate da manifestazioni epilettiche, come la sindrome di West e la sindrome di Lennox-Gastaut, e più in generale per forme di epilessia resistenti ai farmaci, che rappresentano il 30% circa delle epilessia” spiega Veggiotti. Precisando che in questi casi il meccanismo d'azione, non ancora del tutto noto, è diverso da quello che si verifica nelle malattie metaboliche. “Quello che sappiamo è che si verifica una stabilizzazione delle cellule nervose che interferisce con i meccanismi che portano all'innesco delle crisi epilettiche”".
- Diabete di tipo 2: La dieta chetogenica ha dato risultati sempre, in tutti gli studi, nettamente migliori in termini di riduzione della glicemia, del peso corporeo e migliorando persino i livelli di colesterolo.
- Obesità: Una delle applicazioni classiche della dieta chetogenica è il trattamento dell’obesità severa in soggetti accuratamente selezionati: i vantaggi sono rilevanti, per la rapidità dei risultati che accresce notevolmente la motivazione, per la riduzione della sensazione di fame tipica della chetosi, per l’effetto di risparmio sul tessuto muscolare e per la maggior aderenza al piano alimentare che risulta in genere molto facile da seguire.
- Sindrome da deficit di GLUT1: Ma se per molte persone può essere un’opzione o una scelta alimentare, per chi ha la sindrome da deficit di GLUT1 la dieta chetogenica rappresenta l’unica opzione di cura possibile.
- Malattie metaboliche: Partendo da questa premessa, nel campo delle malattie metaboliche può essere usata in due diverse aree di intervento: la prima, come trattamento specifico per una malattia, andando a sopperire una mancanza, come nel caso della sindrome da deficit del trasportatore di glucosio di tipo 1 (deficit di GLUT1), di alcune glicogenosi o del difetto di piruvato deidrogenasi (PHD); la seconda, per curare un sintomo, come può essere la progressione del danno neurologico o le crisi epilettiche in malattie metaboliche neurodegenerative.
- Altre patologie: Studi molto promettenti sono quelli riguardanti l’applicazione della dieta chetogenica nel trattamento della sindrome metabolica, dell’iperglicemia e della steatosi non alcolica del fegato, con miglioramenti rilevanti nel quadro clinico dei pazienti trattati.
Come impostare una dieta chetogenica
riduzione dell’apporto giornaliero di carboidrati al di sotto dei 30 g al giorno. Il contributo proteico, al contrario di quanto comunemente si crede, viene mantenuto su valori di poco superiori a quanto indicato nelle linee guida, valori che oscillano intorno a 1-1,5 g per kg di peso corporeo, attestandosi intorno ai 50/120 grammi giornalieri a seconda delle caratteristiche del paziente.
Ovviamente le proteine devono provenire da alimenti di buona qualità: sono quindi favoriti pesce, carne, uova e yogurt, quest’ultimo in quantità limitate.
L’apporto di grassi dovrebbe essere tale da garantire l’apporto calorico desiderato per il soggetto, con netta predilezione per cibi ricchi di grassi insaturi di buona qualità come olio extravergine di oliva, frutta oleosa secca e pesce.
Il consumo di verdure a ridotto contenuto di zuccheri è permesso in quantità libera, mentre per verdure con un contenuto di carboidrati più elevato è previsto un tetto alle porzioni da consumare, tra i 100 e i 200g.
Suggerisco di evitare tutti quei protocolli pseudo-chetogenici come Atkins e Dukan che prevedono un consumo indiscriminato e senza freno alcuno di alimenti ricchi di grassi e proteine. Interessanti invece protocolli come la Dieta Chetogenica Mediterranea Spagnola, basata sul consumo di pesce, verdure ed olio extravergine di oliva.
A meno che non venga utilizzata per il trattamento di specifiche patologie, la dieta chetogenica non può essere protratta indefinitamente nel tempo: la maggior parte degli studi suggerisce che un piano alimentare chetogenico mirato al dimagrimento debba essere utilizzato per un periodo di 8/12 settimane.
Controindicazioni e precauzioni
La dieta chetogenica non è indicata per tutti. Va tenuto presente che ci sono anche delle controindicazioni, da non sottovalutare, tra cui insufficienza epatica e renale, diabete di tipo 1 e problematiche cardiopatiche.
Iniziare una dieta chetogenica non significa semplicemente “togliere i carboidrati”. Nei primi giorni si può manifestare la cosiddetta cheto-influenza, con sintomi come mal di testa, stanchezza, irritabilità e crampi.
In termini di effetti collaterali, invece, i più frequenti nei primi giorni sono cefaléa, alitósi e stipsi. Proprio per questo, per intraprendere un qualsiasi percorso nutrizionale occorre affidarsi ad uno specialista in ambito nutrizionale che, dopo un’accurata valutazione, prescriva la dietoterapia più appropriata in base non solo alla storia clinica del paziente, ma anche personale.
L'importanza del monitoraggio e del supporto
Per le famiglie è importantissimo poter contare su centri specializzati, sulla creazione di una cultura diffusa sul tema, in modo che per esempio le mense scolastiche possano attivarsi per garantire queste diete speciali in caso di bisogno, sulla creazione di reti con medici, ricercatori e altre famiglie.
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