Proteina C Anticoagulante: Valori di Riferimento e Importanza Clinica

La proteina C è una proteina che possiede attività anticoagulante ed assieme alla proteina S e antitrombina III, ha il compito di contrastare l'eccessiva attività coagulativa, mantenendo fluido il sangue. La proteina C coagulativa è un fattore che partecipa alla formazione dei coaguli, limitandone l'estensione.

Il Ruolo della Proteina C nella Coagulazione

In condizioni normali, dopo il danneggiamento dei tessuti o della parete dei vasi sanguigni, la perdita ematica viene bloccata grazie all'emostasi. Nel corso di tale processo, le piastrine aderiscono in corrispondenza del sito lesionato, quindi viene innescata la reazione che porta all'attivazione dei fattori della coagulazione (cascata coagulativa). Ciò determina la formazione di un coagulo che permane fino alla completa riparazione del danno.

La proteina C partecipa al processo della coagulazione insieme ad altri fattori. La proteina C coopera con la proteina S per la formazione di coaguli nel sangue. Nel caso non vi sia una quantità sufficiente di proteine C ed S, o queste non funzionino in maniera adeguata, i coaguli possono formarsi in maniera incontrollata. Queste situazioni possono essere da lievi a molto gravi.

La proteina C, da non confondersi con la proteina C reattiva, è il più importante anticoagulante del sangue; condivide quindi lo stesso ruolo biologico dell'antitrombina III, anche se i meccanismi d'azione di queste proteine, entrambe di origine epatica, sono differenti. I principali substrati su cui agisce la proteina C sono il fattore Va ed il fattore VIIIa della coagulazione.

In presenza di trombina, generata dalla coagulazione, e di trombomodulina, presente sulla superficie endoteliale, la proteina C si converte nella forma attiva, detta appunto proteina C attiva (APC, che ancora una volta non c'entra nulla con la proteina C reattiva). Grazie a questa modificazione strutturale, la proteina C attiva acquisisce anche un'attività pro-fibrinolitica (favorisce la dissoluzione del coagulo), che espleta attraverso l'inibizione del PAI-1 (inibitore dell'attivatore del plasminogeno).

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Ricordiamo infine che la trombina (fattore IIa), converte il fibrinogeno in un polimero di fibrina insolubile, che partecipa alla formazione del coagulo.

Valori di Riferimento della Proteina C

Per quanto riguarda il dosaggio immunologico, i normali valori della proteina C nel sangue sono compresi nell'intervallo 48 - 80 nmol/L (3-5 mg/L). È importante notare che l'intervallo di riferimento dell'esame può cambiare in funzione di età, sesso e strumentazione in uso nel laboratorio analisi. Per questo motivo, è preferibile consultare i range riportati direttamente sul referto.

Cause di Deficit di Proteina C

Un deficit della proteina C può derivare, ad esempio, da fattori congeniti, iperconsumo, carenza di vitamina K, assunzione di estroprogestinici o alti livelli di estradiolo per induzione dell'ovulazione. Un'alterazione quantitativa o la disfunzione di questa proteina anticoagulante rappresenta un fattore di rischio per i fenomeni tromboembolici.

I deficit di proteina C possono avere un'origine congenita (di natura ereditaria) o acquisita. Il deficit acquisito di proteina S è dovuto per lo più ad una ridotta sintesi epatica. Altre cause includono infezioni severe.

Esistono due tipi principali di deficit di proteina C:

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  • Alterazioni di tipo ereditario (trasmesse dai genitori ai figli).
  • Deficit di tipo II (meno comuni, in cui diminuisce l'attività funzionale della proteina - difetto qualitativo).

In maniera del tutto eccezionale le due condizioni possono coesistere (evento particolarmente raro nella popolazione), determinando gravi fenomeni trombotici, talvolta a decorso fatale, già in tenera età, come la porpora fulminante nel neonato, la trombosi venosa profonda degli arti inferiori e la necrosi cutanea in associazione all'uso orale di anticoagulanti cumarinici.

Quest'ultimo fenomeno si può presentare, per assurdo, poiché all'inizio della terapia l'inattivazione farmacologica della proteina C può risultare superiore a quella dei fattori della coagulazione vitamina K - dipendenti (II, VII, IX e X), con conseguente aumento dei meccanismi coagulativi e necrosi di aree cutanee.

Resistenza alla Proteina C Attivata e Fattore V Leiden

Esiste un'ulteriore malattia ereditaria, molto più comune rispetto alle precedenti (incidenza 3 - 7% nella popolazione sana), caratterizzata dalla resistenza alla proteina C attivata. In pratica, la proteina C si attiva normalmente ma non riesce a inibire in maniera adeguata i fattori Va ed VIIIa della coagulazione.

Pertanto, se ad un campione ematico prelevato da un soggetto resistente si aggiungono concentrazioni crescenti di proteina C attivata, non si assiste a un prolungamento adeguato del tempo di coagulazione (com'è logico aspettarsi). Responsabile di tale anomalia è nella stragrande maggioranza dei casi (più del 90%) una mutazione nel gene del Fattore V (Fattore V Leiden), che comporta una sostituzione amminoacidica nella proteina matura.

Le ripercussioni della resistenza alla proteina C attivata dipendono anche dalla sovrapposizione o meno di altri fattori, come quelli responsabili di carenze acquisite (gravidanza, traumi, interventi chirurgici o utilizzo di contraccettivi orali).

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Quando Effettuare il Test della Proteina C

Quest'analisi viene indicata, in genere, dopo un evento trombotico inspiegabile, come supporto alla diagnosi di disordini da ipercoagulazione, soprattutto in soggetti giovani (meno di 50 anni) e/o che non hanno altri motivi evidenti per manifestare tale fenomeno. Il test della proteina C può essere richiesto anche in caso di aborti multipli.

Inoltre, è molto importante controllare i valori di questa proteina prima di assumere contraccettivi orali; nelle donne a rischio, i farmaci a base di estrogeni e progestinici potrebbero causare, infatti, trombosi venosa o altri disturbi cardiovascolari. La valutazione può essere consigliata anche quando un paziente ha un familiare stretto che ha un deficit ereditario di proteina C.

Proteina S e il suo Ruolo

Il dosaggio plasmatico della proteina S permette l'identificazione di carenze acquisite e congenite. La proteina S è una proteina plasmatica che partecipa al processo della coagulazione: cooperando con altri fattori, quest'elemento ha il compito di contrastare la trombosi (intesa come un'eccessiva attività coagulativa), mantenendo fluido il sangue.

La proteina S è il principale cofattore naturale per la proteina C, attivata nella degradazione proteolitica del Fattore V e del Fattore VIII.

Interpretazione dei Risultati

Un deficit di proteina C si traduce in una riduzione dell'attività anticoagulante del sangue o, se preferite, in uno stato di trombofilia; di conseguenza, aumenta il rischio che nei vasi sanguigni si formino dei coaguli anomali (detti trombi). Questi "grumi" possono andare in contro a dissoluzione spontanea, crescere al punto di ostruire il vaso in cui originano oppure rompersi, migrando in circolo e finendo, talvolta, con l'occludere un vaso di dimensioni inferiori.

Un basso valore di proteina C si associa alla tendenza alla formazione eccessiva e inappropriata di coaguli. Un basso valore di proteina S predispone alla formazione eccessiva ed inappropriata di coaguli. Le conseguenze più temibili di questa condizione, detta trombosi, sono l'infarto cardiaco, l'ictus e l'embolia polmonare.

Preparazione all'Esame

Nelle due settimane precedenti l'analisi, è necessario sospendere la terapia orale con warfarin (Cumadin®).

Esami Funzionali

Esame funzionale della proteina C: misura l'attività della proteina C, ponendo l'attenzione sulla capacità di regolare e diminuire la formazione di coaguli. Esame funzionale della proteina S: misura l'attività della proteina S, ponendo l'attenzione sulla capacità di regolare e diminuire la formazione di coaguli. Il test della proteina S può essere richiesto anche in caso di aborti multipli.

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