La proteina C reattiva (PCR) è un marcatore di infiammazione aspecifico, il che significa che risulta elevato in presenza di uno stato infiammatorio, anche se non rivela le cause specifiche dell’infiammazione. Prodotta dal fegato, la PCR fa parte del gruppo di molecole chiamate "proteine di fase acuta", che vengono sintetizzate dall'organismo e rilasciate nel circolo sanguigno durante processi infiammatori di varia origine.
La concentrazione della PCR nel sangue aumenta rapidamente in risposta a infezioni provocate da batteri, funghi, virus, protozoi o elminti, oppure in concomitanza con processi patologici di altra natura. Pertanto, rappresenta un indicatore di un'infiammazione in atto. In seguito all'attivazione dei meccanismi di difesa immunitaria e della reazione infiammatoria connessa, il livello della PCR nel sangue, normalmente molto basso, sale in tempi rapidissimi (poche ore), raggiungendo il picco massimo in due giorni.
Il dosaggio della proteina C reattiva è una semplice analisi di laboratorio, effettuata con un prelievo di sangue. Si tratta di un esame di controllo poco invasivo e del tutto indolore, attuabile con strumenti comuni anche nel contesto di una semplice visita medica.
Valori della Proteina C Reattiva
Di norma, la proteina C-reattiva è presente nel sangue in concentrazioni molto basse, inferiori a 8 milligrammi/litro (mg/l). In caso di infiammazioni gravi, i livelli possono aumentare con grande rapidità, arrivando a raggiungere valori anche cento volte superiori a quelli medi, fino a toccare i 500-1000 mg/l.
In condizioni patologiche, i valori della proteina C reattiva possono aumentare considerevolmente, a seconda dell’entità e dell’estensione dell’infiammazione. Avere la proteina C reattiva alta costituisce un segnale, seppure aspecifico e non sempre chiaro, di una possibile infiammazione.
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Nel caso delle infezioni, l’entità dell’innalzamento della proteina C reattiva è influenzata anche dalla causa specifica: le infezioni di origine virale si associano in genere a valori più bassi di quelli che accompagnano le infezioni batteriche.
Poiché in questi casi l’incremento della proteina C reattiva è inferiore a quello che si riscontra in concomitanza con infezioni e malattie infiammatorie, negli ultimi anni è stato messo a punto un test “ad alta sensibilità” (HS-CRP, High Sensitivity C-reactive protein) capace di dosarla accuratamente in un intervallo compreso tra 0,5 e 15 mg/L.
PCR e Polmonite
La polmonite acquisita in comunità (CAP) è una causa frequente di morbilità, con una mortalità che raggiunge il 20% nei pazienti ospedalizzati. Una diagnosi di CAP viene posta nel 5-12% degli adulti che si presentano con sintomi di infezione delle basse vie respiratorie negli ambulatori dei medici di medicina generale (MMG); di questi, il 22-42% viene successivamente ospedalizzato.
Nei pazienti con sintomi di infezione delle basse vie respiratorie, senza diagnosi clinica certa di polmonite, si raccomanda di effettuare un prelievo per il dosaggio della PCR al fine di decidere se prescrivere, o meno, una terapia antibiotica.
Un ciclo di antibiotico di 5 giorni è di minore durata rispetto a quanto previsto dalle linee guida precedenti, ma è comunque sicuro se al paziente viene raccomandato, in caso di mancato miglioramento, di rivolgersi al medico permettendogli di valutare un prolungamento della terapia.
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Misurare la PCR nei pazienti con CAP al momento del ricovero e ripetere il dosaggio in caso di decorso clinico incerto dopo 48-72 ore.
Spiegare al paziente con CAP che i sintomi, dopo l’inizio della terapia antibiotica, dovrebbero progressivamente migliorare, ma la rapidità del miglioramento può variare in relazione alla gravità clinica della polmonite. Consigliare ai pazienti con CAP di consultare il MMG in caso di peggioramento o di mancato miglioramento delle condizioni cliniche rispetto alle attese.
Anche se molti pazienti richiedono antibiotici appena stanno poco bene e hanno la tosse, questa linea guida raccomanda di evitare un loro sovra-utilizzo che può essere dannoso per il singolo paziente (eventi avversi e complicazioni: es. infezione da Clostridium difficile) e per la popolazione in generale (resistenze agli antibiotici).
Dosare la PCR nell’ambito delle cure primarie è una raccomandazione che necessita di investimenti sia in termini di costi che di formazione. Tuttavia, includere il significato e il risultato del test nel consulto con il paziente può essere utile per rassicurarlo sulla inappropriatezza della prescrizione antibiotica nella maggioranza dei casi.
PCR e Malattie Polmonari Interstiziali (ILD)
Il contributo dell'infiammazione nella patogenesi di molte malattie polmonari interstiziali (ILD) è ampiamente riconosciuto. La proteina C-reattiva (CRP) è una proteina di fase acuta utilizzata come marcatore non specifico di infezione e infiammazione, ed è ampiamente impiegata nella pratica clinica di routine.
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Uno studio ha evidenziato che i pazienti con livelli basali più elevati di CRP avevano una sopravvivenza inferiore in tutti i gruppi di ILD. In particolare, i livelli di CRP ≥5 mg/L sono stati associati a una mortalità precoce in tutte le coorti. Nell’analisi multivariata, dopo aver aggiustato per i fattori confondenti, la CRP è rimasta un predittore indipendente di mortalità in tutti i sottogruppi di malattia.
I risultati suggeriscono che l'infiammazione sistemica, riflessa dai livelli di CRP, potrebbe influenzare negativamente il decorso della malattia e la mortalità nei pazienti con ILD.
Un aumento dello stato infiammatorio sistemico potrebbe contribuire a una ridotta sopravvivenza attraverso vari meccanismi, tra cui la perdita di peso involontaria, la riduzione dello stato funzionale e le malattie cardiovascolari, come osservato in altre malattie polmonari croniche come la BPCO.
Tabella: Interpretazione dei Valori di PCR
| Valore di PCR | Interpretazione |
|---|---|
| Inferiore a 8 mg/L | Normale |
| Tra 8 e 100 mg/L | Infiammazione moderata (infezioni virali, malattie croniche) |
| Superiore a 100 mg/L | Infiammazione grave (infezioni batteriche, sepsi) |
Altri Marcatori di Infiammazione e Infezione
Oltre alla PCR, altri marcatori possono essere utili per valutare l'infiammazione e l'infezione, tra cui:
- Velocità di sedimentazione degli eritrociti (VES): Come la PCR, misura l'infiammazione, ma è meno sensibile. È però facile da eseguire e fornisce più informazioni.
- Leucociti (globuli bianchi): Numerose patologie respiratorie infiammatorie e infettive, acute e croniche, possono accompagnarsi ad alterazione della quantità dei globuli bianchi presenti nel sangue (esame emocromocitometrico), con possibile aumento dei valori (leucocitosi) o riduzione degli stessi (leucopenia).
- Procalcitonina (PCT): Utile marcatore in grado di differenziare le gravi infezioni batteriche diffuse da quelle virali e dagli stati infiammatori di natura non infettiva, presentando valori elevati nelle gravi sepsi batteriche e nello shock settico.
- Fibrinogeno: Precursore circolante della fibrina, proteina finale del processo coagulativo del sangue.
- D-dimero: Prodotto di degradazione della fibrina (FDP), che trova indicazione anche nelle malattie tromboemboliche e, tra queste, nell’embolia polmonare, ma che può, più semplicemente, essere espressione di un generale stato infiammatorio dell’organismo.
- Ferritina: Proteina che lega il ferro di deposito presente nei tessuti.