Proteina S100: Valori Normali e Interpretazione

Le proteine S100 sono una famiglia di proteine presenti in molte cellule, tra cui cellule di Schwann, melanociti, cellule della glia, condrociti, adipociti, cellule mioepiteliali, macrofagi, cellule di Langerhans e cellule dendritiche. Sono implicate in varie funzioni intracellulari ed extracellulari.

La proteina S100 viene utilizzata come marcatore per alcuni tumori.

Proteina S100B e Trauma Cranico

Recentemente, però, la specificità per il tessuto cerebrale è stata messa in discussione. Sembra che molti tessuti extracrannici possano liberare S100B se sottoposti a stress modificando il livello serico di questa proteina.

Il trauma di tessuti quali il grasso, le cellule epiteliali, i muscoli e le ossa, sembra aumentare il livello serico, indipendentemente dalla presenza di una lesione cerebrale e questo può compromettere il valore prognostico del S100B nel trauma cranico.

L'obiettivo di una ricerca è studiare la presenza della proteina S100B nel siero di pazienti traumatizzati che presentino un trauma cranico isolato (lieve, moderato e grave) e un trauma maggiore (ISS >15) che sia cranico ed extracranico o esclusivamente extracranico.

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I valori di S100B titolata all'arrivo del paziente entro le 6 ore dal trauma e poi dopo 24 ore, saranno correlati con le caratteristiche cliniche del paziente e con il suo outcome.

La correlazione del valore serico del biomarcatore con la presenza, la gravità e l'esito dell'eventuale shock emorragico, per valutare la capacità di questa proteina di indicare precocemente l'evoluzione emodinamica del paziente è un punto importante.

Le terapie infuse rappresenteranno un punto molto importante della ricerca, in quanto è possibile che alcuni trattamenti effettuati molto comunemente nel paziente con trauma cranico siano in grado di influenzare la cinetica dei biomarcatori, in particolare i farmaci sedativi, i vasopressori e il mannitolo.

Titolazione del S100B

Per quanto riguarda la titolazione del S100B, a tutti i pazienti verrà prelevato, all'arrivo in Pronto Soccorso e poi a 24 e 72 ore, un campione di sangue venoso che verrà centrifugato per separare il siero e poi conservato a -20°C fino a quando non sarà analizzato.

La misurazione della concentrazione della proteina S100B avverrà con il metodo ELECSYS S100. Questo è un metodo sandwich a uno step in elettrochemiluminescenza (ECL). Il test impiega due anticorpi monoclonali : il primo anticorpo biotilinato è utilizzato come anticorpo di cattura e lega le microparticelle adese con streptavidina. Il secondo anticorpo, legato covalentemente ad un chelato di Rutenio, è utilizzato per la rilevazione. Il test può essere applicato sugli immuno-analizzatori automatici Elecsys 2010 cobas e 411, cobas e 601 e Modular E170.

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Il trattamento farmacologico in corso e il tempo trascorso dalla sospensione dello stesso sono fattori da considerare.

Calprotectina Fecale: Un Membro della Famiglia S100

La calprotectina è una proteina di 36 kDa, legante il calcio e lo zinco, appartenente alla famiglia delle proteine S100 (S100 A8/A9), con funzioni regolatrici nelle reazioni infiammatorie. Essa è presente nei tessuti e nei fluidi, è particolarmente abbondante nei neutrofili e nei monociti, e possiede numerose funzioni biologiche, come l’attività antimicrobica e antimicotica.

La calprotectina, inoltre, risulta essere resistente alla degradazione enzimatica e quindi conservabile e facilmente misurabile nelle feci, proprietà che è alla base della sua utilità clinica.

Sin dalla sua prima descrizione nel 1980 da parte di Fagerhol, la calprotectina ha visto un uso senza precedenti nella pratica clinica in un’ampia varietà di condizioni che vanno dalla malattia infiammatoria intestinale ai disturbi gastrointestinali funzionali. Tuttavia, proprio il suo largo utilizzo, molto spesso, ne ha determinato un uso improprio.

Per tale motivo il Comitato di Gastroenterologia della Società Europea di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica (ESPGHAN) ha sentito l’esigenza di produrre un position paper che rivedesse le evidenze esistenti sul valore della calprotectina fecale nei diversi disturbi gastrointestinali del bambino, formulando, ove possibile, raccomandazioni per il suo utilizzo.

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Raccolta e Misurazione della Calprotectina Fecale

In particolare, il position paper fornisce raccomandazioni relative al campionamento, ai metodi di misurazione e all’interpretazione dei risultati. Per quanto riguarda la raccolta dei campioni, questi possono essere prelevati dalle feci in qualunque momento della giornata e conservati a temperatura ambiente per un massimo di 3 giorni, o in frigorifero per un massimo di 7 giorni, senza necessità di trattamenti particolari.

La raccolta di feci dal pannolino non è raccomandata per il rischio di risultati falsamente elevati; parimenti, non dovrebbero essere raccolte feci durante o subito dopo una pulizia intestinale effettuata per indagini endoscopiche.

Valori di Riferimento e Interpretazione Clinica

Nella popolazione generale, i valori di calprotectina fecale tendono ad essere più elevati nel bambino rispetto all’adulto, con una correlazione inversamente proporzionale tra valori di calprotectina fecale ed età; tuttavia, non sono ancora disponibili dei valori di riferimento che tengano conto dell’età del soggetto.

Nello specifico, il valore limite di 100 μcg/g non andrebbe utilizzato nei bambini di età inferiore ai 4 anni, a causa dell’ampia variabilità interindividuale registrata in soggetti sani appartenenti a questa fascia di età. Pertanto, in considerazione di tale variabilità, soprattutto nei bambini al di sotto dei 4 anni di età, gli esperti raccomandano che le scelte cliniche non si basino esclusivamente sui valori di calprotectina fecale, ma che tengano sempre in considerazione il contesto clinico globale.

Il dosaggio della calprotectina fecale risulta essere utile principalmente nella diagnosi e nel monitoraggio della malattia infiammatoria intestinale, nonché per differenziarla dai disturbi gastrointestinali funzionali. Inoltre, un aumento della concentrazione di calprotectina fecale può mettere in guardia dal rischio di sviluppare enterocolite necrotizzante e aiutare ad identificare il coinvolgimento gastrointestinale nei bambini con porpora di Henoch-Schönlein.

Al contrario, la calprotectina fecale non è di supporto nella diagnosi delle coliche infantili, né nella diagnosi differenziale tra stipsi funzionale e organica. Inoltre, la valutazione della calprotectina fecale ha dimostrato uno scarso valore nell’allergia alle proteine del latte vaccino, nella malattia celiaca e nella fibrosi cistica.

Infine, la calprotectina fecale non aiuta a distinguere la gastroenterite acuta batterica da quella virale, né a diagnosticare l’infezione da Helicobacter Pylori, la proliferazione batterica intestinale, l’appendicite acuta o i polipi intestinali.

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