Effetti della Proteina Spike sull'Ovaio e la Fertilità: Cosa Dice la Ricerca

A marzo 2020, la diffusione globale della nuova malattia COVID-19 ha raggiunto lo status di pandemia. Oggi sappiamo che, sebbene in molti casi asintomatica o paucisintomatica, l’influenza da virus SARS-CoV-2 è causa di un alto tasso di mortalità per pazienti fragili ad alto rischio.

COVID-19 e Sindrome dell'Ovaio Policistico (PCOS)

Un recente studio pubblicato su Pubmed e guidato da Ioannis Kyrou del Warwickshire Institute for the Study of Diabetes, Endocrinology and Metabolism (WISDEM) si è interrogato se la PCOS potesse rappresentare un fattore di rischio per l’infezione COVID-19 e se il sistema sanitario non dovrebbe prestare un’alta attenzione a un tipo di paziente complesso come la donna con sindrome dell’ovaio policistico.

Nelle donne in età fertile la sindrome dell’ovaio policistico rappresenta il disordine endocrino molto frequente. La PCOS è una sindrome complessa ed eterogenea che spesso si associa a obesità, insulino-resistenza, diabete di tipo 2, ma anche dislipidemia e apnea ostruttiva del sonno. Il tipo più comune di PCOS si manifesta con insulino-resistenza e iperandrogenismo a cui si associano una ridotta tolleranza al glucosio e sindrome metabolica.

Rischi e Comorbidità

La presenza di altre malattie croniche (comorbilità) di tipo cardio-metabolico come diabete, obesità e ipertensione è ormai largamente riconosciuta come fattore di rischio per una forma grave di COVID-19.

Nei pazienti COVID-19 più gravi si è osservato il rilascio eccessivo da parte dell’organismo di citochine pro-infiammatorie. Inoltre, nuove evidenze suggeriscono che livelli bassi di Vitamina-D possano contribuire alla sindrome da stress respiratorio acuto. Un deficit di Vitamina D è stato poi osservato nella popolazione anziana di Italia e Spagna, tra le più colpite dalla pandemia.

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Nonostante ulteriori studi sull’argomento siano necessari per giungere a delle conclusioni univoche, gli autori mettono in luce come nella popolazione di donne PCOS livelli bassi di Vitamina D siano associati a iperandrogenismo, infertilità e rischio cardio-metabolico. A prima vista, le donne con PCOS sembrano appartenere per età e genere ad una popolazione meno soggetta a complicazioni da COVID-19.

Proteina Spike e Meccanismi Biologici

Prove sempre più evidenti suggeriscono che, rispetto alle donne, gli uomini siano più suscettibili allo sviluppo di una forma grave di COVID-19, indipendentemente dall’età. I meccanismi biologici implicati in questa predisposizione sono tuttora oggetto di indagine e una particolare attenzione viene posta sul ruolo giocato da un particolare enzima, ACE-2, che sarebbe attivato dalle proteine spike del SARA-CoV-2.

Alcune osservazioni preliminari suggeriscono che gli androgeni, ormoni sessuali maschili, potrebbero essere implicati nella gravità della malattia perché coinvolti nei meccanismi dell’enzima ACE-2 che faciliterebbe l’ingresso del virus nelle cellule. Goren e altri studiosi hanno anche documentato che l’alopecia androgenica era una caratteristica comune in gruppo di pazienti ospedalizzati per Covid-19.

Vaccinazione Anti-COVID e Ciclo Mestruale

A seguito della vaccinazione anti Covid molte donne hanno riferito alterazioni nel loro ciclo mestruale, intese come numero di giorni di sanguinamento e abbondanza del flusso.

Come riportato nello studio di coorte pubblicato sul British Medical Journal, i ricercatori svedesi hanno utilizzato i dati contenuti nei registri sanitari di 2.946.448 donne di età compresa tra 12 e 74 anni, raccolti da dicembre 2020 a febbraio 2022. Lo scopo? Valutare il rischio di disturbi mestruali e sanguinamenti dopo la vaccinazione anti Covid.

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Delle donne coinvolte, oltre 2,5 milioni (88%) hanno ricevuto almeno una vaccinazione contro il Covid e oltre 1,6 milioni (64%) tre dosi durante il periodo di studio, prima della fine del follow-up. Nello studio non è stata trovata alcuna evidenza certa di un aumento del rischio di alterazioni mestruali dopo la vaccinazione.

Tuttavia, si parla di uno studio di grandi dimensioni con un follow-up quasi completo, che utilizza dati solidi provenienti da registri nazionali. Per questo motivo, i ricercatori concludono che «sono state osservate associazioni deboli e incoerenti tra la vaccinazione contro SARS-CoV-2 e il sanguinamento nelle donne in postmenopausa, e sono state registrate prove ancora minori di un'associazione per i disturbi mestruali o il sanguinamento nelle donne in premenopausa. Questi risultati, dunque, non forniscono un supporto sostanziale per un'associazione causale tra la vaccinazione SARS-CoV-2 e i contatti sanitari relativi a disturbi mestruali o emorragie».

Vaccini e Fertilità: Cosa Sappiamo

Fino ad ora non ci sono dati che suggeriscano che i vaccini Pfizer e Moderna abbiano un impatto negativo sulla fertilità delle donne. Infatti, negli studi condotti prima della presentazione del vaccino si è osservato che diverse donne che sono state vaccinate con questi prodotti e hanno partecipato agli studi clinici preliminari sono poi rimaste gravide senza particolari problemi. Molte donne sembrano essere particolarmente ansiose e timorose su questa relazione tra vaccini e possibili problemi ad avere poi un figlio.

Queste preoccupazioni sui vaccini anti COVID-19 hanno coinvolto giustamente anche gli uomini perché diversi studi hanno mostrato come il virus possa interferire negativamente sull’attività dei testicoli, la relativa produzione adeguata di spermatozoi e quindi determinare una dispermia. Tutte le più importanti associazioni scientifiche nazionali ed internazionali raccomandano la vaccinazione temendo un possibile danno delle gonadi dopo un'infezione da Covid-19.

Vaccini mRNA (Pfizer e Moderna)

Qui però dobbiamo ricordare che nei vaccini Pfizer e Moderna non sono presenti elementi reali del virus ma solo molecole di acido ribonucleico messaggero (mRNA) che contengono le istruzioni perché le cellule della persona che si è vaccinata sintetizzino le proteine Spike, queste sono proteine di superficie che agiscono come una chiave, ossia un grimaldello, che fa entrare il virus nelle nostre cellule, in cui poi si può riprodurre.

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Le proteine prodotte su ordine del mRNA, dopo una vaccinazione, stimolano il sistema immunitario a fabbricare degli anticorpi specifici anti Spike. Chi si è vaccinato e viene contagiato dal COVID 19 possiede gli anticorpi adeguati e capaci di bloccare le proteine Spike e impedire così l’ingresso del virus nelle cellule del nostro organismo e quindi evitare di ammalarsi. Questo tipo di vaccino, viste queste premesse, non dovrebbe avere alcun impatto negativo sulla fertilità di un uomo.

Vaccini Vettoriali (AstraZeneca e Johnson&Johnson)

Discorso diverso potrebbe essere preso in considerazione per gli altri vaccini (AstraZeneca e Johnson & Johnson) che hanno una preparazione più tradizionale e per scatenare la risposta anticorpale utilizzano parti del virus o virus attenuati.

L'American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG), l'American Society for Reproductive Medicine (ASRM) e la Society for Maternal-Fetal Medicine (SMFM) continuano a raccomandare affinché il vaccino sia disponibile per tutte le donne in gravidanza e assicurano che non vi sono prove oggi che i vaccini disponibili possano portare alla perdita della propria fertilità. Problematiche di fertilità, benché non siano state valutate specificamente negli studi clinici preliminari del vaccino, non vengono segnalate in modo significativo tra i milioni di persone che hanno ricevuto i vaccini autorizzati e nessun problema d’infertilità sembra essere stato notificato anche negli studi preliminari sugli animali.

In sintesi, fatte queste premesse, sembrerebbe che la perdita di fertilità nelle persone vaccinate oggi sia scientificamente improbabile.

Impatto del COVID-19 sul Testicolo

L’emergenza sanitaria ci ha insegnato che l’infezione da Covid-19 ha conseguenze molto importanti sul sistema respiratorio e vascolare, la cui affezione severa rappresenta il maggior rischio di evoluzione fatale della malattia.

Ad oggi, le conoscenze in nostro possesso non ci permettono di valutare appieno le conseguenze a breve e lungo termine della malattia da Covid-19 anche su altri organi, tra i quali il testicolo. Questo aspetto risulta di particolare importanza se si considera che l’infezione da Covid-19 si è dimostrata colpire con maggiore frequenza il sesso maschile rispetto a quello femminile.

Ad oggi non sappiamo ancora il perché, ma è possibile che gli steroidi sessuali, il testosterone nel maschio e gli estrogeni nella femmina, entrambi prodotti dalle gonadi (il testicolo nel maschio e l’ovaio nella femmina) e i loro meccanismi d’azione a livello di organi e tessuti bersaglio possano influenzare l’espressione di fattori favorenti (o protettivi) l’evoluzione dell’infezione stessa.

Coinvolgimento del Testicolo nel COVID-19

Gli studi ad oggi condotti hanno permesso di accumulare alcune evidenze rispetto al possibile coinvolgimento testicolare a seguito di infezione da SARS-COV-2 benché serviranno sicuramente studi ulteriori per poter trarre delle conclusioni definitive in merito.

È infatti noto che il SARS-COV-2 penetri nelle cellule del nostro organismo grazie a una proteina “spike” che è in grado di determinare una modificazione strutturale della membrana esterna delle cellule infettate, creandosi così una via di ingresso nella cellula ospite dove potrà replicarsi e quindi propagare l’infezione.

Questa proteina spike, in particolare, ha un’alta affinità per un tipo di recettori di membrana che sono i recettori dell’enzima di conversione dell'angiotensina-2 (ACE2r). Ciò significa che cellule che esprimono questi recettori potrebbero essere il target del SARS-COV-2.

Una specifica popolazione cellulare del testicolo, le cellule di Leydig, responsabili della produzione di testosterone, esprimono gli ACE2r. D’altro canto, l’espressione di questo recettore è stata dimostrata anche a livello degli spermatogoni, precursori degli spermatozoi, e delle cellule di Sertoli che rivestono i tubuli seminiferi del testicolo in cui avviene la spermatogenesi.

L’insieme di questi presupposti ed evidenze hanno fatto pensare che il testicolo potesse essere un possibile tessuto target di SARS-COV-2 e che potesse esserne colpito nella sua funzione ormonale e spermatica con potenziali effetti sia sulla produzione di testosterone che sulla fertilità del paziente infetto. Ad oggi però non vi è dimostrazione diretta di questa localizzazione virale.

Infezioni Virali e Testicolo

Si, è noto che il testicolo possa essere vittima di infezioni virali che determinano quadri di infiammazione testicolare acuta (orchite acuta) con anche postumi successivi che colpiscono sia la funzione ormonale che spermatica del testicolo stesso.

In particolare, ha rivestito una specifica preoccupazione l’evidenza dalla letteratura scientifica che un altro tipo di coronavirus, il SARS-COV, che ha un 80% di similitudine con il nuovo SARS-COV-2, sia stato responsabile di alcuni casi di orchite acuta. Questo aveva fatto inizialmente ipotizzare la possibile presenza di quadri simili anche a seguito di infezione di SARS-COV-2. Fortunatamente, ad oggi non è stata descritto un quadro di infezione testicolare acuta conseguente a infezione di SARS-COV-2.

D’altro canto, non è al momento possibile escludere che l’infezione da SARS-COV-2 possa invece determinare quadri di orchite non tanto conseguenti al danno da infezione diretta quanto a un danno ischemico dovuto a fenomeni vasculitici che sono spesso associati a questa infezione.

Necessità di Ulteriori Studi

Si, sono sicuramente necessari ulteriori studi per chiarire meglio una serie di tematiche relative all’impatto del Covid-19 sul testicolo. Un primo dato emerso da questi recenti studi ha permesso di dimostrare che a seguito di infezione da SARS-COV-2 sia possibile osservare alcune alterazioni della qualità del liquido seminale dei soggetti che hanno contratto il virus, verosimilmente conseguenti allo stato infiammatorio generato dalla malattia stessa.

Andranno quindi valutati attentamente i possibili risvolti in termini di insorgenza di quadri di ipogonadismo maschile e/o di infertilità conseguenti all’infezione, in particolare nei soggetti giovani e in età fertile.

Gli studi attuali non hanno mai dimostrato presenza di SARS-COV-2 nel liquido seminale dei soggetti affetti o dei soggetti guariti da infezione da Covid-19. Le cellule spermatiche sembrano quindi rappresentare un ambiente sfavorevole alla penetrazione e alla replicazione del virus. Questo sembra escludere la possibile trasmissione per via sessuale.

Effetti della Vaccinazione sulla Spermatogenesi

Per quanto riguarda inoltre gli effetti della vaccinazione Covid sulla spermatogenesi, i dati disponibili non sembrano evidenziare alcun potenziale effetto negativo della vaccinazione sulla qualità del liquido seminale dei maschi vaccinati. In particolare, un recente studio condotto su una popolazione di maschi israeliani, sottoposti a vaccino a mRNA, ha mostrato che i parametri dello sperma dopo la vaccinazione Covid-19 erano all'interno degli intervalli di riferimento stabiliti dall'OMS e non riflettevano alcun effetto dannoso della vaccinazione stessa sugli spermatozoi.

I risultati rafforzano quindi l'idea che il vaccino SARS-COV-2 sia sicuro e dovrebbe essere raccomandato agli uomini che desiderano concepire in quanto i parametri seminali non mostrano alcun effetto dannoso causato dalla vaccinazione.

Consigli per gli Uomini

Il consiglio è sempre di prendersi cura della propria salute sessuale e di prestare attenzione a eventuali segni e sintomi che possono indicare una ridotta funzione testicolare. In particolare, non vanno sottovalutati sintomi quali una riduzione del desiderio sessuale, la mancanza o netta riduzione di erezioni spontanee (notturne o al risveglio), il deficit erettile e/o l’alterazione di quantità e qualità del liquido seminale. Queste caratteristiche potrebbero indicare una disfunzione testicolare.

D’altro canto, la presenza di un dolore in sede scrotale è un altro possibile campanello di allarme che potrebbe indicare un danno o una sofferenza degli organi in questa sede. In tutti questi casi, e nei soggetti in età fertile, raccomandiamo una prima valutazione presso il proprio medico di medicina generale ed eventualmente una visita specialistica endocrinologica, andrologica o urologica.

Fake News sui Vaccini e Fertilità

Sempre più spesso circolano sul web numerose fake news sul tema delle vaccinazioni. Oggi ne smentiamo una: i vaccini non interferiscono con la fertilità! L'infertilità è un problema davvero serio che in Italia colpisce circa il 15% delle coppie e le cui cause sono numerose e talvolta inspiegabili.

Gli studi scientifici hanno dimostrato che stress, alcol, fumo e infezioni sessuali sono solo alcuni dei tanti fattori che possono compromettere la possibilità di diventare genitori. Effettivamente ad oggi non esiste proprio alcuno studio scientifico che sostenga che i vaccini possano compromettere la fertilità.

Il meccanismo d'azione del vaccino prevede una stimolazione del nostro sistema immunitario allo scopo di produrre delle sostanze, gli anticorpi, che hanno la funzione di proteggerci da determinati agenti infettivi. Ecco quindi spiegato che no, i vaccini non possono compromettere la fertilità né delle donne né degli uomini.

Introdotta da più di una decina d'anni, la vaccinazione contro il papilloma virus umano protegge da infezioni potenzialmente molto gravi. Anche il vaccino anti-HPV nel corso degli anni è stato accusato da alcune associazioni espressamente antivacciniste di poter causare infertilità, ma i dati parlano chiaro.

Alcune malattie, prevenibili con la vaccinazione, possono incidere negativamente sulla fertilità o avere conseguenze sull'esito di una gravidanza. Queste vaccinazioni sono essenziali per chi programma una gravidanza perché se la donna incinta contrae una delle infezioni sopra elencate i rischi per il feto sono elevati, specie se l'infezione si verifica nelle prime settimane di gestazione.

Ecco quindi spiegato che i vaccini non solo non compromettono le possibilità di procreare, ma anzi proteggono la fertilità della donna e dell'uomo e salvaguardano la salute del nascituro. È importante, inoltre, sottolineare che la vaccinazione antininfluenzale e quella contro la pertosse sono raccomandate in gravidanza: la prima in qualsiasi trimestre per proteggere dall'influenza la mamma e il nascituro nei primi 6 mesi di vita, la seconda per evitare al neonato e al lattante nei primi 6 mesi di vita di contrarre la pertosse che nei bambini molto piccoli può associarsi a gravi complicanze.

COVID-19 e Apparato Genitale Maschile

Fra i bersagli del SARS-CoV-2 c’è anche l’apparato genitale maschile. A confermarlo è un nuovo studio condotto sui macachi, pubblicato in versione prestampa su bioRxiv, che aggiunge prove del coinvolgimento degli organi riproduttivi maschili nelle forme severe di COVID-19, la malattia da coronavirus.

Alla base di questo fenomeno sembrano esserci gli androgeni (ormoni maschili); infatti, i loro recettori sono coinvolti nell’infezione virale. Fra gli apparati colpiti c’è anche quello genitale maschile; in particolare, la disfunzione erettile è considerata una possibile conseguenza dell’infezione da SARS-CoV-2.

Nel caso della disfunzione erettile, si ritiene che il coronavirus alteri i meccanismi fisiologici alla base dell’erezione. In particolare, la risposta immunitaria stimolata dal SARS-CoV-2 - nello specifico, la tempesta di citochine - può danneggiare i vasi sanguini.

Dato il ruolo attivo e dinamico svolto dalle cellule endoteliali nella regolazione del tono della muscolatura liscia del corpo cavernoso (il tessuto spugnoso contenente i vasi sanguigni che, riempiendosi di sangue, rendono possibile l’erezione) questo danno all’endotelio può compromettere l’erezione. Inoltre le molecole infiammatorie prodotte durante la tempesta di citochine (per esempio il TNF-α, l’IL-6 e l’IL-1β) sono associate alla progressione clinica della disfunzione erettile e la DE è associata sia alle malattie cardiovascolari sia a quelle immuno-infiammatorie (per esempio l’ipertensione e le malattie intestinali infiammatorie).

In questo nuovo studio, un gruppo di ricercatori guidato dagli esperti della Northwestern University di Chicago (USA) ha confermato la presenza della proteina utilizzata dal SARS-CoV-2 per infettare le cellule (Spike) nell’apparato genitale maschile.

«I nostri risultati suggeriscono che nel macaco rhesus il SARS-CoV-2 infetti rapidamente ed efficacemente più tessuti dell’apparato genitale maschile nelle fasi precoci dell’infezione. La complessa vascolatura (…) dell’apparato genitale maschile lo rende un possibile bersaglio del virus», spiegano gli autori. «Anche se questi studi sono stati condotti in un modello di macaco rhesus, è ragionevole ipotizzare che queste osservazioni possano essere valide anche nel caso degli esseri umani infettati dal SARS-CoV-2 a causa dei numerosi dati clinici sulla salute sessuale e sulla fertilità maschili. (…) L’infezione del pene da parte del SARS-CoV-2 è potenzialmente associata alla vascolatura del corpo cavernoso, che esprime ACE2 [il recettore di Spike, ndr] a livelli elevati nei tessuti penieni del macaco rhesus e dell’essere umano. Dato che il corpo cavernoso svolge un ruolo chiave nell’erezione, si ipotizza che l’infiammazione causata dall’infezione della vascolatura peniena da parte del SARS-CoV-2 porti a disfunzione erettile.

COVID-19, Alterazioni Ormonali e Processi Infiammatori

Per la corretta produzione degli spermatozoi (spermatogenesi), sono necessari dei livelli adeguati di testosterone. Si sono osservati livelli ridotti di questo ormone nei maschi infettati rispetto a quelli non infettati. Questo fatto potrebbe spiegare la qualità seminale.

È ormai risaputo che la malattia causata da questo virus può scatenare diversi processi infiammatori che possono essere più o meno generici o localizzati. Detti processi possono tradursi in una risposta immunitaria di difesa con la produzione di diversi tipi di proteine(citochine) pro-infiammatorie. Questo tipo di complicazione è in relazione alla gravità della malattia e con l’età del paziente.

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