Da mesi, il dibattito sulla capacità dei vaccinati contro il CoViD-19 di contagiare chi li circonda è molto acceso. Cerchiamo di capire se chi è vaccinato contagia come chi non lo è e se esiste una soluzione a portata di mano.
Come Avviene il Contagio?
La carica virale, ovvero la quantità di virus che entra nel nostro organismo, dipende da due fattori principali:
- La quantità di virus immessa nell'aria dal malato (ad esempio, quanti virus sono presenti in una gocciolina prodotta quando parla).
- L'intensità del contatto con il malato (ad esempio, il numero di goccioline respirate).
Non tutte le persone che entrano in contatto con un malato si ammalano, e questo è stato confermato dalla CoViD-19. Un malato in una famiglia può contagiare tutti, nessuno o solo una parte dei familiari.
Ogni virus ha una sua specifica contagiosità. Un soggetto affetto da CoViD-19 è contagioso, mentre uno sano (con tampone molecolare negativo) non lo è.
Il Ruolo del Portatore Sano
Esiste una tipologia di soggetto apparentemente sano ma che ospita il virus. Se un soggetto che ospita il virus nelle proprie cavità nasali e oro-faringee parla, grida o starnutisce può contagiare chi gli sta vicino. Numerosi studi epidemiologici indicano che il portatore sano (vaccinato o non vaccinato) trasmette una carica virale inferiore rispetto a un malato.
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Quindi, la carica virale trasmessa da un vaccinato è talmente bassa che la probabilità di contagio è ridotta, soprattutto se il contagiato è anch'esso vaccinato.
In conclusione, vaccinarsi serve anche a diminuire la probabilità di contagiare gli altri, ma non azzera completamente il rischio. Per questo motivo, anche i vaccinati devono indossare la mascherina in spazi chiusi.
Vaccini Intranasali: Una Possibile Soluzione?
I vaccini attualmente in uso, somministrati tramite iniezioni intramuscolari, inducono la produzione di anticorpi circolanti nel sangue, ma non di anticorpi (IgA) nella mucosa nasale. Questo ha portato all'interesse per i vaccini intranasali.
"C'è molto interesse nell'uso di un vaccino intranasale in un contesto internazionale", ha affermato Paul Spearman, direttore delle malattie infettive presso il Cincinnati Children's Hospital Medical Center.
Il vaccino intranasale Oxford/AstraZeneca CoViD-19 utilizza un vettore costituito da adenovirus di scimpanzé, mentre il vaccino intranasale sperimentale in sviluppo dall’azienda CyanVac LLC utilizza come vettore il virus parainfluenzale 5 (PIV5), noto anche come virus della parainfluenza canina. Il vaccino in sviluppo da parte di Meissa Vaccines utilizza, invece, il virus respiratorio sinciziale vivo attenuato (RSV) che è stato progettato per esprimere la proteina spike del SARS-CoV-2 al posto delle sue proteine di superficie.
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Tuttavia, non sempre i risultati sono stati all'altezza delle aspettative. L'unico studio di fase 1 terminato su un vaccino intranasale non ha stimolato una risposta immunitaria adeguata. Non sappiamo ancora se avremo a disposizione un vaccino intranasale efficace contro la CoViD-19.
Un vaccino del genere potrebbe rappresentare un progresso sia se somministrato in alternativa che in aggiunta ai vaccini oggi a disposizione.
Anticorpi e Saliva dopo la Vaccinazione Pfizer-BioNTech
Uno studio condotto dall'Università degli Studi dell'Insubria e dall'ASST dei Sette Laghi di Varese ha analizzato la risposta immunitaria mucosale dopo la vaccinazione con Pfizer-BioNTech. Lo studio ha coinvolto sessanta operatori sanitari dell’ospedale varesino.
Dopo il ciclo di due dosi, tutti i soggetti immunizzati presentavano anticorpi neutralizzanti anti-Spike nel sangue, ma non nella saliva. Gli anticorpi neutralizzanti nella saliva si sviluppavano solo in individui precedentemente esposti all'infezione naturale.
Questi dati spiegano perché la vaccinazione a mRNA è efficace contro la malattia severa, ma meno performante nel bloccare l'infezione e la circolazione del virus tra i vaccinati.
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Secondo i ricercatori, è necessario indurre un’immunità sterilizzante per bloccare la diffusione del virus, rafforzando le difese immunitarie a livello delle vie aeree, ad esempio tramite vaccini somministrati nel cavo orale o nelle vie nasali.
Test Salivari Rapidi
Un gruppo di lavoro formato da ricercatori dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e dell’Università dell’Insubria ha sviluppato un test immuno-elettrochimico per un’analisi della saliva in situ e rapida. Questo test potrebbe rappresentare una soluzione efficace per la convivenza in sicurezza in luoghi di aggregazione come scuole, uffici, fabbriche, ecc.
Il Ruolo della Proteina Spike
Fin dalla prima ondata della pandemia, si è capito che Covid-19 poteva essere molto più di un’infezione delle vie respiratorie. Uno studio ha messo in luce il ruolo della proteina spike nel danno ai piccoli vasi sanguigni.
Il lavoro pubblicato su Circulation Research mostra che il danno alle superfici interne dei vasi sanguigni, dette endoteli, può essere provocato da questa proteina da sola, anche senza il materiale genetico necessario per infettare le cellule. È indispensabile l’interazione tra la proteina spike e il suo recettore ACE2.
Questo studio ha sollevato preoccupazioni sulla possibile pericolosità dei vaccini, che spingono le cellule a produrre la proteina spike. Tuttavia, è importante capire la differenza tra infezione naturale e vaccinazione.
Nell'infezione naturale, il virus si moltiplica in enormi quantità e si distribuisce potenzialmente in tutto il corpo. I vaccini, invece, sono somministrati nel muscolo deltoide per evitare arterie e vene. La maggior parte del prodotto fluisce attraverso le vie linfatiche fino ai linfonodi, dove cellule specializzate presentano la spike alle cellule immunitarie.
Recenti studi hanno identificato tracce della proteina spike nel sangue dopo la prima dose di vaccino Moderna, ma queste tracce sono sparite dopo 14 giorni e non compaiono più dopo la seconda dose.
Gli studi per l’autorizzazione del vaccino di Pfizer da parte di EMA mostrano che il 99% del vaccino resta nel sito di iniezione. Qualsiasi cellula riceva le istruzioni di produrre la spike, la esporrà sempre sulla sua superficie, non la riverserà nel sangue.
Infine, gli anticorpi prodotti in seguito alla vaccinazione sono diretti in maniera specifica contro spike e sono quindi una gamma molto più ristretta, che ha meno probabilità di sbagliare bersaglio e colpire l’organismo.
La Proteina Spike e la Risposta Immunitaria
La proteina spike è il principale meccanismo che il virus utilizza per infettare le cellule bersaglio. È formata da due subunità principali: S1 e S2. La subunità S1 contiene il dominio RBD, attraverso il quale il virus riconosce e lega il recettore ACE2.
Se la preoccupazione è che la proteina Spike prodotta dopo la vaccinazione entri in circolo e vada nel sangue, questo non è un effetto collaterale o indesiderato, ma esattamente quello che deve avvenire dopo la vaccinazione.
Quando una persona riceve il vaccino contro il Sars-CoV-2, se il vaccino funziona, inizia a produrre la proteina Spike grazie alle cellule dendritiche presenti nel punto di inoculazione.
Dopo la somministrazione della prima dose, trascorse 24-36 ore, iniziamo ad avere la presenza della proteina nel plasma, mentre il picco viene raggiunto dopo 4-5 giorni. Dopo il richiamo (seconda dose) si ripete lo stesso percorso, ma la proteina viene immediatamente rimossa dagli anticorpi già presenti.
Dopo la terza dose, non è presente la proteina Spike nel sangue, ma piuttosto una quantità importante di anticorpi.
Tabella riassuntiva: Risposta Immunitaria e Proteina Spike
| Fase | Presenza Proteina Spike nel Sangue | Presenza Anticorpi |
|---|---|---|
| Dopo Prima Dose | Presente (picco a 4-5 giorni) | In aumento |
| Dopo Seconda Dose | Non misurabile (rimossa dagli anticorpi) | Alta |
| Dopo Terza Dose | Assente | Molto Alta |
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