Il COVID-19 è stato un conflitto globale che ha scosso il mondo intero, mettendo a dura prova la salute, la vita sociale ed economica di miliardi di persone. Ognuno ha scelto le proprie armi per fronteggiare questa crisi: alcuni con vaccini, altri con misure preventive o con la ricerca di soluzioni naturali.
Tuttavia, come alla fine di ogni guerra, il vero lavoro inizia solo dopo il “cessate il fuoco”. Chi si è salvato deve ricostruire, rimettere insieme i pezzi, risanare e ricominciare. Guardare al passato, analizzare ciò che abbiamo vissuto, ci permette di imparare per il futuro. Siamo più consapevoli che mai della necessità di proteggere la nostra salute, fisica e mentale. Ma soprattutto, abbiamo capito che il benessere non è solo una questione di sopravvivenza, ma di resilienza.
Uno degli effetti più insidiosi del COVID-19 è quello che viene definito “spikeopatia”, una condizione derivante dalla proteina spike, la quale può permanere nel corpo dopo l’infezione, alterando il nostro sistema immunitario e provocando danni a livello cardiovascolare, neurologico e infiammatorio.
Per combattere la “spikeopatia”, è essenziale un programma di detossificazione specifico, che agisca su più fronti per rimuovere le tossine, stimolare il sistema immunitario e promuovere la guarigione cellulare. Chi ha ricevuto il vaccino, ritenendo che fosse necessario per proteggere la propria salute e quella collettiva, può trovarsi di fronte a sfide simili a chi ha anche solo contratto l’infezione. Le risposte immunitarie attivate possono generare effetti collaterali temporanei o accumulo di tossine nel corpo.
La proteina spike di SARS-CoV-2 è il principale meccanismo che il virus utilizza per infettare le cellule bersaglio; questa proteina è formata da due componenti principali: la subunità S1 e la subunità S2. La subunità S1 della proteina spike di SARS-CoV-2 è una regione molto flessibile e contiene il meccanismo chiamato RBD (dall’inglese receptor-binding domain, “dominio che lega il recettore”), attraverso il quale il virus è in grado di riconoscere e legare il recettore ACE2, che è la porta di ingresso del virus nelle cellule del nostro organismo. Per via della sua fondamentale importanza nel processo di infezione, la proteina spike di SARS-CoV-2 è uno dei bersagli farmacologici più studiati.
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In un articolo non ancora sottoposto a peer review ma caricato sul server di preprint medRxiv nel mese di giugno, gli autori hanno riferito di aver rilevato un frammento di SARS-CoV-2 in campioni di sangue di persone affette da long COVID fino a un anno dopo l'infezione iniziale. Il frammento è una proteina spike, una delle protuberanze di SARS-CoV-2 che conferiscono a questo virus il caratteristico aspetto a corona da cui deriva il suo nome.
La proteina spike intatta trovata nel sangue dei pazienti potrebbe indicare che la colpa del long COVID è delle cellule infette non individuate dal sistema immunitario. Quando una cellula viene infettata da un virus come SARS-CoV-2, il patogeno crea copie di se stesso all'interno della cellula. Se la cellula muore, esplode, potenzialmente rilasciando nel sangue le proteine spike intatte. Le cellule possono anche rilasciare piccoli pacchetti di proteine e altri materiali, tra cui particelle virali avvolte in uno strato di membrana cellulare. Queste sono note come "vescicole extracellulari" e potrebbero essere un altro modo con cui le proteine spike possono entrare nel flusso sanguigno senza rompersi.
"Normalmente, una volta eliminata l'infezione, non si dovrebbe vedere la proteina spike, perché tutti gli anticorpi prodotti eliminerebbero tutto ciò che entra nel flusso sanguigno", spiega Swank. Invece, suggerisce la ricercatrice, tessuti come quelli dell'intestino e del cervello potrebbero essere un rifugio per SARS-CoV-2 all'interno dell'organismo, impedendo ai pazienti con long COVID di eliminare completamente l’infezione e fungendo da fonte di proteine spike.
"Forse il virus può persistere lì, eludendo in qualche modo il sistema immunitario. Questa ipotesi è in linea con altre prove del fatto che il COVID colpisce più parti del corpo, non i soli polmoni: tre studi hanno trovato SARS-CoV-2 negli organi di pazienti deceduti. "La presenza di proteine virali circolanti può essere utile per identificare quale sottogruppo di pazienti affetti da long COVID possa avere un'eziologia virale persistente" - la versione del long COVID causato dalla presenza continua di SARS-CoV-2 nell'organismo - afferma Akiko Iwasaki, immunologa alla Yale University, che non ha partecipato allo studio.
Componenti Chiave di un Protocollo di Disintossicazione
Un approccio efficace al detox post-vaccino include l’uso di Nattokinasi, un enzima derivato dal natto (soia fermentata) che possiede una potente azione fibrinolitica. Una valida detossificazione non riguarda solo la rimozione di tossine, ma anche la ricostruzione del nostro corpo. Un detox completo è come una sorta di ristrutturazione: rimuovere le vecchie macerie per fare spazio ad una nuova struttura solida.
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Nattokinase
Ci sono numerosi studi scientifici scritti dal dott. Peter McCullough, stimato cardiologo americano sulla dissoluzione della proteina Spike. Kanikawa et al. hanno esaminato l’effetto della nattochinasi sulla proteina Spike del SARS-CoV-2. Nel primo esperimento hanno dimostrato che la Spike viene degradata in modo dipendente dal tempo e dalla dose in una preparazione di lisato cellulare che potrebbe essere analoga a un ricevente del vaccino. Il secondo esperimento ha dimostrato che la nattochinasi degradava la proteina Spike nelle cellule infettate dal SARS-CoV-2. Questo ha riprodotto lo studio analogo condotto da SARS-CoV-2. Ciò ha riprodotto uno studio simile condotto da Oba e colleghi nel 2021.
Bromelina
Conosciuta per le sue proprietà antinfiammatorie e antitrombotiche, la bromelina contribuisce alla degradazione di tessuti danneggiati. La Bromelina, isolata dal gambo dell’ananas, è usata tradizionalmente per i suoi effetti antinfiammatori, immunomodulanti e antiedema. Studi sperimentali dimostrano che è in grado di esercitare importanti effetti sulla regolazione del sistema immunitario, proprio grazie alla sua capacità antinfiammatoria.
Curcuma
L’alimentazione gioca un ruolo cruciale: cibi antinfiammatori come curcuma, zenzero, agrumi e semi di lino migliorano la capacità del corpo di depurarsi.
Ogni guerra porta con sé danni, ma anche lezioni. La lotta contro il COVID e la necessità di proteggerci dai suoi effetti collaterali ci hanno insegnato quanto sia importante prendersi cura della nostra salute in modo completo e consapevole. Dalle ceneri della guerra contro il COVID, possiamo ricostruire il nostro corpo e la nostra mente, con forza e resilienza. Per ogni passo di disintossicazione, per ogni gesto di cura, stiamo ponendo le basi per un futuro migliore, non solo per noi stessi, ma per tutta l’umanità.
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