Molte aziende utilizzano bombole del gas ogni giorno. Spesso si pensa, fallacemente, che la loro gestione non comporti alcun rischio, dal momento che nel settore privato chiunque può utilizzare bombole di gas, senza dover necessariamente avere informazioni sulla loro natura e su come gestirle in sicurezza.
La natura dei gas comporta svariati pericoli, ma con le giuste precauzioni i rischi possono essere minimizzati in modo efficace. Le persone che lavorano a contatto con il gas nelle loro operazioni quotidiane dovrebbero pertanto essere informate sulle diverse fonti di pericolo. I gas sono sostanze estremamente versatili con differenti proprietà. I gas infiammabili presentano il rischio di esplosione, mentre i gas ossidanti non sono essi stessi infiammabili ma favoriscono la combustione di altre sostanze.
Normativa Europea EN 14470-1
A causa della loro natura esplosiva ed infiammabile, anche le bombole del gas hanno necessitato di una regolamentazione a livello europeo che armonizzasse le normative vigenti nei vari stati. La norma europea EN 14470-1 del 21 luglio 2006 ha sostituito la precedente norma tedesca DIN 12925-2, ed è stata pubblicata in Italia il 1 novembre 2007 come UNI EN 14470-2. La nuova norma ha diviso la classe di resistenza al fuoco in 4 differenti classi, da G15 a G90 (quindi con resistenza al fuoco da 15 a 90 minuti). I requisiti di prova per i sistemi di stoccaggio sono stati modificati e notevolmente aumentati, ed ogni sistema deve essere sottoposto ad una prova in forno. Prove che possono essere eseguite esclusivamente in istituti di prova dei materiali riconosciuti.
In seguito al coerente perseguimento di una strategia in 4 classi nel lavoro di normazione per la 14470-2, all'utilizzatore è ora offerta la possibilità di scegliere lo stesso livello di sicurezza nello stoccaggio e nella gestione di bombole di gas in pressione che ha scelto per lo stoccaggio di liquidi infiammabili. Questo è più che comprensibile, dal momento che il pericolo potenziale delle bombole di gas in pressione è sicuramente almeno paragonabile a quello dei liquidi infiammabili.
Perché G90?
Finora la DIN 12925-2 prevedeva un solo unico livello: la bombola di gas in pressione doveva essere protetta da un eccessivo riscaldamento almeno per 20 minuti.
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Conseguenze di un Eccessivo Riscaldamento
Con un riscaldamento troppo elevato della bombola e delle valvole collegate possono fuoriuscire gas, cosa che può già avere conseguenze devastanti. Un riscaldamento ancora più elevato può portare alla fine all'esplosione della bombola; e questa esplosione ha di regola effetti estremamente distruttivi.
Rischi Generali e Misure Precauzionali
I rischi generali sono riconducibili:
- alla loro poca stabilità;
- alla pressione;
- all'esposizione ad alte o basse temperature.
In particolare per la loro forma “sono recipienti instabili e possono provocare danni alle persone e alle cose investite nonché, durante la caduta, riportare danneggiamenti alla valvola: la pressione causata dalla fuoriuscita incontrollata del gas imprime un forte movimento rotatorio alla bombola”. In questo caso l'ambiente potrebbe saturarsi del gas in questione con pericolo di intossicazione, asfissia. È quindi “evidente l'importanza di ancorare sempre le bombole ad un supporto stabile e di proteggere sempre la valvola con il cappellotto”.
Inoltre le temperature “possono provocare la rottura del recipiente: esposizioni a temperature superiori a 50 °C lo possono fare esplodere per un eccessivo aumento della temperatura interna, temperature molto basse possono invece infragilire l'acciaio di cui sono costituite”. Si ricorda che le bombole in lega leggera sopportano una “temperatura anche inferiore a -20°C”.
Considerando questi rischi è necessario “porre attenzione sia all'irraggiamento solare che alla vicinanza di fonti di calore: in generale, se il contenuto è infiammabile, è necessario accertarsi che non siano presenti sorgenti d'innesco”.
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Manipolazione Sicura dei Recipienti di Gas
Intanto un recipiente di gas “deve essere messo in uso solo se il suo contenuto risulta chiaramente identificabile” e il contenuto va identificato nei modi seguenti:
- colorazione dell'ogiva, secondo il colore codificato dalla normativa di legge;
- nome commerciale del gas, scritte indelebili, etichette autoadesive, decalcomanie poste sul corpo del recipiente, oppure cartellini di identificazione attaccati alla valvola o al cappellotto di protezione;
- raccordo di uscita della valvola, in accordo alle normative di legge;
- tipi e caratteristiche dei recipienti.
Inoltre i recipienti contenenti gas “devono essere stoccati in luoghi adatti: non devono essere esposti all'azione diretta dei raggi del sole, né tenuti vicino a sorgenti di calore o comunque in ambienti in cui la temperatura possa raggiungere o superare i 50 °C, i recipienti non devono essere esposti ad una umidità eccessiva, né ad agenti chimici corrosivi”.
Indicazioni Importanti
- non immagazzinare in uno stesso luogo recipienti contenenti gas tra loro gas incompatibili;
- “evitare lo stoccaggio dei recipienti in luoghi ove si trovino materiali combustibili o sostanze infiammabili;
- nei luoghi di deposito devono essere tenuti separati i recipienti pieni da quelli vuoti, utilizzando adatti cartelli murali per contraddistinguere i rispettivi depositi di appartenenza”.
Durante l'uso o nei luoghi di deposito “i recipienti devono essere tenuti in posizione verticale ed assicurati alle pareti o a un qualsiasi supporto solido con catenelle od altro mezzo idoneo, per evitarne il ribaltamento, salvo che la forma del recipiente ne assicuri la stabilità”. In particolare “è vietato usare le bombole orizzontali o capovolte” e “una volta assicurato il recipiente si può togliere il cappellotto di protezione della valvola”.
Riguardo alle Valvole dei Recipienti:
- “devono essere sempre tenute chiuse, tranne quando il recipiente è in utilizzo”;
- l'apertura deve avvenire gradualmente e lentamente: “non usare mai chiavi od altri attrezzi per aprire o chiudere valvole munite di volantino. Per le valvole dure ad aprirsi o grippate per motivi di corrosione, o qualora la valvola o il raccordo appaiono danneggiati, contattare il fornitore per istruzioni ed evitare di utilizzare il gas”;
- chiuderle prima di restituire un recipiente vuoto, “quindi avvitare l'eventuale tappo cieco sul bocchello della valvola ed infine rimettere il cappellotto di protezione.
Sistema Globale Armonizzato (GHS) e Regolamento CLP
È stato sviluppato un Sistema Globale Armonizzato (GHS) per la classificazione e l’etichettatura dei prodotti chimici, sotto l’egida delle Nazioni Unite, il quale è stato adottato dall’Unione Europea attraverso il Regolamento (CE) n. 1272/2008 s.m.i “CLP” del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008 relativo alla classificazione, all’etichettatura e all’imballaggio delle sostanze e delle miscele”. Un regolamento che modifica anche il regolamento CE n. 1907/2006 s.m.i “REACH” concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche.
In particolare il Regolamento CLP definisce 28 classi di pericolo:
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- sedici classi di pericolo fisico,
- dieci classi di pericolo per la salute umana,
- una classe di pericolo per l’ambiente,
- una classe supplementare per le sostanze pericolose per lo strato di ozono.
E in generale “alcune classi di pericolo possono comprendere differenziazioni, altre possono comprendere categorie di pericolo. Le classi basate sulle proprietà fisico-chimiche tengono conto anche delle classi definite nella legislazione internazionale riguardante il trasporto di merci pericolose”. E gli strumenti “per comunicare il pericolo che deriva dall’uso o dall’esposizione ad una determinata sostanza o miscela, restano l’etichetta e la Scheda Dati di Sicurezza oltre che gli scenari di esposizione previsti da REACH per certe classi di sostanze”.
Inoltre le indicazioni di pericolo (frasi attribuite ad una classe e categoria di pericolo che descrivono la natura del pericolo di una sostanza o miscela pericolosa e, se del caso, il grado di pericolo) sono suddivise in base al tipo di pericolo trattato e sono individuate dalla lettera H secondo la “seguente classificazione:
- H2.. Pericoli fisici;
- H3.. Pericoli per la salute;
- H4.. Pericoli per l’ambiente.
Classi e Categorie di Pericolo Fisico
Ci soffermiamo oggi, a titolo esemplificativo, sulle classi e categorie di pericolo fisico, con riferimento alle 16 categorie relative a: esplosivi; gas infiammabili; aerosol infiammabili; gas comburenti; gas sotto pressione; liquidi infiammabili; solidi infiammabili; sostanze e miscele autoreattive; liquidi piroforici; solidi piroforici; sostanze autoriscaldanti; sostanze che, a contatto con l’acqua, emettono gas infiammabili; liquidi comburenti; solidi comburenti; perossidi organici; corrosivi per i metalli.
Ad esempio rientrano nella definizione di esplosivi:
- “sostanza o miscela esplosiva, una sostanza solida o liquida (o una miscela di sostanze) che può, per reazione chimica, sviluppare gas a una temperatura, una pressione e una velocità tali da causare danni nell’area circostante. Le sostanze pirotecniche sono comprese in questa definizione anche se non sviluppano gas;
- sostanza o miscela pirotecnica, una sostanza o miscela di sostanze destinata a produrre un effetto calorifico, luminoso, sonoro, gassoso o fumogeno o una combinazione di tali effetti, a seguito di reazioni chimiche esotermiche automantenute non detonanti;
- esplosivo instabile, una sostanza o miscela esplosiva termicamente instabile e/o troppo sensibile per essere manipolata, trasportata e utilizzata in condizioni normali;
- articolo esplosivo, un oggetto contenente una o più sostanze o miscele esplosive;
- articolo pirotecnico, un oggetto contenente una o più sostanze o miscele pirotecniche;
- esplosivo intenzionale, una sostanza, una miscela o un articolo fabbricati con lo scopo di produrre un effetto pratico, esplosivo o pirotecnico”.
Riportiamo una breve descrizione delle altre classi di pericoli fisici:
- Gas infiammabili (ivi compresi i gas chimicamente instabili): “gas o miscela di gas con un campo di infiammabilità con l’aria a 20 °C e a una pressione normale di 101,3 kPa”. Per “gas chimicamente instabile si intende un gas infiammabile in grado di reagire in modo esplosivo anche in assenza di aria o di ossigeno. Un gas infiammabile, che è anche chimicamente instabile, deve essere ulteriormente classificato in una delle due categorie (A o B)”;
- Aerosol: “i generatori di aerosol, sono recipienti non ricaricabili in metallo, vetro o materia plastica, contenenti un gas compresso, liquefatto o disciolto sotto pressione, con o senza liquido, pasta o polvere e muniti di un dispositivo di dispersione che permette di espellere il contenuto sotto forma di particelle solide o liquide in sospensione in un gas, sotto forma di schiuma, di pasta o di polvere, o allo stato liquido o gassoso;
- Gas comburente: “gas o miscela di gas capace, in genere per apporto di ossigeno, di provocare o favorire più dell’aria la combustione di altre materie;
- Gas sotto pressione: i gas contenuti in un recipiente a una pressione relativa pari o superiore a 200 kPa o sotto forma di gas liquefatti o di gas liquefatti e refrigerati. Comprendono i gas compressi, i gas liquefatti, i gas disciolti e i gas liquefatti refrigerati;
- Liquidi infiammabili: un liquido avente un punto di infiammabilità non superiore a 60 °C”.
- Solidi infiammabili: “un solido facilmente infiammabile o che può provocare o favorire un incendio per sfregamento. I solidi facilmente infiammabili sono sostanze o miscele in polvere, granulari o pastose, che sono pericolose se possono prendere fuoco facilmente per breve contatto con una sorgente d’accensione, come un fiammifero che brucia, e se la fiamma si propaga rapidamente;
- Sostanze e miscele autoreattive: sono sostanze o miscele liquide o solide termicamente instabili, che possono subire una decomposizione fortemente esotermica, anche in assenza di ossigeno (aria). Questa definizione esclude le sostanze e miscele classificate come esplosivi, perossidi organici o comburenti. Si considera che una sostanza o miscela autoreattiva possiede proprietà esplosive se, durante le prove di laboratorio, si rivela in grado di detonare, deflagrare rapidamente o reagire violentemente al riscaldamento sotto confinamento;
- Liquidi piroforici: una sostanza o miscela liquida che, anche in piccole quantità, può infiammarsi in meno di cinque minuti quando entra in contatto con l’aria;
- Solidi piroforici: una sostanza o miscela solida che, anche in piccole quantità, può accendersi in meno di cinque minuti quando entra in contatto con l’aria;
- Sostanze e miscele autoriscaldanti: sostanza o miscela liquida o solida diversa da un liquido o solido piroforico che, per reazione con l’aria e senza apporto di energia, può autoriscaldarsi. Una tale sostanza o miscela differisce da un liquido o solido piroforico per il fatto che si accende solo se in grande quantità (chilogrammi) e dopo un lungo lasso di tempo (ore o giorni);
- Sostanze e miscele che, a contatto con l’acqua, sviluppano gas infiammabili: sostanze o miscele solide o liquide che, per interazione con l’acqua, possono diventare spontaneamente infiammabili o sviluppare gas infiammabili in quantità pericolose;
- Liquidi comburenti: una sostanza o miscela liquida che, pur non essendo di per sé necessariamente combustibile, può - generalmente cedendo ossigeno - causare o favorire la combustione di altre materie;
- Solidi comburenti: una sostanza o miscela solida che, pur non essendo di per sé necessariamente combustibile, può, generalmente cedendo ossigeno, causare o favorire la combustione di altre materie;
- Perossidi organici: sostanze organiche liquide o solide che contengono la struttura bivalente -O-O- e possono quindi essere considerate come derivati del perossido d’idrogeno, nei quali uno o due atomi di idrogeno sono sostituiti da radicali organici. Sotto questa denominazione sono comprese anche le miscele (formulazioni) di perossidi organici contenenti almeno un perossido organico. I perossidi organici sono sostanze o miscele termicamente instabili che possono subire una decomposizione esotermica autoaccelerata. Inoltre, possono avere una o più delle seguenti proprietà: sono soggetti a decomposizione esplosiva; bruciano rapidamente; sono sensibili agli urti e agli sfregamenti; reagiscono pericolosamente al contatto con altre sostanze;
- Sostanze o miscele corrosive per i metalli: sostanza o miscela che, per azione chimica, può attaccare o distruggere i metalli.
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