Tra le allergie più diffuse nell’uomo, ed in particolare nei bambini, vi è quella al latte vaccino. Tale allergia può manifestarsi con sintomi quali dolori addominali, diarrea, vomito. L’intolleranza alle proteine del latte è una forma di allergia nei confronti delle proteine del latte.
Cos'è l'Intolleranza alle Proteine del Latte?
L’intolleranza alle proteine del latte è una forma di allergia nei confronti delle proteine del latte. A differenza delle altre intolleranze alimentari questa è, appunto, una vera e propria forma di allergia che tuttavia tende a scomparire nel tempo. È infatti maggiormente presente nei bambini sotto i tre mesi di età, e normalmente tende a scomparire. Solo raramente l’intolleranza alle proteine del latte persiste negli adulti.
Qual è la differenza tra intolleranza e allergia al latte?
Questa intolleranza è, come abbiamo accennato, una vera e propria forma di allergia, che tuttavia se manifestata nei bambini tende a sparire spontaneamente. Non va invece confusa con l’intolleranza al lattosio. La differenza tra le due, infatti, è piuttosto importante e marcata. L’intolleranza al lattosio o allergia al lattosio non riguarda le proteine, ma il lattosio: uno zucchero contenuto all’interno del latte. I disturbi in alcuni casi sono simili e i sintomi sono fastidiosi ma tendenzialmente innocui, può essere individuata con il test del respiro e, a differenza dell’allergia alle proteine del latte non tende a sparire con l’età.
Di intolleranza al lattosio abbiamo già parlato ampiamente e implica un deficit nella produzione dell’enzima lattasi, necessario per scindere il lattosio stesso, zucchero complesso contenuto nel latte, in due più semplici, ovvero glucosio e galattosio assorbibili poi dall’intestino. Per diagnosticare questa problematica è necessario sottoporsi al breath test; nel caso in cui dia esito positivo bisognerà passare al consumo di alimenti delattosati, pertanto all’interno dei quali viene inserito direttamente l’enzima lattasi, presentando quindi i due zuccheri in forma semplice. In alternativa esistono in commercio compresse contenenti questo enzima da assumere prima di consumare alimenti contenenti latticini e, di conseguenza, lattosio.
Chi non tollera le proteine del latte ha invece un problema con la parte proteica contenuta in questa sostanza, che rappresenta all’incirca 35 grammi su un litro di questo liquido. Nel latte bovino, quello prevalentemente consumato, la parte proteica è rappresentata da caseine e proteine del siero. Le prime rappresentano circa l’80% della costituente proteica e sono a lento assorbimento, mentre quelle del siero e solubili vengono invece digerite rapidamente.
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L’allergia alle proteine del latte è una vera e propria allergia che provoca una reazione immunitaria all’assunzione di alimenti che le contengono. Dall’orticaria all’eczema, dal vomito alla diarrea, rinite e asma, ma anche, nei casi più gravi, shock anafilattico. Quest’ultima reazione non potrà manifestarsi in caso di intolleranza al lattosio fortunatamente.
Allergia al latte in poche parole
Un’allergia è una reazione inappropriata del corpo a una molecola che normalmente dovrebbe essere tollerata. Nel caso specifico dell’allergia al latte, la reazione è innescata dalle proteine contenute nel latte vaccino. L’allergia al latte è l’allergia alimentare che si manifesta più precocemente nei bambini, solitamente prima dei 3 mesi. È comune e colpisce dal 2 al 7% dei neonati. Il latte, infatti, viene generalmente introdotto nella dieta prima dell’età di 1 anno.
Sintomi dell'Intolleranza alle Proteine del Latte
Tra i sintomi più comuni dell’intolleranza alle proteine del latte ricordiamo:
- i sintomi gastrointestinali, come gonfiore e flatulenza, vomito, nausea, reflusso, crampi e coliche addominali e sangue nelle feci
- i sintomi dermatologici, come eczemi, acne o comparsa di rossore e macchie rosse sulla pelle;
- i sintomi respiratori, come difficoltà respiratorie accompagnate da tosse e respiro sibilante.
Nei casi più gravi si rischia lo shock anafilattico, e per questo è necessario rivolgersi tempestivamente ad un medico, soprattutto qualora il soggetto affetto sia un infante o un bambino molto piccolo.
I sintomi ripresi nell’analisi pubblicata su Jama Pediatrics - con l’orticaria, l’angioedema e i disturbi gastrointestinali e respiratori (rinite e asma, seppur rari) - possono essere la «spia» di un’allergia alimentare. Ma non è detto che nascondano sempre un problema di questo tipo. Per questo, di fronte a simili campanelli d'allarme, occorre approfondire le indagini.
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Ecco come riconoscere un'allergia alimentare:
- Vomito e diarrea
- Prurito al palmo delle mani e dei piedi
- Debolezza da calo della pressione
- Rossore e gonfiore generalizzato e orticaria
- Difficoltà respiratorie
- Abbassamento della voce e raucedine
- Dolori addominali
Cause e Fattori di Rischio dell'Intolleranza alle Proteine del Latte
Sono state individuate diverse possibili cause e fattori di rischio per l’intolleranza alle proteine del latte. Tra queste:
- L’età. Come accennato, i bambini molto piccoli sono maggiormente a rischio, e l’intolleranza tende a sparire una volta che il sistema digestivo matura, solitamente sotto i sei anni di età;
- Allattamento con latte artificiale. Si rileva che i neonati che non vengono allattati con latte naturale sarebbero maggiormente soggetti a sviluppare l’intolleranza;
- Familiarità genetica.
Diagnosi dell'Intolleranza
Qualora si sospetti un’intolleranza, è necessario rivolgersi ad un medico che effettuerà dei test appositi. È particolarmente importante sottoporre a dei test per l’ intolleranza alle proteine del latte un neonato che ha manifestato una sintomatologia sospetta.
Generalmente, la presenza di sintomi è già di per sè indicativa di un’allergia. La diagnosi per l’allergia si basa su specifici test che possono essere effettuati da uno specialista allergologo.
Se per diagnosticare l’intolleranza al lattosio esiste il breath test, per l’allergia alle proteine del latte ci si può sottoporre a:
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- Prick test, nel quale viene iniettata una piccola dose di allergeni e, in caso si positività, comparirà una macchia rossa
- Rast test, esame del sangue per valutare l’eventuale presenza di anticorpi specifici, andando ad individuare il tipo di proteina a cui si è allergici.
Come detto, il riferimento per i genitori è il pediatra di libera scelta, quasi sempre in grado di completare l’iter diagnostico. Una volta visitato il bambino e ricostruita la storia (allergica) familiare, il primo passo prevede che venga eseguito il prick test, nel quale una goccia di alimento viene messa a contatto con la pelle per verificare la presenza di una reazione cutanea. Solo in casi selezionati può essere necessario valutare la presenza nel sangue delle immunoglobuline tipiche degli allergici (IgE. immunoglobuline E).
Tuttavia, per la certezza della diagnosi è necessario il test di provocazione orale. È questo - in caso di sospetto clinico - l’iter diagnostico per la diagnosi di qualsiasi allergia alimentare. Il test di provocazione orale prevede la somministrazione dell’alimento «sospetto» sotto il controllo del medico: sia per valutare i sintomi che compaiono subito dopo sia per far fronte a eventuali complicanze (talora anche gravi).
A determinare la reazione immediata dopo l’ingestione di un alimento sono le IgE, anticorpi che si attivano contro la componente non tollerata di un alimento. Nel caso del latte vaccino, le proteine in questione sono tre: la caseina (la più reattiva), l’alfa-lattoalbumina e la beta lattoglobulina.
Ma l’allergia al latte può talora prescindere dall’azione delle IgE. In questo caso si parla di allergia non IgE-mediata e la comparsa dei sintomi (vomito, diarrea, dolore addominale e sangue nelle feci) non è così tempestiva. Motivo per cui, in questi casi, il prick test può dare un esito negativo. Di fronte a un simile scenario, se i sintomi lasciano comunque il sospetto di un’allergia, per la diagnosi «occorre escludere il latte per 2-3 settimane e verificare se, al controllo, il quadro è migliorato e il peso del bambino è aumentato».
Test casalingo per l'allergia alle proteine del latte e delle uova
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Test IgE Specifiche Latte
Ige Specifiche Latte (Allergene specifico Latte), è un test diagnostico fondamentale nell'ambito delle analisi del sangue, essenziale per valutare specifici aspetti della salute. Il test delle IgE specifiche ricerca nel sangue le immunoglobuline di classe E associabili alle reazioni allergiche: in questo caso si verifica se il latte vaccino genera nel soggetto un’reazione avversa.
Nel latte e nelle caseine è possibile trovare diverse proteine allergeniche; due degli allergeni maggiormente responsabili delle reazioni allergiche sono l’alfa-lactalbumina e beta-lattoglobulina.
Caratteristiche I test allergici delle IgE specifiche Imutest rappresentano un metodo semplice, sicuro e accurato per rilevare nel sangue alti livelli di anticorpi tipici dell’allergia chiamati immunoglobuline E (IgE). Elevate concentrazioni di IgE sono associate a una maggiore suscettibilità alle allergie. Il test richiede solo una piccola quantità di sangue ottenuta in modo igienico e con il minimo fastidio.
I risultati di Imutest sono comparabili a quelli ottenuti dai laboratori di analisi, ma bisogna ricordare che nessun metodo per la diagnosi delle allergie è totalmente affidabile. I genitori devono eseguire il test sui figli, se hanno età inferiore a 16 anni. Il test può essere eseguito in qualsiasi periodo dell’anno. Non è necessario avere alcuna reazione allergica in atto al momento dell’esame e non si deve interrompere alcun trattamento terapeutico per usare il prodotto.
Contenuto del kit
Il kit contiene:
- 1 foglietto illustrativo
- 1 pungidito sterile
- 1 capillare per la raccolta del sangue
- 1 provetta contenente la soluzione di sviluppo
- 1 cassetta di test
- 1 sacchetto essiccante
Modalità d'uso
Preparazione del test Il kit deve essere conservato e utilizzato a temperatura ambiente. Se è stato conservato a temperatura più bassa è necessario lasciare il kit non aperto a temperatura ambiente per almeno due ore. Il test deve essere utilizzato entro 30 minuti dall’apertura dell’astuccio di alluminio. Lavare bene le mani con acqua tiepida e sapone, risciacquare bene sempre con acqua tiepida e asciugare con una salvietta pulita - è importante che le mani siano calde e asciutte perché ciò migliora la circolazione del sangue e rende più facile il prelievo del campione.
Trovare un luogo tranquillo dove eseguire il test, preferibilmente seduti ad un tavolo. Quindi aprire il pacchetto contenente il pungidito sterile, la provetta per il sangue e la provetta di soluzione di sviluppo e l'astuccio di alluminio contenente il test. Non tirare o muovere la linguetta blu fino al momento indicato (15 minuti dopo l’aggiunta della soluzione di sviluppo). Posare tutto il contenuto su una superficie pulita e piana.
Procedura di test
La procedura è semplice e causa un fastidio minimo. È richiesta solo una goccia di sangue. Non usare il pungidito se manca la linguetta blu. Esercitando una leggera pressione, massaggiare delicatamente il dito dal quale si intende prelevare il campione di sangue (meglio dito medio o anulare) con il pollice della mano libera procedendo più volte fino alla punta del dito. Girare e tirare la linguetta blu del pungidito fino a rendere completamente visibile la parte bianca sottostante caricata a molla. Tenere tra pollice e indice della mano libera i lati dentellati del pungidito e premere la parte bianca fermamente contro il polpastrello fino a sentire un click. L'ago arretra immediatamente nel pungidito, per uno smaltimento sicuro e non può essere riutilizzato.
Usando un tessuto asciutto, asciugare la prima goccia di sangue che fuoriesce dal polpastrello. È importante premere il pungidito con grande fermezza contro il polpastrello altrimenti la pelle non sarà perforata. Contattare il proprio distributore/rivenditore se si incontrano difficoltà nell 'utilizzo del pungidito o per ottenere una quantità sufficiente di sangue. Con l’unghia rivolta verso l’alto, continuare a massaggiare delicatamente il pollice della mano libera dalla base alla punta svariate volte fino a quando esce una goccia più grossa di sangue. Con l’unghia ancora rivolta verso l’alto, trattenere il capillare orizzontalmente, e toccare con la punta la goccia di sangue.
Continuare a far entrare sangue così da riempire la punta fino alle linee nere segnate sul capillare. Il riempimento è automatico: non comprimere mai il bulbo del capillare mentre si riempie di sangue. Se si usano quantità di sangue eccessive o insufficienti si possono avere risultati errati. Per tutta la durata del test la cassetta deve rimanere in posizione orizzontale. Per far uscire il sangue, allineare la punta del capillare al pozzetto più piccolo del test. Agitare leggermente il fondo della provetta per riempire di sangue il pozzetto. Se il sangue non esce completamente, tenere il capillare in verticale sul pozzetto stringendo una delle parti evidenziate in nero e agitare il bulbo.
Aspettare circa un minuto perché il sangue venga assorbito e poi eliminare il capillare di trasferimento. Svitare con cura il cappuccio della provetta contenente la soluzione di sviluppo e versare tutto il contenuto della provetta nel pozzetto più grande subito sotto al pozzetto in cui si è già versato il sangue. Attendere esattamente 15 minuti. Non muovere o alzare il test dopo aver aggiunto la soluzione di sviluppo. Se la provetta di soluzione di sviluppo non è piena di liquido blu chiaro, contattare il distributore/rivenditore locale.
Solo dopo aver aspettato esattamente 15 minuti, sollevare il test mantenendolo in orizzontale e tirare la linguetta blu fino a sentire un click che indica la posizione corretta. L’indicatore del test cambierà colore da blu a bianco. Rimettere il test su una superficie piana e lasciarlo riposare. In presenza di alti livelli di anticorpi IgE si possono leggere uno o più risultati positivi entro 15 minuti. Tuttavia, è necessario aspettare 30 minuti dopo aver tirato la linguetta blu per confermare risultati negativi.
Interpretazione dei risultati
- POSITIVO: una banda rosa o rossa accanto al simbolo del quadrato (indipendentemente dall'intensità) indica che sono stati rilevati alti livelli di anticorpi tipici dell'allergia IgE e che è possibile avere una sensibilità a quell'allergene specifico. Per avere risultati positivi significativi è essenziale che si abbiano o si siano manifestati in passato sintomi di allergia.
- NEGATIVO: appare solo una linea nell’area dalla linea di controllo (simbolo del triangolo).
- INVALIDO: in tutti i casi in cui è non presente una banda rosa o rossa vicino al simbolo del triangolo significa che il test è nullo/invalido. Ripetere il test con un nuovo kit.
Gestire l'Intolleranza alle Proteine del Latte
Per gestire l’intolleranza alle proteine del latte occorre evitare il contatto con le stesse, escludendo di conseguenza latte e derivati dalla dieta. Il consiglio principale è di controllare con attenzione le etichette degli alimenti in quanto, come abbiamo visto, spesso sono presenti anche all’interno di alimenti all’apparenza “insospettabili”.
Qualora il soggetto affetto sia un lattante è necessario valutare con il proprio medico quale formula di latte fornirgli: si tratta di tipologie di latte artificiale formulato appositamente per casi di intolleranza, che nella maggior parte dei casi non creano disturbi ai piccoli e che gli forniscono al contempo tutti i nutrienti necessari.
Una persona affetta da intolleranza al lattosio potrà consumare alimenti delattosati contenenti proteine del latte, vice versa chi è affetto da allergia a caseina e proteine del siero, non potrà consumare alimenti privi di lattosio. Purtroppo non soltanto nei latticini o prodotti contenenti latte, bensì anche all’interno di alimenti destinati agli sportivi, barrette e integratori perché possedendo un alto valore biologico hanno un elevato valore nutrizionale, oltre che per aumentare la conservazione degli alimenti stessi data la loro stabilità.
La terapia di prima scelta di tutte le allergie alimentari consiste nell’eliminazione dell’alimento causale dalla dieta. «La dieta di esclusione ha comunque quasi sempre un inizio e una fine -. Entro i 3 anni di vita, 9 bambini su 10 risolvono il problema e possono tornare a consumare il latte vaccino, i suoi derivati e i prodotti che lo contengono come ingrediente». La conferma la si ha sottoponendo nuovamente il bambino al prick test e al test di provocazione orale. Nel mentre, il latte viene sostituito dagli «idrolisati spinti»: prodotti di origine vaccina o vegetale (riso, soia) acquistabili generalmente soltanto in farmacie e parafarmacie, in cui le proteine sono scisse in peptidi talmente piccoli da non essere riconosciuti dal sistema immunitario. Nelle forme più gravi, ma sempre dietro il consiglio di un allergologo pediatra, si può ricorrere alle miscele amminoacidiche (contenenti un «cocktail» di amminoacidi liberi, non assemblati in peptidi).
Sono invece da escludere «tutte quelle bevande di origine vegetale che spesso chiamiamo latti, ma che tali non sono.
Alternative senza Latticini per una Dieta Sana
Per una dieta sana, qualora si soffra di sensibilità alle proteine del latte, è necessario consultare un professionista che possa assisterci nel passaggio a una dieta priva di latticini. Tuttavia, le alternative esistono. Dunque, cosa mangiare se si ha un’intolleranza alle proteine del latte? Oltre a fare attenzione alle etichette, come già accennato, tendenzialmente i prodotti per vegani sono prive delle proteine che causano il disturbo.
Altre alternative possibili sono:
- Formaggi e dolci vegani
- Bevande a base di mandorle, soia o riso (se non si è intolleranti al riso)
- Yogurt vegetali
- Formaggi vegetali privi di proteine del latte
- Legumi
Impatto dell'Intolleranza alle Proteine del Latte sui Bambini
Nei bambini, soprattutto se molto piccoli, l’intolleranza alle proteine del latte può avere un impatto importante, ma, come accennato, nella maggior parte dei casi passeggero. Normalmente occorre fare attenzione perché il piccolo non venga esposto alle proteine del latte, in quanto potrebbe causare disagi importanti e, in alcuni casi, rallentamento della crescita. Tuttavia, a seguito di un’alimentazione controllata l’intolleranza regredisce da sola nella maggior parte dei casi, e non causa danni o disagi a lungo termine.
Consigli per una Sana e Corretta Prima Colazione
Assieme alle uova, il latte è il principale possibile responsabile di un’allergia alimentare nel corso dell’infanzia. A soffrirne, ufficialmente, sono meno di 2 bambini su 100. Il disturbo prevede un’unica soluzione: l’eliminazione dalla dieta di latte e derivati. Ma siccome la scelta ha un impatto non trascurabile nel corso dell’età infantile, è importante che si arrivi a questo punto soltanto dopo aver completato un iter diagnostico articolato.
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