Dieta Chetogenica e Acido Urico: Cosa Dice la Scienza

La dieta chetogenica è uno dei protocolli dietetici maggiormente studiati, le prime applicazioni in campo terapeutico risalgono ai primi anni del ‘900. La dieta chetogenica ha conquistato molta popolarità per la perdita di peso e altri benefici metabolici. Ma cosa succede quando questo regime alimentare si incrocia con l'iperuricemia e la gotta, una condizione caratterizzata da elevati livelli di acido urico nel sangue e infiammazioni articolari dolorose? Per chi soffre di gotta, l'approccio nutrizionale richiede particolare attenzione e consapevolezza dei pro e contro di ogni scelta.

Cos'è la Dieta Chetogenica?

La dieta chetogenica si basa su un'assunzione molto bassa di carboidrati (di solito meno di 50g al giorno), moderata di proteine e alta di grassi. Questo schema induce il corpo a entrare in uno stato metabolico chiamato chetosi, dove, in assenza di glucosio sufficiente, utilizza i grassi come fonte primaria di energia, producendo corpi chetonici.

Il Legame tra Dieta Chetogenica e Acido Urico

Durante la dieta chetogenica, si ha un aumento transiente di acido urico nel sangue determinato sia da una sua ridotta eliminazione a livello renale sia da un maggiore consumo di alimenti che lo contengono. Inizialmente, l'adozione di una dieta chetogenica può portare a un aumento temporaneo dei livelli di acido urico nel sangue. Questo accade perché i corpi chetonici, prodotti durante la chetosi, competono con l'acido urico per l'escrezione renale, riducendone l'eliminazione. Per chi soffre già di iperuricemia o gotta, questo picco iniziale può scatenare attacchi acuti e dolorosi, rendendo la fase di adattamento particolarmente rischiosa e spesso sconsigliata senza un'attenta supervisione.

Tuttavia, se ne osserva una riduzione a livello ematico nelle settimane successive all’inizio della dieta, per il fenomeno del cheto-adattamento, ossia un adattamento dell’organismo ai corpi chetonici. L’acido urico di per sé potrebbe aumentare transitoriamente, ma per via della competizione con i corpi chetonici nell’escrezione renale, per poi riportarsi nei limiti di norma.

Potenziali Benefici (con Cautela)

Mentre la dieta chetogenica è nota per favorire una rapida perdita di peso, un fattore di rischio significativo per la gotta, questo potenziale beneficio deve essere valutato attentamente. La riduzione del peso corporeo può, a lungo termine, contribuire a migliorare la gestione della gotta. Tuttavia, questo non significa che la chetogenica sia la scelta migliore o più sicura per raggiungere tale obiettivo in presenza di iperuricemia. Altre diete ben bilanciate e ipocaloriche possono ottenere risultati simili con minori rischi per chi è predisposto alla gotta.

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Rischi Reali per chi Soffre di Gotta

Oltre al rischio di scatenare attacchi acuti nella fase iniziale, la dieta chetogenica per chi soffre di gotta presenta altre criticità. Alcuni alimenti tipici di una dieta chetogenica (es. tagli di carne ricchi di purine, alcuni frutti di mare) potrebbero non essere ideali e contribuire ad aumentare ulteriormente i livelli di acido urico. È fondamentale monitorare attentamente l'apporto di purine e assicurarsi un'idratazione adeguata per prevenire la formazione di calcoli renali, un'altra complicanza possibile in condizioni di iperuricemia.

Tra gli effetti negativi di un piano chetogenico figura anche il rischio di gotta, ascrivibile all’assunzione eccessiva di determinate categorie alimentari.

L'Importanza di un Approccio Nutrizionale Personalizzato

Dato il quadro complesso e le implicazioni per la salute, tentare una dieta chetogenica in presenza di iperuricemia o gotta senza una supervisione professionale è fortemente sconsigliato. Un nutrizionista specializzato può valutare la vostra situazione clinica, i livelli di acido urico, la funzionalità renale e altri fattori individuali per determinare l'approccio nutrizionale più sicuro ed efficace. L'obiettivo è sempre un benessere a lungo termine, evitando rischi inutili e garantendo un piano alimentare scientificamente fondato e personalizzato.

Non è possibile pensare di sottoporsi a tale dieta senza portare in visione referti medici, analisi del sangue complete, trattamenti farmacologici in atto. Questo regime non si adatta al fai da te e deve essere sempre svolto con un professionista. Anche con approcci meno estremi si possono raggiungere enormi risultati.

Considerazioni Aggiuntive

La gotta, storicamente nota come “malattia dei re” o “malattia del ricco”, è un disturbo reumatico con artrite infiammatoria cronica. È un disturbo del metabolismo delle purine caratterizzato dalla deposizione di cristalli di urato monosodico (MSU) nelle articolazioni nel contesto di iperuricemia persistente. La malattia ha una decisa preponderanza maschile e solitamente si presenta tra i 30 ei 50 anni di età.

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Le alternative terapeutiche per la gotta sono limitate. Ultimamente, la restrizione dell’assunzione di carboidrati con la riduzione del consumo calorico totale ha rivelato risultati promettenti nel far crollare il tasso di recidiva degli attacchi gottosi. Uno studio di Goldberg et al. Ha proposto precisamente la pratica della rinomata dieta chetogenica per alleviare i sintomi della gotta.

Inoltre, è importante prestare attenzione al protocollo di dieta chetogenica prescritto e all’integrazione di elettroliti. L’insulina, che si riduce durante questo regime alimentare per l’eliminazione dei carboidrati, è coinvolta a livello renale nel riassorbimento del sodio. Riduzioni dell’insulina, quindi, determinano una maggiore eliminazione del sodio che si correla a una riduzione dei livelli circolanti di potassio. Inoltre, stati carenziali di magnesio, che sono molto comuni nella popolazione, possono aggravare questa situazione.

Particolare attenzione va posta in presenza di tachicardia, extrasistoli e altri fenomeni cardiaci. In letteratura ci sono casi di morte (rari) che sono stati associati a diete chetogeniche mal formulate o fai da te.

Un altro aumento transiente caratteristico di questo regime alimentare è quello del colesterolo LDL; questa condizione si verifica in presenza di forti perdite di grasso corporeo. Solo in un particolare fenotipo di persone, comunque rare e tendenzialmente magre, si può assistere a un grande aumento del colesterolo LDL per un periodo prolungato. Questo fenomeno è raro ed è ad oggi sotto indagine di studi. In questi casi, se possibile, occorre sospendere la dieta chetogenica.

Un altro dei rischi di una dieta chetogenica mal formulata sono i calcoli alla cistifellea. Questi possono comparire con maggiore frequenza in una dieta chetogenica, se questa è mal formulata in termini di quantitativi di grassi giornalieri. Alcuni protocolli chetogenici, infatti, prevedono una presenza quasi esclusiva di proteine all’interno della dieta. In questi casi non si raggiunge il cheto-adattamento per mancanza dei grassi alimentari e se in presenza di una forte perdita di grasso corporeo che correla ad aumenti dell’LDL, viene sfavorito lo svuotamento della cistifellea, determinando così la formazione dei calcoli.

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I problemi a lungo termine che spesso vengono attribuiti alla dieta chetogenica come la diminuzione del metabolismo basale per problemi tiroidei, non trovano ad oggi dati scientifici a favore. Anzi studi recentissimi sembrano smentire queste preoccupazioni. Storicamente ci sono alcune popolazioni africane e nordiche che si nutrono prevalentemente di un’alimentazione proteica e ricca di grassi e nelle quali non si sono verificate problematiche metaboliche.

Talvolta durante i primi tre giorni di chetosi, si possono riscontrare sintomi come mal di testa, capogiro e confusione, stanchezza, ipotensione, stitichezza o diarrea, nausea, alitosi. Si tratta di sintomi comuni e transitori perché risposta di adattamento del nostro organismo al regime dietetico.

Non sembrano invece essere veritiere le preoccupazioni generali in merito i possibili effetti nel lungo termine sull’aumento del rischio cardiovascolare e dell’uricemia. Al contrario, la maggior parte degli studi afferma come a seguito del decremento ponderale e della massa grassa si verifichi un miglioramento metabolico nei parametri ematici di LDL, trigliceridi, e colesterolo totale, con incremento dell’HDL.

è possibile perdere da un minimo di 1-2 Kg a un massimo di 2,5 lg a settimana, in base alla risposta individuale dell’organismo allo stato di chetosi.

Chi può seguire la dieta chetogenica?

Studi preliminari inoltre sembrerebbero dimostrare una possibile applicazione della dieta chetogenica anche nel trattamento di patologie neurodegenerative come per esempio l’Alzheimer, il Parkinson e la SLA, dato il possibile ruolo dei corpi chetonici sulla riduzione del danno ossidativo a carico delle cellule nervose. Tuttavia, risulta ancora preliminare parlarne, data la necessità di studi clinici più approfonditi e di lunga durata.

Risulta inoltre ancora aperto il dibattito relativo a dieta chetogenica e tumori: è noto che le cellule tumorali abbiamo un metabolismo glucosio-dipendente (effetto Warburg) e che la crescita e la capacità invasiva della neoplasia aumenti in condizione di iperglicemia e iperinsulinemia, allo stesso tempo è anche vero che ridurre le disponibilità degli zuccheri conduca tali cellule a sofferenza. A questo scopo infatti, sono sempre più frequenti gli studi atti a valutare l’efficacia della dieta chetogenica coadiuvata alla chemio-radioterapia, nel trattamento di alcune forme tumorali.

I vantaggi dell’applicazione della dieta chetogenica restano comunque rilevanti, grazie sia la protezione della massa muscolare, sia la riduzione del senso di fame che la rapidità dei risultati (duraturi nel tempo).

Durante la chetosi, il nostro organismo subisce un adattamento: gli enzimi deputati al metabolismo degli zuccheri si riducono, così come aumentano quelli coinvolti nel metabolismo dei grassi. Il corpo ha quindi bisogno di riabituarsi agli zuccheri, per questo la fase transizione generalmente dura tanto quanto la fase di chetosi.

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