Alessandro Calori: Passione, Libertà e una Carriera Ricca di Emozioni

Coraggio. Passione. Libertà. Sono l'architrave che Alessandro Calori si porta appresso da quarant'anni di carriera. Il cacciatore di orizzonti si gode l'estate nella casa in Sardegna, alla Maddalena, che proprio il calcio gli ha consentito di acquistare. Non è un buen ritiro. A 57 anni vuole ancora allenare, possibilmente una prima squadra anche se la recente esperienza con la Primavera della Lazio gli ha aperto nuove prospettive, scenari, allargando la mentalità di un uomo che non smette mai di studiare e studiarsi.

«Si dava per scontata la vittoria della Juve perché il Perugia era ormai salvo, in realtà si tende a dimenticare che grazie a quel successo raggiungemmo l'Intertoto. Nove volte su dieci una squadra con in campo Van der Sar, al quale faccio un grosso in bocca al lupo per quanto gli è accaduto nelle ultime ore, Davids, Zidane, Del Piero e Inzaghi avrebbe vinto perché i valori, oltre che le motivazioni, erano nettamente superiori.

«No, piuttosto qualche mio giocatore ogni tanto viene con il telefonino o l'i-pad sul quale ha le immagini di quel giorno prese da youtube ed è lui che mi chiede cosa accadde e come fu possibile. Poi, va beh, ci sono anche i tifosi laziali che mi riconoscono, mi chiedono una foto e mi ringraziano perché vinsero quello scudetto a scapito della Juventus, ma io a tutti ricordo le parole di Carlo Mazzone, allenatore di quel Perugia, nello spogliatoio prima della partita. Poche, ma che andarono dritte al punto: "Mi raccomando, abbiamo gli occhi di tutto il mondo addosso, giocate con dignità, date il massimo, siate uomini".

«Con i ragazzi bisogna saper parlare, accompagnarli in un percorso, guardarli negli occhi e portarli a fare altrettanto, togliendoli da quei telefonini con i quali comunicano tra di loro anche durante i ritiri quando sono a pochi passi di distanza. Io ho lanciato giocatori come El Shaarawy, Cragno, El Kaddouri, Jonathas. Alla Lazio ho allenato Luka Romero, l'uomo del momento. La qualità nei nostri settori giovanili c'è, senza doverci svenare acquistando da fuori. Barella, Frattesi, Tonali ce li siamo costruiti in casa. Quando si parla però di giocatori di 18-19 anni bisogna anche ricordarsi che bisogna accompagnarli negli errori, che prima o poi commetteranno. Solo così diventeranno campioni».

«L'anno prima di quel gol ci fu chi mi indicò come il pentito del calcio italiano che scrisse una lettera a "Famiglia Cristiana" dicendo di essersi venduto una partita. Ho querelato e avuto dei risarcimenti.

Leggi anche: Alessandro Di Gennaro: Profilo

«Bah, a volte mi chiedo perché dopo aver portato il Portogruaro ad una storica promozione in Serie B e preso in mano il Brescia dai playout conducendolo ai playoff, rimasi all'improvviso senza squadra, nessuno che mi cercava più. E perché in quasi 20 anni di carriera da allenatore non abbia mai avuto la chances di farlo in Serie A.

Il mister granata suona la carica, usando anche parole forti, alla vigilia dell'ultima gara del 2016.

TRAPANI - Alessandro Calori torna in una delle piazze che più di tutte ha segnato la sua carriera da giocatore e da allenatore, ma non c’è tempo per fare dei sentimentalismi. Il Trapani affronta il Brescia per provare a chiudere nella maniera meno amara possibile un 2016 chiaramente a due facce, con una prima parte da sogno e una seconda parte che ha portato i granata nel baratro.

Calori non fa nomi, ma fa capire ciò che gli serve per dare la giusta quadratura alla squadra: “Io sto intervenendo portando il mio modo di allenare, è chiaro che in breve tempo non posso dare una fisionomia precisa. Il lavoro giornaliero è importante, ma questo è il momento della storia recente del Trapani, quindi mi sono trovato in questa situazione di difficoltà. Metto tutto in preventivo, bisogna creare una situazione nuova. Osservo tutto, voglio capire bene chi può stare qui e chi no. La mia intenzione è quella di creare una squadra che diventi molto meno fragile e più determinata di adesso, con più voglia di mettere in piedi questa impresa. L’atteggiamento è diverso tra chi vuole vincere e chi deve salvarsi, prima di tutto metto la voglia, poi metto le qualità.

Si passa all’analisi dell’avversario e del modo in cui verrà affrontato. Il Brescia è una squadra giovane e dinamica, Calori fa capire che bisogna prenderla in maniera più aggressiva rispetto alle ultime uscite: “Il Brescia è una squadra che nell’ultimo periodo ha usato un sistema di gioco ben chiaro. Stanno pensando di sostituire Morosini, che con la velocità che ha rompeva un po’ gli equilibri, ma è una squadra che inizia l’azione da dietro e cerca le sponde per Caracciolo. I centrocampisti cercano sempre gli inserimenti e il movimento continuo. Ci vuole l’atteggiamento diverso da parte nostra, voglio una squadra che non ha paura e l’ho detto fin dal primo giorno. Bisogna avere il coraggio di osare, di andare a prendere gli avversari più alti ma in maniera organizzata. A parole è facile, ma farlo di squadra è un lavoro più complicato, perchè bisogna lavorare sui particolari.

Leggi anche: Specializzazioni di Alessandro Belloni

Calori che ribadisce la propria intenzione di vedere un Trapani unito, compatto e grintoso, in vista del mercato. Tra le defezioni e i problemi psicologici palesati nelle ultime uscite, il tecnico spera di vedere la grinta e la voglia che sono mancate finora: “Se io non creo un gruppo capace e voglioso di far gol e di giocare insieme, è difficile venire a capo della situazione. Le cose devono venire naturali quando si gioca a calcio, e per il momento non vengono naturali. Dipende tutto dall’organizzazione, e devo essere io a dare questa organizzazione.

Gli attaccanti? De Cenco ha problemi muscolari e ho poche scelte, ma non sono preoccupato. Questa è un’altra prova d’esame che dobbiamo superare, perchè ci consentirebbe di capire chi è pronto ad affrontare il girone di ritorno. La mia non è convinzione, è che voglio far capire ciò che dobbiamo diventare. Nella mia carriera ho sempre voluto far capire che non mollo mai. Voglio un gruppo così e voglio trasmetterlo, i giocatori devono seguirmi e devono essere consci della situazione.

Si torna a battere il tasto del mercato in chiusura di conferenza. Calori, però, ribadisce l’importanza della partita di domani e fa capire che solo dopo il triplice fischio della gara del “Provinciale” verranno fatte le dovute riflessioni su quella che sarà la rosa del Trapani ai nastri di partenza del girone di ritorno: “Domani abbiamo una partita da giocare, e come ho detto voglio vedere chi è pronto, prima del 30 non parlerò di mercato, perciò non so chi farà ancora parte di questa squadra.

Il difensore argentino ha vinto in Italia con Parma e Lazio: «La finale mondiale persa con la Germania? Udinese, Parma, Lazio, ancora Parma e ancora Udinese per dire addio al calcio nel 2006. Dal 1989 è stata questa la carriera di Nestor Sensini, difensore (ma anche centrocampista nel momento del bisogno), in Italia, nella nostra serie A. Con i biancocelesti ha vinto uno scudetto, una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana e una Supercoppa Europea; con i gialloblù ha conquistato due Coppe Italia, due Coppe Uefa e una Supercoppa Europea. Con il grande rimpianto della finale Mondiale persa con la sua Argentina contro la Germania Ovest all’Olimpico di Roma, a Italia ’90: «Raccontiamo bene.

Il rigore non c’era. Io entrai sul pallone e Voeller si buttò: lo ha ammesso lui stesso, anni dopo. Il guaio fu che l’arbitro Codesal abboccò. Vedere i nostri tifosi disperati, il popolo argentino che piangeva per me è stato terribile - ha raccontato Sensini alla Gazzetta dello Sport -. Mi sentivo responsabile, anche se sapevo benissimo di non aver commesso nessun fallo».Nato a Rosaio («Ma non è la mia città, è la città di Ernesto Che Guevara. Per quelli della mia generazione, io sono nato nel 1966, lui è stato un punto di riferimento, un orgoglio», ha detto l’ex difensore), ha giocato con Diego Armando Maradona con la maglia dell’Albiceleste («Poesia») ed è sbarcato in Italia nel 1989 per giocare nell’Udinese.

Leggi anche: Alessandro Grosso e la Sana Alimentazione

Calcisticamente non è mai andato via dal nostro campionato: «Volevo giocare in A, era il mio obiettivo, ma confesso che Udine non sapevo nemmeno dove fosse. Allora non c’era Internet, non c’era Google Maps - ha continuato Sensini -. Andai a comprare una cartina dell’Italia e mi resi conto di dove proseguiva la mia avventura. Anni meravigliosi, a Udine, con il patron Pozzo che è stato una specie di secondo padre. Ci sentiamo ancora adesso». Poi i trionfi con Parma e Lazio, con tanto di scudetto con i biancocelesti: «Devo ringraziare il mio caro amico Alessandro Calori. Fu suo il gol con il quale il Perugia battè la Juventus e noi negli spogliatoi attaccati alle radioline perché a Perugia era piovuto e l’inizio della partita era stata ritardata. Adesso che mi viene in mente: devo ancora pagare a Calori la cena che gli aveva promesso. Sono passati 25 anni, forse è venuto il momento di saldare il debito, che dite?», ha scherzato.

Oggi Sensini gestisce una scuola calcio a Rosario: «Sono 400 bambini che vengono a giocare gratuitamente. Lo faccio perché desidero mettere la mia esperienza al servizio della comunità. E faccio anche il nonno. Mia figlia Julieta mi ha regalato la piccola Antonia e io sono diventato matto - ha concluso -. Vorrei allenare ancora, dopo le esperienze che ho fatto in Argentina e in Cile, ma sinceramente, quando vedo gli occhi di Antonia e il suo sorriso, mi passa la voglia di rimettermi in viaggio».

tags: #alessandro #calori #figlia #età #lavoro

Scroll to Top