The China Study: Un'Analisi Approfondita sull'Alimentazione e la Salute

I mezzi di informazione riportano frequentemente notizie riguardanti i possibili legami tra il consumo di un particolare alimento e il rischio di ammalarsi di tumore e non c’è giorno in cui non si parli del cibo come elemento chiave capace di prevenire o addirittura curare le malattie, cancro compreso. Ma succede anche che un alimento presentato ieri come “buono”, perché proteggerebbe contro un tumore, sia detto in seguito “cattivo”, perché un nuovo studio ne avrebbe dimostrato la capacità di aumentare il rischio di ammalarsi. A chi credere in questi casi? Com’è possibile che uno stesso alimento possa generare risultati opposti in due diverse ricerche? La questione è complessa, ma una cosa è certa: nessun alimento è buono o cattivo di per sé: quando si parla del legame tra alimentazione e cancro le variabili in gioco sono molte e non è semplice arrivare a conclusioni definitive e in bianco e nero.

Cosa si studia quando si analizza l’effetto di un alimento sull’organismo?

Uno dei primi problemi legati agli studi sulla nutrizione riguarda la complessità di ciò che si sta esaminando. Un alimento è composto da un’infinità di sostanze e, anche quando si identifica quella che potrebbe avere un effetto anticancro (come per esempio gli antiossidanti nella frutta e nella verdura), l’effetto del consumo di quel particolare cibo è dato anche dall’interazione con altre componenti (per esempio gli zuccheri della frutta, le fibre vegetali e così via). I benefici di una dieta sana nascono quindi dall’interazione tra i diversi componenti dei cibi, e non soltanto da specifiche sostanze isolate. Ecco perché non ha senso assumere integratori alimentari invece di adottare una dieta sana e variegata.

Inoltre, alcuni studi sui principi attivi di origine alimentare condotti in cellule o in animali di laboratorio, hanno utilizzato concentrazioni di sostanze molto alte, difficilmente raggiungibili con la normale alimentazione. Quando però i ricercatori cercano di riprodurre sinteticamente composti naturali, aumentarne la concentrazione e proporli sotto forma di integratori alimentari, spesso non ottengono gli stessi benefici riscontrati tra coloro che consumavano l’alimento intero nella versione naturale.

Come si studiano gli effetti dei singoli cibi sulla salute umana?

La maggior parte degli studi sulla nutrizione utilizzano gli strumenti dell’epidemiologia e in particolare attraverso la somministrazione di questionari. In pratica si seleziona una determinata popolazione e si chiede alle persone di ricordare cosa hanno mangiato nel passato e per quanto tempo (studio retrospettivo). Oppure si domanda alle persone di registrare tutto ciò che mangiano dal momento in cui inizia lo studio e per molti anni a seguire (studio prospettico). Il secondo tipo di studio è più affidabile perché elimina in parte il problema dei buchi di memoria o dei ricordi selettivi. Un problema cognitivo di entrambi questi studi è il cosiddetto pregiudizio di selezione, per cui tendiamo a sottostimare il peso dei comportamenti che sappiamo essere inadeguati o poco sani.

Con in mano l’elenco di ciò che ciascun partecipante ha mangiato, gli epidemiologi osservano anche di che cosa ogni soggetto si è eventualmente ammalato, e cercano di individuare delle associazioni statisticamente significative. In altre parole cercano di scoprire se chi si ammala di un certo tipo di tumore (o, viceversa, chi non si ammala) sia un assiduo consumatore di un particolare tipo di alimenti.

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Una correlazione, però, non prova un nesso di causa ed effetto. Le correlazioni possono essere una coincidenza, un caso. Per questo è necessario che l’eventuale nesso tra causa ed effetto sia dimostrato sperimentalmente. Per esempio, il fatto che le fibre riducano il tempo di contatto tra la parete intestinale e le sostanze tossiche che si sviluppano dalla putrefazione dei cibi potrebbe giustificare la loro azione nella riduzione del rischio di sviluppare il cancro del colon. L’effetto anticancro che viene attribuito alle sostanze antiossidanti (es. curcumina) potrebbe derivare dal fatto che l’ossidazione è uno dei meccanismi ben noti di danno cellulare.

Infatti, la presenza nella carne rossa del gruppo eme, contenente il ferro, che è anche un potente ossidante, potrebbe sostenere la correlazione tra l’aumento di certi tipi di tumori e il suo consumo in grandi quantità. Ognuna di queste ipotesi, per essere considerata una prova a favore di una correlazione fra un tipo di alimenti e un effetto salutare o nocivo, deve essere rafforzata con dati ottenuti sperimentalmente. Ma anche questo non è semplice perché sostanze e alimenti esercitano i loro effetti insieme a un’infinità di altri composti. Per tutte queste ragioni è complicato ottenere risposte chiare che permettano di indicare in un singolo alimento la possibile causa di una malattia, o la soluzione per prevenirla.

Tutto ciò che mangiamo è legato al cancro?

È questa la domanda che si sono posti alcuni anni fa Jonathan Schoenfeld della Harvard Medical School di Boston e John Ioannidis della Stanford University. Per cercare di rispondere, i due ricercatori hanno messo mano a un libro di ricette e hanno valutato 50 ingredienti scelti a caso, andando a cercare tutti gli articoli che li legassero in qualche modo al rischio di cancro. Ebbene, secondo i risultati del loro studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition, per l’80 per cento circa degli ingredienti analizzati risultava un legame - positivo o negativo - con uno o più tipi di tumori. Alla domanda si dovrebbe quindi rispondere con un sì. Il problema è che non tutti i dati che riguardano ciascun alimento vanno nella stessa direzione: in alcuni casi si trovano indizi sia in positivo, sia in negativo. Inoltre, buona parte dei risultati ottenuti non ha una sufficiente affidabilità statistica.

Si possono però evidenziare alcuni risultati significativi: se si analizzano alimenti come la carne rossa o l’alcol, appare piuttosto chiara la loro tendenza ad aumentare il rischio di tumore, mentre per alimenti di origine vegetale, come cipolle, carote o limoni, risulta piuttosto chiaro il contrario.

Perché non possiamo fidarci dei singoli studi?

Uno degli errori più comuni che si commettono quando si cercano informazioni sul ruolo positivo o negativo di un particolare alimento rispetto al rischio di cancro è puntare l'attenzione su un unico studio, neppure sempre clinico. Un esempio è quello della vitamina E contenuta in diversi alimenti. Ci sono analisi che dimostrano come questo micronutriente - così vengono definite le vitamine e i sali minerali - abbia effetti protettivi contro il cancro di colon, prostata e vescica, soprattutto grazie alle capacità antiossidanti e stimolanti il sistema immunitario. Tuttavia, in altre indagini sono stati trovati risultati contrari: per esempio, che assumere integratori a base di vitamina E aumenti il rischio di tumore della prostata. Quale di queste affermazioni è vera? La vitamina E protegge dal cancro della prostata o lo causa? In un certo senso entrambe le affermazioni sono corrette: l’effetto rilevato nei diversi studi, infatti, è in un caso protettivo e nell’altro dannoso per la salute della prostata.

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Le differenze possono dipendere da come sono progettate le ricerche: possono cambiare il numero di pazienti, le caratteristiche dei partecipanti (per età, sesso o presenza di altre malattie), la dose di alimento o nutriente consumata, il modo di quantificare le dosi stesse ecc. La lista delle differenze tra studi sullo stesso alimento può essere molto lunga e può influenzare in modo decisivo i risultati, spiegando la variabilità delle conclusioni.

Come si possono mettere a confronto studi diversi?

Quando una ricerca si riferisce a un alimento intero e alle sue proprietà - per esempio il broccolo, in genere considerato un’arma di prevenzione efficace - bisogna chiarire cosa intendono i ricercatori quando affermano che "mangiare tanti broccoli previene il tumore". Come già accennato, gli alimenti sono composti da tante sostanze e quella benefica può essere una sola, oppure una combinazione presente solo in quel determinato prodotto. Inoltre il termine “porzione” non ha per tutti lo stesso significato ed è quindi fondamentale cercare di capire quanti broccoli hanno effettivamente mangiato coloro che hanno ottenuto un beneficio dal loro consumo. Ecco perché prendere in considerazione i risultati di un solo studio per chiarire il rapporto tra cibo e cancro può dare adito a confusione.

Un aiuto a dirimere i dubbi viene dalla statistica e dal lavoro degli esperti che, consapevoli dei limiti di ogni singolo studio, si preoccupano di mettere insieme tutte le informazioni disponibili, pubblicate nella letteratura scientifica, per arrivare a conclusioni più attendibili. Ciò è a volte possibile tramite un esercizio di raccolta e analisi di tutti i dati pubblicati, detto revisione sistematica o metanalisi. Il World Cancer Research Fund (WCRF), un ente internazionale che si dedica ad attività di revisione e metanalisi nel campo della nutrizione e dei tumori, fornisce dati e raccomandazioni continuamente aggiornati al passo con la ricerca. Ciascuna delle raccomandazioni è il frutto dell’analisi di quasi tutti i dati disponibili e non di un unico studio, e viene valutata tenendo conto anche delle eventuali differenze tra gli studi.

Mantenere un peso nella norma, limitare il consumo di alimenti processati, carne rossa, alcol e bevande zuccherate sono alcune delle raccomandazioni per la prevenzione del cancro presenti nella terza edizione (2018) del rapporto Diet, Nutrition, Physical Activity and the Prevention of Cancer: a Global Perspective. Si consiglia inoltre di seguire un’alimentazione ricca di cereali integrali, verdure, frutta e legumi. Altre linee guida internazionali seguono la stessa scia. Per esempio le raccomandazioni dell’American Cancer Society pubblicate nel 2020 sulla dieta e l’attività fisica per la prevenzione del cancro suggeriscono di prediligere alimenti ricchi in nutrienti che aiutino a raggiungere e mantenere un peso corporeo salutare, consumare cereali integrali, una gran varietà di prodotti vegetali e frutta di tutti i colori.

Il messaggio più importante che rimane costante nel tempo è questo: nessun alimento, da solo, ha un effetto anticancro; alcuni (come la carne rossa o l’alcol) hanno l’effetto opposto aumentando il rischio di ammalarsi, ma la dimensione del rischio dipende da fattori individuali di tipo genetico e legati al complesso di comportamenti e abitudini. È l'insieme della dieta, combinata all’attività fisica e all’abitudine o meno al fumo, che può fare davvero la differenza, non il singolo cibo. Quindi, se anche un alimento che abbiamo consumato fino a oggi si rivelasse in futuro meno benefico del previsto, l’effetto generale sulla salute non potrà essere particolarmente importante. Tra le diverse diete note, quella mediterranea, basata su vegetali, cereali integrali, pesce, olio di oliva e poche proteine animali, sembra essere una delle più sicure ed efficaci.

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The China Study: Un'Analisi Approfondita

The China Study, di T.Colin Campbell e Thomas M. Campbell, è il risultato di uno studio epidemiologico durato 27 anni e finalizzato ad indagare la relazione tra alimentazione e genesi delle malattie. Finalmente abbiamo la dimostrazione epidemiologica che un regime dietetico che abusa di proteine animali influisce in modo determinante sulla genesi di molte patologie anche degenerative e gravi come il cancro, il diabete e le malattie cardiovascolari. Anzi, lo Studio Cina (e altre ricerche prese in considerazione, e a supporto, nel libro) arriva a consigliare un consumo minimo di proteine animali o addirittura la loro completa eliminazione.

Le correlazioni dieta-malattia sono illustrate molto bene nel testo, con tanto di grafici e convenzioni di statistica medica assunte. Un metodo rigoroso assolutamente indiscutibile e che dovrebbe finalmente spingere molti medici e dietologi a discuterne e a prenderne atto. È uno studio di un'ampiezza e una complessità enorme, che sta sollevando un vero polverone intorno alle medicine convenzionali in tutto il mondo.

Le Tesi Fondamentali di The China Study

  • La genetica non è il fattore predominante nella genesi delle malattie.
  • Le speranze della genetica per il futuro ignorano tutto quello di molto più semplice che si può fare già oggi.
  • Il controllo ossessivo di grassi, carboidrati, colesterolo e omega-3 non dà come risultato una buona salute.
  • Vitamine e integratori sono d'aiuto ma non possono risolvere tutto da soli.
  • Farmaci e chirurgia non curano le malattie da cui siamo affetti.
  • I medici non sanno esattamente cosa consigliare per rimanere in buona salute.
  • Un cambio di dieta può indurre guarigione nel diabete.
  • Solo con la dieta e lo stile di vita si può guarire dalle malattie cardiache.
  • Il cancro al seno è correlato a una situazione ormonale alterata che è determinata dal cibo che mangiamo.
  • Il consumo di latticini aumenta il rischio di cancro alla prostata.
  • Gli antiossidanti contenuti in frutta e vegetali sono correlati a una migliore performance mentale nella terza età.
  • I calcoli ai reni possono essere prevenuti con una dieta salutare.
  • Il diabete di tipo 1, quello che insorge nei bambini ed è una delle più devastanti malattie che ci siano, è correlato allo stile di vita e alimentazione dei bambini stessi e non ad altro.
  • Vari tipi di cancro sono correlati al consumo eccessivo di proteine animali.

Si tratta dei risultati di una ricerca, non di una teoria, con 50 pagine di bibliografia scientifica mirata alla dimostrazione pratica di ogni affermazione fatta. Le conclusioni di questo studio, in sostanza impossibile da confutare, se applicate salverebbero milioni di vite umane e ne eviterebbero la sofferenza.

L'Importanza dello Studio

In effetti questo testo è il più importante studio epidemiologico mai realizzato. Considerato da molti la testimonianza più completa e importante sullo stretto rapporto esistente tra cibo e salute, "The China Study" è anche la ricerca più esemplare sulle abitudini alimentari, la dieta e le malattie effettuata sugli esseri umani. Lo studio in particolare contrappone la realtà statunitense con quella delle popolazioni più povere della Cina rurale.

Le Critiche al China Study

Ovviamente una pubblicazione di questo genere non poteva che sollevare un polverone di critiche. Le conclusioni sono controverse e non del tutto condivise dalla comunità scientifica. Il China Study identifica alcune “malattie dell’abbondanza” (infarto, ictus, ipertensione, cancro della mammella, della prostata e del polmone, diabete e osteoporosi) legate ai comportamenti individuali e in particolare all’alimentazione. Sotto accusa sono principalmente la carne, i latticini e i grassi di origine animale, che provocherebbero, tra le altre cose, uno sviluppo puberale precoce e una più prolungata esposizione agli ormoni endogeni (cioè prodotti dall’organismo stesso). Gli effetti negativi del consumo di carne si vedrebbero soprattutto nello sviluppo del cancro della mammella, un tumore la cui incidenza (cioè il numero di donne che si ammalano) sarebbe, in Cina, cinque volte inferiore a quella degli Stati Uniti.

Ciò che la comunità scientifica ha trovato scarsamente dimostrato è il fatto che, secondo i calcoli del China Study, il consumo anche di piccolissime quantità di grassi e proteine animali (compresi quelli provenienti dai latticini, indicati come particolarmente pericolosi) porterebbe a un incremento importante del rischio. Si tratta di una differenza notevole rispetto agli altri studi epidemiologici, che hanno mostrato un aumento sì del rischio, ma graduale, tale da consentire un consumo ragionevole di questi alimenti che fanno parte da sempre della dieta umana.

La Caseina: Un Caso di Studio

Prendiamo il caso più eclatante, quello della caseina, la proteina contenuta nel latte e nei formaggi. Sulla base dei dati del China Study e del fatto che i cinesi consumano pochissimi latticini, Campbell ha dedotto che i latticini sono cancerogeni. Ha condotto anche un esperimento con topi affetti da tumori, dimostrando che togliendo la caseina si riduce la dimensione del tumore. Tuttavia Campbell non tiene in considerazione un altro dato: un effetto analogo è ottenuto con proteine del grano, se a queste si aggiunge l’amminoacido lisina, che consente all’organismo di produrre autonomamente la caseina.

In pratica non importa se la caseina proviene da una fonte animale o è prodotta a partire da un’altra proteina vegetale: quello che conta è la capacità dell’organismo di produrne a sua volta, fornendo un nutrimento al tumore. Nella dieta di un occidentale la lisina è sempre presente, perché è uno dei nove amminoacidi essenziali che dobbiamo introdurre con la dieta.

Difetti Metodologici del China Study

Il China Study ha anche altri difetti di metodo: per esempio mette in relazione un numero enorme di variabili (367, come si è detto, con oltre 8.000 diverse correlazioni) e ciò consente, con appropriati utilizzi della statistica e in assenza di studi di controllo, di dimostrare pressoché qualsiasi teoria preconcetta. Nella maggior parte dei casi le affermazioni di Campbell e del suo libro non reggono alla prova dei numeri contenuti proprio negli studi che descrive. In particolare Campbell generalizza alcuni dati che riguardano una proteina specifica, studiata in modo isolato e senza tenere conto degli effetti di una dieta varia, per arrivare all’erronea conclusione che sia consigliabile eliminare qualsiasi proteina animale.

Conclusioni

Il cosiddetto China Study è un ampio studio epidemiologico di dubbia qualità e basso rigore scientifico, svolto negli anni Ottanta nella popolazione cinese, per verificare l’eventuale esistenza di un nesso tra determinati alimenti e lo sviluppo di malattie cardiovascolari e cancro. In sintesi, nessun alimento, da solo, può ridurre il rischio di ammalarsi di tumore; viceversa, specifici alimenti e bevande, come le carni rosse e l’alcol, possono accrescere il rischio di alcuni tipi di cancro.

Il testo afferma, fra le altre cose, che la caseina, una proteina contenuta nel latte, sarebbe un potente fertilizzante per il cancro. Fra caseina e sviluppo di tumori effettivamente esiste una relazione, che è tuttavia analoga a quella fra il cancro e altre proteine, anche di origine vegetale. In sostanza, non importa da dove proviene una proteina, ma qual è il suo effetto nell’organismo. Sulla base degli studi sulla caseina, Campbell auspica l’abolizione totale di qualsiasi proteina e grasso animale nella dieta, in assenza tuttavia di dimostrazioni scientifiche.

Considerando i risultati dello studio di Campbell e i dati più attendibili disponibili nella letteratura scientifica, si conclude che è possibile scegliere di diventare vegani, ma al momento non vi sono prove che ciò sia utile o benefico dal punto di vista della salute e per la prevenzione del cancro. Rimane il fatto che ricerche più serie del China Study dimostrano che una riduzione delle proteine e dei grassi animali diminuisce il rischio di sviluppare un tumore, all'interno però di una dieta varia ed equilibrata che comprenda latte o latticini, uova e pesce.

Raccomandazioni Finali

  • Nessun alimento, da solo, ha un effetto anticancro.
  • Alcuni alimenti, come la carne rossa o l’alcol, aumentano il rischio di ammalarsi.
  • La dimensione del rischio dipende da fattori individuali di tipo genetico e legati al complesso di comportamenti e abitudini.
  • È l'insieme della dieta, combinata all’attività fisica e all’abitudine o meno al fumo, che può fare davvero la differenza.
  • La dieta mediterranea, basata su vegetali, cereali integrali, pesce, olio di oliva e poche proteine animali, sembra essere una delle più sicure ed efficaci.

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