Alimentazione Complementare del Neonato: Linee Guida e Consigli

È importante fornire risposte chiare ai genitori per rendere questo passaggio il più piacevole e personalizzato possibile, rispettando i gusti e le preferenze alimentari di ogni bambino. Proprio per questo, abbiamo raccolto alcuni consigli da esperti che affiancano genitori e bambini.

6 Domande e Risposte sull'Alimentazione Complementare

Ecco 6 domande, con le relative risposte, per chiarire alcuni dubbi dei genitori in un momento delicato come lo svezzamento (alimentazione complementare) del neonato:

1. Divezzamento, Svezzamento o Alimentazione Complementare?

Iniziamo con la definizione:

Con il termine "Svezzamento" o "Divezzamento" si intende il passaggio da un'alimentazione esclusivamente a base di latte a un’alimentazione solida o semisolida, con sapori e consistenze diversi.

Per questo oggi si preferisce parlare di “Alimentazione Complementare” (AC) per porre in evidenza come il cibo solido vada ad aggiungersi (e non a sostituirsi) al latte, che resta comunque, ancora, per svariati mesi, l’alimento principale della dieta nella prima infanzia.

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Si tratta di una fase di transizione dall’allattamento naturale, artificiale o misto, a una forma di alimentazione complementare.

A partire dai 6-8 mesi di vita, il latte - sia materno che in formula - incomincia a perdere gradualmente la sua completezza per alcune vitamine e sali minerali per cui è necessario integrare la dieta con altri nutrienti. Questa integrazione è necessaria perché il latte, a partire dai 6-8 mesi, incomincia a perdere gradualmente la sua completezza per alcune vitamine e sali minerali.

Pertanto non è opportuno iniziare lo svezzamento prima della fine del 6° mese, se non in alcune situazioni particolari e su indicazione del pediatra.

2. Quando Iniziare con l'Alimentazione Complementare?

Già dal sesto mese i neonati sviluppano la capacità intestinale di digerire alimenti diversi dal latte, materno o artificiale, ma ci sono anche dei segnali che possono aiutare la mamma e il papà a capire quando è possibile introdurre l'alimentazione complementare poiché il loro bimbo o la loro bimba sono pronti ad accettare sapori nuovi. Eccone alcuni:

  • Mostrano interesse per il cibo degli adulti;
  • È presente il riflesso della masticazione;
  • Riescono a deglutire cibi non solo liquidi;
  • Sono capaci di stare seduti nel seggiolone e di coordinare occhi, mano e bocca;
  • Riescono ad afferrare gli oggetti e a manipolarli;

Dal sesto mese di vita, la maggiore capacità esplorativa, l’avvicinamento al gattonamento, l’interazione con ogni oggetto o essere vivente portano i bambini e le bambine verso una nuova modalità di alimentarsi che va sostenuta e accompagnata con cura.

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Non è raro che i genitori che hanno iniziato l’alimentazione complementare nel momento giusto, raccontino come la personalità della propria creatura esploda in un salto di crescita: sembra aumentare la consapevolezza di sé e del mondo che la circonda e inizia a conoscere, anche attraverso il cibo, gli effetti che l’interazione con esso può produrre.

L’introduzione di cibi solidi va attuata in accordo con i bisogni del bambino/a, così come avviene per qualsiasi tappa evolutiva (afferrare gli oggetti, parlare, camminare), e quindi varia da soggetto a soggetto.

3. Come Iniziare l'Alimentazione Complementare?

Le Linee guida sull’alimentazione complementare dei lattanti e dei bambini da 6 a 23 mesi pubblicate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2023 (OMS) suggeriscono l’utilizzo di cibi semplici e naturali per esercitare il gusto del bambino o della bambina e stimolare la sua curiosità, variando con frequenza gli ingredienti e i menù ed evitando alimenti confezionati.

È importante non fissare fin dall'inizio schemi troppo rigidi, per numero, quantità e orario dei pasti: ogni famiglia dovrà trovare la propria strada in accordo con il/la pediatra che darà i suggerimenti più adeguati e seguendo abitudini alimentari che favoriscano una combinazione bilanciata dei diversi nutrienti (carboidrati, proteine, grassi, vitamine e sali minerali), così da evitare carenze o eccessi.

Per organizzare i pasti bisogna innanzitutto imparare a gestire una dieta sana per tutta la famiglia partendo dagli adulti. Solo in questo modo le piccole persone acquisiranno anche loro, per imitazione, le stesse abitudini alimentari degli adulti.

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Ma adulti e bambini possono mangiare davvero le stesse cose? La risposta è sì, fatta eccezione, fino ai due anni, per alcuni alimenti, ovvero:

  • miele crudo (rischio di botulismo);
  • carne, pesce, uova crudi o poco cotti (rischio di tossinfezioni alimentari);
  • latte non pastorizzato e formaggi da esso derivati (rischio di brucellosi).

Per quanto riguarda sale e zucchero, l’aggiunta di queste sostanze, in questa fase di avvicinamento al cibo solido, è sconsigliata. Ma senza rigidità. Si può, ad esempio, evitare di mettere il sale durante la preparazione e aggiungerne un pizzico quando il piatto viene servito in tavola.

La "Pappa" Classica:

La base per la classica "pappa" è il brodo vegetale. Mettere nella pentola a bollire 1 litro di acqua e verdure di stagione.

Il passato delle verdure utilizzate per preparare il brodo potrà essere aggiunto dopo qualche giorno, oppure fin da subito.

  • Una quota di carboidrati: Crema di riso o farina di mais e tapioca, da 1 a 3 cucchiai in totale. Non necessitano di cottura. Dalle creme si passerà alla pastina e poi alla pasta vera e propria.
  • Una quota di proteine: Si potranno utilizzare liofilizzati o omogeneizzati di carne o pesce (inizialmente mezza porzione, successivamente la porzione viene adattata alla crescita del bambino) oppure alimenti freschi. Dagli omogeneizzati si potrà passare gradualmente alla carne (ad esempio polpette da proporre a piccoli pezzi) o al pesce (cotto al vapore o al forno). Quanto al pesce è bene tener presente che le spine possono essere molto pericolose.
  • Una quota di grassi.

Naturalmente la dieta familiare dovrà essere corretta sotto tutti i punti di vista, qualitativo e quantitativo (sarà bene controllarla con il pediatra).

È bene anche verificare che vi sia un apporto adeguato di calcio, zinco e di proteine di alta qualità, fondamentali in questa fase di crescita.

4. Cosa Fare in Caso di Allergie e Intolleranze?

Lo schema dello svezzamento tradizionale prevede l’introduzione dei diversi nutrienti sia vegetali che proteici secondo uno schema prefissato. Secondo le Linee guida generali il criterio della gradualità degli alimenti non è tanto importante per prevenire allergie quanto per prevenire difficoltà digestive dovute all’immaturità intestinale del lattante.

La storia familiare e la presenza di casi di intolleranze o allergie alimentari orienterà il/la pediatra nella valutazione del miglior approccio alimentare del caso.

Esistono test molto attendibili per individuare possibili allergie e sarà cura del/della pediatra di libera scelta orientare i genitori verso ambulatori dedicati alla diagnosi e cura delle allergie alimentari.

5. Schema Sì o Schema No? Come Prepararsi?

Esistono varie scuole di pensiero riguardo alle modalità dell'alimentazione complementare.

Molti/e pediatri/e, partendo dalla constatazione che il/la lattante possiede la capacità di autoregolarsi per la quantità di latte di cui ha bisogno, ritengono che abbia anche un’istintiva capacità di arricchire la sua dieta a seconda delle proprie necessità e in linea con l’alimentazione di tutta la famiglia.

Entro l’anno di vita il bambino o la bambina dovrebbero aver provato una grande varietà di cibi e di sapori, abituandosi a consumare, oltre al latte, altri due pasti principali: pranzo, cena e due spuntini. Questa nuova sperimentazione gli consente di sviluppare i suoi gusti e le sue preferenze alimentari.

Il consiglio è, sicuramente quello di affidarsi al/alla proprio/a pediatra, porre tante domande e confrontarsi sulle scelte alimentari da preferire per uno svezzamento in totale tranquillità.

6. Quale Tipo di Alimentazione Complementare è Più Adatto al Mio Bambino/a?

Non esiste un solo modo “giusto” per introdurre l'alimentazione complementare. Ogni bimbo, ogni bimba e ogni genitore scopre dal sesto mese in poi qual è la via migliore per introdurre cibi complementari al latte.

La cosa più importante di tutte è che ciò che si propone in primis piaccia anche al genitore, che faccia parte della tavola da sempre, che sia un piatto che appartiene culturalmente al gruppo-famiglia.

Alla base di un'alimentazione complementare di successo devono esserci serenità e convivialità.

Come Gestire i Rifiuti

Concludiamo, dandovi alcuni consigli su come gestire le opposizioni e i rifiuti del cibo da parte dei bambini.

È normale che qualche bambino o bambina non accetti subito sapori diversi dal latte: è importante accogliere questi rifiuti con pazienza, calma e buonsenso.

L’invito per i genitori è far sì che bambine e bambini siano liberi di esplorare e di familiarizzare con i nuovi alimenti. È importante quindi renderli partecipi, tenendoli a tavola e condividendo con loro il momento del pasto.

Gradualmente tutti i bambini e le bambine nel rispetto dei tempi personali iniziano ad assaggiare il cibo a tavola durante i pasti familiari, imparando anche a usare le posate, e questa nuova sperimentazione andrà ad affiancarsi all’allattamento materno o con formula.

Osservare bambine e bambini, rispettare i loro bisogni e valorizzare la loro capacità di autoregolarsi, imparando a guardare la novità dal “loro” punto di vista, li aiuterà a crescere e a diventare adulti sani e curiosi, anche dal punto di vista alimentare.

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