Alimentazione nel Mondo: Statistiche e Sfide per il 2030

Il nuovo rapporto The State of Food Security and Nutrition in the World 2024 (Lo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo 2024) evidenzia il grave ritardo nel raggiungimento dell’Obiettivo di sviluppo sostenibile 2, “Fame zero”, entro il 2030.

A lanciare il monito, sono stati l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (IFAD), il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF), il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (PAM) e l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).

Insicurezza Alimentare e Malnutrizione: Una Panoramica Globale

Il rapporto rivela che miliardi di persone non hanno accesso a un’alimentazione adeguata. Nel 2023 circa 733 milioni di persone hanno sofferto la fame, ovvero una persona su undici in tutto il mondo e una persona su cinque nella sola Africa.

Un altro grave problema messo in luce dal documento è il mancato accesso a un’alimentazione adeguata: «nel 2023, circa 2,33 miliardi di persone in tutto il mondo hanno dovuto fare i conti con un’insicurezza alimentare da moderata a grave, un dato che non ha mostrato sviluppi positivi di rilievo dopo il picco registrato nel 2020, durante la pandemia Covid-19. Tra questi, circa 864 milioni di individui hanno sofferto di una grave insicurezza alimentare, restando, talvolta, senza cibo per un’intera giornata o più. Questo dato è rimasto ostinatamente alto dal 2020 e, nonostante i miglioramenti osservati in America latina, permangono varie e più ampie criticità, soprattutto in Africa, dove il 58 percento della popolazione è esposta a un’insicurezza alimentare moderata o grave».

«I fenomeni dell’insicurezza alimentare e della malnutrizione stanno peggiorando a causa di una concomitanza di fattori, tra cui la persistente inflazione dei prezzi dei generi alimentari, che continua a erodere i vantaggi economici di un elevato numero di individui in molti paesi.

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Eventi causali importanti, quali i conflitti, i cambiamenti climatici e i contraccolpi economici, sono sempre più frequenti e violenti. L'inversione di tendenza e i livelli persistentemente alti di carestia, insicurezza alimentare e malnutrizione degli ultimi anni hanno messo il mondo fuori strada per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) 2.1 e 2.2: porre fine alla fame, all'insicurezza alimentare e a tutte le forme di malnutrizione entro il 2030.

I conflitti, la variabilità e gli estremi climatici, i rallentamenti e le flessioni economiche, la mancanza di accesso e l'inaccessibilità a diete sane, gli ambienti alimentari malsani e l'elevata e persistente disuguaglianza continuano a determinare l'insicurezza alimentare e la malnutrizione in tutto il mondo.

Anche il mancato accesso a una dieta sana per ragioni economiche continua a essere un grave problema, che investe oltre un terzo della popolazione globale. Sulla scorta dei nuovi dati sui prezzi dei generi alimentari e dei miglioramenti metodologici introdotti, il rapporto rivela che, nel 2022, oltre 2,8 miliardi di persone non hanno potuto permettersi un’alimentazione sana. Queste disuguaglianze sono particolarmente pronunciate nei paesi a basso reddito, dove il 71,5 percento della popolazione non ha accesso a una dieta sana, rispetto al 6,3 percento degli abitanti dei paesi ad alto reddito.

A livello regionale, le tendenze variano in maniera significativa: la percentuale della popolazione afflitta dalla fame continua ad aumentare in Africa (20,4 percento), si è stabilizzata in Asia (8,1 percento)-benché la fame continui a rappresentare un problema enorme in questa regione, dove vive più della metà degli affamati del mondo -e mostra segni di miglioramento in America latina (6,2 percento). Se queste tendenze continueranno, nel 2030, ci saranno circa 582 milioni di sottoalimentati cronici, la metà dei quali in Africa.

L'Indice Globale della Fame (GHI)

L’Indice Globale della Fame (GHI) 2023 mostra che, sebbene alcuni Paesi specifici abbiano compiuto avanzamenti significativi, a partire dal 2015 non si sono fatti grandi progressi nella riduzione della fame su scala globale. Il punteggio di GHI 2023 per il mondo e 18,3, considerato moderato, meno di un punto al di sotto del punteggio mondiale di GHI 2015, che era 19,1.

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Secondo il GHI 2023, 9 Paesi presentano livelli di fame allarmanti: Burundi, Lesotho, Madagascar, Niger, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Sud Sudan e Yemen. In altri 34 Paesi la fame è considerata grave.

L’Indice Globale della Fame (GHI) 2022 misura un livello moderato di 18,2, rispetto a un calore di 17,9 nel 2021. L’indicatore di maggiore impatto è rappresentato dalla denutrizione, dato che mostra un’inversione di tendenza dopo oltre un decennio di progressi.

L’Indice è stato adottato e sviluppato dall’International Food Policy Research Institute (IFPRI) che l’ha pubblicato per la prima volta nel 2006. La pubblicazione annuale dell’Indice è oggi curata dall’ONG tedesca Welthungerhilfe e dall’irlandese Concern Worldwide, partner europei di CESVI del network Alliance2015, e dal 2024 insieme anche a IFHV - Institute for International Law of Peace and Armed Conflict.

L’Indice classifica i Paesi lungo una scala di 100 punti, dove 0 rappresenta il miglior valore possibile (assenza di fame) e 100 il peggiore. Più alto è il valore, peggiore è lo stato nutrizionale di un Paese. Valori inferiori a 9,9 mostrano un’incidenza della fame molto bassa, mentre tra 10 e 19,9 il valore è moderato. Valori tra 20 e 34,9 segnalano una situazione di grave fame, mentre valori tra il 35 e il 49,9 livelli allarmanti.

Ogni anno l’Indice - oltre all’aggiornamento dei dati sulla fame nel mondo a livello regionale, nazionale e locale - si concentra su un tema specifico che ben rappresenta la multidimensionalità del problema “fame” e delle sue possibili soluzioni.

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Quest’anno il punteggio GHI del mondo è di 18.3, ovvero fame a livello moderato. In 6 Paesi (Somalia, Burundi, Ciad, Madagascar, Sud Sudan e Yemen), nonostante i miglioramenti in alcuni di essi, è stato riscontrato un livello di fame ancora allarmante e in ulteriori 36[2] un livello di fame grave.

Il report GHI di quest’anno approfondisce l’importanza di affrontare la disuguaglianza di genere per raggiungere la resilienza climatica e l’obiettivo Fame Zero.

Fattori Aggravanti e Sfide Future

Una serie di crisi sovrapposte, tra cui le conseguenze della pandemia di COVID-19, la guerra in Ucraina, i numerosi conflitti violenti e le catastrofi climatiche in varie parti del mondo, hanno spinto alcuni Paesi in una situazione di crisi alimentare, mentre altri hanno dimostrato una maggiore resilienza.

Secondo le previsioni, nei prossimi anni il mondo dovrà affrontare un numero crescente di shock, provocati soprattutto dai cambiamenti climatici. In questo scenario c’è una categoria che viene colpita in modo particolarmente sproporzionato, quella dei giovani, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito.

Ad aggravare il quadro incidono le conseguenze di cambiamenti climatici, guerre e pandemia. Negli ultimi mesi si sono susseguiti forti alluvioni in Pakistan che hanno sommerso un terzo del Paese e ucciso almeno 1.300 persone, un supertifone in Giappone che ha costretto 9 milioni di persone a evacuare le loro case, un’anomala ondata di caldo che in Cina, Europa e Usa ha prosciugato i fiumi e provocato incendi boschivi.

Anche i conflitti armati, che ugualmente contribuiscono all’insicurezza alimentare, sono aumentati. Su 193 milioni di persone esposte a conflitti, 139 milioni hanno vissuto condizioni di insicurezza alimentare (FSIN e GNAFC 2022). Anche la pandemia di Covid-19, insieme alla recessione economica, ha inciso sull’aumento dei prezzi nei Paesi a basso e medio reddito.

Disuguaglianze di Genere e Residenza

Anche il genere sembra giocare un ruolo importante. Un confronto tra lo stato di insicurezza alimentare di uomini e donne mostra che la prevalenza dell'insicurezza alimentare è rimasta costantemente più alta tra le donne che tra gli uomini, a livello globale e in tutte le regioni. Questo divario tra i sessi è aumentato bruscamente tra il 2019 e il 2021, in gran parte a causa dell'impatto sproporzionato che la pandemia ha avuto sui posti di lavoro e sui redditi delle donne e del loro maggiore onere di assistenza non retribuita ai bambini e ai familiari. Tuttavia, ha iniziato a ridursi nel 2022 e ha continuato a diminuire nel 2023.

Il rapporto SOFI 2024 mostra che l'area di residenza di una persona ha un impatto sui livelli di insicurezza alimentare che può sperimentare. Come nel 2022, i risultati per il 2023 mostrano un trend globale di diminuzione dell'insicurezza alimentare con l'aumento del grado di urbanizzazione. A livello globale, la prevalenza di insicurezza alimentare moderata o grave è stata più alta nelle aree rurali (31,9%).

Una migliore sicurezza alimentare nelle aree urbane può essere in parte spiegata da una maggiore disponibilità di cibo, da un potere d'acquisto medio più elevato e da un maggiore accesso all'assistenza sanitaria, all'istruzione e ad altri servizi. Tuttavia, ciò non è sempre vero, date le forti disuguaglianze che esistono all'interno delle popolazioni urbane e la crescente connettività spaziale e funzionale tra aree urbane, periferiche e rurali.

Obiettivi Mancati e Necessità di Trasformazione

Il mancato miglioramento della sicurezza alimentare e i progressi disomogenei nell'accesso economico a diete sane gettano un'ombra sulla possibilità di raggiungere la Fame Zero nel mondo, a sei anni dalla scadenza del 2030. Occorre accelerare la trasformazione dei nostri sistemi agroalimentari per rafforzarne la resilienza ai principali fattori di produzione e affrontare le disuguaglianze per garantire che le diete sane siano accessibili a tutti e a costi contenuti.

Invertire la rotta si può. Anche in un ambiente globale minacciato dalle crisi ambientali e alimentari e dai conflitti è possibile rompere i legami tra conflitto e fame e sfruttare a pieno il potenziale della governance sistemi alimentari e delle filiere, orientandoli verso una dimensione locale, al fine di far progredire la pace.

A tal proposito, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO) offre dati preziosi sull'insicurezza alimentare tra i diversi gruppi di popolazione, fornendo un quadro più chiaro di chi soffre di insicurezza alimentare e di dove risiede, al fine di orientare le politiche e i programmi. Il rapporto annuale sullo Stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo (SOFI) fornisce stime a livello globale, regionale e nazionale sul numero di persone che soffrono la fame nel mondo, sia nei Paesi ricchi che in quelli poveri.

La stima della fame nel mondo nel 2023, misurata in base alla prevalenza della sottonutrizione (PoU) (Indicatore SDG 2.1.1), rivela una continua mancanza di progressi verso l'obiettivo Fame Zero. Infatti, dopo un forte aumento dal 2019 al 2021, la percentuale di popolazione mondiale che soffre la fame è rimasta praticamente allo stesso livello per tre anni consecutivi.

Nel 2023, secondo le stime della Food Insecurity Experience Scale (FIES), 2,33 miliardi di persone hanno avuto difficoltà ad accedere regolarmente a cibo di qualità adeguata. Tra queste, 864 milioni di persone hanno dovuto affrontare una grave insicurezza alimentare. L'Africa risulta essere la regione con la più alta percentuale di popolazione che soffre la fame (con il 20,4%).

Il rapporto nell’edizione italiana a cura di CESVI è stato presentato in occasione dell’inaugurazione della mostra fotografica “THE LAST DROP” di Fabrizio Spucches e con la curatela di Nicolas Ballario che, ha suggerito un interessante spunto di riflessione attraverso un parallelismo fra il conflitto in Ucraina e l’insicurezza alimentare nel Corno d’Africa.

Tabella: Punteggi GHI e Livelli di Fame

Punteggio GHI Livello di Fame
Inferiore a 9.9 Molto Bassa
10 - 19.9 Moderata
20 - 34.9 Grave
35 - 49.9 Allarmante

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