Alimentazione Corretta per il Paziente Allettato

Una corretta alimentazione è uno dei passi fondamentali per poter avere una migliore qualità della vita, sia per le persone che godono di ottima salute che per le malate. Un compito ancor più complicato se ci riferiamo ai malati gravi, alle persone anziane allettate, che non hanno alcuna possibilità di movimento.

Infatti, l'assistenza di un anziano allettato è un compito molto delicato e complesso per un caregiver. Tra le conseguenze più gravi di una prolungata permanenza a letto c'è la sindrome da allettamento, anche chiamata sindrome da immobilizzazione o sindrome ipocinetica. Si tratta di una condizione che determina un generale peggioramento dello stato di salute a livello fisico, cognitivo e psicologico e una sempre più marcata perdita di mobilità e autonomia.

A differenza di quanto accade nei soggetti giovani, nelle persone anziane gli effetti di questa sindrome sono difficilmente reversibili, quindi è importante prevenirla con una serie di accorgimenti. Per questo la principale cosa cui prestare attenzione è l’idratazione.

Le piaghe da decubito rappresentano un’altra problematica frequente negli anziani allettati. Trascorrere molto tempo sdraiati, infatti, espone la pelle al rischio di lesioni, che sono dovute alla pressione o allo sfregamento continui esercitati dal materasso sul corpo e che tipicamente si formano nelle aree utilizzate come punti di appoggio, come osso sacro, ossa del bacino, talloni, spalle, schiena e nuca.

Anche in presenza di lesioni da pressione sono importanti il controllo e la cura giornaliera della pelle, la redistribuzione del peso del corpo, la movimentazione frequente e una dieta equilibrata, perché una nutrizione inadeguata può rallentare la cicatrizzazione delle ferite.

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Idratazione e Assunzione di Liquidi

Il consiglio degli esperti è di aumentare l’assimilazione di liquidi, insomma bere almeno un litro d’acqua al giorno. Non solo, bisogna bere anche quando non si avverte il bisogno di farlo.

Per aiutare meglio a gestire questa cosa il suggerimento è quello di cominciare fin dal mattino con un bicchiere d’acqua al risveglio. Attenzione a sostituire l’acqua con altre bevande.

Sempre in tema di liquidi fondamentale diventa l’apporto di frutta e verdura. Ad ogni pasto infatti serve almeno una porzione. Poco importa se sia cotta o cruda. L’ideale sarebbe poi utilizzare la frutta come spuntino fuori orario, a metà mattina o al pomeriggio.

Il consumo di alimenti come brodo, passato di verdure, tè e tisane senza zucchero può aiutare a integrare un’adeguata quantità di acqua giornaliera.

Nutrienti Essenziali per Anziani Allettati

Non si tratta di sola assimilazione di liquidi. Prestare attenzione allo stato di salute della persona interessata. Tra i consigliati dagli esperti ci sono i legumi ed i cereali. Importante anche variare, soprattutto per i secondi piatti.

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Sono in molti a fare ricorso per le persone allettate agli integratori: maltodestrine e proteine di origine per lo più vegetale possono essere un aiuto soprattutto nei casi di forte inappetenza. Mai però abusarne, anzi.

Una corretta alimentazione, come abbiamo accennato, è fondamentale per mantenere negli anziani uno stato nutrizionale idoneo poiché con l’avanzare dell’età si è più esposti al rischio di malnutrizione. Questa condizione, dovuta allo squilibrio tra fabbisogno e assunzione di nutrienti, determina un’alterazione funzionale e strutturale dell’organismo che lo indebolisce e lo rende più vulnerabile alle malattie.

È importante dunque che chi si prende cura di un anziano allettato si assicuri che abbia un’alimentazione varia, completa e a misura delle sue esigenze nutrizionali.

La dieta va sempre discussa e valutata con il medico curante, ma il modello di riferimento a cui ispirarsi generalmente è la dieta mediterranea, a base di cereali, frutta e verdura, fonti proteiche come carni bianche e pesce, latticini magri e olio extravergine di oliva come condimento.

È consigliabile limitare l’apporto di sale ed escludere i cibi raffinati e ricchi di grassi e zuccheri. È inoltre essenziale garantire una buona idratazione: l’invecchiamento, infatti, aumenta il rischio di disidratazione anche a causa della riduzione dello stimolo della sete.

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Anche la dieta degli anziani deve avere come perno il consumo di carboidrati e dunque di alimenti a base di cereali (pane, pasta, riso, farro, orzo), da prevedere a ogni pasto principale (colazione, pranzo e cena), per un totale di 4-5 porzioni al giorno. Lo stesso discorso vale per la frutta e la verdura, la cui scelta deve ricadere preferibilmente sui prodotti di stagione, con 3-5 porzioni al giorno.

Quanto agli alimenti ricchi di zuccheri semplici (come lo zucchero da tavola, il miele e i dolci), l’invito alla moderazione è sempre valido. O meglio: lo è ancora di più tra gli anziani, considerato che il diabete di tipo 2 è una malattia che colpisce prevalentemente nel corso della terza età ed è considerato un fattore di rischio per lo sviluppo anche di diverse forme di cancro.

Se si ha l’abitudine di dolcificare caffè, tè, tisane e latte, è consigliabile non superare i 2-3 cucchiaini al giorno di zucchero. E quando possibile, preferire dolcificanti naturali, come quelli a base di stevia.

Nonostante con l’avanzare dell’età si registri spesso un progressivo calo dell’appetito, è fondamentale che la persona anziana assuma ogni giorno 2 porzioni di alimenti del gruppo “carne, pesce e uova”. Occorre invece limitare il consumo di carne rossa e insaccati e privilegiare pesce (fonte naturale di omega-3), carni bianche e uova. Naturalmente, in alcuni casi i legumi possono sostituire un secondo piatto a base di carne o pesce oppure costituire un piatto unico insieme ai cereali.

Mantenere un adeguato apporto di proteine è fondamentale per preservare la salute dei muscoli e delle ossa e, di conseguenza, prevenire la sarcopenia.

I condimenti dovrebbero essere preferibilmente di origine vegetale e di alta qualità. L’olio extravergine di oliva è naturalmente ricco di vitamine e di antiossidanti naturali e può garantire un adeguato apporto di lipidi. Sono invece da limitare i condimenti di origine animale, come burro, strutto, panna.

Quanto agli altri grassi, gli anziani dovrebbero prediligere alimenti con un modesto contenuto di grassi saturi e colesterolo, come il latte parzialmente scremato e lo yogurt magro, i formaggi preferibilmente freschi (evitando quelli fusi, che potrebbero creare problemi nella masticazione) e le carni magre (pollo, tacchino, coniglio, vitello).

Per quanto riguarda il pesce, che dicevamo essere una fonte naturale di omega-3, sono da evitare quelli preimpanati e prefritti.

Gli anziani dovrebbero limitarne l’utilizzo del sale, in quanto primo fattore di rischio per l’ipertensione arteriosa. I 5 gr al giorno che sono fissati come limite dalle principali società scientifiche dovrebbero essere sempre di sale iodato (tranne in caso di patologie per cui lo iodio alimentare sia contro indicato). Per evitare gli eccessi, nel corso della terza età è preferibile evitare i preparati per brodo, che contengono dadi ricchi di grassi vegetali idrogenati e di glutammato monosodico, e incentivare piuttosto l’uso di spezie ed erbe aromatiche.

Tabella dei Nutrienti Essenziali per Anziani Allettati

Nutriente Fonti Alimentari Benefici
Proteine Carni magre, pesce, uova, legumi, latticini magri Preservare la salute dei muscoli e delle ossa, prevenire la sarcopenia
Carboidrati Cereali integrali (pane, pasta, riso, farro, orzo) Fornire energia
Grassi Sani Olio extravergine di oliva, semi, frutta secca, pesce grasso Apporto di vitamine e antiossidanti
Fibre Cereali integrali, legumi, frutta, verdura Facilitare la digestione e la regolarità intestinale
Acqua Acqua, brodo, passato di verdure, tè, tisane Mantenere l'idratazione, supportare la funzione renale
Vitamine e Minerali Frutta, verdura (soprattutto di stagione) Supportare le funzioni vitali e prevenire carenze nutrizionali

Gestione della Disfagia

L’allettamento rende necessario adottare anche alcuni accorgimenti per consentire alla persona di mangiare agevolmente a letto. Se l’anziano ha necessità di essere imboccato, è importante fare attenzione alla temperatura del cibo, che non deve essere troppo caldo, e limitarne la quantità sul cucchiaio.

Definire un “piano dietetico” quotidiano è fondamentale in quanto le necessità dei pazienti disfagici e il grado di disfagia possono modificarsi nel tempo. La disfagia, spesso presente nelle persone con patologie neurologiche, si manifesta comunemente nel 30-45% dei pazienti colpiti da ictus, oltre che da Alzheimer, morbo di Parkinson, malattia dei motoneuroni e sclerosi multipla.

Prima di iniziare a mangiare, il paziente dev’essere correttamente posizionato. La posizione migliore per alimentarsi è quella seduta. Il paziente deve essere seduto diritto, con un comodo sostegno per gli avambracci e i piedi appoggiati a terra.

Il paziente deve mangiare lentamente, rispettando per ogni singolo boccone il volume consigliato, senza introdurne un secondo se quello precedente non è stato completamente deglutito (attenzione ai residui di cibo che permangono in bocca). Il pasto non può, però, durare in media più di 45 minuti, altrimenti stanchezza e distraibilità del paziente aumenterebbero i rischi d’inalazione.

Elemento comune a tutte le posture è evitare che, durante la somministrazione dell’alimento, il paziente cambi posizione alzando per esempio la testa verso l’alto. I liquidi.

Per almeno 15 minuti dopo il pasto il paziente deve rimanere seduto; successivamente è indispensabile provvedere a una corretta igiene orale per prevenire l’aspirazione di particelle di cibo che possono essere rimaste in bocca. Non potendo utilizzare dentifrici e collutori per il rischio di ingestione o, peggio ancora, di inalazione, può essere utilizzata in sostituzione una garza sterile o uno spazzolino per bambini a setole morbide, imbevuti con piccole quantità di bicarbonato di sodio.

Se devono essere somministrate delle formulazioni solide (compresse o capsule), chiedere preventivamente consiglio su come rendere il farmaco orale omogeneo e facilmente deglutibile.

Consigli Aggiuntivi

Prendersi cura di un anziano allettato vuol dire non solo accudirlo nelle sue necessità pratiche, ma anche fornire stimoli in grado di rendere le sue giornate dinamiche e piacevoli, pur nell’immobilità forzata. Non dimentichiamo, poi, il ruolo della fisioterapia nell’anziano allettato. Su consiglio del medico può quindi essere utile prevedere un percorso di fisioterapia riabilitativa personalizzato, cioè costruito sulle esigenze e le condizioni fisiche della persona.

Quando si tratta di pazienti allettati è fondamentale seguire una corretta alimentazione, sia per evitare l’accumulo di peso sia per ridurre l’insorgere di patologie come le piaghe da decubito. I pazienti allettati, nella maggior parte gli anziani, soffrono spesso di altre patologie strettamente correlate all’alimentazione, come ad esempio il diabete. Somministrare i giusti alimenti, nelle corrette porzioni e in tempi ben precisi assicura una vita migliore al soggetto allettato.

È fondamentale per i muscoli, ma anche per il cervello garantire la giusta quantità di acqua durante l’arco della giornata. Generalmente gli anziani o gli allettati hanno sempre poca sete. La dose consigliata è di almeno un litro e mezzo al giorno.

Vanno limitati gli alimenti ricchi di grassi, in particolare grassi saturi, e quelli che contengono zuccheri. I formaggi possono essere consumati purché a ridotto contenuti di colesterolo, come ad esempio il Parmigiano Reggiano o il Grana Padano e la ricotta fresca. Preferire a colazione fette biscottate e marmellata alle merendine industriali.

L’assunzione non adeguata di cibo rende più lunga e difficile la guarigione da infezioni, come una banale influenza che può complicarsi con quadri di broncopolmonite, e il recupero dopo interventi chirurgici. Le proteine non hanno soltanto una funzione strutturale.

Le uova sono un’ottima fonte di proteine, si cucinano facilmente, non necessitano di particolare masticazione e, insieme al formaggio tenero, potrebbero elevare notevolmente il valore qualitativo dell’alimentazione di una persona anziana, senza aumentare il colesterolo. Dati recenti, infatti, hanno dimostrato che le uova non alzano la colesterolemia e che, peraltro, ridurre il colesterolo negli anziani aumenta la mortalità complessiva.

In sintesi, una corretta alimentazione per il paziente allettato richiede attenzione all'idratazione, all'apporto di nutrienti essenziali, alla gestione della disfagia e alla personalizzazione della dieta in base alle esigenze individuali.

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