Alimentazione per il Paziente Diabetico: Guida Completa

Conoscere la propria patologia e stare attenti all’alimentazione è importante per i pazienti di ogni età, soprattutto per chi è affetto da Diabete. Bambini, giovani, adulti e anziani devono fare molta attenzione a ciò che mangiano e tener controllata costantemente la glicemia per evitare scompensi indesiderati.

Il Diabete: Una Panoramica

Il diabete è una malattia cronica dovuta all’alterazione dell’omeostasi glucidica, ovvero quando non c’è equilibrio tra gli zuccheri introdotti con gli alimenti e gli zuccheri prodotti dal fegato all’interno dell’organismo. Questi vengono bilanciati grazie a due ormoni proteici: l’insulina e il glucagone, prodotti dal pancreas nelle isole di Langerhans.

Alcuni dei sintomi tipici del diabete sono: poliuria (emissione quotidiana di urine superiore a due litri), polidipsia (forte sensazione di sete sia durante il giorno che durante la notte) e glicosuria (elevata presenza di glucosio nelle urine). Un altro tipo di diabete è quello chiamato insipido, caratterizzato da poliuria e dalla diminuita capacità del rene di concentrare le urine. Chi ne è affetto produrrà abbondanti quantità di urine molto diluite.

Esistono diverse tipologie di diabete:

  • Diabete gestazionale: la forma più innocua, può svilupparsi durante la gravidanza e scompare al termine della stessa.
  • Diabete di tipo 2: l’insulina viene prodotta ma non in quantità sufficiente ad abbassare il livello di glicemia nel sangue; può essere quindi tenuto sotto controllo da una alimentazione povera di grassi saturi e zuccheri. È il tipo di diabete più comunemente riscontrato nelle persone affette da obesità patologica e nelle persone molto sedentarie con un’alimentazione non bilanciata.

Terapia Medica Nutrizionale (MNT)

Per molti pazienti diabetici il più grande cambiamento da metter in atto nella propria vita quotidiana spesso è rappresentato dalla scelta dell'alimentazione. Non esiste un piano terapeutico alimentare valido ed estendibile a tutti i pazienti con diabete ma una terapia medica nutrizionale (Medical Nutrition Therapy, MNT) deve essere stilata ed individuata per ogni singolo.

Leggi anche: Cosa Mangiare con le Emorroidi

Ogni individuo con diabete dovrebbe essere seguito da un professionista sanitario specializzato nella terapia medica nutrizionale del diabete. La terapia dietetica va definita con un dietista e deve tenere conto di età, tipo di diabete e terapia, obiettivi di peso corporeo, consuetudini e preferenze alimentari, disponibilità economiche e svolgimento di attività fisica.

Il Ministero della Salute ha emanato una circolare da tenere in considerazione nello stabilire la terapia per il paziente diabetico. Le raccomandazioni 2013/2014 sulla Terapia Medica Nutrizionale nel Diabete Mellito specificano in modo chiaro che “le persone affette da alterazioni glicemiche o diabete devono ricevere, preferibilmente da un dietologo o da un dietista esperti in Terapia Medica Nutrizionale del diabete e quindi inseriti nel team diabetologico, una Terapia Medica Nutrizionale individualizzata al fine di raggiungere gli obiettivi terapeutici.

Nel paziente obeso, secondo l’American Diabetes Association, più che al calo ponderale si deve mirare ad obiettivi che riguardano il metabolismo glucidico e lipidico e sul controllo della pressione arteriosa. Nei pazienti non obesi l’obiettivo primario della terapia nutrizionale deve essere il controllo della glicemia e della lipemia e il mantenimento del peso corporeo.

In particolare, le raccomandazioni 2013/2014 affermano che sono da evitare le diete eccessivamente ipocaloriche che possono contribuire a compromettere lo stato nutrizionale nelle persone anziane. Non è quindi opportuno scendere al di sotto delle 1300-1400 kcal nelle donne e delle 1500-1600 kcal negli uomini. Inoltre l’apporto delle proteine andrebbe incrementato rispetto a quanto previsto normalmente nelle persone diabetiche adulte e dovrebbe aggirarsi fra 1 e 1,6 g/kg di peso ideale.

Una valutazione nutrizionale dell’abituale introito di alimenti e il monitoraggio del peso corporeo e del livello di fame abituale è il modo migliore per giudicare l’adeguatezza dell’introito calorico. È importante seguire il criterio generale in base al quale, prima dell’attività fisica, si deve preferire un pasto costituito prevalentemente da glucidi, mentre lontano dall’attività fisica è meglio optare per l’assunzione di pasto prevalentemente costituito da proteine e lipidi.

Leggi anche: Gastrite: Cosa Non Mangiare

Indice Glicemico (IG) e Carico Glicemico (CG)

L'indice glicemico (IG) di un alimento indica l'incremento glicemico indotto dall'ingestione di una porzione di quell'alimento rispetto ad uno di riferimento (glucosio o pane bianco), a parità di contenuto di carboidrati. Ad esempio, 50g di carboidrati contenuti in una porzione di 100 g di fagioli secchi (alimento a basso indice glicemico) hanno un minor impatto sulla glicemia rispetto allo stesso quantitativo di carboidrati contenuti in una fetta di pane di 90g (alimento ad elevato indice glicemico).

Il carico glicemico (CG) si calcola moltiplicando il valore dell'indice glicemico per la quantità di carboidrati dell'alimento diviso 100. L'IG ed il CG sono molto utili per predire l'effetto sulla glicemia di un pasto misto, ossia un pasto che è composto da cibi con IG molto differenti.

L'IG può essere influenzato da una serie di fattori che ne causano una certa variabilità (il contenuto di grassi e di proteine del pasto, il contenuto in fibre, il processo tecnologico utilizzato per la produzione degli alimenti, il tipo e la durata di cottura). Se la porzione di alimento da consumare non corrisponde a 100 g sarà necessario applicare una proporzione.

Quando l’apporto dei carboidrati è al limite superiore delle raccomandazioni è particolarmente importante consigliare cibi ricchi in fibre e con basso indice glicemico. L’indice glicemico, tuttavia, è un parametro solo qualitativo, ovvero non considera la quantità di carboidrati ingeriti, perciò è necessario valutare, oltre all’indice glicemico, anche il carico glicemico, cioè la quantità di carboidrati contenuti in una porzione dell’alimento moltiplicato per l’IG dell’alimento stesso e diviso 100.

Per quanto riguarda i lipidi, va ridotto al minimo l’apporto di grassi saturi e trans, che determinano il colesterolo LDL, ciò considerando che il paziente diabetico ha un rischio cardiovascolare maggiormente elevato rispetto alla popolazione generale. Un elevato consumo di fibre (intorno ai 50 g/die) riduce la glicemia in soggetti con diabete tipo 1 e riduce glicemia, insulinemia e lipemia in soggetti con diabete tipo 2.

Leggi anche: Consigli Alimentari per l'Helicobacter

Alimentazione e il Ruolo dell'OSS

Nel corso delle tue giornate di lavoro sicuramente ti sarà capitato di dover svolgere questa mansione. Aiutare uno o più pazienti ad assumere correttamente dei cibi. Far sì che questi si nutrano adeguatamente, rispettando le diete prescritte, non sempre è scontato. Si tratta di un’attività che richiede attenzione e tanta pazienza. Un’attività questa che va fatta insieme al medico e all’infermiere.

I pazienti non sono tutti uguali e, sulla base delle loro capacità, si dovrà capire come agire. Gli aspetti da prendere in considerazione sono molteplici. Il paziente è disfagico? È diabetico? È iperteso? È ipoteso? A seconda delle risposte che l’equipe sanitaria darà a queste domande si potrà definire un regime alimentare adatto per ogni singolo caso. È chiaro che se il paziente è diabetico gli sarà assegnata una dieta con basso valore glicemico. Se iperteso gli sarà data una dieta iposodica (cioè povera di sali). Se presenta ulcere da pressione dovrà invece seguire un’alimentazione iperproteica.

Prima di ogni pasto (colazione, spuntino, pranzo, merenda, cena) dovrai preparare il paziente a questo importante momento della giornata. Prima di ogni pasto dovrai occuparti della sua igiene. Accertati che sia pulito o se ha la necessità di essere portato in bagno. Lava accuratamente le sue mani. Dopo di che verifica la sua postura. Fai in modo che le spalle poggino correttamente sullo schienale della sedia. Se il paziente è allettato dovrai alzare lo schienale del letto.

Quando il paziente avrà terminato il suo pasto dovrai annotare se ha mangiato o meno e comunicarlo all’infermiere. Dovrai, inoltre, accettarti che abbia assunto correttamente l’eventuale terapia farmacologica prescritta, tenendo conto che non puoi somministrare farmaci, ma puoi (anzi devi) garantirne la corretta assunzione.

Ci sono poi dei comportamenti altamente sconsigliati. Il primo è quello di fare pressione al paziente, mettergli fretta o imboccarlo quando non è necessario. Se riesce a mangiare autonomamente non c’è motivo per cui tu debba impedirglielo. Il ruolo dell’Oss, si è detto più volte, è favorire l’autonomia del paziente. Dunque è necessario rispettare i tempi della persona anche se questi possono sembrarti molto lenti. Altro comportamento da evitare è parlare con il paziente mentre questi mangia. Potrebbe inavvertitamente soffocare. “Quando si mangia non si parla”.

Diete Alternative

L'approccio multi-specialistico e disciplinare e la terapia medica nutrizionale sono espedienti validi e necessari anche nella gestione del diabete tipo 2. Attualmente non sono disponibili in letteratura sufficienti evidenze scientifiche, (quindi supportate da validi studi con disegni metodologicamente rigorosi), che avvallino l'utilizzo di diete alternative come quella vegetariana/vegana, paleolitica (priva di latte, legumi e cereali) o chetogenica (a basso contenuto di carboidrati, alto di grassi, equilibrata dal punto di vista proteico e senza limitazioni dal punto di vista calorico) nella popolazione di pazienti diabetici, nonostante esistano dei benefici apportati dalla dieta vegetariana/vegana sul peso corporeo e sul controllo glicemico e lipidico.

tags: #alimentazione #per #paziente #diabetico #con #oss

Scroll to Top