La Dieta dell'Uomo di Neanderthal: Un'Analisi Approfondita

La dieta dei Neanderthal appassiona da tempo, tanto quanto il loro aspetto, il loro senso artistico e le loro relazioni con i Sapiens. Ma cosa mangiavano realmente i Neanderthal?

Cosa Mangiavano i Neanderthal?

Una serie di studi e dati diffusi negli ultimi mesi aiuta a far luce sulle loro abitudini, suggerendo che la dieta dei Neanderthal prevedeva carne, ma probabilmente anche vermi o, meglio, larve di mosche. I Neanderthal mangiavano carne, anche se alcune evidenze suggeriscono il consumo di piatti anche vegetariani.

Mufloni, renne, rinoceronti lanosi, funghi, pinoli e muschio erano probabilmente parte della dieta dei nostri antenati. Una dieta però flessibile, in dipendenza del luogo e delle tradizioni. È delle scorse settimane, per esempio, la pubblicazione di uno studio che mostra come popolazioni anche vicine avessero delle tradizioni proprie in materia di macellazione della carne: a quanto pare casate diverse avevano diverse modalità di lavorare gli animali una volta predati. Lo dimostrano i tagli sulle ossa di animali rinvenuti nelle grotte abitate dai Neanderthal.

Pare abbastanza certo, con evidenze da più parti, che questi ominidi mangiassero carne. Lo si potrebbe definire un menu di terra e di mare, quello dei neandertaliani che circa 80 mila anni fa abitavano vicino alla grotta di Figueira Brava, una trentina di chilometri a sud di Lisbona, in Portogallo.

Nei reperti e nei sedimenti analizzati da un’équipe internazionale coordinata dai paleontologi dell’Università di Barcellona, e di cui ha fatto parte anche Diego Angelucci dell’Università di Trento, sono state trovate fonti di cibo che si sospettava fossero consumate dagli Homo neanderthalensis. Finora però era stato possibile attribuire questi resti di cibo principalmente pesce, crostacei e molluschi alla loro alimentazione solo in modo frammentario.

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Come riferito su Science, questa volta sembrano esserci pochi dubbi sulla varietà della dieta degli abitanti neandertaliani della zona. I ricercatori hanno datato i reperti con il metodo dell’uranio-torio, scoprendo che l’insediamento risale a un periodo tra gli 86 mila e i 106 mila anni fa, epoca in cui la grotta, che oggi è sul mare, distava tra i 750 e i 2 mila metri dalla battigia.

Sul luogo sono stati trovati strumenti in pietra e resti di fuochi ed è stato possibile dimostrare la presenza di una grande varietà di alimenti marini, tra i quali molluschi (cozze, vongole e patelle), crostacei (soprattutto granchi), pesce (smeriglio e verdesca, ma anche anguille, orate e cefali), foche e delfini, tartarughe e uccelli marini (sule, cormorani, gazze marine, oche selvatiche, garzette e altri).

Alla sezione “di mare” si aggiungeva poi quella “di terra” con cervi, stambecchi, cavalli e tartarughe terrestri con, in più, pinoli, di cui sono stati rinvenuti molti gusci vuoti e che probabilmente i neandertaliani conservavano nella grotta, per consumarli con calma dopo aver raccolto le pigne (presenti anch’esse).

La Dieta Varia dei Neanderthal

Secondo alcuni ricercatori, una dieta così variata e ricca di acidi grassi omega 3 fa pensare che questi ominidi non fossero meno intelligenti rispetto agli H. sapiens, che si sono poi affermati, perché il sistema nervoso probabilmente era ben sviluppato, anche se le fattezze erano molto più arcaiche. A conferma della loro intelligenza ci sono anche diversi reperti che dimostrano la capacità di pensiero astratto e di comunicazione simbolica - per esempio contenitori con i gusci dei molluschi - e decorazioni pittoriche di grotte risalenti a 65 mila anni fa scoperte nella zona dalla stessa équipe spagnola.

La dieta dei Neanderthal non era quindi quasi esclusivamente carnivora. Al contrario, era caratterizzata da una varietà molto superiore rispetto a quanto non si sia ritenuto finora.

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Come si Studia la Dieta dei Neanderthal

Per capire di cosa fosse costituita la dieta dei Neanderthal i ricercatori fanno affidamento a una tecnica di analisi in particolare. Si tratta dell’analisi di diversi isotopi, soprattutto di zinco, carbonio e azoto nei resti degli ominidi, in particolare nel collagene delle loro ossa o nei denti. Nello specifico il rapporto tra l’azoto 15 e l’azoto 14 è utilizzato per far luce sul consumo di fonti animali: quanto più elevato, quanto è maggiore il consumo di animali, quanto più la dieta può dirsi carnivora.

Un rapporto elevato di azoto è dunque indicativo di un’alta posizione della catena alimentare, ricorda su The Conversation l’antropologa Melanie Beasley della Purdue University che da tempo studia la dieta dei Neanderthal. E stando ai dati finora raccolti, ci spiega, questi ominidi avrebbero consumato discrete quantità di carne.

L’analisi isotopica del collagene di ominidi e animali dal sito di Goyet (Belgio) rivela la composizione della dieta tipica dell’uomo di Neanderthal, andando a mettere in discussione alcune convinzioni sulla sua alimentazione. Misurando la concentrazione di isotopi di azoto e carbonio nel collagene si può quindi determinare se l’individuo in questione si nutriva di piante o di animali.

Si è scoperto così che, mentre i predatori occupavano una nicchia ben precisa, preferendo di norma prede relativamente piccole, come renne, cavalli selvaggi o bisonti della steppa, gli uomini di Neanderthal si sono nutriti principalmente di grandi erbivori, quali mammut e rinoceronti lanosi. I dati ricavati dalle analisi fanno inoltre pensare che una parte consistente della loro dieta, circa il 20%, si basasse probabilmente su alimenti di origine vegetale.

Vermi nella Dieta dei Neanderthal

Il punto però è che non tutti i conti tornano. Beasley e colleghi sono autori di un lavoro, di recente pubblicato su Science Advances e anticipato durante un congresso di antropologia, in cui propongono una nuova ipotesi in grado di far tornare i conti e spiegare gli insoliti e anomali elevati livelli del rapporto tra azoto 15 e azoto 14.

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La questione è questa: lungo la catena alimentare il livello di questo rapporto aumenta gradualmente, ma per i Neanderthal fa un vero e proprio balzo. In sostanza, scrivono gli esperti, se ne trova non solo tanto, ma di più di quanto ci si aspetterebbe ammettendo che i Neanderthal si cibassero di grossi erbivori. Ed è per questo che da tempo si cerca di risolvere questo piccolo mistero che circonda la dieta dei Neanderthal.

Beasley e colleghi hanno un’idea in proposito, diversa da quelle finora messe in campo. Secondo loro i Neanderthal si cibavano di vermi su carne grassa putrefatta e questo spiegherebbe tutto, meglio di una insostenibile (per la salute) dieta ipercarnivora che li avrebbe intossicati. Al più, scrivono infatti gli scienziati, un maschio di Neanderthal non avrebbe potuto consumare che circa 300 grammi di carne al giorno.

Le indagini, in parte svolte nell’ambito dell’antropologia forense (su muscoli umani), mostrano infatti che i vermi, o meglio le larve delle mosche che crescono su carne in putrefazione, riescono a raggiungere livelli elevatissimi del rapporto tra azoto 15 e azoto 14. Il muscolo che si decompone di suo si arricchisce di azoto 15 (quello più leggero, l'isotopo 14 viene più facilmente rilasciato nei composti volatili, scrivono gli scienziati) e i vermi lo accumulano.

Il Microbioma Orale e la Dieta

Non solo noi siamo quello che mangiamo, ma anche i microrganismi che abitano nel nostro corpo sono legati alla nostra dieta. Una squadra internazionale di ricercatori ha così pensato di ricostruire l'evoluzione dei batteri presenti nella bocca degli antichi Homo: sia i nostri diretti antenati sapiens, sia i cugini Neanderthal. Lo studio ci ha svelato nuove informazioni proprio sulla dieta dell'uomo di Neanderthal: non solo carnivora, ma ricca di amidi, quindi di tuberi e vari vegetali.

I ricercatori di 41 istituzioni di 13 Paesi, guidati dagli scienziati del Max Planck Institute for the Science of Human History, si sono messi al lavoro su quello che poteva conservare traccia dei microrganismi della bocca: la placca batterica fossile, presente sui denti di Homo sapiens e Homo neanderthalensis vissuti negli ultimi 100.000 anni (ma anche di scimpanzé, gorilla e scimmie urlatrici sudamericane: tutti primati usati come confronto).

La placca batterica - che per la precipitazione di minerali si trasforma poi in tartaro - è una pellicola di microbi tenacemente agganciata ai denti; questi batteri si nutrono degli zuccheri presenti in quello che mangiamo. I ricercatori hanno identificato miliardi di frammenti di Dna batterico, ciò che rimane di quelle antiche comunità di microrganismi, lavorando sul tartaro prelevato da 124 individui, tra uomini e altri primati.

La presenza di questi batteri nei Neanderthal (ma non negli scimpanzé, per esempio) indica che consumavano cibi ricchi di amido ben prima dell'introduzione dell'agricoltura, avvenuta circa 10.000 anni fa: ne mangiavano abbastanza da cambiare radicalmente la composizione del microbiota orale. «Questo studio conferma che i Neanderthal avevano una dieta più variata di quanto si pensasse: oltre alla carne, mangiavano anche vegetali. Probabilmente molti tuberi, ricchi di amido.

Grazie a questo lavoro è stato possibile dimostrare che il DNA batterico del microbioma orale si conserva almeno il doppio del tempo di quanto si riteneva in precedenza. I ricercatori hanno infatti identificato dieci gruppi di batteri che fanno parte del microbioma orale umano e dei primati da oltre 40 milioni di anni e ancora oggi sono in comune.

Ci sono quindi molte similitudini nel microbioma orale di primati ed essere umani ma è in un particolare ceppo batterico, presente tra i Neanderthal e ancor di più tra i sapiens, che si può cogliere un passaggio chiave dell'evoluzione umana.

Il professor Peresani comincia illustrando i reperti rinvenuti in Veneto e utilizzati per questo studio. "Si tratta dei denti decidui di giovani Neanderthal, recuperati grazie al continuo setacciamento del sedimento archeologico. Il dente di Grotta de Nadale è stato rinvenuto in un livello che ha un'età minima di 70 000 anni.

A core oral microbiome has been maintained throughout African hominid evolution, but oral biofilms in Homo may have undergone unique changes for starch digestion. Proprio il massiccio consumo di amidacei, poi trasformati in zuccheri grazie ai processi digestivi, avrebbe inoltre permesso l'espansione del volume del cervello umano, che richiede glucosio come fonte di nutrienti.

Paleodieta: alla Ricerca delle Origini

Negli ultimi anni, il termine paleodieta è stato sempre più riferito a regimi alimentari basati su una dieta quanto più simile a quella degli esseri umani prima della rivoluzione agricola. In realtà, di cosa si cibassero i nostri antenati è un argomento ancora molto incerto e lo studio della dieta, meglio delle diete, dei vari gruppi di ominidi è di fondamentale importanza nel comprendere come gli esseri umani primitivi si siano adattati ai territori in cui abitavano e nell’andare ad individuare le possibili cause che hanno portato Homo sapiens a prevalere sulle altre specie.

Recentemente, la tesi che la dieta degli uomini di Neanderthal fosse esclusivamente basata sul consumo di carne è stata più volte confutata da diversi ritrovamenti e da analisi sempre più approfondite dei fossili. Tuttavia, pur avendo dato dimostrazione del fatto che i Neanderthal si cibassero anche di vegetali, questi studi non hanno potuto indicare se questa alimentazione fosse abituale o saltuaria, né quanto incidesse nella dieta globale.

Ora, un recente studio di un gruppo di paleontologi del Senckenberg Center for Human Evolution and Palaeoenvironment (HEP) di Tubinga è riuscito a quantificare l’apporto medio di alimenti di origine vegetale nella dieta di Homo neanderthalensis.

Il professor Bocherens e i suoi collaboratori, in realtà, avevano come scopo primario quello di determinare, con la maggior precisione possibile, gli animali di cui gli uomini di Neanderthal - o, quantomeno, quelli da loro studiati - si nutrivano. Per poterlo stabilire, hanno analizzato i ritrovamenti del sito noto come “Troisième caverne” a Goyet, in Belgio.

Si è scoperto così che, mentre i predatori occupavano una nicchia ben precisa, preferendo di norma prede relativamente piccole, come renne, cavalli selvaggi o bisonti della steppa, gli uomini di Neanderthal si sono nutriti principalmente di grandi erbivori, quali mammut e rinoceronti lanosi. Questa evidenza sembra sconfessare la convinzione che fossero in competizione con altri predatori nell’approvvigionamento del cibo.

I dati ricavati dalle analisi fanno inoltre pensare che una parte consistente della loro dieta, circa il 20%, si basasse probabilmente su alimenti di origine vegetale. Dal momento che la composizione del collagene è influenzata dall’alimentazione relativa ad un periodo di tempo di alcuni anni, questi risultati escluderebbero che piante e altri alimenti di origine vegetale fossero nutrimenti saltuari.

L’implicazione più importante, tuttavia, sarebbe quella che deriva dal fatto che Homo neanderthalensis risulta essere il principale consumatore di carne di mammut, ad un livello che rende inconciliabile la teoria che recuperasse i resti avanzati da altri cacciatori.

Ne conseguirebbe che, al contrario di quanto si pensasse fino ad ora, quest’uomo delle caverne dovesse essere a tutti gli effetti un cacciatore attivo di questi enormi mammiferi. Questa rivelazione, come anche le precedenti, vanno a mettere in dubbio la teoria che la dieta dei nostri parenti sia stata effettivamente così determinante nel condurre questa specie all’estinzione: la disponibilità a seguire diversi regimi alimentari e la competenza nella caccia ai mammut e ad altri grandi erbivori avrebbero permesso, in teoria, agli uomini di Neanderthal di adattarsi a situazioni e condizioni climatiche mutevoli.

A Cena dai Neanderthal

Finora abbiamo sempre ritenuto che la dieta della specie vissuta fino a circa 40mila anni fa in Europa e Asia, prevedesse un'altissima percentuale di carne, ma sottovalutasse il valore nutritivo di vegetali. In parte è vero, ma l'analisi dei resti carbonizzati del pasto più antico ritrovato al mondo, rivelano un'alimentazione molto più evoluta e complessa di quanto si sia creduto finora.

Nostro "cugino" Neanderthal era un vero esperto nella caccia di grandi mammiferi, come il mammut e il bisonte. Una volta catturati, gli animali venivano squartati, divisi in pezzi e trasportati fino agli accampamenti. Nella caverna intanto c'era chi si occupava di ravvivare la brace. Con l'aiuto di bastoni o lunghe ossa (che facevano da spiedini), le "bistecche" o i pezzi con l'osso venivano avvicinati ai tizzoni ardenti.

Il tocco dello chef? Qualche rametto di erba aromatica buttato sul fuoco per migliorare i sapori. Una volta pronta, anche se probabilmente troppo al sangue per i nostri gusti, ognuno si prendeva un pezzo di carne e l'addentava, strappandola dall'osso con i denti e con le mani. I pezzi più duri si potevano tagliare con i raschiatoi (le uniche posate dell'epoca), mentre c'era chi fracassava le ossa lunghe per estrarne il nutriente midollo.

La scoperta dei resti carbonizzati di un pasto di circa 70mila anni fa, infatti, rivela che i Neanderthal erano dei "paleo salutisti". Inoltre, probabilmente procedendo per prove ed errori, i Neanderthal, avevano intuito che la cottura dei cibi produceva benefici: prima di tutto venivano sterilizzati (anche se loro non potevano saperlo), diventavano più gustosi e il calore modificava le proteine degli alimenti, rendendoli più digeribili.

«I risultati della nostra analisi sono sorprendenti», conclude Hunt, che ha coordinato lo scavo di Shanidar, «sono la prima vera indicazione di una scelta dietetica complessa, e quindi della presenza di una cultura del cibo, tra i Neanderthal. Io e i miei colleghi abbiamo persino provato a ricreare una delle ricette, utilizzando quello che siamo riusciti a raccogliere nelle vicinanze della grotta di Shanidar.

Dieta e Salute

Al lavoro, guidato dai ricercatori Laura S. Il sequenziamento del DNA dei depositi dentali di cinque esemplari europei di Neanderthal ha rivelato marcate differenze regionali nell’alimentazione: un uomo di Neanderthal proveniente dalla grotta di Spy in Belgio osservava una dieta a base di carne e mangiava rinoceronte lanoso e muflone, caratteristici di un ambiente di steppa.

Ma lo studio fornisce anche informazioni sul microbioma (la cosiddetta flora batterica) dell’uomo preistorico, sulla sua salute e malattie. Sempre dallo studio del campione proveniente da El Sidrón il team mondiale - che per l’Italia, oltre all’Ateneo fiorentino, comprendeva anche l’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente - sono state ottenute sequenze di un batterio (Enterocytozoon bieneusi), che provoca diarrea acuta negli esseri umani.

Nel caso dell’Homo Sapiens, la loro fase di caccia-raccolta si rivolgeva ad ogni tipo di alimento nutritivo e quello di tipo vegetale spaziava tra radici, bacche, noci, ghiande, i carboidrati della paleodieta. Per i Neanderthaliani, gli studi attestano una comunanza di intenti alimentari con i Sapiens ma si è anche ipotizzato che la loro cassa toracica attestasse l’ingrossamento del fegato per far fronte a una dieta a base quasi completa di carne.

I ricercatori si sono proposti, dunque, di chiarire la storia evolutiva dei batteri orali generati dagli amidi nella linea degli ominidi: il microbioma orale. Hanno identificato i batteri nel calco dentale dei Neanderthaliani, dei primi Sapiens e degli umani contemporanei, confrontando i risultati con i batteri nella placca sui denti di grandi scimmie e scimmie urlatrici.

Il metodo di identificazione dei batteri è interessante: utilizzando tecniche all’avanguardia, i ricercatori hanno sequenziato miliardi di frammenti di DNA conservati nella placca fossilizzata per ricostruire i genomi batterici, una sorta di ricostruzione di un vaso ceramico in frammenti.

Tabella Riassuntiva della Dieta dei Neanderthal

Categoria Alimentare Esempi Fonti
Carne Mammut, rinoceronte lanoso, muflone, renna, bisonte Caccia
Vegetali Funghi, pinoli, muschio, tuberi, radici, bacche, noci, ghiande Raccolta
Alimenti Marini Molluschi (cozze, vongole, patelle), crostacei (granchi), pesci (smeriglio, verdesca, anguille, orate, cefali), foche, delfini, tartarughe, uccelli marini Pesca e Caccia
Altro Larve di mosche (vermi su carne putrefatta) Opportunismo

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