Alto Calore: Cause e Soluzioni per una Crisi Idrica e Finanziaria

La situazione di Alto Calore è complessa e richiede un'analisi approfondita delle cause e delle possibili soluzioni. Negli ultimi mesi, si è assistito a un susseguirsi di cifre e dichiarazioni contrastanti, alimentando confusione e accuse reciproche.

Le Cause della Crisi

Le difficoltà di Alto Calore sono radicate nel tempo e derivano da una serie di fattori interconnessi:

  • Debiti accumulati in decenni: La gestione finanziaria passata ha lasciato un'eredità pesante di debiti.
  • Evasione tariffaria mai affrontata seriamente: Mancanza di strategie efficaci per contrastare l'evasione dei pagamenti.
  • Perdite idriche da condotte mai sostituite: Infrastrutture obsolete che causano la dispersione di una quantità significativa di acqua. Alto Calore è un’azienda con oltre 200 milioni di euro di debiti e gestisce una rete idrica così degradata da disperdere più della metà dell’acqua che trasporta.
  • Riscossioni rinviate: Ritardi e inefficienze nella riscossione dei crediti.
  • Infrastrutture vetuste: Impianti e reti idriche obsolete che necessitano di interventi urgenti.
  • Crisi idrica cronica: Periodi prolungati di siccità che mettono a dura prova la disponibilità di risorse idriche.
  • Accordi risalenti al passato: Obblighi contrattuali che penalizzano il territorio, cedendo acqua ad altre aree nonostante la ricchezza di risorse idriche locali.

Spiegano che “Attribuire a un singolo Amministratore Unico la responsabilità di criticità che si trascinano da oltre vent’anni è un’operazione strumentale, fuorviante e inaccettabile.

Il Ruolo della Politica

Le dimissioni dell’amministratore unico Antonello Lenzi sono il segnale di una situazione ormai divenuta sempre meno governabile, che chiama in causa anche le responsabilità della politica locale. I sindaci che oggi alzano la voce contro gli aumenti sono gli stessi che ieri hanno approvato i bilanci e il piano concordatario, dove era riportato in modo chiaro anche l’adeguamento tariffario, che richiedeva un’attenta lettura e analisi dei documenti. Oggi gridano allo scandalo, ma ieri hanno votato a favore.

In un momento così difficile, i cittadini si aspettavano di vedere i loro rappresentanti uniti, al di là delle differenze politiche, per affrontare un problema comune. In secondo luogo, la comunicazione è stata un vero e proprio fallimento. Non si è riusciti a semplificare e spiegare ai cittadini le cause della crisi e le possibili soluzioni, alimentando incertezza e sfiducia. Infine, le azioni di alcuni sindaci hanno minato ulteriormente la credibilità della politica locale.

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Possibili Soluzioni

Affrontare la crisi di Alto Calore richiede un approccio multifattoriale e una visione strategica a lungo termine. La crisi idrica in Irpinia e nel Sannio potrà essere affrontata solo attraverso un intervento nazionale capace di mettere a disposizione risorse straordinarie per il rifacimento delle condotte obsolete, così da ridurre le perdite gravissime che privano le comunità di un bene essenziale.

Ecco alcune possibili soluzioni:

  • Nuovo modello gestionale: Adottare un modello più efficiente e trasparente per migliorare la qualità del servizio e prevenire disservizi. È fondamentale che Alto Calore adotti un nuovo modello gestionale più efficiente e trasparente, che consenta di migliorare la qualità del servizio e prevenire disservizi, evitando che il peso ricada sui cittadini.
  • Investimenti infrastrutturali: Destinare risorse significative per la sostituzione delle condotte obsolete e l'ammodernamento degli impianti.
  • Lotta all'evasione tariffaria: Implementare strategie efficaci per contrastare l'evasione e garantire entrate adeguate.
  • Recupero dei crediti: Intensificare le azioni per recuperare i crediti insoluti.
  • Adeguamento tariffario: Valutare attentamente l'adeguamento delle tariffe, garantendo trasparenza e comunicazione chiara con la cittadinanza. La scelta più saggia in un momento di disunione così profonda è sospendere gli aumenti. Il tempo guadagnato deve essere usato per trovare un accordo che bilanci le esigenze dei cittadini con quelle dell’azienda.
  • Collaborazione istituzionale: Rafforzare la collaborazione con le amministrazioni locali e gli enti competenti per garantire comunicazioni tempestive e piani operativi chiari in caso di emergenze. La collaborazione con le amministrazioni locali e con gli enti competenti è indispensabile per garantire comunicazioni tempestive e piani operativi chiari in caso di emergenze.
  • Sostegno regionale e nazionale: Richiedere interventi straordinari a livello regionale e nazionale per sostenere il risanamento dell'azienda e il miglioramento del servizio idrico.
  • Valorizzazione delle risorse locali: Sfruttare in modo sostenibile le risorse idriche locali, evitando penalizzazioni per il territorio. Allo stesso tempo, non si può ignorare il paradosso di un territorio ricco di risorse idriche, ma che le vede sottratte e pagate a caro prezzo: chi ha acqua in abbondanza non può essere condannato a diventare “povero d’acqua” a causa di gestioni sbagliate e scelte politiche miopi.

La Posizione delle RSU

Le RSU di Alto Calore sottolineano l'importanza del lavoro dei dipendenti e la necessità di evitare tagli al personale o riduzioni dell'orario di lavoro, che comprometterebbero la continuità del servizio. Sono i tecnici - funzionari e operai - a garantire l’acqua, con disponibilità anche al di fuori dell’orario di lavoro, tra reti colabrodo, turnazioni estive, interventi notturni e festivi, guasti continui e carenza di risorse e strumenti.

Il Concordato Preventivo

Nel 2021 la Procura ne chiese il fallimento per insolvenza conclamata. L’anno successivo, come spesso accade in Italia quando un’impresa non sa più né pagare né morire, fu imboccata la via del concordato preventivo, con continuità aziendale. In parole povere: sopravvivere coi debiti.

Il Tribunale, nel luglio 2022, prese tempo, nominò due commissari e attese un piano di risanamento. Ne arrivò uno, rivisto e corretto nel giugno 2023, sotto l’egida del Governatore della Campania. Nel febbraio 2024 i soci misero alla guida un amministratore unico, l’avvocato Lenzi. Poi, nel novembre 2024, il Tribunale concesse l’omologa del concordato, ma con una lista di prescrizioni lunghe quanto un rosario: elenchi di debiti e crediti, conti correnti separati, relazioni trimestrali, autorizzazioni preventive per ogni passo un po’ più lungo dell’ordinario. E la società, già al primo controllo dei commissari, si mostrò inadempiente: niente elenchi depositati, bando per un direttore generale mai revocato, fondi per il cosiddetto “compenso ambientale” della Regione Campania non pervenuti.

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L'Incremento dei Costi

Nel frattempo, mentre il piano invocava rigore e sobrietà, la società varava un’operazione che sobria non era affatto: l’assunzione di un direttore generale, l’ingegner Palomba, per 450 mila euro in tre anni. Il Tribunale aveva raccomandato di non gonfiare i costi; la società rispose gonfiandoli.

La Crescita dei Debiti

Alla data dell’omologa, novembre 2024, i debiti prededucibili ammontavano a 33,8 milioni di euro. Cinque mesi dopo, aprile 2025, erano saliti a 42 milioni. Otto milioni in più, come se la società avesse corso anziché curarsi. A ciò si aggiungono debiti fiscali per quasi 4,7 milioni, arretrati verso i dipendenti per mezzo milione, e crediti che si recuperano meno del previsto. Quanto al grande creditore Hera, fornitore di energia, nessuna rinegoziazione è andata in porto: il macigno resta lì, intatto.

Così i commissari, il 4 settembre 2025, hanno consegnato al Tribunale una relazione che più che un referto suona come un necrologio anticipato. Hanno scritto che mancano i fondi per onorare i debiti, che i costi non calano, che i flussi di cassa previsti sono rimasti sulla carta. Hanno persino dovuto constatare che, invece di sfruttare l’ufficio legale interno, la società ha affidato a professionisti esterni il recupero di 1,6 milioni di crediti, informandoli soltanto a fatto compiuto.

Tabella Riepilogativa della Situazione Finanziaria (Dati 2024-2025)

Voce Importo (Milioni di Euro) Data
Debiti prededucibili 33,8 Novembre 2024
Debiti prededucibili 42 Aprile 2025
Debiti fiscali 4,7 Aprile 2025
Arretrati verso i dipendenti 0,5 Aprile 2025

La società non è fallita: è in concordato. Ma i numeri, ancora una volta, dicono che il concordato respira male.

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