Antico Castello è più di una cantina: è una famiglia, un territorio, una storia di rinascita. L'azienda nasce nel 2006 dalla volontà di Franco e Fiorenza ed è l’unica cantina di San Mango sul Calore, paese inserito nell’areale DOCG Taurasi, completamente devastato dal terremoto del 1980 e mirabilmente ricostruito.
Il nome stesso, "Antico Castello", porta con sé il ricordo di una costruzione feudale presente nella zona prima del sisma.
La storia di Antico Castello è quella di due fratelli, Francesco e Chiara Romano, che nel 2009 prendono in mano le redini della cantina dei genitori. #theromanosiblings, come ormai ci chiamano, hanno scelto con affetto e coraggio di restare nella loro Irpinia e di condividere l’appartenenza che i genitori nutrono per questa terra inserendosi nella realtà agricola di famiglia.
San Mango sul Calore è un paese letteralmente risorto dalle proprie ceneri e oggi inserito nell’areale DOCG Taurasi.
Nonostante siano passati ormai 42 anni i sussulti di madre natura in Irpinia fanno ancora capolino nei pensieri e nei ricordi di chi, in quel lembo di terra, ci è nato e ci vive. Un territorio che da allora, dalla notte in cui venne sgretolato dal terremoto, non è più stato lo stesso ma che da allora ha cambiato totalmente visione e spirito di concepire la natura.
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Franco e Fiorenza sono lungimiranti, acuti contadini che scrollatasi di dosso la disgrazia iniziano a concepire la risalita, guardando con occhi pieni di ottimismo a ciò che la natura aveva appena distrutto.
A farci da guida in azienda è proprio Francesco Romano che, insieme alla sorella Chiara, rappresentano l’emblema della generazione post terremoto che non ha mai smesso di crederci.
La Filosofia di Antico Castello
Stiamo cercando di creare un’azienda che sia un crogiolo di creatività, organizzazione, conoscenza, relazioni, ma soprattutto perseveranza. Per restare nella Nostra Terra abbiamo deciso di “reinventarci” seguendo corsi e agendo sul campo entrando a piccoli passi nel mondo del vino. Coraggio, sfida, ma più di tutto, voglia di crederci.
In Irpinia, dove tanto è stato fatto ma tanto c’è ancora da fare e per questo non nascondiamo di provare un “odi et amo” nei confronti di questi territori ma forse semplicemente perché è indice di una grande storia d’amore. Il perché è la risposta più semplice: siamo insieme, siamo una famiglia.
Visitando la cantina capisci a fondo la visione di Francesco e Chiara, tutti gli ambienti sono un mix di modernità e tradizione: “E’ proprio quello che vogliamo, in vigna c’è il duro lavoro classico e tradizionale che ci ha insegnato nostro padre, poi c’è la nostra concezione attuale, l’approccio con il mercato e la clientela, le sale moderne e tecnologiche che convivono col fascino retrò della bottaia.
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Antico Castello è però in primis sinonimo di qualità, uve sapientemente lavorate che ci consegnano davvero grandi vini, espressione di un territorio unico.
Gli elementi c’erano tutti: un castello nel nome, una storia da raccontare, la magia di ogni ripartenza. Abbiamo condensato queste suggestioni in una torre impossibile, nera: una figura fantastica che viene interrotta e che rinasce da un segno gestuale, a evocare i picchi grafici che l’ago del sismografo segna durante una scossa di terremoto. Un segno che diventa solido, una figura che trapassa lo sconquasso tellurico del tratto creando profondità. L’esatta trasposizione visiva di un’azienda rinata dal nulla. Un’immagine condensata e piena a caratterizzare le etichette della selezione e la nuova immagine dell’azienda.
Ogni vino ha un nome e a ogni nome è associata un’icona che lo contraddistingue: elementi di rottura, tutti stampati in lamine colorate a esaltare i toni del Warm Grey della carta FreeLife Merida Arconvert. L’Aglianico si chiama Magis e ha come tratto distintivo un segno di addizione color magenta. Il Greco ha l’ala di Ermes in blu. La Falanghina porta la luce della Madre Terra Demetra sotto forma della stella del sole in oro. Il Fiano Orfeo è un cerchio sui toni del verde a ricordare la vita che ritorna.
I Vini di Antico Castello
E proprio nell’ampia e luminosa tasting room che Francesco ci fa accomodare per una degustazione che non si concentra solo sui grandi classici. Ebbene si, partiamo in bellezza perché Mida non è il classico Greco, o meglio non è quello che l’azienda imbottiglia annualmente: “E’ un prodotto che esce ad annate alterne e la sua concezione nasce proprio nel 2014, annata non proprio delle migliori.
Il risultato è visibile già dal colore, un bel giallo dorato, sorprende l’equilibrio con sensazioni olfattive che ritrovi puntualmente al sorso: frutta matura, miele, salvia. Fresco e ben strutturato Mida offre buona sapidità e discreta persistenza in bocca. Da abbinare a piatti di pesce e crostacei, ma la sua struttura gli permette di reggere bene anche primi piatti o risotti.
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Punta di diamante di un territorio intero il Taurasi di Antico Castello per stessa ammissione di Francesco è un vino prodotto “in regime di lotta integrata”, un prodotto biologico a tutti gli effetti ma non certificato. Raccolta manuale delle uve, fermentazione e macerazione per circa 30 giorni a temperatura controllata. Estrazione del solo vino fiore che continua il suo percorso in botti di rovere da 25/50 hl per almeno 24 mesi, poi lungo affinamento in bottiglia. Vino profondamente identitario, dirompente.
Al calice è rubino intenso, con lievi riflessi granati ai bordi. Naso ricco di aromi: caffè tostato, china, note fumè. Sorso appagante, pieno, al tempo stesso vellutato e morbido, tannini austeri, va bevuto con calma e dopo averlo fatto respirare un po’. Magari affiancato da formaggi locali stagionati, carni al forno. Come dice il buon Francesco “Vino da minoranza silenziosa capace di cogliere l’eleganza, la sobrietà di pensiero, l’onestà d’azione. L’attesa è il suo leitmotiv: lo si deve saper conservare, aspettare, amare”.
Cru dell’azienda, uve provenienti dalle sole parcelle in località Sant’Agata, macerazione sulle bucce per 40 giorni, affinamento lungo 36 mesi, l’80% in botte grande il restante 20% in tonneau. Massale è pura goduria perché innanzitutto dimostra la metà dei suoi anni, è ancora completamente intatto e vivo, il suolo ricco di potassio gli dona mineralità e discreta freschezza nonostante gli anni. Però è sempre un Aglianico d’annata e si sente tutto, al naso e al sorso si intrecciano note di cuoio, tabacco, marasca, chiodi di garofano. I tannini sono meno incisivi rispetto al Taurasi, il finale persistente. Un vino che sa essere introspettivo e al tempo stesso estremamente elegante.
Per questo consiglio di iniziare a bere i primi due calici senza abbinamento alcuno, per goderlo nella sua essenza. Poi magari lo abbinate ad una bella grigliata, o a carni rosse cotte con il vino stesso come intingolo. Insomma è un vino che non ha paura di sfidare piatti complessi e molto saporiti.
Tecnologia e Tradizione
Tecnologie all’avanguardia al servizio di uve di grande qualità, solo in questo modo si ottengono risultati di eccellenza. La cantina sa come accogliere al meglio le uve nel momento della vinificazione: pressa a membrana soffice e serbatoi in acciaio, per le delicate uve bianche; barriques e botti di rovere francese, per importanti rossi.
Accoglienza e Enoturismo
Con la stessa attenzione la cantina riceve i suoi ospiti: una moderna tasting room in cui si abbinano momenti gastronomici ad eventi musicali ed artistici, per un pubblico amante del buon vino e dei valori che lo circondano. Tutto questo è Antico Castello ed è quello per cui Chiara e Francesco lavorano ogni giorno. Viticoltura classica per eccellenza con la predisposizione al moderno.
Questi giovanissimi imprenditori sanno bene che le strade da seguire sono diverse, che la qualità è importante, come la possibilità di seguire personalmente tutta la filiera di produzione, ma anche la capacità di trasformare la cantina in un luogo di accoglienza: «Abbiamo deciso di offrire uno spazio nel quale realizzare eventi, visite e degustazioni. Sono circa 300 mq che mettiamo a disposizione dei nostri visitatori. L’enoturismo è ancora un concetto lontano ma in Irpinia sta pian piano prendendo piede.
Impegno per il Territorio
Negli anni post sisma, in cui molti viticoltori abbandonarono i terreni, la famiglia Romano puntò invece sulla viticultura, diventando l’unica cantina di San Mango sul Calore, paese inserito nell’areale DOCG Taurasi.
Chiara e Francesco sono stati membri del Consorzio dei Vini, ma hanno deciso liberamente di uscire poiché non conviti delle attività svolte e dei risultati raggiunti. Tuttavia oggi credono ancora nelle potenzialità delle attività consortili ed è per questo motivo che hanno deciso di entrare a far parte dei Diversi Vignaioli Irpini per moltiplicare le possibilità di una crescita comune: «Sono uscita dal Consorzio perché non funzionava, ho provato a dare il mio contributo ma non è stato accettato e attualmente non vedo una possibilità di risanamento. Per quanto riguarda l’Irpinia mi rendo conto che il terreno non è ancora pronto ad un vero cambiamento e che ci stiamo perdendo molte occasioni, però qualcosa si muove. Anche i tanti giovani che si avvicinano a questo mondo sono un segnale più che positivo.
Le scelte dei due ragazzi sembra siamo sempre orientate al territorio: «Abbiamo deciso di produrre solo vino di uva di proprietà coltivata nei terreni di San Mango anche a discapito dell’ottenimento delle docg per gli altri vini. Antico Castello oggi distribuisce sia in Italia che all’Estero: «Il 50 % tra Giappone, Nord Europa, Cina e America, l’altro 50% sulle regioni italiane come Piemonte, Marche, Lazio, Campania».
Antico Castello è entrata in finale per due anni di fila per i 3 Bicchieri del Gambero Rosso, oltre ad essere citata da Slow Wine come miglior cantina grazie al rapporto qualità-prezzo. Eccellenze giovanili che si fanno largo a livello nazionale.