L’argomento sembra leggero ma non dobbiamo dimenticare che il cibo, oltre ad essere una risorsa materiale, è da sempre un fatto culturale nella storia dell’Uomo. Come per molti aspetti della vita quotidiana degli antichi egizi, anche per quanto riguarda l’alimentazione nell’antico Egitto abbiamo a disposizione una gran quantità di fonti differenti. In primis documentazione scritta, come ad esempio i papiri; in seconda istanza fonti figurate, che molto spesso si intrecciano in maniera difficilmente scindibile da quelle scritte. Inoltre, non bisogna dimenticare che di questo popolo, delle sue usanze, dei suoi costumi religiosi e così via hanno parlato e ci hanno tramandato informazioni numerosi autori antichi, soprattutto greci e latini.
Alimentazione: il cibo sulle stele funerarie
La lezione inizia con l’analisi di due stele funerarie perché in esse sono spesso indicate le offerte alimentari per i defunti. Nella prima stele si analizza una formulazione molto sintetica dove viene semplicemente indicata la richiesta di alimenti che il faraone fa agli dei per la vita ultraterrena del defunto. Nella seconda invece, più estesa in dimensioni, la richiesta prevede il dettaglio delle derrate alimentari per quantità e tipologia.
Gli antichi egiziani ritenevano che la vita continuasse dopo la morte e che l’anima avesse ancora bisogno di mangiare, di bere e di tutte le cose di cui godeva in vita; è grazie a questo importante concetto che noi siamo in grado di conoscere in modo abbastanza approfondito gli usi alimentari e le caratteristiche delle mense di questo antico popolo. Nelle tombe egizie troviamo inoltre alcune serie di oggetti con una funzione essenzialmente magica, che dovevano fornire da mangiare e da bere per l’eternità all’anima del defunto, poiché i cibi nel corredo funerario potevano esaurirsi o deperire: si tratta delle stele funerarie, con la formula magica dell’offerta e la raffigurazione del pasto funerario da parte del defunto e dei parenti; delle statuette di servitori in atto di produrre alimenti di vario tipo; delle tavole d’offerta con le raffigurazioni dei vari cibi.
Notizie sulla produzione alimentare dell’antico Egitto ci vengono infine dalle numerose scene di vita quotidiana scolpite o dipinte sulle pareti delle tombe, che con grande ricchezza di particolari avevano lo scopo di ricreare magicamente la vita terrena del defunto e soprattutto la produzione di cibi e bevande per la sua sopravvivenza.
Naturalmente i reperti dei corredi e le immagini delle tombe ci hanno tramandato le usanze alimentari di personaggi con buone possibilità economiche: l’abbondanza di disponibilità di cibo, che non tutti potevano permettersi, era ovviamente indice di ricchezza; anche nella statuaria egizia si può notare che l’adipe presente sul corpo di alcuni personaggi indica un alto livello sociale e grandi possibilità economiche. Ma l’antica saggezza egiziana non esitava ad ammonire contro gli stravizi e le esagerazioni della tavola!
Leggi anche: Cosa Mangiare con le Emorroidi
L'importanza del Nilo
L’alimentazione degli antichi Egizi, un po’ come accadeva per tutti gli aspetti della loro grande civiltà, ruotava intorno al Nilo e alle sue periodiche inondazioni: in estate, grazie alle grandi piogge equatoriali cadute nella zona del suo alto corso, il Nilo si gonfiava tanto che l’acqua traboccava dalle rive e inondava tutte le terre intorno deponendo sul terreno il limo, un fango molto ricco ; in autunno, quando le acque si ritiravano, il suolo riemergeva meravigliosamente fertilizzato e ricco anche di flora e fauna. Dal Nilo dipendevano oltre l’ agricoltura anche la caccia e la pesca.
Tutta l’alimentazione egizia ruotava intorno al Nilo, il fiume divino, da cui dipendeva l’agricoltura, la, caccia, la pesca. Proverbiale e famosa sin dall’antichità è, come noto, la fertilità del suolo egizio; essa era garantita dalle periodiche piene del Nilo, motivo per cui il fiume era ritenuto magico o divino. Proprio la ricchezza dei campi rendeva i prodotti della terra gli ingredienti più importanti della tavola egizia. Grazie al limo fertile, i raccolti potevano essere conservati per i periodi di magra.
Regno animale
La conferenza prosegue suddividendo gli alimenti per regno di origine: animale, vegetale e minerale. Poi specifica per ognuno di essi quali erano le tipologie usate e quelle invece che erano mancanti perché non ancora diffuse.
Per quanto riguarda l’origine animale, oltre ai bovini e agli ovini, facevano parte della dieta egizia anche gli avicoli predati con la cacciagione oppure con l’uccellagione. Oltre ad essi c’erano i risultati della pesca anche se si trattava quasi esclusivamente di elementi di acqua dolce. Interessante il tentativo di allevamento di specie selvatiche come le iene, le gru, gli struzzi, gli orici, i bubali, eccetera.
Le fertili rive del nido fornivano anche molto foraggio per gli animali di allevamento. Buoi e mucche erano utilizzati soprattutto per l’aratura e come animali da carne. La carne era fornita da animali di taglia più piccola come capre, pecore e maiali. I maiali rappresentavano anche lo strumento più diffuso per lo smaltimento dei rifiuti alimentari, un problema molto avvertito dalla popolazione del Nilo poiché a causa del clima i residui di cibo abbandonati in giro o gettati nel fiume diventavano, spesso, causa di epidemie. Pecore e capre fornivano soprattutto il latte, usato quasi sempre solo per la fabbricazione del formaggio.
Leggi anche: Gastrite: Cosa Non Mangiare
La caccia e la pesca furono tra le attività più praticate nell’antico Egitto fin dall’Epoca Preistorica e naturalmente hanno sempre fornito carne e pesce per l’alimentazione degli egiziani. In epoca storica la caccia, almeno per quanto riguarda gli animali di grossa taglia, rimase come attività di tipo sportivo da parte dei ricchi nobili, che spesso si dedicavano a cacciare nel deserto o lungo il Nilo lepri, leoni, gazzelle, ippopotami, e così via. Rimase invece sempre molto praticata la caccia agli uccelli, non solo come divertimento di personaggi facoltosi, ma soprattutto per riempire, insieme al pesce, le mense delle famiglie dei ceti più bassi: si tratta soprattutto di piccioni, anatre, oche, gru e vari tipi di uccelli acquatici.
L’allevamento a scopo alimentare era praticato nell’antico Egitto soprattutto per i bovini, utilizzati anche per i lavori agricoli, e per ovini e caprini. Nelle macellerie venivano sgozzati buoi soprattutto di una particolare razza che forniva abbondante carne e grasso; il sangue veniva utilizzato per produrre una specie di sanguinaccio, mentre il fegato, molto apprezzato, poteva servire anche ad insaporire delle focacce; il grasso era usato per cucinare. Altri animali allevati per l’alimentazione erano i conigli e i maiali, ma la carne di questi ultimi era esclusa dalle offerte funerarie e da quelle dedicate alle divinità nei templi; nell’Antico Regno è attestato anche l’allevamento di alcune specie selvatiche, come le iene e le gazzelle.
Anche la pesca è oggetto di numerose scene sulle pareti delle tombe: il pesce era il cibo più comune per chi non poteva permettersi quotidianamente la carne, anche se compare pure sulle tavole dei ricchi, ed era molto facile procurarselo, essendo il Nilo molto pescoso. Le tecniche di pesca erano diverse, ma la più usata era quella con la rete a strascico, che consisteva in una barca che attraversava il corso d’acqua trainando una rete e ritornava al punto di partenza richiudendola e imprigionando i vari pesci. Sulla riva, come per gli uccelli, i pesci venivano aperti, puliti dalle interiora, appesi a seccare e infine posti sotto sale dentro grandi giare per la conservazione; il pesce fresco era invece cucinato di solito arrosto o lessato.
Regno vegetale
Per quanto riguarda il regno vegetale erano importantissime le coltivazioni di granaglie come orzo e farro, non certo il moderno frumento che era sconosciuto. Così com’erano sconosciuti i pomodori, le melanzane, le patate, i peperoni, le arachidi, i fagioli, i fagiolini, gli spinaci e le carote. Gli egizi invece apprezzavano molto le fave, le lenticchie, i piselli, i ceci, i cetrioli, le zucche, le angurie e le insalate di vari tipi.
I prodotti agricoli ricoprivano un ruolo fondamentale nell’alimentazione degli Egizi. Proprio la ricchezza dei campi rendeva i prodotti della terra gli ingredienti più importanti della tavola egizia. Su questa, quindi, trovavano posto innumerevoli ortaggi, legumi, tra cui molto famose erano le lenticchie di Pelusio. Il cereale che per primo fu coltivato in Egitto fu quasi sicuramente l’orzo, seguito da farro, frumento, grano e orzo.
Leggi anche: Consigli Alimentari per l'Helicobacter
Orti e giardini erano molto diffusi nell’antico Egitto, anche di piccole dimensioni, sia presso le case dei contadini che nelle grandi ville dei ricchi dignitari. Negli orti abbondavano numerose varietà di verdure, tra cui cipolle, porri, aglio, sedano, cetrioli e soprattutto ceci, fave e lenticchie, che erano elemento quotidiano dell’alimentazione degli antichi egiziani; i piselli comparvero solo con il Nuovo Regno. Particolarmente coltivata era la lattuga, i cui cespi raggiungevano grandi dimensioni: forse per questo motivo la lattuga era sacra al dio Min, protettore della fecondità.
Per quanto riguarda la frutta, essa era poco varia a causa dell’orografia del territorio per cui era limitata a datteri di diverse varietà, fichi, carrube, giuggiole, mandorle, melograni e raramente le mele poiché le piantumazioni in Egitto non attecchivano facilmente. Sconosciuti erano gli agrumi, i cachi, le albicocche, le ciliegie, le pesche, le nespole, le prugne, i fichi d’India, le banane e i frutti di bosco per ovvie ragioni climatiche.
Ovviamente la dieta egizia comprendeva il consumo anche di molta frutta, sia spontanea che coltivata, di cui era ricco il paese. Molti di questi frutti, come ad esempio melo, melograno e olivo, non sono spontanei dell’Egitto, ma giunsero a seguito dei contatti con i paesi asiatici a partire dalla XVIII dinastia (1550-1291 a.C. ca.).
Nei frutteti venivano coltivati cocomeri, meloni, fichi, palme da dattero e, solo dopo essere stati importati nel Nuovo Regno, meli e melograni: come per l’olivo infatti, diversi prodotti arrivarono sulla tavole degli egiziani a seguito dei contatti commerciali, con i paesi del Mediterraneo orientale. Veniva raccolta e apprezzata anche la frutta selvatica, come le giuggiole, simili alle ciliegie, e le noci di palma dum.
Già utilizzavano olio e aceto come condimenti, mentre gli unici frutti che riuscivano a coltivare, per le alte temperature, erano fichi, datteri, melagrane ed uva.
Per cucinare e per l’illuminazione erano usati gli oli di moringa, di balanite, di ricino, di lino e di olivo, sebbene quest’ultimo fosse di importazione e quindi costoso.
Regno minerale
Per quanto riguarda il regno minerale il natron, il sale marino e il salgemma erano gli elementi base come pure l’allume di rocca. Il natron oltre ad essere sicuramente importante per le attività di mummificazione, rientrava in tutti i processi di igienizzazione per la pulizia personale e delle stoviglie. Ovviamente all’epoca i saponi non erano ancora stati inventati.
Pane e birra
Nell'antico Egitto la base dell'alimentazione erano pane e birra e grandi rilevanza avevano vino e olio. Il pane veniva cotto in forni di creta, ma soltanto i più benestanti lo fabbricavano in casa. In Egitto, per molto tempo, il pane fu usato come moneta; infatti, i lavoratori salariati, ogni giorno, ne ricevevano una quantità sufficiente per sfamare tutta la famiglia. Invece i funzionari avevano ogni giorno tantissime pagnotte con cui pagare i loro dipendenti. Il lavoro di fornaio era fra i più diffusi, come ci testimoniano le “case dell’anima”.
Il panee la birraerano la base dell’alimentazione degli antichi egiziani e pertanto costituivano anche la base delle offerte funerarie per i defunti, come riporta la classica formula dell’offerta che compare sulle stele e su numerosi oggetti dei corredi delle tombe. La coltivazione dei cereali era una delle attività più importanti del popolo egizio, fin dall’epoca predinastica; come è noto fu favorita dalle annuali inondazioni del fiume Nilo, che lasciando sul terreno grandi quantità di fertile limo permettevano di effettuare anche due raccolti all’anno. I cereali coltivati nella valle del Nilo erano essenzialmente tre: il farro, un tipo di frumento e l’orzo. I chicchi venivano macinati dalle donne nelle case e la farina ottenuta era utilizzata per fare pane di vario tipo; il lievito non era conosciuto e per lievitare la pasta di pane si usava l’avanzo della pasta del giorno precedente. I pani d’orzo servivano soprattutto alla fabbricazione della birra.
Anche la produzione del pane avveniva spesso a livello domestico, cosa che ci è testimoniata, tra l’altro, dal rinvenimento di forni cilindrici in molti cortili esterni delle case egizie. L’impasto era lavorato manualmente e siamo a conoscenza di diverse tipologie di lieviti utilizzati nella lavorazione.
La birra era prodotta dalla fermentazione in acqua calda e grano di pagnotte di orzo o grano non perfettamente cotte allo scopo di conservare gli enzimi della fermentazione. In seguito, il liquido ottenuto veniva filtrato e deposto in grandi contenitori.
Il processo di birrificazione era molto più semplice ed economico.
Vino e dolci
La vite era diffusa in Egitto sin dall’epoca predinastica (4500-3007 a.C. ca.), soprattutto nel Delta, nel Fayum e nelle Oasi occidentali. Essa era coltivata a spalliera e a pergola, soprattutto per la vinificazione. È noto come le feste, soprattutto dei nobili, prevedessero sempre un consumo, non sempre morigerato, di birra e vino.
La coltivazione dell’uva, sia come frutto che per produrre il vino, è attestata in Egitto fin dall’Epoca Protodinastica, anche se come bevanda non ebbe mai la diffusione e l’importanza che ebbe invece la birra. Le scene che appaiono sulle pareti delle tombe ci mostrano che le vigne erano di solito a forma di pergolato e che la pigiatura dell’uva dopo il raccolto era eseguita con i piedi dentro grandi catini, proprio come si è fatto fino quasi ai giorni nostri. I residui della pigiatura poi venivano spremuti ulteriormente tramite presse: alle estremità del sacco erano infilati due bastoni che girando in senso contrario lo torcevano e lo strizzavano, lasciando uscire il liquido rimanente. Il succo ottenuto era versato in anfore e lasciato fermentare, quindi le anfore venivano tappate; sulla loro spalla era di solito applicata un’iscrizione con l’indicazione dell’annata e del luogo di produzione del vino.
Tutankhamon era abituato a bere vino perché questa era la bevanda principale della classe nobile nell'antico Egitto. Come avviene anche oggi, il vino era considerato superiore alla birra e costava infatti cinque volte di più. Aveva una sua divinità, la dea Hathor, come dimostrano le liste delle offerte nei templi e nelle tombe.
Erano sempre presenti anche dolci e torte, e la fonte zuccherina variava a seconda del ceto sociale: i più ricchi potevano permettersi il miele, mentre i più poveri usavano datteri e succhi di frutta.
Abitudini alimentari e metodi di conservazione
La cucina egizia era soprattutto a crudo: la quantità e la qualità dei prodotti era talmente elevata, grazie al Nilo, da richiedere solo raramente la cottura. Inoltre, il clima caldo e secco non faceva avvertire la necessità di consumare pietanze calde, senza contare che la scarsità di legno rendeva molto caro il suo uso come combustibile. Le case dell’epoca, eccetto il palazzo dei faraoni, erano composte quasi tutte da una sola stanza usata solo per coricarsi; la vita diurna si svolgeva prevalentemente all’esterno. Pertanto, il focolare era collocato all’esterno.
La conservazione del cibo era limitata per il fatto che le piene del Nilo permetteva almeno due raccolti annuali, se non di più. La frutta veniva essiccata al sole; la conservazione della carne avveniva utilizzando il sale o il succo di limone.
Un particolare alimento di cui gli Egizi erano molto ghiotti era il “batarekh”, cioè le uova di cefalo di palude essiccate. Il piatto tipico dei faraoni e dei contadini e che sopravvive anche oggi, era la melokhia, una zuppa con molte verdure e un po’ di carne di pollo, di anatra e di agnello.
La coltivazione dell’olivofu introdotta in Egitto dall’oriente solo nel Nuovo Regno, e anche dopo l’olio d’oliva non fu tra i più usati in cucina. Gli olii più utilizzati per condire e per friggere erano l’olio di sesamo, l’olio di lino e soprattutto l’olio baktratto dalla noce di moringa; alcuni papiri attestano che molti olii particolari venivano importati da paesi stranieri, non solo a fini alimentari, ma anche per uso medico e cosmetico.
L’importanza dell’alimentazione era tale che nelle raffigurazioni tombali il defunto era spesso raffigurato intento a intrattenersi in ricchi banchetti. Nei banchetti formali i convitati sedevano su comodi cuscini davanti a bassi tavolini, mentre nel Nuovo Regno (1550-1070 a.C. ca.) entrò in vigore l’usanza di sedere su sedie davanti ad alti tavoli.
tags: #alimentazione #nell'antico #Egitto