Alimentazione e Tumore: Consigli e Strategie

Frequentemente, i pazienti oncologici che si rivolgono ad un esperto per una consulenza alimentare riferiscono che i loro oncologi, alla domanda su cosa mangiare, rispondono che il cibo non ha alcuna importanza e di mangiare quello che si vuole. È importante sapere che oggi è molto difficile per gli specialisti essere aggiornati su campi diversi dalla propria specialità.

Motivo per cui talvolta gli oncologi non sono al corrente di quegli studi che hanno scoperto che la dieta influenza la probabilità di guarigione. Li rassicuro dicendo che possono fidarsi degli oncologi per le terapie più avanzate e affidabili.

Il Metabolismo del Glucosio nelle Cellule Tumorali

Da cento anni sappiamo che le cellule tumorali hanno un grande bisogno di glucosio. Nel 1923 il professor Otto Warburg (premio Nobel 1931) aveva pubblicato la sua osservazione secondo cui le cellule tumorali coltivate in provetta consumano molto più glucosio delle cellule normali, perché non bruciano completamente la molecola di glucosio producendo anidride carbonica, acqua e 36 unità di energia come fanno le cellule sane, ma la spezzano solo in due molecole di acido lattico ricavandone solo due unità di energia e creando un ambiente acido che favorisce la diffusione del cancro.

Che i tumori siano avidi di glucosio lo sanno bene anche gli oncologi, che utilizzano regolarmente la PET, un esame in cui si inietta in vena glucosio radioattivo che, venendo captato soprattutto dalle cellule tumorali, permette di scoprire dov’è localizzata la malattia.

Glicemia e Prognosi

Quello a cui alcuni oncologi non sembrano dare importanza, invece, è che se la glicemia (la concentrazione di glucosio nel sangue) è bassa le cellule tumorali sono in difficoltà. La prima pubblicazione che lo evidenziava risale al 1984: i pazienti con linfoma di Hodgkin (un tumore delle ghiandole linfatiche) che avevano la glicemia bassa avevano prognosi migliore di quelli con glicemia alta.

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Nel 2002 dimostrammo che le donne con glicemia alta (pur nell’intervallo considerato normale) hanno un rischio doppio di ammalarsi di cancro della mammella e in seguito dimostrammo che le pazienti con glicemia alta hanno un rischio circa doppio di sviluppare recidive e metastasi. Altri studi mostrarono che la glicemia alta è un indice di cattiva prognosi anche per i tumori dell’intestino, dello stomaco, del fegato, del pancreas, del polmone, dell’ovaio, della prostata, della vescica, del rene e del cervello.

Pare logico quindi suggerire ai pazienti con tumore una dieta che tenga bassa la glicemia (senza zucchero, pane bianco, farine raffinate, patate, riso brillato, mais, dolciumi industriali) e che riduca i grassi saturi (i grassi della carne rossa e del latte) che ostacolano il funzionamento dell’insulina.

Si tratta di creare un ambiente, nel corpo, che ostacoli la crescita delle cellule tumorali e ne favorisca il suicidio. Meglio anche evitare le inutili flebo glucosate che ancora in molti reparti oncologici vengono somministrate di routine.

La Strategia Antinfiammatoria

Un’altra strategia importante per ostacolare la crescita del tumore è ridurre lo stato infiammatorio cronico, così frequente nelle nostre popolazioni per lo stress, l’obesità, il cibo spazzatura, la vita sedentaria e la sempre minore consapevolezza spirituale.

L’infiammazione è una difesa dell’organismo: quando ci feriamo o ci infettiamo arrivano le cellule dell’infiammazione (i globuli bianchi) che si mangiano i microbi ed emettono sostanze (le citochine infiammatorie) che stimolano le cellule vicine a proliferare per riparare il danno.

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Dopo la guarigione dell’infezione o della ferita, però, è bene che l’infiammazione si spenga, altrimenti continuerà a stimolare la proliferazione anche di eventuali cellule tumorali. Decine di studi mostrano che, per tutti i tumori, se la concentrazione nel sangue di proteina C reattiva (PCR, un marker di infiammazione) è alta la prognosi è peggiore.

Pare logico, quindi, raccomandare ai malati di tumore una dieta antinfiammatoria: evitare salumi, carni rosse, farine raffinate, dolciumi industriali, bevande zuccherate, bevande zero, e aumentare le verdure, il riso integrale, il pesce e le spezie antinfiammatorie (curcuma, zenzero).

Ridurre i Fattori di Crescita

Una terza strategia è ridurre i fattori di crescita, che dipendono soprattutto dall’eccessivo consumo di proteine, soprattutto di proteine del latte (un alimento progettato per far crescere). Alti livelli plasmatici di IGF-1 (fattore di crescita insulinosimile di tipo 1, il principale fattore di crescita dei bambini) sono associati a prognosi peggiore dei tumori della mammella, del colon, del polmone, della prostata, della cervice uterina, delle prime vie aerodigestive e di alcuni linfomi.

Numerosi studi coerentemente indicano che chi beve latte ha più alti livelli di IGF1 nel sangue. Non ci sono indicazioni che le proteine totali peggiorino la prognosi, ma ci sono studi che hanno riscontrato una prognosi peggiore dei tumori della mammella e dei tumori della prostata in chi beve abitualmente latte. È quindi prudente che i malati oncologici evitino il latte.

La glicemia, l’infiammazione e i fattori di crescita sono i tre pilastri del nostro ambiente interno che sostengono la proliferazione delle cellule tumorali. Evitiamo i cibi che li rinforzano. I pazienti oncologici devono tenere bassa la glicemia, ridurre le proteine della dieta e i fattori dell’infiammazione, spiega Franco Berrino, in pratica devono eliminare o ridurre fortemente gli alimenti di origine animale e lo zucchero.

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Il pasto tipico degli ospedali deve essere ripensato: minestrina con brodo di carne, purea di patate, prosciutto cotto e/o formaggio non sono proprio alimenti indicati a chi deve limitare lo stato infiammatorio e i fattori di crescita. Il ricovero ospedaliero potrebbe essere l’occasione per imparare a mangiare bene. Tra l’altro distribuire pasti più adatti ai malati basati su verdure, cereali, legumi non ha un costo elevato.

La nuova edizione del European Code Against Cancer (ECAC), in uscita in questi mesi, riporta l’indicazione di non mangiare le carni conservate, non bere le bevande zuccherate e ridurre lo zucchero e le carni rosse. Tra l’altro adottare un’alimentazione più consapevole e rispettosa non solo è protettivo per se stessi ma ha anche un impatto positivo sul pianeta. Ci sono poi diversi studi che indicano come un regime di restrizione calorica sia il modo migliore per prolungare la vita e ridurre il rischio di malattie croniche.

Consigli Pratici

Quando il tumore è in stadio molto avanzato i malati tendono a dimagrire e a perdere forze. In questi casi, è ben dimostrato che le diete ipercaloriche e iperproteiche non aiutano.

Le Raccomandazioni del World Cancer Research Fund (WCRF)

Il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro (WCRF), la cui missione è di promuovere la prevenzione primaria dei tumori attraverso la ricerca e la divulgazione della conoscenza sulle loro cause, ha concluso un’opera ciclopica di revisione di tutti gli studi scientifici sul rapporto fra alimentazione e tumori. Vi hanno contribuito oltre 100 ricercatori, epidemiologi e biologi, di una ventina di centri di ricerca fra i più prestigiosi del mondo.

Il volume, disponibile su www.dietandcancerreport.org, è molto prudente nelle conclusioni, che riassumono in 10 raccomandazioni solo i risultati più solidi della ricerca scientifica:

  1. Mantenersi snelli per tutta la vita.
  2. Mantenersi fisicamente attivi tutti i giorni. In pratica è sufficiente un impegno fisico pari a una camminata veloce per almeno mezz’ora al giorno; man mano che ci si sentirà più in forma, però, sarà utile prolungare l’esercizio fisico fino ad un’ora o praticare uno sport o un lavoro più impegnativo.
  3. Limitare il consumo di alimenti ad alta densità calorica ed evitare il consumo di bevande zuccherate. Sono generalmente ad alta densità calorica i cibi industrialmente raffinati, precotti e preconfezionati, che contengono elevate quantità di zucchero e grassi, quali i cibi comunemente serviti nei fast food. Si noti la differenza fra “limitare” ed “evitare”.
  4. Basare la propria alimentazione prevalentemente su cibi di provenienza vegetale, con cereali non industrialmente raffinati e legumi in ogni pasto e un’ampia varietà di verdure non amidacee e di frutta.
  5. Limitare il consumo di carni rosse ed evitare il consumo di carni conservate. Le carni rosse comprendono le carni ovine, suine e bovine, compreso il vitello. Non sono raccomandate, ma per chi è abituato a mangiarne si raccomanda di non superare i 500 grammi alla settimana.
  6. Limitare il consumo di bevande alcoliche. Non sono raccomandate, ma per chi ne consuma si raccomanda di limitarsi ad una quantità pari ad un bicchiere di vino (da 120 ml) al giorno per le donne e due per gli uomini, solamente durante i pasti.
  7. Limitare il consumo di sale (non più di 5 g al giorno) e di cibi conservati sotto sale. Evitare cibi contaminati da muffe (in particolare cereali e legumi).
  8. Assicurarsi un apporto sufficiente di tutti i nutrienti essenziali attraverso il cibo. Di qui l’importanza della varietà.

Gestire gli Effetti Collaterali delle Terapie

Innanzitutto prepararsi già prima di iniziare la terapia. Nei giorni del trattamento ma solo quando è passata la nausea, possono servire cibi salati e asciutti. Il kuzu ha la proprietà di irrobustire le pareti dell’intestino. Va bene anche ispessire con il kuzu la crema di riso. Miso, alga Nori, kuzu e tamari si trovano in vendita nei negozi di alimenti biologici.

Tra l’altro, queste conoscenze si possono usare per migliorare l’alimentazione anche quando si è guariti, perché certi frangenti della vita invitano a scelte più sobrie.

Alimenti da Evitare o Limitare

  • Zuccheri e farine raffinate
  • Carni rosse e lavorate
  • Latte e derivati
  • Cibi industriali e trasformati
  • Sale

Alimenti Consigliati

  • Cereali integrali (riso integrale, orzo, quinoa)
  • Legumi (lenticchie, ceci, fagioli)
  • Verdure (soprattutto a foglia verde)
  • Pesce (soprattutto pesce azzurro)
  • Spezie (curcuma, zenzero)
  • Semi di lino e zucca

È prudente, inoltre, evitare i cibi ricchi di poliamine (sostanze indispensabili alla proliferazione cellulare), come arance, pomodori, melanzane, peperoni, banane, kiwi, frutti tropicali. Anche l’altra frutta contiene poliamine, ma in quantità minore, non ne contengono invece i frutti di bosco. La frutta è raccomandata per la prevenzione del cancro, ma non è detto che sia utile per chi si è ammalato. Altre fonti importanti di poliamine sono i molluschi bivalvi e la putrefazione intestinale delle proteine in chi ha una dieta ricca di cibi animali.

Condizioni importanti che favoriscono l’infiammazione, spiega Berrino, sono il sovrappeso (la persone grasse sono più soggette a malattie infiammatorie) e il diabete ( i diabetici soffrono più frequentemente di infezioni e infiammazioni).

Utili per ridurre l’infiammazione sono anche gli alimenti ricchi di grassi di tipo omega-3, in particolare il pesce grasso come il pesce azzurro o i pesci dei mari freddi. Ne sono inoltre ricchissimi i semi di lino, l’erba porcellana, e, in grado minore, varie altre erbe selvatiche, le noci, la soia, i semi di zucca. Si può assumere anche olio di lino, ma solo se è fresco, appena spremuto, perché si altera all’aria e alla luce. Se si vuole mangiare una gallina o un uovo, meglio limitarsi a polli che vivono liberi in campagna e mangiano erbe selvatiche ricche di omega-3.

Anna Villarini, biologa nutrizionista e ricercatrice dell’Istituto dei Tumori di Milano, ci spiega quanto conta mangiare bene (e anche tornare a cucinare) per mantenerci in salute. Il Fondo mondiale per la ricerca sul cancro ci dà un’importante raccomandazione, ossia di limitare i cibi fast food - spiega la ricercatrice: “Con questa dicitura non si intendono soltanto i prodotti di alcune catene di ristorazione. Appartengono, più in generale, a questa categoria tutti i cibi in commercio già pronti per essere mangiati. Questi prodotti sono troppo lavorati, e dunque impoveriti di micronutrienti (come vitamine e minerali) ma eccessivamente ricchi in amidi, sale, zuccheri semplici e lipidi: sono realizzati, per esempio, con farine raffinate che hanno perso tutti quei nutrienti importanti come le fibre, contenuti nei chicci integrali.

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