Dopo aver perso 34 chili all'Isola dei Famosi, Mario Adinolfi ha intrapreso un vero e proprio percorso per perdere peso, che non si è concluso con il suo ritorno a casa.
Il giornalista è intenzionato a proseguire il suo dimagrimento con l'obiettivo di trovare una nuova forma fisica e per farlo ha deciso di ricorrere alla medicina. Lo ha annunciato lui stesso sulla sua pagina Instagram dove ha condiviso l'inizio della "fase due" del suo dimagrimento.
«Tirzepatide…inizia la fase due del dimagrimento, sotto stretto controllo medico…mi sono appena iniettato la prima dose in pancia e non sono svenuto.
Esattamente come l'Ozempic - meglio conosciuto come semaglutide - la Tirzepatide è un farmaco iniettabile che si usa nel trattamento del diabete di tipo 2 che, tra i vari effetti, migliora il controllo della glicemia e favorisce la perdita di peso.
A differenza dell'Ozempic la Tirzepatide pare abbia una maggiore efficacia nella perdita di peso e nel controllo della glicemia.
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La scelta di assumere un farmaco simile pur non essendo affetto da diabete di tipo 2 è stata presa da Adinolfi insieme al suo medico curante e il giornalista lo ha ribadito nel video condiviso sui social: «Questa è la prima iniezione di un farmaco che mi è stato consigliato sotto stretto controllo medico, che si inietta nella pancia.
Nel video condiviso sulla sua pagina Instagram l'ex concorrente dell'Isola dei famosi ha spiegato: «Si tratta di un farmaco nuovo che mi sarà utile per aumentare il dimagrimento già avviato, quindi come vedete qui si fa sul serio, addirittura con le iniezioni sulla pancia».
Il suo video, come era prevedibile, ha scatenato molteplici reazioni soprattutto da parte dei malati di diabete che faticano a reperire medicinali simili per curarsi.
A incentivarlo nella sua battaglia contro l'obesità è stata la notizia della drastica perdita di peso dell'attore americano John Goodman che, alla prima de "I Puffi", si è mostrato in forma smagliante dopo avere perso 90 chili.
«Dai tempi de "Il Grande Lebowski" sono un fan di John Goodman. Con un cognome e una storia così, ora l’ho elevato a modello di vita», ha scritto sulla sua pagina Instagram Adinolfi, riportando la notizia del dimagrimento record dell'attore.
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Durante la sua esperienza all'Isola dei Famosi, Adinolfi ha perso quasi 34 chili: «Premetto che nel pre-isola in Honduras, grazie all’alimentazione locale che è a base di riso e di pollo, ho subito perso 6-7 chili di liquidi.
In Honduras ha vissuto momenti molto difficili che non sono stati mostrati in tv: «Ci sono stati dei momenti di vera paura per me, perché il cambiamento è stato drastico e in un contesto invivibile, con il 100% di umidità e un calore fulminante. Tante scene di mie cadute non si sono viste. È stata una vera Via Crucis.
Sui social Mario Adinolfi è stato duramente attaccato perché aveva alcuni privilegi legati alla suo fisico: «Ho letto che qualcuno mi ha definito “macigno privilegiato” su un importante quotidiano di questo Paese.
Sfido una persona qualsiasi a caricarsene altre tre sopra - perché questo significa pesare 225 kg - e stare su una spiaggia dove con ogni passo affondi di 40 cm. Chi ha scritto “macigno privilegiato” secondo me ha toccato l’abisso del body shaming che ovviamente verso di me si può fare, se l'avessero fatto per esempio contro BigMama, sarebbe stato considerato un oltraggio.
I privilegi però non sono stati tali secondo Adinolafi e lo hanno svantaggiato: «In realtà ho avuto danni, non privilegi. Non potevo fare le prove fisiche e quindi non potevo essere leader, avere l’immunità, scegliere chi mandare in nomination.
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Cosa ho avuto? Un letto a una piazza per dormire a 40 centimetri da terra anziché su una stuoia perché da quella posizione non mi sarei mai potuto alzare. E, le assicuro, un uomo di 225 kg non può stare neanche in un letto a una piazza. Per me era impossibile girarmi. Una volta ho provato a farlo, il tentativo è stato talmente lungo che mi sono addormentato e poi sono caduto. Ho provato dolore e spavento. Quindi non ho avuto nessuna forma di privilegio. Anzi, ho cercato di aiutare i miei amici naufraghi, cedendo loro le mie porzioni di riso, cocco e pesce».
Rappa contro tutti coloro che l’hanno offesa per il suo aspetto fisico e contro ogni discriminazione, che sia di genere, di stampo razziale o altro non importa.
«Le minoranze vanno difese», è il pensiero di Marianna Mammone in arte BigMama, 21enne di Avellino che a sei mesi di distanza dai singoli Mayday e Formato XXL ha pubblicato un nuovo singolo, Too Much, targato Pluggers, l’etichetta indipendente già nota per aver lanciato Massimo Pericolo.
“Dicono che sono troppo, quando parli, parli troppo, quando ridi, ridi troppo, quando mangi, mangi troppo”, rappa BigMama nel brano prodotto da Crookers, accompagnato da un video realizzato da Marco Gradara per Fluidostudio «con un team LGBT», in cui sfodera un linguaggio molto esplicito, autoironico, ma anche crudo e politicamente scorretto, per respingere al mittente tutte le parole e le frasi poco gradite ricevute nella sua vita.
L’abbiamo incontrata a Milano, dove vive da circa tre anni, per farci raccontare la sua storia e per parlare delle sue battaglie all’insegna della body positivity, ma non solo. E in effetti è così: la musica per me è uno sfogo.
Anche se poi sono autoironica nelle canzoni, parlo della mia condizione e di discriminazione, ma faccio anche battute su me stessa. Io canto di ciò che sono e visto che tanto le persone parlano sempre e comunque, mi va bene anche essere etichettata come la ragazza grassa che canta per sfogarsi e per i diritti di chi non ne ha: se questo può aiutare qualcuno, perché no?
Senza contare che è innanzitutto per me stessa che ho cominciato a scrivere di questi temi, perché non so se la vita ce l’ha con me o se è così per tutti e sono io che ne faccio un dramma, ma sono stata discriminata come ragazza grassa, come bisessuale, come ragazza e basta, e ho subito di tutto, violenza sessuale inclusa.
E oggi che penso di avere la forza per non crollare, voglio trasmetterla agli altri. Mi hanno contattata nel 2019, io stavo già lavorando con dei tizi di Milano e ho fatto un po’ la figa: «Sapete, ho un’altra etichetta…».
In realtà non era esattamente così, ad ogni modo poi ci siamo visti e benché quando è esplosa la pandemia abbia avuto un po’ un crollo, i ragazzi di Pluggers mi hanno sostenuta e siamo andati avanti. Gli devo molto, mi hanno aiutata a riscoprire me stessa da un punto di vista musicale: c’è stato un momento in cui facevo decine di freestyle su Instagram, tutti con incastri, metriche e flow strani, perché volevo dimostrare di essere brava, e loro sono stati i primi a dirmi: «Che sei brava lo abbiamo capito, mo’ fatti sentire tu nei pezzi, dicci chi sei».
Adesso sì, sto bene, nonostante tutto mi sento forte e sto cercando di fare più cose possibili per non ritrovarmi a 30 anni senza nulla in mano. Sto correndo come un treno, incastro studio e musica, mille impegni, interviste, concerti.
È puro spirito di adattamento, bisogna andare avanti, non ci si può piangere addosso per sempre. In tanti periodi della mia vita mi sarei potuta fermare con la scusa che stavo male; lo fanno in tanti, magari vanno dallo psicologo, si sentono dire che probabilmente sono un po’ depressi, iniziano a prendere psicofarmaci e ansiolitici e a quel punto non ne escono più.
Ci sono casi davvero patologici che richiedono lunghe cure eccetera, ma in generale credo sia importante far capire soprattutto ai più giovani che non è bello essere depressi, che non è figo prendere lo Xanax: è figo piangersi addosso per due giorni, ma per poi uscire di casa e cacciare fuori due palle così.
È fondamentale dire queste cose, e lo dico perché so che effetto fanno le diagnosi affrettate e tutto il resto: ho amiche che sono state imbottite di psicofarmaci, perché stavano vivendo un periodo difficile, e sono diventate dipendenti.
Davvero? E cosa pensi del suo caso? Mamma mia, che ansia. Non lo so, lo stimo come artista e so che è stato abusato da bambino dal nonno e che questo lo ha portato ad avere dei kink, delle perversioni, dei fetish, chiamali come vuoi.
Il problema è che troppo perbenismo porta all’opposto: è giusto parlare di questi argomenti e di discriminazione, ma pensa al razzismo, so di ragazzini che per avere usato la N-word ingenuamente, non con cattiveria, ma perché non sapevano non fosse bello usarla, sono stati cancellati dalla faccia della terra.
In più questa esasperazione spinge tanti a diventare ancora più razzisti, a usare quella parola apposta, perché gli sta sul cazzo che qualcuno gli dica di non usarla. Sai cosa mi sorprende? Perché è così, molti ragazzini stanno diventando proprio ciò che non volevano essere, ossia più perbenisti dei perbenisti che in teoria combattono.
Certo, ma ragazzi, se lei deve vergognarsi del suo corpo tanto vale che mi scavo una fossa da sola e mi ci ficco dentro! Cioè, capisco sia essenziale per tutti accettarsi per quello che si è, grassi o magri eccetera, ma una ragazzina grassa come me che vede la Incontrada sul giornale che dice «questo è il mio corpo e ne vado fiera», poi si guarda allo specchio e si sente male.
C’è bisogno di esempi veri. Come Lizzo, lei è una grande, è anche grazie ad artisti come lei che oggi non ho più pudore e mi vesto come mi pare: da piccola indossavo solo magliette ampie e lunghe fino alle ginocchia, nonostante abbia ciccia ovunque ora esco in canotta.
Il cambiamento decisivo è avvenuto con l’uscita di Too Much. È stato un pezzo che mi ha liberata di molti dei pesi che mi sentivo addosso: avevo proprio bisogno di esprimere quello che sentivo dentro e di sentirmi dire da altri «non preoccuparti, ci sono passato pure io, vai bene comunque».
Ma a livello ancora più profondo, ciò che ha fatto davvero la differenza è stato vedermi in un certo modo. Devo tutto allo stylist del video, Cristian Azazel Lorenzoni: pensa che non gliel’ho mai detto, perché un po’ mi vergognavo.
Prima di quel giorno sul set, ero convinta di dovermi vestire in un determinato modo per nascondere ciò che invece lui ha messo in risalto. La prima volta che ho visto quelle immagini, a casa del videomaker, mi sono emozionata, non sembravo neanche io.
Ero convinta che avessero usato degli effetti o dei filtri, e lui continuava a ripetermi: «No amo, guarda che tu sei così!». Mi sono resa conto che anch’io ero bella, basta truccarmi bene e smetterla di infagottarmi in magliette enormi. Esatto.
Mi sono messa l’anima in pace, più che altro: sto imparando ad affrontare le mie paure a livello fisico, ad andare oltre i limiti che mi auto-imponevo, e soprattutto a combattere i miei disturbi alimentari, che è sicuramente l’azione più forte e importante su cui mi sto concentrando ora. E ci sto riuscendo.
In questo momento sono vestita di bianco, un colore che non avrei mai usato prima, e ho le braccia scoperte, un’altra novità assoluta per me. Ho capito che la grassofobia è spesso soprattutto nella testa dei grassi, che sono i primi ad avere paura di ingrassare e ad avere un pessimo rapporto con il proprio corpo.
Quando ero ragazzina ascoltavo un sacco di musica disco, club e rave: mi affascinava tantissimo, ma non pensavo di poter fare parte di quel mondo, perché non si sentiva molta gente rappare su quel tipo di basi. L’incontro con Crookers è stato fondamentale per capire che tutti i sound che amo possono sposarsi tra di loro senza contraddizioni.
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