Bisogno di Alimentazione Infermieristica: Definizione e Importanza

Parlare di alimentazione risulta piuttosto importante in quanto essa costituisce un elemento fondamentale per molte patologie cronico degenerative. Alimentarsi ed idratarsi sono bisogni primari (secondo Maslow). Esistono però fattori che influenzano lo stile alimentare di ciascuna persona.

Il Ruolo dell'OSS nell'Alimentazione del Paziente

L’Operatore Socio Sanitario (OSS), d’intesa con l’Infermiere, prepara i pasti e si occupa della somministrazione degli alimenti a pazienti portatori delle patologie più disparate. In ogni caso va ricordato che l’alimentazione è una terapia e che la preparazione dei pasti da parte dell’Operatore Socio Sanitario è strettamente correlato alle disposizioni dell’Infermiere che è responsabile della somministrazione e della corretta preparazione dei cibi (fa da garante). Anche l’OSS più preparato, pertanto, deve interfacciarsi con chi è titolare dell’assistenza infermieristica.

Malnutrizione: Un Problema Sottovalutato

Spesso questa condizione viene sottovalutata: può essere già presente al momento del ricovero ed aumentare durante la degenza, soprattutto nelle persone anziane. In ambito extra ospedaliero la malnutrizione risulta legata all’ambiente in cui la persona anziana vive; i dati riportano una prevalenza che va dal 4% al 10% se abita a domicilio.

Fattori che Influenzano lo Stile Alimentare

Esistono però fattori che influenzano lo stile alimentare di ciascuna persona. È importante:

  • aiutarla a lavarsi le mani e i denti. Un’accurata igiene del cavo orale permette di migliorare la percezione del gusto dei cibi.
  • ventilare il locale e pulire il tavolino su cui verrà effettuato il pasto.
  • aiutare la persona ad essere una corretta postura.

Disturbi della Deglutizione e Stipsi

Ictus, malattie degenerative, tumori possono causare disturbi nella deglutizione. La stipsi cronica è spesso frequente nelle persone anziane e può essere correlata a patologie neurologiche, intestinali, assunzione di farmaci ma anche ad una scorretta alimentazione e scarsa attività fisica. È consigliato arricchire, se possibile, l'alimentazione con cereali integrali, verdura e legumi, frutta e acqua.

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Assistenza Transazionale (ToC) e Continuità delle Cure Infermieristiche

La mancanza di un sistema che garantisca la continuità delle cure infermieristiche, a pazienti dimessi dall’ospedale al proprio domicilio, oppure verso altre specialità di cure, ha causato errori terapeutici nel 50,8% dei pazienti generando a sua volta una “frammentazione” delle cure stesse. Nel 22,9% dei casi questi errori sono stati gravi. Inoltre, il 30,3% di questi pazienti ha riportato un evento avverso da farmaco (Kripalani et al., 2012). In un contesto di necessità e di individuazione, di percorsi assistenziali che garantiscano un approccio integrato al paziente complesso, al contempo, dotati di un buon rapporto costo-efficacia, il concetto di “assistenza transazionale” (in inglese transitional care) gioca un ruolo di primaria importanza.

Un’altra definizione viene data da Randmaa e rispettivi collaboratori (Randmaa et al., 2014), essi affermano che per ToC applicato all’infermieristica si intende il ruolo dell’infermiere specializzato, e quindi adeguatamente formato, nella transazione/continuità delle cure da un contesto di cura (ambulatoriali di base, specialistiche ospedaliere, assistenza primaria, assistenza a lungo degenza, riabilitazione e assistenza domiciliare) ad un altro. Il ToC nasce per fornire supporto allo staff ospedaliero coinvolto nel processo di dimissione diminuendo di fatto le riammissioni negli ospedali, garantire la continuità assistenziale e, più in generale, per l’educazione dei pazienti alla sicurezza nella continuità della cura (Kangovi e Grande, 2014). Un crescente gruppo di evidenze indica che i pazienti sono particolarmente vulnerabili, con esiti negativi durante queste riammissioni in ospedale (Gunadi et al., 2015).

Ricerca Scientifica sulla Continuità delle Cure

È stata effettuata una revisione della letteratura scientifica, consultando le banche dati PubMed, Cinhal e Science Direct. A causa della scarsità di ricerche sull’argomento, sono stati inclusi studi e articoli in lingua inglese dal 2006 ad oggi. Per individuare gli articoli che hanno indagato la continuità delle cure infermieristiche a pazienti dimessi dall’ospedale al proprio domicilio oppure ad altre specialità di cure, sono stati analizzati gli abstract ed Free full text disponibili, e solo successivamente recuperati i full text in biblioteca. Gli studi sono stati condotti in differenti paesi quali: Stati Uniti, Cina e Australia.

Riduzione delle Riammissioni e Automonitoraggio

Si è avuta una riduzione significativa del tasso di riammissione per scompenso cardiaco, relativo all’abbassamento della percentuale di pazienti che entro 30 giorni dalla dimissione ne chiedevano la riammissione dal 17% (82 di 471 riammissioni) nel 2011, al 15% (76 su 498 riammissioni) nel 2013. Nei pazienti collaborativi, sono state fornite istruzioni sull'automonitoraggio quotidiano del peso corporeo, della pressione arteriosa, della frequenza cardiaca e del controllo della glicemia nei diabetici. Sono stati esplicitati i piani di trattamento (farmaci, dieta, attività fisica) e di assistenza, allo scopo di ottenere la massima adesione alla terapia.

Inoltre, sono state valorizzate tutte le risorse esistenti (membri della famiglia o altri supporti formali) ai fini dell'assistenza, e sono stati raccomandati l'impiego di strumenti idonei a facilitare l'autogestione della malattia e l'elaborazione di opuscoli divulgativi finalizzati all'educazione sanitaria sullo scompenso cardiaco (Athilingam et al., 2016; Gunadi et al., 2015). Gli autori hanno esaminato nell’arco di cinque anni pazienti con diabete mellito tipo 1. Prima dell’inizio dello studio, su un campione di 64 pazienti con chetoacidosi diabetica a domicilio, si sono avuti 28 episodi di riammissioni in ospedale.

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Tecnologia e Continuità delle Cure a Domicilio

Di particolare interesse è quanto riporta lo studio di Li e collaboratori (Li et al., 2014). I risultati riportano che il ToC supporta lo staff ospedaliero coinvolto nel processo di dimissione, riducendo le riammissioni di pazienti con insufficienza respiratoria. È previsto che al domicilio del paziente si rechi solo l’infermiere che compila la cartella infermieristica (saturimetria, pressione arteriosa, condizioni generali del paziente, ecc.) che viene poi consegnata al medico dell’equipe per gli opportuni adempimenti. L’utilizzo della succitata tecnologia è stata adottata anche da Cho e collaboratori (Cho et al., 2016), dove è stato confermato che la continuità delle cure al domicilio è stata associato alla diminuzione del 21% sul totale del rischio di mortalità.

In tutti i casi vengono utilizzati dall’infermiere di riferimento gli strumenti idonei per la rilevazione dei paramenti quali, per esempio, saturazione ossigeno (SpO2), pressione arteriosa (P.A.) frequenza cardiaca (F.C.), prelievo arterioso (EGA), la pulsossimetria diurna, controllo polisonnagrafia notturna, controllo eventuale della cannula tracheale, scheda di rilevamento dell'adesione alla terapia.

Check List e Piani di Trattamento

I risultati dello studio di Halasyamani e collaboratori (Halasyamani et al., 2006) hanno enfatizzato la logica del ToC in pazienti anziani con patologie cardiache e polmonari, attraverso l’introduzione di una check list consegnata al personale infermieristico che si occuperà delle cure domiciliari. Vi sono esplicitati i piani di trattamento per quello che riguarda l’assunzione dei farmaci, allo scopo di ottenere la massima adesione alla terapia. Vengono richiesti i contatti telefonici del personale infermieristico da contattare per l’assistenza domiciliare, oltre alla valorizzazione delle altre risorse quali, i caregiver ai fini dell'assistenza. Vengono indicati, l'impiego di strumenti idonei a facilitare la gestione della malattia al domicilio come saturimetro e rilevazione della pressione circolatoria.

Nella check list viene segnalata la necessità di un appuntamento di follow-up entro al massimo 2 settimane dopo la dimissione.

Cure Palliative a Domicilio

La capacità dei familiari di fornire cure ai propri cari è una questione importante nel contesto delle cure palliative a domicilio. La riduzione della qualità di vita è causata da idee sbagliate circa la gestione della terapia quale quella dei farmaci in particolare degli oppioidi, l’idratazione ed alimentazione artificiale. Inoltre, i pazienti che ricevono assistenza infermieristica al proprio domicilio, hanno cinque volte meno la probabilità di essere ricoverati in ospedale, da parte di un proprio familiare, che in questo contesto, vive una condizione di ansia e di timore per il proprio congiunto. È provato che l’infermiere palliativista che pratica le cure al domicilio contribuisce a ridurre i ricoveri ospedalieri dell’80% (Barrett et al., 2009).

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I risultati dello studio di Ingleton e collaboratori (Ingleton et al., 2011), hanno enfatizzato la logica del ToC in pazienti con cure palliative al proprio domicilio. Nella sperimentazione sono stati introdotti piani di assistenza per diverse attività quali, per esempio, le prescrizioni mediche per la somministrazione dei farmaci per la gestione del dolore e degli altri sintomi, con particolare attenzione alla gestione dei sistemi di infusione da parte del personale infermieristico come gli elastomeri e le pompa siringa; il piano per il bisogno di alimentazione, in quanto la persona malata non ha bisogno di pasti abbondanti, data la ridotta attività fisica che ne diminuisce il fabbisogno; il piano per il bisogno d’igiene personale realizzati dagli assistenti sanitari sotto la supervisione dell’infermiere, il piano di assistenza per i cambi posturali ed il trattamento delle eventuali lesioni da pressione e il piano di assistenza per la cura dell’igiene orale per prevenire la mucosite.

Sicurezza del Paziente e Comunicazione

I risultati dello studio di Kessler e collaboratori (Kessler et al., 2013) mettono in evidenza che il ToC infermieristico migliora la sicurezza del paziente. La quarta fase, ha richiesto l'uso di un metodo standardizzato per ridurre errori e migliorare la comunicazione come la Situation-Background-Assessment-Recommendation (SBAR) (Tabella 1).

In questo contesto, il passaggio delle informazioni, garantisce la continuità delle cure infermieristiche, indispensabile per trasmettere delle informazioni sulle condizioni del paziente, sul trattamento e sui bisogni attesi. Può rivelarsi inefficace o addirittura dannosa se le informazioni sono incomplete oppure omesse (Iavarone, 2014). L’analisi della letteratura ha evidenziato forti evidenze del ruolo chiave dell’infermiere nel ToC di un paziente. Inoltre, viene consentita la pianificazione dell’assistenza su specifiche azioni volte al miglioramento delle condizioni della persona assistita.

Tabella 1: Situation-Background-Assessment-Recommendation (SBAR)
Componente SBAR Descrizione
Situation (Situazione) Qual è il contesto clinico?
Background (Antecedenti) Informazioni rilevanti sul paziente.
Assessment (Valutazione) Valutazione attuale del paziente.
Recommendation (Raccomandazione) Cosa raccomandi per il paziente?

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