Calore di Lana: Opinioni e Recensioni sul Libro di Chiara Todesco

“Hic manebimus optime” (Qui staremo benissimo) dicevano i romani antichi, un po’ per chiarire che non si sarebbero più mossi da un luogo conquistato, un po’ per far mostra di risolutezza. L’espressione è poi divenuta proverbiale ed è quella che più mi è venuta in mente leggendo ognuna delle tredici storie raccontate da Chiara Todesco nel suo “Calore di lana e profumo di resina” (Monte Rosa edizioni, pp.128, € 17,50).

Chiara Todesco torna con un nuovo libro, “Calore di lana e profumo di resina - La montagna delle donne”, pubblicato da MonteRosa edizioni, nella collana “Le Rose Selvatiche”, le cui protagoniste sono donne che vivono e lavorano in montagna. Il libro fa parte infatti della nuova collana “Rose selvatiche” dedicata alla montagna vissuta e raccontata dalle donne.

Ma che c’entrano gli antichi romani con queste donne di Napoli o Premosello Chiosenda, classe 1972 o 1944, medici o attrici, linguiste o manager? C’entrano perché la determinazione è uguale e la conquista c’è, ma al contrario: non loro hanno conquistato le montagne, le montagne han conquistato loro.

Perché le donne sono capaci di grandi sacrifici ma a spingerle c’è spesso ben più che l’adrenalina o il desiderio di conquista, c’è la ricerca di una relazione fatta di amore e di rispetto, di un “posto” in cui stare bene, anzi benissimo. Loro questo posto l’han trovato, e ciascuna in un capitolo ci racconta come e dove.

Tu leggi queste storie più o meno avventurose e cerchi di immaginarti le protagoniste sui loro bricchi, poi alla fine confronti il ritratto che te ne sei fatto con la foto e l’effetto è sorprendente perché non ce ne è una a cui non brillino gli occhi.

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Nel libro precedente “Le Signore delle cime” Chiara Todesco ci ha fatto conoscere le donne guide alpine, in questo ce ne sono solo due - Renata Rossi e Serena Fait - le prime ad aver partecipato ai corsi di preparazione. Una è specializzata in canyoning e l’altra in sci estremo e ripido, ma entrambe concordano sul fatto che “la montagna è gioia” e che “sei lì per conoscere, non per conquistare”.

Ma in queste pagine conosciamo donne che hanno scelto la montagna non solo per arrampicare, e nemmeno perché già ci vivevano. Eleonora Saggioro, per esempio, era di Roma e faceva l’attrice di teatro, in montagna ci andava da ragazza con il Cai ma evidentemente è bastato ad accendere un fuoco; e quando le hanno chiesto di riaprire un rifugio storico in Abruzzo - Il Sebastiani - lei ci ha pensato un po’ e ora sono 25 anni da quando ha detto sì.

Ma siccome questo è un libro che ci mostra alcune “vie femminili” alla montagna, l’autrice ci ricorda come ci sia modo e modo di gestire un rifugio, e quello di Eleonora ha una sua “pedagogia”: a gente che arriva dalla città e si aspetta menu gourmet e comodità, lei insegna il lusso della “scomodità”, “un valore aggiunto che ti porta a ragionare su un luogo che ha un suo passato e una sua identità”.

Diversamente da Eleonora, Eloise Barbieri in montagna c’è nata (ad Aosta), ma gli studi in business administration l’hanno portata a Londra e poi nel mondo per la Hewlett Packard. Per farla breve, un trekking in Himalaya le fa capire che cosa ama davvero e dopo un anno sabbatico e qualche tira e molla col lavoro da manager oggi è una film-maker indipendente specializzata in documentari sulle popolazioni delle terre alte (anzi altissime).

Le tredici storie non possiamo anticiparle tutte ma a sorprendere è la loro varietà, da Claudia che rimasta vedova porta avanti la segheria del marito, a Lotte che ha creato il roseto più alto d’Europa, a Silvana che fa la guida vulcanologica sul Vesuvio, a Roberta che è medico del Soccorso alpino e a Waltraud che insegna e pratica il ritorno a una vita “a misura d’uomo”, di cui tutti parlano sospirando ma nessuno sa come si fa: lei sì e lo spiega, insegnando “che con un ettaro di terreno una famiglia di quattro persone può sopravvivere autonomamente”. Le altre donne sono pastore di lama, insegnanti, custodi forestali, gattiste.

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Irene Borgna nella prefazione le raggruppa in “donne-albero” e “donne-vento”. Donne molto diverse tra loro accomunate però da almeno due cose: l’amore per la montagna e la capacità di seguire i propri sogni e le proprie passioni, accettando sfide e accantonando compromessi. C’è Eleonora, che abbandona il mondo del teatro per gestire un rifugio in Abruzzo; c’è Lotte, che a sessant’anni decide che quello che vuole è un roseto d’alta quota; c’è Roberta, che proprio non riesce a vivere in pianura… e tante altre.

In un mondo in cui le donne devono sempre e ancora fare di più, dimostrare di più, lavorare di più dei colleghi uomini, spesso per essere riconosciute di meno, raccontare declinando al femminile un mondo che è stato soprattutto appannaggio degli uomini è più che mai attuale. Come scrive nella prefazione Irene Borgna: «…verrà il giorno in cui potremo godere di una raccolta di storie coraggiose e interessanti a prescindere dal genere, racconti di donne e uomini che sfidano le convenzioni e provano a inventarsi una vita che somigli ai loro sogni. Ma quel giorno non è oggi».

Il nuovo libro di Chiara Todesco, “Calore di lana e profumo di Resina” è stato presentato in Libreria Monti in Città. Con l’autrice c’era Simonetta Radice titolare delle Monte Rosa Edizioni. Abbiamo colto qualche frammento della presentazione. Tredici storie, tredici donne, tredici montagne.

Dopo aver raccontato l’universo femminile delle guide alpine, Chiara Todesco continua a indagare i mestieri delle donne nelle terre alte, muovendosi tra Alpi e e Appennini.

Nata in una famiglia di alpinisti, Chiara Todesco ha ereditato fin da bambina la passione per la montagna. Giornalista professionista, si occupa da sempre di neve e turismo alpino. Collabora con il quotidiano “La Stampa” e con diverse testate specializzate. Ha pubblicato due libri, sempre con lo sfondo delle vette: “Le Signore delle Cime - Storie di guide alpine al femminile” e la raccolta di fiabe per bambini “Favole d’Inverno sotto il Monte Bianco”, anche nella versione “sulle Dolomiti” (Trentini Editore).

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Opinioni sui Filati e Materiali Menzionati

Molti utenti hanno espresso pareri positivi sui filati e materiali utilizzati per lavori a maglia e uncinetto. Ecco alcune delle opinioni più rilevanti:

  • Lana: Molti utenti apprezzano la morbidezza e la qualità dei filati in lana, specialmente quelli italiani che garantiscono il rispetto del benessere animale. La lana Vasto è descritta come "bellissima, rustica ma morbida".
  • Filati Laines du Nord: Molto apprezzati per la loro qualità e resa nei lavori a maglia. Alcuni utenti notano che i colori possono variare leggermente rispetto alle foto online.
  • Drops Air: Considerato leggerissimo e caldissimo, ideale per realizzare capi come cardigan.
  • DMC Babylo: Utilizzato da decenni per lavori all'uncinetto, apprezzato per la sua affidabilità.
  • Knit Pro: Le nuove confezioni e la scorrevolezza dei ferri sono molto apprezzate.
  • Rafia: Morbida da lavorare e sostenuta, ideale per diversi progetti.
  • Filati Multicolor: Apprezzati per le delicate tinte e la morbidezza.
  • Mohair: Facile da lavorare e fantastico al tatto, anche per chi non lo ha mai provato.

Diversi clienti hanno anche menzionato l'ottimo servizio clienti e la cura nell'imballaggio, con un apprezzamento particolare per il "messaggio nella bottiglia" incluso nei pacchi.

Tabella Riassuntiva dei Filati Menzionati

Filato Caratteristiche Utilizzo Consigliato Opinioni Comuni
Lana Vasto Rustica, morbida, italiana Coperte, accessori Bellissima, rispetta il benessere animale
Laines du Nord Qualità elevata, colori vari Vari progetti a maglia Ottima resa, colori a volte diversi dalle foto
Drops Air Leggerissimo, caldissimo Cardigan, capi invernali Ideale per capi leggeri e caldi
DMC Babylo Affidabile, resistente Lavori all'uncinetto Utilizzato da decenni, garanzia di qualità
Mohair Morbido, leggero Scialli, maglioni Facile da lavorare, sensazione fantastica

In conclusione, "Calore di lana e profumo di resina" di Chiara Todesco sembra essere un'opera che celebra la forza e la passione delle donne che hanno scelto di vivere e lavorare in montagna, offrendo al contempo spunti di riflessione sul ruolo femminile in un contesto tradizionalmente dominato dagli uomini.

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