L'inizio dell'anno è tradizionalmente il periodo della ripartenza, il momento in cui si formulano le liste di buoni propositi e si fissano gli obiettivi da raggiungere. Ma è anche il momento in cui si cerca di intuire che cosa ci riserva il futuro: quelle che vi raccontiamo nelle righe che seguono sono dieci tendenze che ci riguardano.
Cocktail a Prova d'Ambiente
Tra i segnali più interessanti del periodo, segnaliamo il grande fermento dei ready to drink. In Italia, l’Osservatorio Tracking Grossisti Iri parla di una crescita, negli ultimi due anni, pari al 192% a volume e del 70% a valore. Nel nostro Paese il segmento è ancora residuale - si tratta di una super nicchia che registra lo 0,8% del mercato a volume e il 0,1% a valore - ma appena mettiamo il naso fuori dai nostri confini, i segnali di crescita sono inequivocabili.
L’incremento medio annuo, secondo l’Istituto di ricerca londinese Iwsr, si attesta intorno all’8% nei 10 maggiori mercati mondiali. Questo mercato, cresciuto soprattutto negli ultimi due anni, coinvolge diversi tipi di produttori: liquorifici, grandi aziende del beverage, piccole imprese, gestori di locali hanno dato vita a un mercato che non c’era. I ready to drink rappresentano un’alternativa non solo per il consumatore finale, ma anche per tutte quelle attività - dagli high volume bar agli après-ski - che hanno necessità di sfornare tanti drink in tempi rapidi.
I ready to drink non sono certo una novità. Le loro radici risalgono addirittura all’Ottocento. Quello che è cambiato è che dai comuni alcopop, molto popolari tra gli anni Novanta e Duemila, siamo passati negli ultimi tempi a drink, non solo pronti da bere, ma di ottima fattura. In altre parole, stiamo assistendo, anche in questo ambito, a un processo di premiumization: la ricerca di prodotti che siano sempre più di qualità.
La famiglia dei drink pronti da bere include tante anime diverse. Al suo interno ci sono drink in lattina, sottovuoto, in bottiglia, ma anche i cocktail messi in fusto e destinati al servizio alla spina. Questi ultimi sono a tutti gli effetti dei pre-batched. Miscelati preassemblati che hanno diversi plus: accelerano i tempi di servizio, semplificano il lavoro degli addetti alla somministrazione, rendono più snella la logistica del bar e, ultimo ma non per importanza, permettono di garantire uno standard in termini di gusto o di diluizione.
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I Cocktail Più Venduti
La classifica dei 50 drink classici più venduti nei migliori bar del mondo, stilata come di consueto da Drinks International in occasione di The World’s 50 Best Bars, ci offre degli interessanti spunti su quali potranno essere i drink da “batchare”. I bestseller della generazione degli antichi, che noi preferiamo definire “forever young”, comprende cocktail come Negroni (1° posto), Old Fashioned (2°), Dry Martini (3°).
In classifica ci sono anche modern classic (l’Espresso Martini di Bradsell) e drink che hanno segnato passaggi epocali. Parliamo, per esempio, del Cosmopolitan (39°), quel drink in rosa che ha rappresentato un passaggio tra gli anni Novanta e i Duemila. Divenuto una star ai tempi di Sex and the City, massacrato nei primi anni Duemila dalla generazione speakeasy che aveva bannato la vodka dai propri locali e, infine, ritornato sul banco dei migliori del mondo.
In questo borsino dei cocktail più venduti spiccano i drink a base di bitter. Non solo liquori aperitivi, ma anche amari. Amari che in questi ultimi anni hanno avuto un successo straordinario. Amari che non sono più quelli di una volta: nella stragrande maggioranza dei casi hanno un tenore alcolico molto inferiore rispetto a un tempo. Prodotti che dalla notte dei tempi vanno a braccetto con i figli del vino, dal vermouth al brandy.
Sempre nella classifica dei “bestselling classic cocktails” 7 drink classici con vermouth, due a base di Pisco (Pisco Sour e Pisco Punch) e tre classici aperitivi italiani preparati con bitter. Oltre al Negroni, parliamo di Aperol Spritz (6° drink più venduto) e Americano (16°). Altro re della nostra top ten è “quel fenomeno di gin” presente in 10 dei 50 classici più venduti al mondo.
Ci riferiamo a Negroni, Dry Martini, Gimlet, Gin Fizz, Ramos Gin Fizz, Vesper, Corpse Reviver #2, Last Word, Bee’s Knees e Clover Club. All’appello manca solo un miscelato. Il Gin Tonic che è il vero volano di questa crescita. Ma la vera impresa di quel fenomeno di gin è stata la sua crescita monster capace da fare da traino a tutto il settore degli spirits.
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Secondo i dati forniti a Bargiornale da Marco Carbone, responsabile dell’Osservatorio Tracking Grossisti di Iri, le vendite di gin da parte dei grossisti nel canale serale nel 2021 sono più che raddoppiate rispetto all’anno precedente. Rispetto al 2019, i volumi di gin venduti dai grossisti sono cresciuti del 40% nel canale serale e del 30% nel diurno. A questo si lega anche la crescita esponenziale dei brand di gin prodotti in Italia. Qui non si tratta di produttori, ma di etichette.
No&Low e Juicing
Altro fenomeno del momento è la categoria No&Low, prodotti senza alcol o moderato tenore alcolico, che nel mondo ha raggiunto la cifra record di 10 miliardi di dollari. Non si parla solo di birre analcoliche (che rappresentano una quota volume del 75%), ma di un’ampia gamma di prodotti, come i cosiddetti non alcoholic spirits, distillati e non distillati, ispirati ai vari botanical spirit, agli amari, ai vermouth e agli aperitivi.
Prodotti a prova di palloncino destinati a chi ha adottato uno stile di consumo consapevole, ai guidatori, a chi per motivi di salute o religiosi non può bere, a chi vuole partecipare a momenti conviviali, ma senza bere alcolici. Di questa scuderia fanno parte, oltre ai già citati hard seltzer e ready to drink, le bevande fermentate come kefir, kombucha, lassi, miso giapponese ecc.
Sulla linea di confine dei No&Low troviamo un altro grande territorio destinato inevitabilmente ed espandersi. È catalogato dagli istituti di ricerca come “juicing” e include succhi di frutta, matcha e tè, soda drinks, acqua aromatizzate e, in generale, tutti gli healthy drink. Le ragioni di questo successo? Pare, sempre secondo gli analisti, che siano legate principalmente a questioni psicologiche. Nei momenti di incertezza, e tutte le volte che la vita appare più complicata, i consumatori vanno alla ricerca di conforto nei gusti più semplici e nelle bevande percepite come salutari.
Gastrodrink
In tante tendenze che riguardano il bere, ce n’è una che riguarda il mangiare. O per meglio dire il rapporto tra drink e food. Gli abbiamo dato l’etichetta di gastrodrink. Sono la bandiera che in qualche modo unifica sala e cucina, bar e ristorante. Sono le ricette di cocktail realizzate con metodi di produzioni e attrezzature tipiche della cucina. È la cucina liquida, ma è anche l’arte del pairing.
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Non è una cosa nuova. Anzi è antichissima. L’aperitivo liquido (drink) accompagnato dall’aperitivo solido esiste dai tempi de L’Ora del Vermouth. Un rito antico della città di Torino durante il quale si usava sorseggiare il vermouth con un goccio di soda. Lo chiamavano il vermuttino. Da questo paleo-aperitivo ottocentesco nasce il rito dell’aperitivo moderno, evoluzione di una tradizione contadina piemontese conosciuta come merenda sinoira. Una cerimonia mondana nella quale si accompagnava il vermouth con stuzzichini dolci e salati della tradizione.
Valore Nutrizionale e Integrazione Sportiva
Le bevande proteiche rappresentano un elemento fondamentale nell'integrazione sportiva moderna, offrendo una soluzione pratica e veloce per l'assunzione di proteine di alta qualità. La loro composizione è studiata per massimizzare l'assorbimento proteico e supportare il recupero muscolare.
La qualità delle proteine utilizzate gioca un ruolo cruciale nell'efficacia di queste bevande. Le proteine del siero del latte isolate offrono il più alto valore biologico e la maggiore concentrazione di aminoacidi ramificati (BCAA), fondamentali per la sintesi proteica muscolare.
Le bevande proteiche rappresentano un valido alleato nei programmi di dimagrimento, grazie alla loro capacità di supportare il mantenimento della massa magra durante la fase di deficit calorico. Le formulazioni specifiche per il dimagrimento includono spesso ingredienti funzionali come L-carnitina, tè verde e cromo picolinato, che supportano il metabolismo dei grassi e il controllo glicemico.
Sicurezza delle Bevande Energetiche
La questione della sicurezza delle bevande energetiche richiede un'analisi approfondita dei loro componenti e degli effetti sull'organismo. La principale preoccupazione riguarda il contenuto di caffeina e zuccheri, che in quantità eccessive possono causare effetti collaterali significativi.
Gli studi scientifici indicano che un consumo moderato di bevande energetiche, limitato a 1-2 unità al giorno, non presenta rischi significativi per adulti sani. È fondamentale prestare attenzione alla presenza di altri stimolanti come taurina e guaranà, che possono potenziare gli effetti della caffeina.
CIRFOOD: Impegno per il Welfare Alimentare e Innovazione Sostenibile
CIRFOOD, impresa cooperativa italiana di riferimento nel settore della ristorazione collettiva, commerciale e dei servizi di welfare, ha approvato il Bilancio di esercizio 2024 durante l'Assemblea generale dei delegati tenutasi a Genova sabato 21 giugno. L'evento ha rappresentato un momento cruciale per presentare i principali risultati economici raggiunti e delineare gli impegni futuri sul fronte della sostenibilità.
Con oltre mezzo secolo di attività alle spalle, la cooperativa continua a operare seguendo la visione strategica "Feed the Future", un approccio che punta al miglioramento degli stili di vita delle persone attraverso il rispetto dell'ambiente. La missione aziendale si concretizza nell'offerta di servizi che rappresentano un pilastro fondamentale del sistema di welfare italiano, garantendo l'accesso a un'alimentazione equa e sostenibile.
Nel 2024, il Gruppo CIRFOOD ha chiuso il proprio bilancio in utile, registrando ricavi consolidati pari a 647,5 milioni di euro (+4,7% in più rispetto al 2023), e un patrimonio netto di gruppo di 127 milioni di euro. Sono stati realizzati investimenti per 23,6 milioni di euro, necessari per l’evoluzione dei propri servizi e per la crescita e il futuro dell’impresa.
Grazie al contributo delle sue oltre 12.000 persone, il Gruppo CIRFOOD ha preparato e servito 98 milioni di pasti in 18 regioni di Italia, in Belgio e Olanda, con un valore totale della produzione di 664,5 milioni di euro (+ 5% rispetto al 2023). La cooperativa ha, inoltre, registrato anche un lieve aumento di socie e soci che raggiungono quota 6.589.
La sostenibilità ambientale per CIRFOOD è un impegno concreto, che si realizza attraverso servizi e modelli di produzione che mirano a un impatto positivo sull’ambiente e sulle comunità cui l’impresa si rivolge. In questo solco, ad esempio, nel 2024 CIRFOOD ha ridotto, per la produzione di ciascun pasto l’impiego di energia (-5% rispetto al 2023). Inoltre, ha proseguito la sua collaborazione con il Gruppo HERA nel contesto del progetto volto al recupero e alla valorizzazione degli scarti organici e degli oli esausti presso le proprie cucine, destinando circa 56 tonnellate di oli esausti alla produzione di 57mila di bio-carburante.
Sul fronte della sostenibilità sociale, CIRFOOD nel 2024 ha donato 15,2 tonnellate tra materie prime e pietanze alle comunità in cui opera. Inoltre, ha garantito un’alta qualità grazie a oltre 20.000 analisi in autocontrollo, che hanno raggiunto il 98% di conformità. Infine, ha aumentato del 12% i fornitori valutati secondo criteri sociali, rafforzando la sua attenzione all’impatto etico della filiera.
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