Il termine colite indica genericamente un’infiammazione del colon. Un tempo era un termine ampiamente utilizzato per definire principalmente una serie di disturbi addominali ricorrenti (dolore, gonfiore, alterazioni dell’alvo…) che oggi ritroviamo in quella meglio conosciuta come sindrome dell’intestino irritabile. In realtà esistono molti tipi di colite che, pur presentando sintomi comuni, corrispondono a quadri patologici differenti che richiedono un approccio terapeutico e una sorveglianza nel tempo diversi. Esistono coliti acute che normalmente hanno un decorso rapido spesso autolimitantesi e croniche con delle fasi di quiescenza e di riattivazione.
Tipi di Colite
- Colite ulcerosa: una malattia infiammatoria cronica dell’intestino che colpisce il rivestimento interno del colon e del retto.
- Malattia di Crohn: un altro tipo di malattia infiammatoria cronica dell’intestino che può interessare qualsiasi parte del tratto gastrointestinale.
- Colite ischemica: è causata una riduzione dell’apporto di sangue all’ intestino. Si manifesta con dolore al fianco sinistro e proctorragia. La colite ischemica si verifica soprattutto nelle persone anziane (> 60 anni) e il basso flusso di sangue è per lo più la conseguenza di piccoli vasi aterosclerotici, ma puo’ anche essere una complicanza del trattamento di un aneurisma dell'aorta addominale.
- Coliti infettive: sono coliti acute, spesso auto-limitantesi che possono essere causate da diversi agenti come batteri, virus, parassiti (es. Campylobacter, Shigella, Salmonella, Yersinia..) trasmessi nella maggior parte dei casi da cibi e/o bevande contaminate. L ’infiammazione avviene per lo più per un danno diretto del batterio sulla mucosa intestinale, mentre nel caso del Clostridium Difficile il meccanismo ultimo è la produzione di una tossina che danneggia i tessuti con la tipica formazione di pseudomembrane.
- Coliti da farmaci/trattamenti: sono descritti casi insorti durante trattamento con farmaci antiblastici; si è rilevato che piccole lesioni ischemiche del tutto asintomatiche sono rilevabili in una minima percentuale di pazienti sottoposti a colonscopia, anche se non è chiaro se la causa sia l’utilizzo di lassativi per la preparazione intestinale o se siano episodi “spontanei” che in assenza dell’esame endoscopico passerebbero inosservati. Inoltre esistono delle coliti determinate da radiazioni come la proctite attinica, una infiammazione del retto determinata dalla radioterapia eseguita per tumore alla prostata. Le coliti “da diversione” sono causate dall’ esclusione temporanea o definitiva di un tratto di intestino secondario ad intervento chirurgico.
- Coliti microscopiche: si distinguono in colite linfocitica e collagenosica; sono caratterizzate da una diarrea liquida, acquosa, non ematica. Non sono state al momento identificate le cause, sembra che esistano alcuni fattori predisponenti come l’uso prolungato di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), l ’associazione con altre malattie autoimmune (sindrome di Sjögren, l’artrite reumatoide, tiroidite o la celiachia), il sesso femminile e l’ età > 60 anni;
- Colite amebica: amebe presenti nelle feci; ulcere focali simili alla colite ulcerosa
- Colite pseudo-membranosa: simile alla colite ischemica; si osservano membrane e lesioni apicali fibro-purulente
Sintomi della Colite
I sintomi della colite sono molti e variano tra le diverse forme patologiche. I sintomi della colite più frequenti sono:
- Dolore addominale
- Gonfiore talvolta irradiato posteriormente evocando dolore lombare
- Diarrea
- Bruciore anale
- Proctorragia o ematochezia
- Febbre
- Calo ponderale
- Inappetenza
Altri sintomi includono:
- Sintomi intestinali: dolore, fastidio, borborigmi, distensione addominale, dolore all'ano ed al perineo legati ad alterazione dell'alvo (frequenza di evacuazione) e modificazioni della consistenza fecale con presenza di muco.
- Altri sintomi del tubo digerente: alitosi, pirosi (bruciore in gola) e sapore sgradevole di amaro legati alla pressione dell'intestino contro lo stomaco, con conseguente reflusso gastro-esofageo. Nausea, vomito, sazietà precoce e mal di stomaco.
- Sintomi uro-genitali: urgenza di urinare, nicturia (urgenza di urinare durante la notte), o senso di incompleto e/o difficoltoso svuotamento della vescica. riflesso quello uro-genitale.
- Sintomi generali: cefalea, dolori muscolari e tendinei, stanchezza cronica e sonnolenza, vertigini, neuro-dermatite, ansia, depressione ed ipocondria legata ai disturbi generali. IMPORTANTE perdita di appetito e calo ponderale associato. frequenti i sintomi di tipo generico (flatulenza, gonfiore addominale, stipsi e/o diarrea, spesso alternate, crampi addominali...).
Cause della Colite
Le cause della colite possono essere molteplici:
- Sindrome dell’intestino irritabile: è quella che una volta veniva chiamata “colite spastica” o “colite nervosa” è una delle patologie intestinali più frequenti, è caratterizzata da dolori o fastidi addominali ricorrenti che migliorano dopo la defecazione e da alterazioni dell’alvo. È più frequente nel sesso femminile ed è determinata da diversi fattori (stress emotivi e fisici, dieta, disbiosi intestinale, terapie antibiotiche, cambiamenti ormonali…). Ha un andamento altalenante, l’evoluzione è benigna e la diagnosi è di esclusione.
- Malattie infiammatorie intestinali: sono malattie croniche con una a genesi tuttora sconosciuta, “multifattoriale”. Sembra che l’ipotesi patogenetica prevalente sia quella di una reazione immunologica abnorme da parte dell’intestino nei confronti di antigeni normalmente presenti. Si distinguono la rettocolite ulcerosa e il Morbo di Crohn. Esistono poi delle coliti definite “indeterminate” che presentano tratti comuni ad entrambe le patologie.
Diagnosi della Colite
La diagnosi della colite prevede diversi passaggi:
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- Anamnesi: è necessaria un’accurata raccolta anamnestica: modalità di insorgenza dei sintomi, sintomi e segni associati (sangue o muco nelle feci, febbre, perdita di peso), recenti viaggi all’ estero, cambio di stile di vita e/o alimentazione, introduzione di nuove terapie, eventi stressanti (fisici o emotivi).
- Esami di laboratorio: emocromo, indici infiammatori, escludere altre cause che possano causare sintomi analoghi mediante test della tiroide e celiachia.
- Esame coproparassitologico.
- Calprotectina fecale: è una proteina che può risultare alterata in caso di infiammazione intestinale e puo’ essere utilizzata come “marcatore” per valutare l’andamento della stessa.
- Colonscopia: per valutare lo stato della mucosa del colon sia macroscopicamente che microscopicamente con mappatura di tutti i tratti ed escludere cause organiche.
- TAC addome completo: con e senza mdc.
- Ecografia delle anse intestinali: rileva eventuali segni di infiammazione a carico anche del piccolo intestino.
- Entero RMN.
Come si Cura la Colite
Le terapie sono strettamente legate alla causa/e scatenanti:
- Probiotici: rappresentano un comun denominatore per il benessere intestinale, sono fondamentali come supporto in tutte le forme di colite andando a correggere o prevenire un quadro di disbiosi intestinale.
- Farmaci antispastici, lassativi osmotici, farmaci antidiarroici: nella sindrome del colon irritabile per regolarizzare l’alvo e ridurre i dolori addominali.
- Mesalazina: un anti-infiammatorio ad azione intestinale talvolta associato all’ utilizzo di cortisone sono il primo approccio per le malattie infiammatorie intestinali, immunosoppressori e farmaci biologici sono da considerarsi in caso di mancato beneficio.
- Terapie antibiotiche.
Dieta per la Colite: Cosa Mangiare e Cosa Evitare
La dieta per la colite DEVE garantire un apporto di fibra alimentare di circa 30g al giorno, tuttavia, sarebbe anche opportuno stilare una terapia alimentare personalizzata, tenendo in considerazione la suscettibilità del malato affetto da colite.
Nella fasi acute della colite è necessario ridurre/limitare l’assunzione di fibre (frutta, verdura, cibo integrale), di latticini, di cibi piccanti e speziati, di alcolici e bevande gasate; il digiuno per mettere a riposo l’intestino è riservato ai casi più severi. Chi soffre della sindrome dell’intestino irritabile deve evitare di mangiare i cibi che, “fermentando”, favoriscono la comparsa dei sintomi.
Durante la fase acuta (colica), le raccomandazioni dietetiche cambiano! È consigliabile prediligere una dieta “idrica”, volta principalmente a garantire i liquidi e i sali minerali.
Alimenti da Evitare
- Caffè, tè, cola e altre bevande contenenti caffeina.
- Alimenti preconfezionati o precotti che contengono elevate quantità di “amido resistente”, una sostanza presente negli alimenti che non viene digerita dal nostro organismo.
- Alimenti ricchi di grassi, che possono causare contrazioni forti nel colon e provocare diarrea. Questi includono cibi fritti, fast food, dolci ricchi di grassi, burro, latticini interi.
- Alimenti gassosi, ovvero alimenti che possono produrre gas nel tratto gastrointestinale causando gonfiore e distensione addominale.
- Alcol e caffeina. Entrambi possono stimolare il colon e causare diarrea, soprattutto se consumati in grandi quantità, così come i latticini.
- Glutine, che può causare sintomi tipici dell’IBS e responsabile della cosiddetta sensibilità al glutine, condizione diversa dalla celiachia, ma con sintomi simili, da discutere quindi dettagliatamente con uno specialista.
- Alimenti ad alto contenuto di FODMAP.
Alimenti Consigliati
- Pane, pasta, riso, crackers, etc. derivati da qualsiasi varietà di cereali.
- Pesce (fresco o surgelato).
- Carne (scegliere tagli magri e senza grasso visibile): manzo, vitello, vitellone, pollo, coniglio, tacchino, lonza di maiale e cavallo.
- Formaggi stagionati come il Grana Padano DOP, che non contiene naturalmente lattosio e può essere un ottimo sostituto di un secondo piatto a base di carne o uova. Questo formaggio può anche essere consumato giornalmente grattugiato (un cucchiaio, 10 grammi) per insaporire i primi piatti, minestre o i passati di verdura.
- Frutta. Consumare circa due-tre frutti di medie dimensioni al giorno, a seconda della tollerabilità, preferibilmente con la buccia (se commestibile e ben lavata).
- Verdure. Le fibre permettono una buona contrazione dell’intestino (peristalsi), favorendo quindi il transito intestinale.
- Acqua: bere acqua è sempre la migliore scelta per mantenere idratati senza irritare ulteriormente il colon.
- Latte senza lattosio o le alternative vegetali al latte che sono prive di lattosio e caseina (come latte di mandorla, di riso o di soia) possono essere scelte tollerabili, poiché il lattosio può agire come trigger.
- Tè deteinati come il tè verde possono essere consumati.
La Dieta a Basso Contenuto di FODMAP
La dieta a basso contenuto di FODMAP (oligosaccaridi fermentabili, disaccaridi, monosaccaridi e polioli) limita i carboidrati alimentari a catena corta, scarsamente assorbiti nell’intestino tenue e fermentati nel grande intestino. I FODMAP si trovano nel grano, in alcuni tipi di frutta e verdura, nei legumi, nei dolcificanti artificiali e in alcuni alimenti preconfezionati. La fermentazione non è caratteristica dei soggetti con Sindrome dell’intestino irritabile, ma peggiora i sintomi in quelli con ipersensibilità viscerale.
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Le persone con IBS possono sottoporsi a una fase di eliminazione in cui si evitano i cibi ad alto contenuto di FODMAP per 6-8 settimane massimo. Dal momento che l’IBS è una condizione altamente individuale, la dieta low FODMAP tiene conto delle sensibilità alimentari specifiche di ciascuna persona.
Dopo 4-6 settimane di una dieta a basso contenuto di FODMAPs non solo si possono reintrodurre lentamente anche i cibi che ne contengono in maggiori quantità ma si dovrebbero osservare anche sensibili benefici dei sintomi con una riduzione di meteorismo, flatulenza e dolore addominale di circa 50-80%.
Consigli Aggiuntivi
- Rendere lo stile di vita più attivo (abbandona la sedentarietà! Praticare attività fisica almeno tre volte alla settimana (minimo 150 minuti, ottimali 300).
- Prediligere preparazioni semplici e cucinare senza aggiungere grassi.
- Evitare un’alimentazione sbilanciata, con un consumo eccessivo di grassi, proteine e povera o priva di carboidrati.
- Mangiare porzioni moderate e di consumare pasti regolari durante il giorno.
- Masticare lentamente, e mangiare in un ambiente tranquillo per favorire una migliore digestione.
La dieta, il cibo e l’alimentazione in genere non sono comunque alla base delle cause di questa sindrome. Certamente l’alimentazione può influenzare i sintomi, aumentandoli o riducendoli.
Piramida Alimentare
La piramide alimentare è la rappresentazione grafica della dieta mediterranea, che costituisce un modello di sana alimentazione per tutti.
Si suggerisce di frazionare l’alimentazione giornaliera in 3 pasti principali e 1-2 spuntini.
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- Carne: possono essere consumate carni bianche e rosse, preferendone le parti magre. Evitare le carni grasse come hot dog, salsicce, pancetta, selvaggina, ecc. Frequenza di consumo: carne rossa 1 volta a settimana, carne bianca 3-4 volte.
- Pesce: preferire il pesce magro (merluzzo, sogliola, nasello, palombo, trota, orata, branzino, platessa, ecc.) o il pesce azzurro fresco (sarde, sgombro, alici), evitare crostacei e molluschi. La frequenza di consumo è almeno 2-3 volte alla settimana.
- Formaggi: limitarne il consumo a 1-2 volte alla settimana, evitando quelli stagionati/erborinati(es. pecorino, gorgonzola, taleggio,...), e preferendo quelli freschi privi di lattosio (ricotta, mozzarella). È possibile consumare il parmigiano o il grana sulla pasta o in modica quantità.
- Uova: consumare massimo 1-2 uova alla settimana, preferibilmente non fritte.
- Affettato magro: prosciutto crudo o cotto (senza lattosio) sgrassati, bresaola, fesa di tacchino, speck sgrassato. Evitare altri salumi o insaccati.
- Frutta e verdura: Preferire quelle di stagione, nelle qualità consentite. Frutta: 2-3 porzioni al giorno, per un massimo di 240g.
- Cereali e derivati: Si intendono pane, pasta e prodotti da forno (crackers, grissini, fette biscottate) a base delle farine consentite, riso, patate, polenta, ecc. È importante che ne siano presenti 1-2 porzioni a tutti i pasti principali. Si consiglia di evitare le varietà integrali (es: riso integrale), tranne in caso di stitichezza persistente.
- Olio extravergine di oliva: è da preferire come condimento, mentre è bene evitare burro, margarina, strutto e panna. È preferibile utilizzare l’olio a crudo, nella quantità media di 3-4 cucchiai al giorno. Si può condire anche con erbe aromatiche, succo di limone, aceto.
- Bevande: è importante idratarsi correttamente durante la giornata. Sarebbe bene bere 1,5-2 litri di acqua al giorno, non eccessivamente fredda. È possibile introdurre liquidi anche sotto forma di the deteinato, tisane o camomilla, prestando attenzione ad evitare il the alla pesca o le tisane di frutti non idonei. Consumare con moderazione: the, caffè (massimo 1-2 tazzine al giorno), vino bianco o rosso (massimo 1-2 bicchieri al giorno, preferibilmente ai pasti), succhi di frutta consentita o spremute d’arancia. Sono da evitare bibite gassate, birra, superalcolici, caffè d’orzo e cicoria.
Fase di Reintroduzione degli Alimenti
È possibile iniziare la fase di reintroduzione soltanto dopo aver raggiunto una situazione di benessere tramite l’esclusione dei cibi ad alto contenuto di FODMAPs. Durante la fase di reintroduzione è fondamentale continuare a seguire la dieta a basso contenuto di FODMAPs e testare un solo alimento per volta.
Ogni alimento deve essere testato per tre giorni consecutivi, in quantità crescente. La quantità è molto importante perché si correla alla comparsa dei sintomi, ovvero alcuni alimenti sono tollerati solo in piccole quantità.
Data la recente comparsa della dieta a basso contenuto di FODMAPs, non esiste un protocollo definito per la fase di reintroduzione, di conseguenza l’ordine di reintroduzione degli alimenti dovrebbe essere concordato con il Gastroenterologo, tenendo conto delle proprie abitudini alimentari.
Come Disinfiammare il Colon
Per ridurre l’infiammazione del colon è necessario adottare un approccio completo e personalizzato. Alcuni cibi possono aumentare l’infiammazione, come quelli piccanti, i grassi saturi e il lattosio difficile da digerire per molte persone con colon irritabile. La gestione dello stress è altrettanto importante. Lo stress può aggravare i sintomi intestinali e contribuire all’infiammazione. In alcuni casi potrebbero essere necessari farmaci prescritti da un medico, come antispastici o antiinfiammatori non steroidei (FANS), per controllare l’infiammazione e i sintomi correlati.