Come aiutare tua figlia a perdere peso: una guida completa per genitori

L'obesità infantile è una piaga sociale che va affrontata con attenzione e consapevolezza. In questo articolo, esploreremo come i genitori possono supportare le proprie figlie nel percorso di perdita di peso, tenendo conto degli aspetti psicologici e comportamentali.

L'importanza di non sottovalutare gli aspetti psicologici

È fondamentale che i genitori non sottovalutino mai gli aspetti psicologici legati al sovrappeso e all’obesità, soprattutto in considerazione della stigmatizzazione che bambini e adolescenti in sovrappeso e obesi subiscono dal gruppo dei pari. Purtroppo, questi soggetti possono andare incontro a “semplici” prese in giro fino ad atti di bullismo veri e propri, che possono influenzare grandemente il benessere psicologico fino ad avere episodi di rifiuto della scuola e isolamento sociale. Le ricerche mostrano come le ragazze obese risultino addirittura quattro volte più a rischio di diventare vittime di aggressioni da parte dei pari rispetto ai ragazzi obesi.

La responsabilità dei genitori

Fare il genitore è un mestiere a tutti gli effetti; pertanto, è bene dedicargli "almeno" lo stesso tempo che si dedicherebbe a un'attività lavorativa. I bambini sono tutti diversi e vanno cresciuti come soggetti unici nel loro genere.

Quando un bambino si può definire obeso?

È tuttavia bene ricordare che l'accrescimento - inteso come sviluppo muscolo-scheletrico ecc. - è diverso da persona a persona. Perché facciamo questa precisazione? La seconda è che, come vedremo, la pertinenza di eventuali interventi dovrebbe anche tenere conto del "momento" rispetto allo sviluppo.

Le cause dell'obesità infantile

Loro insorgenza deriva dal risultato di diverse cause che interagiscono fra loro: una scorretta o eccessiva alimentazione, una ridotta attività fisica, fattori di tipo genetico e familiare. Solo in rari casi si osservano obesità legate ad alterazioni ormonali.

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Tra le cause più comuni troviamo:

  • presenza consistente di alimenti-spazzatura (snack, fast-food, bevande dolci ecc.)
  • eccessivo spazio ai videogame, alla TV, all'uso del PC e del cellulare

Le complicanze del sovrappeso e dell'obesità

Sovrappeso e obesità possono favorire l’insorgenza di malattie cronico-degenerative, derivanti da complicanze organiche, come l’ipercolesterolemia, l’ipertrigliceridemia, l’ipertensione arteriosa, la steatosi/steatoepatite non alcolica, l’intolleranza al glucosio, complicanze ortopediche e respiratorie e, per le bambine, l’ovaio policistico. Da non sottovalutare le complicanze psicologiche come i disturbi dell’immagine corporea e del comportamento alimentare o la depressione.

Il principale rischio per la salute di un bambino sovrappeso o obeso non riguarda il presente bensì il futuro, in quanto è elevatissima la probabilità di rimanere obeso in età adulta. I 38.400.000 futuri adulti obesi, "prima o poi, staranno male"; oltre ad una bassa qualità della vita, saranno maggiormente portati ad ammalarsi e a morire precocemente.

Strumenti per la diagnosi di sovrappeso e obesità

La diagnosi di sovrappeso ed obesità nel bambino viene effettuata attraverso i seguenti strumenti:

  • la curva di crescita
  • il BMI secondo Cole
  • il rapporto circonferenza vita/altezza

La curva di crescita

La curva di crescita (detta anche centile) è un particolare tipo di grafico, diverso per maschi e per femmine, su cui devono essere riportati il peso, l’altezza e l’età del bambino. In base alla posizione del peso del bambino sul grafico, si possono diagnosticare il sottopeso, il normopeso, il sovrappeso e l’obesità. È bene che il centile venga compilato e interpretato dal Pediatra, perché spesso i dati devono essere integrati con commenti e spiegazioni: ad esempio, se un bambino è molto alto rispetto alla media, è normale che il suo peso sia maggiore di quello di un bambino di pari età, ma di altezza inferiore. È necessario utilizzare centili ritenuti validi dalla comunità scientifica. La Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica ha pubblicato nel 2006 alcuni centili da utilizzare per i bambini italiani. Esistono anche centili pubblicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

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BMI secondo Cole

I valori di BMI sono stati riadattati per le diverse età e in base al sesso rapportandoli ai valori che sono riconosciuti per la diagnosi di sovrappeso ed obesità nell’adulto. L’International Obesity Task Force adotta quest’ultima come miglior metodica.

Il rapporto circonferenza vita/altezza

Il rapporto circonferenza vita/altezza, nel bambino come nell’adulto, indica la presenza di grasso a livello addominale e rappresenta un ulteriore strumento di valutazione di rischio cardiometabolico; per questo motivo, è importante monitorarne la circonferenza addominale. Nell’adulto sono stati identificati i valori massimi accettabili di circonferenza addominale (88 per la donna, 102 per gli uomini). Per i bambini, invece, non è possibile fissare un valore di riferimento per la circonferenza addominale, poiché essa varia a seconda dell’età. Per questo motivo, è stato recentemente introdotto l’utilizzo del rapporto circonferenza vita/altezza (misurate entrambe in cm): tale valore non dovrebbe superare il limite di 0,5. Pertanto, i bambini con rapporto vita/altezza superiore a 0,5 presentano un aumentato rischio cardiovascolare.

Obiettivi del trattamento dell'obesità pediatrica

Il trattamento dell’obesità pediatrica prevede che vengano fissati alcuni obiettivi specifici, definiti anche nelle linee guida per il trattamento dell’obesità (Standard Italiani per la Cura dell’Obesità):

  • scopo primario del trattamento dell’obesità è il miglioramento a lungo termine della salute fisica attraverso stili di vita corretti
  • la salute psicologica (autostima, attitudini corrette verso il cibo e il proprio corpo) e il miglioramento della qualità di vita sono parimenti cruciali negli obiettivi del trattamento
  • nel caso siano presenti complicanze, la loro risoluzione o quantomeno il loro trattamento è obiettivo primario
  • in tutti i bambini o adolescenti con eccesso ponderale, senza complicanze, è indicata una riduzione del sovrappeso che, grazie alla crescita staturale, non implica necessariamente un calo ponderale, fino ad ottenere il rientro del BMI nell’intervallo di normalità
  • quando si è in presenza di eccesso ponderale e complicanze, è necessario promuovere la risoluzione, o quantomeno il miglioramento, delle complicanze principalmente attraverso il calo ponderale e possibilmente fino ad ottenere il rientro del BMI nell’intervallo di normalità previsto dai criteri di valutazione

Il percorso terapeutico deve prevedere la presa in carico del soggetto da parte di un centro specialistico e prevedere un percorso multidisciplinare di cambiamento di abitudini alimentari e stili di vita su obiettivi semplici e modificabili ad ogni controllo. Frequenza delle visite di controllo: andrebbero programmate mensilmente e comunque con intervalli non superiori a 2 mesi.

Raccomandazioni dietetiche generali

I punti principali su cui bisogna intervenire, nel trattamento di sovrappeso ed obesità nel bambino, sono l’alimentazione e l’attività fisica. Il comune buon senso impedisce di essere inflessibili con i bambini sulla privazione di alcuni alimenti, spesso usati come momento di socializzazione e condivisione, quindi genitori ed educatori devono impegnarsi per contribuire a sviluppare nel bambino una coscienza alimentare autonoma e consapevole, che permetta loro di fare scelte nutrizionali corrette, promuovendo anche una sana e regolare attività fisica.

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Le raccomandazioni dietetiche generali includono:

  • suddivisione dell’apporto calorico giornaliero in almeno 5 pasti nella giornata (3 pasti principali + 2 spuntini)
  • consumo regolare di una colazione adeguata al mattino
  • l’impiego di diete in generale, soprattutto se sbilanciate (iperproteiche o ipoglicidiche o fortemente ipocaloriche) è vivamente sconsigliato
  • la quota proteica totale deve rispettare le raccomandazioni LARN per sesso, età e peso ideale per la statura in gr/kg al giorno
  • è opportuno che i carboidrati assunti coprano una quota non inferiore al 50% delle calorie totali, preferendo alimenti a basso indice glicemico
  • i grassi complessivi della dieta dovrebbero coprire una quota non superiore al 30% delle calorie totali
  • l’adeguato apporto di fibre in grammi/die dovrebbe essere compreso tra età del bambino +5 ed età del bambino +10
  • si consiglia l’assunzione di 5 porzioni al giorno di frutta e verdura di stagione non passata o frullata, e una buona frequenza di legumi
  • scegliere cibi ad elevato contenuto di fibre e basso tenore in zuccheri semplici
  • scegliere cibi con un basso contenuto di grassi saturi e privilegiare quelli con maggiore tenore di grassi monoinsaturi e polinsaturi
  • cucinare senza grassi aggiunti
  • imparare che i cibi ipercalorici (come torte farcite con creme, cioccolata, patatine fritte) non sono proibiti, ma devono semplicemente essere consumati con moderazione
  • variare gli alimenti e non seguire una dieta monotona
  • abituare i bambini a consumare tutti gli alimenti

LARN è un acronimo, che significa: “Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana”, sono raccomandazioni elaborate da circa cento esperti italiani, coordinati da una commissione composta da rappresentanti della SINU (Società Italiana di Nutrizione Umana) e dell’INRAN (Istituto di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione).

Alimenti consentiti con moderazione

  • Bevande zuccherine come cola, acqua tonica, tè freddo, ma anche succhi di frutta, perché contengono naturalmente zuccheri semplici anche se riportano la dicitura “senza zuccheri aggiunti”
  • Dolci quali torte, pasticcini, biscotti, frollini, gelatine, gelati, budini, caramelle.
  • Prodotti da forno contenenti la dizione “grassi vegetali” (se non altrimenti specificato generalmente contengono oli vegetali saturi: palma, cocco).
  • Cibi da fast-food ricchi di grassi idrogenati (trans) presenti anche in molti prodotti preparati industrialmente e piatti già pronti.
  • Grassi animali: burro, lardo, strutto, panna.
  • Frattaglie e carni grasse.
  • Insaccati ad elevato tenore in grassi saturi, salame, salsiccia, mortadella, ecc. oltre alle parti grasse delle carni.
  • Maionese e altre salse elaborate.
  • Snack salati come patatine, pop-corn, salatini, noccioline comprese pizzette e focacce, spesso forniti anche da distributori automatici presenti nelle scuole.
  • Sale. È buona regola ridurre quello aggiunto alle pietanze durante e dopo la cottura e limitare il consumo di alimenti che naturalmente ne contengono elevate quantità (alimenti in scatola o salamoia, dadi ed estratti di carne, salse tipo soia).
  • Oli vegetali polinsaturi o monoinsaturi come l’olio extravergine d’oliva, l’olio di riso o gli oli monoseme: soia, girasole, mais, arachidi (per il loro potere calorico controllare il consumo dosandoli con il cucchiaio).

Alimenti consentiti e consigliati

  • Verdura cruda e cotta da assumere in porzioni abbondanti.
  • Frutta, due-tre frutti, preferibilmente con la buccia (ben lavata), poiché questa apporta fibre e vitamine.
  • Pane, pasta, riso, avena, orzo, farro e altri carboidrati complessi privilegiando quelli integrali a basso indice glicemico.
  • Pesce di tutti i tipi almeno tre volte alla settimana.
  • Legumi, vanno mangiati almeno due volte alla settimana.
  • Latte e yogurt scremati o parzialmente scremati, almeno una porzione al giorno.
  • Carne sia rossa che bianca (proveniente da tagli magri e che sia privata del grasso visibile), tre volte alla settimana.
  • Formaggio, un paio di volte alla settimana, si può proporre come alternativa al secondo piatto di carne o uova, alternando formaggio fresco con formaggio stagionato come il grana padano che può essere utilizzato giornalmente (1 cucchiaio 10 g) grattugiato sulle pietanze per insaporire i primi piatti al posto del sale o per arricchire le verdure.
  • Affettati, preferendo prosciutto cotto, crudo, speck, bresaola, affettato di tacchino/pollo purché sgrassati e non più di due volte alla settimana.
  • Acqua, almeno 2 litri al giorno, tè o tisane senza zucchero.
  • Erbe aromatiche per condire i piatti.

Regole comportamentali

Per favorire un cambiamento duraturo, è importante adottare alcune regole comportamentali:

  • motivare i genitori a uno stile di vita più attivo
  • programmare la riduzione del tempo dedicato ad attività sedentarie, in particolare il tempo di video-esposizione (TV, computer, videogames)
  • promuovere il gioco attivo, possibilmente all’aria aperta e in gruppo
  • promuovere la pratica di un’attività motoria regolare organizzata (sport) gradita al bambino, divertente e in cui l’obiettivo principale non è la competizione, ma l’attività fisica
  • consigliato un tipo di esercizio aerobico (nuoto, bicicletta, camminare…) da praticare quotidianamente
  • i pasti dovrebbero essere momenti di incontro per la famiglia, che si riunisce davanti al tavolo per condividere il cibo e confrontarsi sulle esperienze vissute nella giornata
  • durante i pasti, evitare di accendere il televisore o utilizzare videogiochi
  • evitare di usare il cibo come premio e ricompensa
  • concedere occasionalmente anche gli alimenti che andrebbero consumati con moderazione (come dolci, patatine fritte, snack), soprattutto in occasione di feste o ricorrenze particolari

Affrontare la questione con gli adolescenti

Negli ultimi anni, si è verificato un cambiamento importante nello stile di vita dei ragazzi adolescenti: dedicano molto più tempo ad attività sedentarie (trascorrono molto tempo al computer, sui social dal cellulare, giocano con i videogames, etc.) e la ritualità del pasto, nella maggioranza dei casi, si è progressivamente deteriorata. A questa età, l’adolescente aspira all’indipendenza e vuole diventare subito grande. La scelta di amici, abbigliamento, musica, foto da postare sui social e altre attività di svago sono modi importanti perché il ragazzo o la ragazza senta che può assumere valore nella società. Scegliere cosa e quanto mangiare è un altro modo che i ragazzi utilizzano per avere più voce in capitolo.

Purtroppo, non esistono soluzioni semplici per migliorare la dieta del tuo adolescente. Può essere molto difficile come genitore convincere tuo figlio o tua figlia del beneficio di un'alimentazione sana, varia ed equilibrata, in quanto la sua vita è “invasa” dai potenti messaggi della pubblicità sui cibi e dalle mode dell’ambiente che frequenta.

La prima domanda che devi porti è: in quale momento della giornata tuo figlio o tua figlia chiede o ricerca insistentemente cibo o mangia porzioni abbondanti? Valuta nel complesso il suo appetito e il suo stile di vita, compresi i pasti fuori casa con gli amici di cui parleremo più avanti, non ti soffermare su un singolo momento. Considera che potrebbe mangiare troppo ad un pasto perché magari non ha mangiato a sufficienza al pasto precedente oppure perché, per lo spuntino e la merenda, consuma abitualmente snack ricchi di calorie vuote, che non favoriscono la sazietà e tendono a stimolare in fretta il senso di fame. In alcuni casi, i ragazzi possono utilizzare il cibo come strumento per esprimere uno stato di malessere o come rifugio nei momenti di stress o tensione.

Come genitore è importante tener conto di quanto questo processo sia, per tuo figlio o tua figlia, particolarmente complesso e delicato a livello psicologico. Questo darebbe eccessiva importanza all’aspetto esteriore: il valore delle persone non è legato alle forme del corpo.

Consigli pratici

  1. Verifica se il ragazzo o la ragazza stia effettivamente mangiando più del dovuto e che non siano le tue aspettative ad essere poco realistiche per le sue necessità energetiche. Ricorda che in questa fase di crescita i ragazzi hanno bisogno di più calorie degli adulti. Il consiglio è di stilare utile stilare un diario alimentare, ossia uno schema diviso per orari e tipologia di pasti consumati dal ragazzo, che può aiutare il nutrizionista a capire se e come intervenire.
  2. Evita di fare mangiare fuori casa il ragazzo o la ragazza troppo spesso. Se mangiano porzioni abbondanti di cibo quando sono fuori casa (dagli amici, al parco, al cinema, etc.), una volta rientrati per la cena, non avranno più fame e magari l’appetito può insorgere in tarda serata, portandoli ad introdurre più calorie del dovuto.
  3. Aiuta tuo figlio o tua figlia a vedere la crescita e i cambiamenti del corpo come una parte fisiologica e normale del diventare grandi. Non soffermarti sull’apparenza dell’adolescente, ma premia le sue qualità.
  4. Controlla regolarmente peso e altezza. Una volta che il medico o il pediatra avrà valutato gli indici di crescita del ragazzo o della ragazza, è buona regola controllare il suo BMI (Indice di Massa Corporea) una volta al mese.
  5. Incoraggia l’attività fisica. L’attività fisica e lo sport, non necessariamente agonistico, sono fondamentali, al pari dell’alimentazione, per garantire la salute e la corretta crescita dei tuoi figli a tutte le età. L’aumento di peso è spesso dovuto alla sedentarietà o al non rispetto del proprio bilancio energetico, cioè si mangia di più di quanto si consuma.
  6. Escludi un eventuale disturbo del comportamento alimentare (DCA). I disturbi alimentari, come anoressia e bulimia, possono colpire in età precoce sia le bambine che i bambini. La diagnosi precoce è fondamentale sia per evitare gravi conseguenze (come il ritardo di crescita), sia per garantire il successo del percorso terapeutico. Se pensi che tuo figlio o tua figlia possa avere un DCA, rivolgiti al suo medico o pediatra che valuterà complessivamente la situazione ed eventualmente vi indirizzerà verso centri specializzati.
  7. Analizza la giornata alimentare. Insegna a tuo figlio o tua figlia a cucinare in modo semplice e ad apprezzare alimenti sani, cerca di organizzarti per far sì che frutta, verdura, cereali integrali e legumi non manchino mai nella dieta di tutti i giorni.
  8. Distingui la fame vera da quella emotiva. Dedica del tempo all’ascolto di tuo figlio o tua figlia: spesso aiuta semplicemente far percepire che sei lì per aiutarlo/a e sostenerlo/a.
  9. Dai il buon esempio e sii collaborativo/a. Cerca di consumare almeno un pasto al giorno a tavola tutti insieme, dove ci si raccontano le attività della giornata e si chiacchiera senza distrazioni (tv, telefoni).

Come parlare del peso con i figli

Parlare di peso con i figli è un problema per molti genitori: il timore di ferirli, trasmettere insicurezze o innescare sentimenti di vergogna spesso porta a evitare l’argomento. Eppure, il silenzio non aiuta. Per questo il Gruppo di Studio Adolescenza della Società Italiana di Pediatria ha realizzato una guida per supportare le famiglie nel dialogo con i bambini e i ragazzi in sovrappeso tra i 4 e i 14 anni.

Cosa propone la guida:

  • Consigli pratici per iniziare il dialogo. È meglio affrontare l’argomento in modo naturale, inserendolo in conversazioni quotidiane, come durante la spesa o la preparazione dei pasti. La guida suggerisce di evitare discorsi giudicanti e di concentrarsi su aspetti positivi, come i benefici dell’attività fisica e quelli di un’alimentazione sana.
  • Parole che costruiscono e parole che feriscono. Anche in famiglia, commenti apparentemente innocui possono ferire profondamente. Frasi come “Non stai più nei pantaloni!” vanno evitate, preferendo proposte costruttive come “Andiamo a fare una passeggiata insieme?” per creare un clima di sostegno e comprensione.
  • La collaborazione familiare. La guida sottolinea l’importanza di coinvolgere l’intera famiglia in uno stile di vita più sano, dal cucinare insieme al promuovere attività ludiche. Questo approccio non solo migliora la salute fisica, ma rinforza i legami affettivi.
  • Affrontare lo stigma. La guida spiega come contrastare lo stigma, aiutando i figli a sviluppare un’immagine corporea positiva e a comprendere che il peso non definisce il valore di una persona.

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