Si riparla della querelle tra Cruciani e i vegani.
Tra loro c’è stato un ulteriore incontro, sotto la sede di Radio 24.
Il giornalista, camuffato con barba e capelli lunghi, è stato riconosciuto e lo scontro dialettico è stato acceso: ognuno è rimasto sulle sue posizioni.
Sul filo di questo ragionamento, per necessità molto sintetico, viene spontaneo interrogarsi su una serie di quesiti, su quali comportamenti dividano più che unire, su una filosofia eticamente corretta ma che è diventata fonte di scontri, come accade fra gli opposti fazioni in cui sono schierati onnivori e vegani.
Forse questo scontro può nuocere nell’immediato a un miglioramento delle condizioni di vita degli animali?
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Quegli animali non umani che la nostra specie prima ha domesticato, poi utilizzato e ora sfrutta senza conoscere confini morali, spesso senza alcun rispetto in una logica massificata di profitto.
Dobbiamo considerare, non possiamo dimenticarlo, che fra una posizione etica e la realtà ci sono sempre abissi incolmabili: questo avviene nell’esistenza degli uomini che sono passati, per parlare di storia recente, dal Darfur ai Balcani, dalla Siria alla Corea del Nord, dalla Libia a quanto accade in molti campi profughi d’Europa, terra di diritti sospesi, carica di sofferenza e di umanità negata.
Questo come in uno specchio riflette molte analogie con la condizione animale, che riportano ai carri bestiame, agli allevamenti intensivi, ai combattimenti fra animali: sensibilità sopita, indifferenza, interessi economici e mille altri inconfessabili umani motivi.
Gli uomini sono tutti uguali solo per il diritto internazionale, proprio come gli animali sono esseri senzienti per il trattato di Lisbona: questo però non ferma stermini, deportazioni, stupri, macelli, diritti calpestati e negati per uomini e animali.
Sembra quindi giusto interrogarsi se sia più importante inseguire diritti assoluti e cercare di imporli senza risultati apprezzabili oppure lottare per creare ponti, fatti di piccoli progressi, di diritti reali e concreti e non di obiettivi assoluti, difficili da raggiungere velocemente.
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La risposta non è certo scontata nella scelta di come agire per garantire maggiori diritti agli animali.
Nel frattempo, nelle decine se non centinaia di anni che separano l’uomo da questa possibilità universale, da questa scelta etica, da questa (forse) utopia vogliamo cercare di fare delle cose per migliorare le condizioni di vita degli animali oggi oppure vogliamo combattere solo per diritti assoluti?
Discorso difficile, di quelli che non piacciono a molte persone che si occupano di diritti animali, ma la realtà, ne sono fermamente convinto, deve prevalere sull’utopia.
Nascita, vita e morte sono i punti che caratterizzano il passaggio terreno di tutti gli esseri viventi, ma quello che fa la grande differenza si chiama “qualità della vita”.
Per questo credo sia importante agire per garantire maggiori diritti agli animali, ora, subito.
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Non dimentichiamo mai che i diritti non sono soltanto quelli che l’uomo riconosce nelle norme ma sono quelli che ognuno di noi difende e fa propri nel suo agire, nel rispetto, nella vita di ogni santo o maledetto giorno.
Per far si che questo accada abbiamo bisogno di tutti, al di là delle loro scelte alimentari.
Ma questa è soltanto una mia personale opinione pensando che bisogna agire per garantire maggiori diritti agli animali.