Diabete e Dieta Chetogenica: Benefici e Rischi

L’epidemia mondiale dell’obesità e del diabete mellito tipo 2 (DMT2) rappresenta un reale problema di sanità pubblica, anche nei paesi in via di sviluppo. L’incremento del tessuto adiposo, inoltre, è uno dei fattori di rischio più rilevanti per diverse patologie croniche. Il DMT2 è una malattia metabolica e multifattoriale caratterizzata da uno squilibrio nei livelli circolanti di glucosio e da un’alterazione del profilo lipidico, che portano inizialmente ad una condizione di insulino-resistenza dapprima compensata da livelli insulinemici elevati, poi ad una progressiva carenza insulinica.

La riduzione ed il controllo del peso corporeo costituiscono un fattore determinante nel trattamento e nella gestione del paziente affetto da DMT2. Negli ultimi anni lo scopo principale dei ricercatori è stato quello di identificare un nuovo approccio terapeutico funzionale per i soggetti obesi affetti dalla malattia e, in questo contesto, la very low-calorie ketogenic diet (VLCKD) potrebbe rappresentare un’effettiva strategia di intervento. La VLCKD è un regime dietetico ipocalorico caratterizzato da un ridotto apporto quotidiano di grassi e carboidrati in presenza di un’assunzione proteica inalterata.

Effetti sul Microbiota Intestinale

Le evidenze presenti in letteratura mostrano come tale regime dietetico possa potenziare e migliorare la biodiversità del microbiota intestinale, un complesso ecosistema costituito da miliardi di cellule microbiche simbiotiche corrispondenti a diversi tipi di virus, funghi e batteri. Il microbiota intestinale svolge un ruolo determinante per la salute umana, agendo come barriera contro i patogeni e stimolando lo sviluppo e il buon funzionamento del sistema immunitario. Ad oggi sono stati descritti più di 50 fila batterici, i principali sono Firmicutes (Gram+), Bacteriodes (Gram-), Proteobacteria (Gram-) e Actinobacteria (Gram+).

La composizione del microbiota non è stabile, e può essere alterata in modo più o meno sostanziale dai fattori ambientali, dalla dieta, dalle infezioni o, ancora, dall’utilizzo di farmaci. Tali alterazioni possono portare ad uno squilibrio nella composizione microbica e diversi studi hanno evidenziato come tale squilibrio, se persistente e protratto, potrebbe essere correlato allo sviluppo di diverse patologie acute e croniche. Le abitudini alimentari sono strettamente connesse alla composizione del microbiota, e la quantità e la qualità dei macronutrienti provenienti dalla dieta risultano essere determinanti. Una delle strategie per modulare il microbiota è, ad esempio, il consumo di fibre provenienti da fonti alimentari. Una dieta ricca di vegetali e di frutta di stagione, fonti di fibra solubile e insolubile, può migliorare la diversità della composizione microbica.

L’assunzione di fibra alimentare, inoltre, potrebbe potenziare la produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA), i quali sono in grado di metabolizzare i carboidrati complessi e sono determinanti per il mantenimento delle funzioni intestinali di barriera. È da sottolineare che l’apporto di fibra proveniente da fonti alimentari è generalmente diminuito negli ultimi anni.

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Al contrario, le VLCKD migliorano la diversità batterica (a) contrastando i Proteobatteri della famiglia delle Enterobacteriaceae, Sinobacteriaceae e Comamonadaceae, agevolando così la perdita di peso; e (b) favorendo Firmicutes, Ruminococcaceae e Mogibacteriaceae. In tal modo esse si dimostrano un ottimo strumento per ampliare la varietà del microbiota intestinale, specialmente nei casi in cui si sostituiscono alle proteine della carne quelle derivanti dai piselli e dal siero di latte che aumentano la produzione di SCFA, noti per il loro effetto benefico sulla salute intestinale.

Benefici della Dieta Chetogenica nel DMT2

Nei pazienti affetti da DMT2, grazie al rapido calo di peso accompagnato da una sensazione di sazietà e benessere ed alla maggiore semplicità, un regime di VLCKD della durata di tre mesi associato a un migliorato stile di vita ha garantito migliori risultati in termini di soddisfazione e di aderenza al protocollo rispetto a una dieta ipocalorica con sostituti del pasto. Le VLCKD aiutano anche a ripristinare la funzionalità beta-cellulare in fase di iniziale deterioramento, tanto che L’American Diabetes Association (ADA) ha inserito le VLCKD tra i possibili trattamenti terapeutici utili per pazienti obesi affetti da DMT2.

Un marcato miglioramento dei parametri glicemici si ottiene sicuramente con diete a basso apporto calorico (VLCD) e VLCKD che prevedono una restrizione calorica drastica: una meta-analisi che prende in considerazione 13 studi, dimostra infatti un significativo miglioramento nei livelli di glucosio a digiuno e di HbA1c.

Uno studio basato su evidenze “real-word” che ha valutato gli effetti a lungo termine di diverse strategie dietetiche per la gestione del DMT2 nella pratica ospedaliera ha confermato i risultati positivi a livello metabolico associati alle VLCKD e ha mostrato una significativa riduzione della necessità di farmaci ipoglicemizzanti e una maggiore aderenza al trattamento. Probabilmente la maggiore compliance viene garantita dalla riduzione degli episodi di alimentazione incontrollata e dai più bassi livelli di fame riscontrati durante la chetosi, a fronte di scarsi effetti collaterali, rappresentati, per lo più limitatamente alla prima settimana, da leggera stipsi e sindrome vertiginosa.

Rischi e Considerazioni

L’alta concentrazione di corpi chetonici tipica della chetoacidosi diabetica, causa di aumento di comorbidità e mortalità in pazienti affetti da tale condizione, è stata per molto tempo fonte di grande preoccupazione per la maggior parte dei medici, in qualche modo limitando l’interesse di questi ultimi all’adozione di una VLCKD come possibile terapia per i loro pazienti diabetici obesi. È stato inoltre ipotizzato che regimi a base di VLCKD siano responsabili di un innalzamento dei livelli circolanti di colesterolo in alcuni pazienti, senza però alcuna reale attenzione alla presenza o meno di una predisposizione familiare all’iperlipidemia e senza una chiara evidenza clinica. Pertanto, alcuni autori propongono di adottare ancora un approccio in tal senso basato sulla prudenza.

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Ad ogni modo, va valutato che gli effetti dei corpi chetonici a livello cardiovascolare dipendono dalla concentrazione e dal contesto, perciò, a differenza di quanto avviene in presenza di livelli estremi di corpi chetonici circolanti, concentrazioni di chetoni più basse derivanti da schemi dietetici, sforzi fisici, o da VLCKD condotta sotto controllo medico sembrano mostrare effetti benefici sull’endotelio e sul sistema cardiovascolare.

Dati pre-clinici indicano che, in caso di malattie metaboliche, una dieta con restrizione di carboidrati può influenzare positivamente la salute delle isole pancreatiche ma riduce la frequenza dell’alvo e la massa fecale oltre che la concentrazione di Bifidobatteri e, quindi, di butirrato, un metabolita in grado di influenzare la sensibilità insulinica, di innalzare il dispendio energetico e di prevenire la proliferazione di cellule cancerogene nel tumore del colon-retto.

Gli alimenti e le componenti alimentari che vengono frequentemente aumentate durante le diete chetogeniche “casalinghe” (come carne rossa, carne processata e grassi saturi), sono notoriamente causa di un aumento delle malattie croniche non trasmissibili, tra cui quelle cardiovascolari, cancro, diabete e malattie neurodegenerative al punto che i rischi nella somministrazione di questi approcci alimentari potrebbero superarne i benefici. È stato dimostrato che la quantità e la qualità dei lipidi introdotti con la dieta ha un effetto selettivo sul microbiota intestinale, sia in modelli animali che sull’essere umano.

Si pensa che l’adozione di una dieta ricca in grassi per un lungo periodo di tempo deteriori la salute generale alterando l’equilibrio della flora intestinale riducendo la produzione di SCFA ma, in realtà, secondo una recente meta-analisi dopo una VLCKD si ha un miglioramento del profilo lipidico.

Dieta Chetogenica: Efficacia e Studi

La dieta chetogenica generalmente ha un effetto dimagrante a breve termine, ma non ci sono prove scientifiche che questo approccio sia più efficace di altre diete dimagranti a lungo termine. Le affermazioni diffuse sui benefici della dieta chetogenica per il cancro, la demenza e il morbo di Parkinson non sono attualmente supportate da evidenze scientifiche. Mancano dati certi sugli effetti a lungo termine delle diete chetogeniche e sui possibili rischi per la salute. In ogni caso le diete a basso contenuto di carboidrati sono state collegate a un aumento della mortalità e a possibili rischi cardiovascolari.

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Uno studio molto pubblicizzato, ma non randomizzato, in persone con diabete di tipo 2 ha mostrato una riduzione dell’1,3% dell’emoglobina glicata a 1 anno nel gruppo che seguiva la dieta chetogenica. Questi risultati devono essere interpretati con cautela perché il gruppo che seguita la dieta chetogenica era auto-selezionato e aveva ricevuto un intenso supporto tecnologico e comportamentale che non era stato offerto al gruppo di controllo.

Effetti Collaterali e Rischi Potenziali

Tra gli effetti più comuni della dieta chetogenica sono stati segnalati affaticamento, scarsa energia mentale, aumento della fame, disturbi del sonno, crampi muscolari, costipazione, nausea e disturbi allo stomaco. Inoltre a lungo termine, una dieta in cui solo il 5% delle calorie totali proviene dai carboidrati rende impossibile ottenere quantità ottimali di fitonutrienti antiossidanti da frutta e verdura. Nelle prime due settimane di dieta, potrebbero esserci aumenti significativi nella produzione di urina e spostamenti di liquidi che potrebbero richiedere un aggiustamento dei farmaci per ipertensione, insufficienza cardiaca e diabete.

È importante consultare un medico prima di provare una dieta chetogenica. Va tenuto presente che ci sono anche delle controindicazioni, da non sottovalutare, tra cui insufficienza epatica e renale, diabete di tipo 1 e problematiche cardiopatiche. In termini di effetti collaterali, invece, i più frequenti nei primi giorni sono cefaléa, alitósi e stipsi.

Tabella Riassuntiva: Benefici e Rischi della Dieta Chetogenica

Benefici Rischi e Considerazioni
Rapida perdita di peso Potenziale aumento del colesterolo LDL
Miglioramento del controllo glicemico nel DMT2 Rischio di chetoacidosi diabetica
Ripristino della funzionalità beta-cellulare Effetti collaterali come affaticamento, costipazione
Miglioramento della diversità del microbiota intestinale Controindicazioni in caso di insufficienza epatica/renale
Riduzione della necessità di farmaci ipoglicemizzanti Necessità di monitoraggio medico

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