Dieta Chetogenica e Cancro: Studi Scientifici

La dieta chetogenica (KD) è stata formulata da Wilder e Peterman, che hanno stabilito il rapporto grassi-carboidrati che è ancora usato oggi: 1 g di proteine per kg di peso corporeo nei bambini e 10-15 g di carboidrati al giorno e grasso per il resto delle calorie. In questo articolo, esaminiamo il legame tra dieta chetogenica e cancro, basandoci su studi scientifici.

Cos'è la Dieta Chetogenica?

La dieta chetogenica è una dieta ricca di grassi e povera di carboidrati che induce il corpo a scomporre il grasso in molecole chiamate chetoni. I chetoni che circolano nel sangue diventano così la principale fonte di energia per molte cellule del corpo.

Origini e Usi della Dieta Chetogenica

Già nel 500 a.C., il digiuno veniva usato come trattamento efficace per molti disturbi medici. Il digiuno continuò nei tempi moderni e, nel 1910, Guelpa e Marie proposero il digiuno come trattamento antiepilettico. Nel 1921, Woodyatt notò che la fame o l’uso di diete ricche di grassi e povera di carboidrati in individui senza significative comorbidità mediche producevano acetone e β-idrossibutirrato, 2 fonti energetiche prodotte dal fegato in assenza di glucosio. Una dieta a basso contenuto di carboidrati e ricca di grassi era considerata un’alternativa al digiuno o alla fame, avendo molti degli stessi effetti desiderati continuando a nutrire le cellule sane.

Dieta Chetogenica e Cancro: Evidenze Scientifiche

L’uso di KD come adiuvante per la terapia del cancro ha iniziato a emergere nel 1922, quando Braunstein notò che il glucosio scompariva dalle urine dei pazienti con diabete dopo che gli era stato diagnosticato un cancro, suggerendo che il glucosio veniva reclutato in aree cancerose dove veniva consumato a tassi più alti del normale.

C'è un modo per rallentare la crescita di un tumore: affamarlo, letteralmente. Uno studio condotto dagli scienziati del Massachusetts Institute of Technology ha dimostrato che una dieta ipocalorica può ridurre la disponibilità di acidi grassi, il che può portare a un rallentamento nello sviluppo dei tumori.

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In particolare, i ricercatori hanno sottoposto un gruppo di topi a diversi regimi alimentari che prevedevano un ridotto apporto di zuccheri. Gli animali hanno seguito diete ipocaloriche e chetogeniche, ma solo la prima tipologia è risultata in grado di diminuire la disponibilità di acidi grassi, il che ha suscitato un rallentamento nel decorso del tumore pancreatico nei topolini.

“Ci sono molte evidenze del fatto che l’alimentazione possa influenzare la velocità di progressione del cancro - afferma Matthew Vander Heiden, scienziato che ha guidato lo studio - ma è importante sottolineare che non si tratta di cure o rimedi. Questi risultati, inoltre, non supportano l’adozione di diete ipocaloriche per i pazienti oncologici. Precedenti studi indicano che una dieta ipocalorica, con un consumo calorico ridotto dal 25 al 50 per cento, può rallentare la crescita dei tumori, mentre non ci sono prove dell’efficacia di alimentazioni chetogeniche.

“Le cellule cancerose consumano una grande quantità di glucosio - aggiunge Evan Lien, altro scienziato che ha firmato lo studio - per cui è stato ipotizzato che la dieta chetogenica potesse ridurre la quantità di glucosio disponibile per il tumore. Il nostro lavoro dimostra tuttavia che un’alimentazione ipocalorica è associata a effetti più significativi”.

I ricercatori hanno anche esaminato una coorte di pazienti con tumore pancreatico, valutando gli effetti di diversi regimi alimentari. “Non abbiamo dati abbastanza completi per trarre conclusioni definitive sulle conseguenze della dieta nella popolazione umana", riporta Brian Wolpin, un oncologo del Dana-Farber Cancer Institute e coautore dell’articolo. "L’alimentazione povera di calorie può essere difficile da mantenere e può anche provocare effetti collaterali dannosi. È presto quindi per raccomandare determinati comportamenti alimentari ai pazienti oncologici - conclude - ma potremmo essere sulla buona strada per individuare i processi biologici che collegano la dieta alla velocità di crescita dei tumori”.

Per valutare l’effetto di questo regime alimentare sul tumore e sull’organismo, i ricercatori hanno studiato topi di laboratorio con cachessia, sottoposti a dieta chetogenica. La cachessia è un progressivo indebolimento dell’organismo, caratterizzato da perdita di peso e massa muscolare, ed è associata a esiti peggiori della malattia.

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In estrema sintesi, le cellule del tumore muoiono a causa di un processo di morte cellulare, chiamato ferroptosi, che è innescato dai cambiamenti metabolici della dieta chetogenica.

“Il trattamento con un corticosteroide sintetico (desametasone) ritarda l’insorgenza di cachessia e migliora la sopravvivenza dei topi nutriti con dieta chetogenica, pur preservando la risposta antitumorale” hanno detto i ricercatori.

“Il nostro studio ha messo in luce la necessità di valutare gli effetti di interventi sistemici sul tumore e sulla persona in toto per determinarne in modo accurato le potenzialità terapeutiche.

Considerazioni e Precauzioni

Come tutte le terapie nutrizionali anche la dieta chetogenica potrebbe determinare effetti avversi. È importante consultare un medico o un nutrizionista prima di intraprendere una dieta chetogenica, specialmente in presenza di condizioni mediche preesistenti.

Diete iperproteiche: perché è meglio evitarle? Ogni dieta ad alto contenuto proteico deve essere concordata con uno specialista, a cui sottoporsi anche per controlli periodici. L’adozione di una dieta iperproteica “fai-da-te” soprattutto se seguita per diversi mesi, può infatti comportare seri effetti collaterali. Limitare drasticamente l’apporto di certi nutrienti prediligendone altri può infatti determinare scompensi in termini di fabbisogno giornaliero e, a lungo termine, anche gravi danni alla salute.

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Tra le diete in voga possibilmente pericolose, e che sono a volte propagandate come altamente proteiche, vi è quella chetogenica. Questa dieta è consigliata soltanto per trattare alcuni tipi di epilessia, altrimenti del tutto sconsigliabile.

I dati provenienti da casi clinici e studi clinici suggeriscono che l’uso di KD è sicuro e tollerabile per i pazienti con cancro. L’esame dei modelli di espressione genica nei mitocondri e delle mutazioni negli enzimi chetolitici e glicolitici può rivelarsi utile nella selezione di pazienti potenzialmente sensibili.

Gli studi che riportano i cambiamenti nella composizione corporea hanno riscontrato effetti benefici di KD in popolazioni di pazienti in sovrappeso e fragili.

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