Dieta Chetogenica e Cancro: Studi e Applicazioni

La ricerca di terapie efficaci contro il cancro è una sfida costante. In questo contesto, la dieta chetogenica (KD) emerge come un approccio promettente, capace di influenzare il metabolismo delle cellule tumorali e potenziare l'efficacia dei trattamenti oncologici standard.

Cos'è la Dieta Chetogenica?

L’obiettivo principale di questa dieta è indurre uno stato metabolico chiamato chetonosi (o chetosi), in cui il corpo, non avendo abbastanza carboidrati da usare come fonte principale di energia, inizia a mobilizzare i grassi e a produrre chetoni nel fegato, che diventano la principale fonte di energia.

Dieta Chetogenica e Glioblastoma: Uno Studio Clinico

Un recente studio prospettico pubblicato su Frontiers in Nutrition ha investigato l’efficacia di una terapia metabolica che combina la dieta chetogenica con i trattamenti oncologici standard in 18 pazienti adulti (8 donne e 10 uomini, tra i 34 e i 75 anni) affetti da glioblastoma multiforme e seguiti dal 2016 al 2024. Il glioblastoma rappresenta il 14,5% di tutti i tumori del sistema nervoso centrale e il 48,6% di quelli maligni. L’obiettivo principale dello studio era quello di verificare se il mantenimento della dieta per oltre sei mesi potesse incidere sulla sopravvivenza a tre anni dalla diagnosi.

Dei 18 pazienti arruolati solamente 6 hanno seguito la dieta per più di 6 mesi: di questi, 4 su 6 hanno raggiunto o superato i tre anni di sopravvivenza. Un paziente è riuscito ad arrivare a sette anni di sopravvivenza senza segni di recidiva. Al contempo 12 pazienti non hanno aderito alla dieta e di questi solamente uno è sopravvissuto più di tre anni.

In conclusione lo studio suggerisce che, sebbene il numero di pazienti sia limitato, coloro che hanno seguito una dieta chetogenica ben progettata hanno avuto una sopravvivenza più lunga rispetto ai pazienti che non l’hanno seguita. Questi primi risultati sono incoraggianti e incentivano la ricerca scientifica nell’indagare questa tipologia di dieta applicata alle terapie attive.

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I principali limiti dello studio sono riconducibili al campione ridotto, solo 18 pazienti in totale, e al disegno di studio utilizzato, che non prevedeva la presenza di un gruppo di controllo. Questo rende difficile stabilire la durata minima efficace o un’efficacia “pura” della dieta.

Tabella: Sopravvivenza dei Pazienti con Glioblastoma in Relazione all'Adesione alla Dieta Chetogenica

Adesione alla Dieta Chetogenica Numero di Pazienti Sopravvivenza Superiore a 3 Anni
Più di 6 mesi 6 4
Meno di 6 mesi 12 1

La Dieta Chetogenica e le Terapie Car-T

La dieta chetogenica potrebbe potenziare l’efficacia delle terapie Car-T contro i tumori. È quanto emerge da alcuni dati presentati al recente congresso dell'American Society of Hematology (ASH). Gli studi, effettuati sia in modelli animali sia osservando alcune persone sottoposte al trattamento con Car-T, hanno evidenziato come il β-idrossibutirrato (BHB), molecola prodotta durante la "chetosi", migliori la funzione delle cellule Car-T.

Le Car-T, acronimo di Chimeric antigen receptor T cell, sono la forma più avanzata di terapia anticancro. Il trattamento Car-T consiste nel prelievo delle cellule T del malato allo scopo di modificarle in laboratorio per permettere loro, una volta infuse nel paziente, di riconoscere ed eliminare le cellule cancerose. La modifica in laboratorio prevede che i linfociti esprimano sulla propria superficie il recettore Car specifico nel riconoscimento delle cellule tumorali.

Da tempo è noto che la modulazione del sistema immunitario possa passare anche da ciò che mangiamo. Partendo da questa osservazione gli scienziati hanno iniziato a esplorare interventi dietetici mirati a potenziare l’efficacia delle terapie antitumorali, incluse le Car-T.

I topi alimentati con la dieta chetogenica, un regime alimentare caratterizzato da un apporto molto basso di carboidrati, moderato di proteine e alto di grassi, hanno mostrato un miglior controllo del tumore e una sopravvivenza significativamente superiore rispetto agli altri gruppi. Per confermare la rilevanza clinica di queste osservazioni, i ricercatori hanno analizzato in un ulteriore studio i livelli di β-idrossibutirrato nel sangue dei pazienti sottoposti a terapia Car-T. I dati hanno rivelato una correlazione positiva tra concentrazioni elevate della molecola e una migliore attivazione delle cellule Car-T.

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Quanto osservato nei due studi darà ora il via ad un clinical trial sull’integrazione di β-idrossibutirrato durante il trattamento con Car-T nei pazienti con linfoma refrattario.

Meccanismi d'Azione della Dieta Chetogenica nel Cancro

La dieta chetogenica sembra creare un ambiente metabolico sfavorevole per la proliferazione delle cellule tumorali e, quindi, rappresenta un promettente adiuvante per un regime terapeutico multifattoriale specifico per il paziente. Un chiaro vantaggio è il suo potenziale per aumentare la risposta ai farmaci terapeutici, che è stato ampiamente dimostrato in vitro e in vivo.

Studi preclinici e clinici hanno indagato il ruolo del metabolismo e delle sue variazioni non fisiologiche sulla crescita e la progressione tumorale. In particolare, una delle alterazioni metaboliche più familiari riscontrate in diversi tipi di cancro è la induzione della glicolisi, che viene mantenuta anche in condizioni di normale tensione di ossigeno, mentre la fosforilazione ossidativa è apparentemente ridotta. Nelle cellule tumorali, la principale fonte di energia è il glucosio ed in particolare il metabolismo anaerobico lattacido che lo coinvolge.

Il passaggio tipico delle cellule tumorali dalla fosforilazione ossidativa alla glicolisi anaerobica è chiamato effetto Warburg, dal nome dello scienziato che per primo osservò che le cellule cancerose cresciute in-vitro mostrano una importante fermentazione del glucosio anche in presenza di ossigeno in quantità sufficienti da permettere la respirazione cellulare, e quindi la fosforilazione ossidativa.

La dieta chetogenica (KD) è un regime dietetico promettente che può avere un effetto benefico in tal senso, agendo proprio su queste alterazioni metaboliche nelle cellule tumorali. Ricerche recenti mostrano che la dieta chetogenica può limitare la crescita tumorale ed inoltre sembrerebbe essere in grado di indurre una accelerazione dei meccanismi di tossicità associati alla chemioterapia oltre che ridurre l’infiammazione.

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Rispetto ai farmaci antitumorali e ai trattamenti standard, la dieta chetogenica è relativamente poco costosa, relativamente semplice da implementare e, se fatta in modo appropriato, affidandosi ad un professionista e ancora meglio ad un’equipe di esperti affidabili e riconosciuti, è ben tollerata. La maggior parte degli studi preclinici e numerosi studi clinici sostengono l’uso della dieta chetogenica come coadiuvante delle terapie standard, poiché questo regime dietetico potrebbe anche potenziare gli effetti antitumorali della chemioterapia e radioterapia classica in questi pazienti.

Rischi e Considerazioni

Nonostante il potenziale di queste scoperte è importante sottolineare che la dieta chetogenica, in generale, deve essere seguita solo per precise indicazioni mediche e sotto stretto controllo specialistico. Si tratta di una dieta a bassissimo contenuto di carboidrati e ricca di grassi. Questo regime alimentare induce il corpo a utilizzare i grassi come principale fonte di energia, producendo i cosiddetti “corpi chetonici” -tra cui il BHB- che sostituiscono il glucosio.

La dieta chetogenica, infatti, può comportare effetti collaterali significativi se non adeguatamente monitorata. Per questo motivo dovrebbe essere seguita esclusivamente in situazioni in cui è realmente necessaria, come determinate condizioni mediche, e sempre sotto stretto controllo evitando di utilizzarla come scorciatoia per il calo ponderale.

Anche se questi studi suggeriscono che i corpi chetonici sono anti-angiogenici, il meccanismo alla base non è stato completamente caratterizzato. Durante la progressione del tumore, molti attivatori angiogenici supportano il processo di angiogenesi, come i fattori di crescita endoteliale vascolare (VEGF), l’interleuchina 8 (IL-8), il fattore di necrosi tumorale α (TNF-α) e i fattori inducibili dall’ipossia (HIF).

In estrema sintesi, le cellule del tumore muoiono a causa di un processo di morte cellulare, chiamato ferroptosi, che è innescato dai cambiamenti metabolici della dieta chetogenica. “Il trattamento con un corticosteroide sintetico (desametasone) ritarda l’insorgenza di cachessia e migliora la sopravvivenza dei topi nutriti con dieta chetogenica, pur preservando la risposta antitumorale” hanno detto i ricercatori.

Dal punto di vista fisico, il rischio di malnutrizione è piuttosto elevato: non bisogna dimenticare, infatti, che la malnutrizione è già comune nei pazienti con cancro che si alimentano normalmente (ne soffre il 20-70 per cento dei pazienti, a seconda dello stadio e del tipo di cancro). Aggiungere all’impatto negativo della malattia anche quello di una dieta restrittiva potrebbe causare più danno che beneficio.

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