Dieta Chetogenica: Benefici e Rischi con un Focus su Cherubino Di Lorenzo

Molte persone cercano di perdere peso rapidamente, soprattutto in vista dell'estate. Tuttavia, dimagrire non è sempre facile, e spesso i tentativi falliscono a causa di stress e cattivi consigli. Secondo un'indagine di Coldiretti, molti italiani sono a dieta per prepararsi alla "prova costume", ma una buona percentuale si dice soddisfatta dei risultati ottenuti.

Spesso, l'insulino-resistenza può ostacolare il dimagrimento. Molti individui, pur seguendo diete e facendo attività fisica, non riescono a perdere peso. Il Dr. Cherubino Di Lorenzo ha introdotto un approccio dietetico come parte integrante del trattamento terapeutico per diverse condizioni, tra cui l'emicrania.

Dieta Chetogenica: Una Soluzione Rapida e Sana?

Al CMSO (Centro Medico Specialistico per l'Obesità) è possibile dimagrire rapidamente e in modo sano con la dieta chetogenica. Questa promessa si concretizza senza rischi per la salute e in maniera scientifica. Il desiderio di vedere risultati immediati spesso porta a diete pericolose, che fanno dimagrire velocemente ma creano gravi rischi e non mantengono i risultati.

L'emicrania, in Italia, colpisce una percentuale significativa di donne e uomini. Il dottor Cherubino Di Lorenzo, neurologo esperto in cefalee, ha evidenziato la relazione tra emicrania e sindrome metabolica, soprattutto nelle donne in età fertile.

"L’emicranico ha un maggior rischio di andar incontro a sindrome metabolica, soprattutto chi soffre di emicrania con aura. (...) Gli emicranici manifestano un’alterata risposta glicemica, pertanto ci si dovrebbe chiedere se non sia il caso di considerare l’emicrania quale parte della sindrome metabolica, e quindi anche di pertinenza nutrizionistica." - Dottor Cherubino Di Lorenzo

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Secondo Di Lorenzo, conoscere se una persona è emicranica permette di identificare un fattore di rischio importante nello sviluppo della sindrome metabolica. L'emicrania potrebbe essere il risultato di una maggiore capacità di sopportare la restrizione calorica. Già negli anni '20 si parlava di dieta chetogenica ed emicrania, e nel 2006 il dottor Strahlman descrisse il caso di sua moglie, un'emicranica cronica, che vide scomparire gli attacchi emicranici dopo aver seguito una dieta chetogenica a scopo dimagrante.

Di Lorenzo sottolinea che diverse varianti della dieta chetogenica, come la VLCD (Very Low Calorie Diet) o l'Atkins modificata, sono metodi per far funzionare il corpo grazie ai corpi chetonici. Nei pazienti obesi, un approccio VLCD è efficace per indurre la chetosi, e può essere usato anche nell'emicrania, sia per la perdita di peso che per i benefici della restrizione calorica. I casi clinici hanno dimostrato che la chetosi porta evidenti benefici, con differenze significative tra periodi di chetosi e periodi di dieta ipocalorica non chetogenica.

Studi e Ricerche sull'Efficacia della Dieta Chetogenica

Uno studio aperto condotto su pazienti obesi emicranici ha confermato l'efficacia dell'approccio chetogenico rispetto a una dieta di controllo non chetogenica. Miglioramenti si registrano anche su inflammosoma e stress ossidativo, entrambi problematici per chi soffre di emicrania cronica. Risultati simili si ottengono trattando pazienti affetti da cefalea a grappolo. È stato ultimato uno studio in doppio cieco su soggetti emicranici, con risultati di prossima pubblicazione.

È importante notare che l'assorbimento di levodopa nel tratto gastrointestinale può essere influenzato dallo stato di riempimento gastrico e dalla competizione con gli aminoacidi. Tuttavia, migliorare la regolarità delle evacuazioni può ridurre i sintomi motori nei pazienti con Parkinson. Quando si parla di possibili applicazioni della dieta chetogenica nella malattia di Parkinson, la presenza del termine "dieta" può essere fuorviante, e sarebbe più appropriato parlare di "terapia chetogenica".

La Chetogenesi: Un Processo Fisiologico di Adattamento

La chetogenesi è il processo endogeno di creazione dei chetoni, molecole derivate dal metabolismo dei grassi. Si tratta di un fenomeno fisiologico di adattamento al digiuno, in cui l'organismo utilizza i depositi di tessuto adiposo per produrre energia. I chetoni hanno numerosi effetti biologici, tra cui la produzione di molta più energia dello zucchero, un effetto antiossidante, antinfiammatorio, neuroprotettivo, e la stimolazione della moltiplicazione e dell’efficienza mitocondriale.

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Sebbene il processo abbia alcuni rischi legati allo squilibrio elettrolitico e alle alterazioni metaboliche, la dieta chetogenica prolunga i benefici associati al "digiuno terapeutico" per tempi più lunghi. Iniziata negli anni '20 con la cura dell'epilessia, la dieta chetogenica si è estesa ad altre patologie neurologiche e non.

Dieta Chetogenica e Malattia di Parkinson

Sia il digiuno che la dieta chetogenica si sono dimostrati protettivi verso lo sviluppo dei sintomi negli animali da esperimento con Parkinson. Più precoce è l’inizio della dieta, maggiore è il tasso di efficacia. Studi clinici hanno evidenziato miglioramenti nei sintomi non motori dei pazienti con Parkinson sottoposti a dieta chetogenica, e una tendenza favorevole anche per quelli motori.

Uno studio del 2005 ha mostrato un miglioramento dei sintomi nel 20-80% dei soggetti con Parkinson trattati con dieta chetogenica. Studi successivi nel 2018 e 2020 hanno evidenziato che migliorano prevalentemente i sintomi non motori, sebbene pure per quelli motori vi sia una tendenza favorevole.

La dieta potrebbe migliorare molti aspetti della malattia, soprattutto se intrapresa precocemente per beneficiare del suo effetto neuroprotettivo e arginare la perdita neuronale. La dieta potrebbe far sopravvivere i neuroni, ma non riportare in vita quelli ormai perduti.

I dati disponibili indicano che la dieta chetogenica è fattibile anche per gli anziani che assumono levodopa, senza alcuna influenza negativa sull'assimilazione del farmaco. Tuttavia, al momento non ci sono evidenze sufficienti per raccomandare la dieta chetogenica in un paziente con malattia di Parkinson, mentre una dieta mediterranea ben calibrata e cadenzata nei tempi rispetto agli orari di assunzione dei farmaci potrebbe avere dei benefici notevoli.

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Dieta Chetogenica e Infiammazione Cronica

Gli zuccheri sono pro-ossidanti, soprattutto quelli semplici. La dieta chetogenica è particolarmente favorevole in chiunque presenti infiammazione cronica in diversi contesti clinici come cefalea, obesità, e problematiche della pelle come la psoriasi. La psoriasi è un’infiammazione grave della cute associata spesso a fenomeni come diabete, obesità e sindrome metabolica.

Le prove suggeriscono che le VLCKD (Very Low Calorie Ketogenic Diet), attraverso la riduzione dell’infiammazione, dell’ossidazione e dell’obesità, potrebbero avere effetti benefici. In pazienti con obesità e psoriasi, le VLCKD potrebbero ripristinare una rapida risposta alla terapia medica sistemica. Considerando l’intensa restrizione calorica e di nutrienti, le VLCKD dovrebbero essere considerate come una vera e propria “terapia medica e dietetica non farmacologica” proposta a specifici pazienti affetti da psoriasi sotto stretta supervisione di un nutrizionista qualificato.

La Dieta Chetogenica e l'Emicrania: Una Relazione Complessa

Spesso, quando si parla di emicrania, si parla anche di alimentazione. La cattiva digestione può portare ad attacchi anche in soggetti non cronici. L'influenza dell'alimentazione nell'emicrania e nelle diverse forme di cefalea non è del tutto chiarita, perché non sempre chi soffre riesce a riconoscere quale alimento scatena l'attacco.

Tra i cibi da tenere d'occhio ci sono quelli dalla digestione particolarmente complessa, come agrumi, cipolle, crauti, olive in salamoia, frutta secca in guscio, fritti, caffè, tè e bevande zuccherate e gasate. Vanno evitati gli eccessi di zuccheri e istamina.

Essendo l'emicrania una patologia soggettiva, ogni emicranico è storia a se. Non è possibile dire "prova la dieta ipoglicemica e non avrai più attacchi" o "la dieta chetogenica elimina l'emicrania sicuro". Per ognuno i trigger sono differenti e occorre trovare l’equilibrio giusto anche a livello alimentare.

Il cervello emicranico funziona diversamente e tende a scaricarsi più rapidamente. Fondamentali nella dieta ipoglicemica sono gli spuntini tra un pasto e l'altro, e bisogna assolutamente evitare di saltare i pasti principali. Lo stomaco vuoto è garanzia di emicrania.

L’istamina è un mediatore chimico presente nelle nostre cellule che favorisce la comunicazione tra esse e si attiva quando siamo sovraccarichi di qualcosa che non è ottimale per il nostro corpo. L’eccessivo accumulo di istamina può scatenare l’emicrania.

Questa dieta è ricca di grassi e povera di carboidrati, e si basa sul fatto che la riduzione dei carboidrati induce il metabolismo dei grassi a produrre i corpi chetonici, che diventano la fonte energetica di diverse cellule tra cui i neuroni. Le basi di questa forma di alimentazione prevedono l’assunzione giornaliera di 75-100 calorie pro kg e 1-2 grammi di proteine pro kg. Per arrivare alla chetosi occorre mantenere un bilanciamento degli alimenti assunti come segue: 5% da carboidrati, 25% di proteine, 70% o più da grassi.

In questa forma di alimentazione è consigliato assumere carne, pesce, uova, oli, e grassi (come panna e burro) e ortaggi. Essere seguiti da un dietologo e un neurologo specializzato nel campo è fondamentale. Secondo gli studi, questa dieta è raccomandata per i pazienti emicranici sovrappeso e obesi, per tutti gli emicranici farmaco-resistenti nonché per i pazienti con cefalea a grappolo, ed è invece sconsigliata nei diabetici di tipo 1 e in chi tende al sottopeso.

Trovare l’equilibrio giusto è compito del singolo individuo. Questi approcci sono tra i più utili per gli emicranici, ma solo testandoli si saprà se sono adatti. Gli sforzi fatti in nome del benessere valgono la pena.

Le Basi Scientifiche della Dieta Chetogenica

La dieta chetogenica a contenuto energetico molto basso (VLCKD) è un trattamento dietetico a scopo terapeutico, caratterizzato da un apporto calorico estremamente ridotto, una forte limitazione dei carboidrati (meno di 50 g al giorno), una restrizione dei grassi (10-15 g/die sotto forma di olio extravergine d’oliva) e un apporto normoproteico controllato, tra i 65 e i 90 grammi di proteine ad alto valore biologico.

Negli ultimi decenni, la dieta chetogenica VLCKD ha guadagnato un ruolo sempre più centrale nel trattamento non solo dell’obesità e del sovrappeso, ma anche di numerose patologie correlate.

Il professor George Blackburn dell’Università di Harvard, considerato il padre della moderna Very Low Calorie Ketogenic Diet (VLCKD), iniziò a definire in maniera sistematica i principi di quella che allora veniva descritta come “digiuno con risparmio proteico”.

Blackburn ha avuto il merito di riconoscere i vantaggi della produzione di corpi chetonici, definendo i principi per riprodurre in modo controllato questo meccanismo fisiologico all’interno di un protocollo dietetico medicalizzato, preciso ed efficace. Ha inoltre lavorato per stabilire in modo rigoroso il fabbisogno proteico necessario a prevenire la perdita della massa magra durante la fase di dimagrimento.

I principi fisiologici alla base della dieta chetogenica sono relativamente semplici. Quando il glucosio introdotto con la dieta è presente in quantità sufficienti, esso rappresenta il substrato energetico preferenziale della maggior parte dei tessuti. Una dieta con un contenuto estremamente ridotto di zuccheri (tra i 30 e i 50 g/die) e grassi (circa 10-15 g di olio extravergine d’oliva) - come avviene nel protocollo chetogenico - determina una riduzione dei livelli di insulina e un aumento del glucagone.

L’adozione di un protocollo VLCKD, con un apporto glucidico non superiore ai 50 g/die, provoca nelle prime ore una lieve riduzione della glicemia, che stimola la secrezione di glucagone. A partire da quel momento, il fabbisogno energetico dell’organismo è soddisfatto grazie all’utilizzo dei trigliceridi accumulati nel tessuto adiposo e alla gluconeogenesi.

I corpi chetonici rappresentano un substrato energetico alla pari di zuccheri e grassi, e l'acquisizione della capacità di utilizzarli come fonte energetica anche per il cervello ha rappresentato un passaggio evolutivo cruciale, perché ha permesso di sfruttare l’energia accumulata negli acidi grassi liberi durante il digiuno, preservando la massa magra.

Dal punto di vista fisiologico, il principale fattore che regola la produzione dei corpi chetonici è il contenuto di glicogeno epatico, il cui compito è mantenere stabile la glicemia. Quando l’apporto di carboidrati scende sotto i 50 g/die, si verifica un abbassamento della glicemia, con conseguente riduzione dell’attività insulinica e aumento del glucagone.

Elementi Chiave della Dieta Chetogenica

  1. Il primo elemento chiave è la limitazione dell’assunzione di carboidrati, che non deve superare i 50 g al giorno.
  2. Il secondo pilastro è rappresentato dal corretto apporto di proteine ad elevato valore biologico.
  3. Il terzo aspetto cruciale è la limitazione dei grassi alimentari.
  4. Le fibre vegetali sono fondamentali per completare il senso di sazietà e per regolarizzare la funzione intestinale, prevenendo la stipsi.

La dieta chetogenica è, nella sua essenza, un piano alimentare a bassissimo contenuto di carboidrati, limitato a non più di 50 g al giorno. Uno dei primi utilizzi medici della dieta chetogenica è stato nel trattamento dell’epilessia refrattaria ai farmaci, poiché si era osservato che i corpi chetonici erano in grado di ridurre, se non eliminare, le crisi epilettiche.

Successivamente, sfruttando la capacità dei corpi chetonici di ridurre l’appetito, sono stati sviluppati diversi protocolli a basso contenuto di carboidrati, che consentivano di mangiare liberamente alimenti proteici come carne, pesce, uova e alcuni formaggi. Il problema comune di queste diete è la scarsa attenzione alla quantità e qualità dei grassi e delle proteine assunte.

La dieta chetogenica a contenuto energetico molto basso (Very Low Calorie Ketogenic Diet) ha assunto negli ultimi cinquant’anni un ruolo centrale nel trattamento dell’obesità e del sovrappeso, nonché nella gestione di numerose patologie associate. La produzione controllata dei corpi chetonici permette un dimagrimento fisiologico e senza difficoltà.

Molti pazienti apprezzano la possibilità di seguire la dieta anche fuori casa, senza pesare gli alimenti o stravolgere le proprie abitudini. Il raggiungimento degli obiettivi è strettamente legato al miglioramento della fiducia in sé stessi, con una riduzione del rischio di abbandono della dieta. Un apporto mirato di proteine ad alto valore biologico garantisce la conservazione della massa magra, essenziale per il mantenimento del metabolismo basale. L’effetto ipoglucidico della dieta riduce la stimolazione insulinica.

Anche dal punto di vista psicologico la VLEKT presenta alcuni vantaggi che consentono una migliore tolleranza dello “stare a dieta”. La rapidità nella perdita di peso rafforza la motivazione ed evita quello scoraggiamento che spesso accompagna un dimagrimento lento e faticoso. L’assenza della fame non innesca il senso di deprivazione e non genera quel malessere che normalmente si accompagna alle restrizioni alimentari, sia sul piano fisico che su quello emotivo. Nel corso della dieta non si registrano alterazioni dell’umore, anzi, compare una diffusa sensazione di benessere che contribuisce a mantenere l’equilibrio psico-emotivo, a rinforzare la fiducia in sé stessi e a sostenere la motivazione nel tempo.

Ketogenic Diet Academy 2023: Approfondimenti e Novità

La Ketogenic Diet Academy 2023 tenutasi a Firenze ha messo in luce l’importanza delle diete chetogeniche in vari aspetti della salute umana. La prima giornata ha evidenziato come queste diete abbiano un ruolo cruciale nella gestione dell’obesità e delle malattie neurodegenerative, con un’enfasi sulla preparazione preoperatoria per la chirurgia bariatrica e l’individuazione di profili metabolici unici nei pazienti obesi. La salute gastrointestinale è stata esaminata nel contesto delle patologie come il reflusso gastroesofageo, evidenziando il legame tra obesità e queste condizioni.

Leonardo Mendolicchio ha affermato quanto sia fondamentale un approccio chetogenico in pazienti psichiatrici costretti all’uso dei farmaci. I pazienti affetti da patologie psichiatriche spesso sviluppano la sindrome metabolica a causa dell’uso prolungato e delle dosi elevate di psicofarmaci, che possono portare all’accumulo di peso, un problema che richiede gestione.

La chetosi nutrizionale può avere un ruolo determinante nei pazienti psichiatrici. Per alcune condizioni come la depressione o i disturbi legati al sonno, l’efficacia della chetosi è innegabile. Aumentando i livelli di corpi chetonici, si può stimolare l’attività neuronale e promuovere la crescita neuronale, beneficiando le patologie legate a deficit cognitivi, declino intellettivo o disturbi del metabolismo.

La dottoressa Annamaria Sila ha evidenziato la crescente sfida dell’obesità a livello globale, con uno sguardo particolare all’Italia, dove l’obesità è in costante aumento. La Dott.ssa ha presentato una visione approfondita del ruolo della dieta chetogenica a bassissimo contenuto calorico (VLCKD) nella preparazione preoperatoria per la chirurgia bariatrica.

La Dott.ssa Boschetti ha posto attenzione alla fenotipizzazione dei pazienti obesi, ovvero l’individuazione di profili metabolici unici. L’approccio integrato che espone offre un’ampia prospettiva per la gestione dell’obesità, combinando farmaci mirati e diete personalizzate per ottimizzare i risultati.

La Dott.ssa Tessieri si è focalizzata su malattie come la steatosi epatica, la sindrome dell’intestino irritabile, il reflusso gastroesofageo e l’esofago di Barrett, dimostrando come la dieta chetogenica possa influenzare positivamente queste patologie, riducendo l’infiammazione e migliorando la funzione gastrointestinale.

La Dott.ssa Barichella ha presentato dati clinici su come le diete chetogeniche possano influenzare positivamente le malattie neurodegenerative, comprese l’Alzheimer, la sclerosi multipla, la sclerosi laterale amiotrofica e il morbo di Parkinson.

Il Professor Davide Grassi ha illustrato come la chetosi possa influenzare positivamente l’endotelio e ridurre l’infiammazione sistemica, sottolineando l’importanza della dieta nella gestione della salute cardiovascolare.

La Dr Daria Bongiovanni ha concluso la prima giornata di KDA riflettendo sull’entusiasmo e l’ottimismo nel campo delle diete chetogeniche e su come esse stiano rivoluzionando la gestione dell’obesità e delle malattie neurodegenerative, sottolineando che le diete chetogeniche non sono adatte a tutti e dovrebbero essere supervisionate da professionisti medici qualificati.

Il Professor Giovanni De Pergola ha aperto il secondo giorno della Ketogenic Diet Academy con un intervento intitolato “Le Diete Chetogeniche per la Salute del Fegato e della Permeabilità Intestinale: Rischio o Opportunità?”, affrontando la steatosi epatica non alcolica (NAFLD) e il ruolo delle diete chetogeniche nel gestirla.

Il dottor Cherubino Di Lorenzo ha esaminato il ruolo consolidato della chetosi nutrizionale nelle malattie neurologiche, evidenziando il potenziale di questa dieta per disturbi come l’emicrania, disordini neurometabolici, demenza, malattia di Parkinson, sclerosi multipla e disturbi dello spettro autistico.

La dottoressa Elisabetta Camajani ha fornito preziose informazioni sulla pianificazione di piani nutrizionali chetogenici.

“Il cervello è l’organo che consuma più energie in assoluto,” - Cherubino Di Lorenzo

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