Dieta Chetogenica ed Extrasistole: Effetti e Considerazioni

La dieta chetogenica è un regime alimentare diventato popolare per la perdita di peso e il miglioramento della salute metabolica. Questo articolo esplora in dettaglio gli effetti della dieta chetogenica, con un focus particolare sulle extrasistole e le implicazioni per la salute cardiaca. La dieta chetogenica veniva utilizzata già negli anni Venti del secolo scorso per controllare gli attacchi di epilessia nei bambini resistenti ai farmaci.

Cos'è la Dieta Chetogenica?

Il principio basilare di una dieta chetogenica è il concetto di “chetosi”. La chetosi, dal punto di vista fisiologico, si innesca quando, in seguito a una forte riduzione dell’apporto di carboidrati, il corpo brucia i grassi del tessuto adiposo per produrre i corpi chetonici che serviranno come fonte energetica alternativa ai carboidrati. Durante la chetosi, il corpo utilizza i corpi chetonici e i grassi come principale fonte di energia, piuttosto che i carboidrati.

I motori principali della perdita di peso sono la produzione dei corpi chetonici e il deficit calorico.

Effetti Collaterali della Dieta Chetogenica

Prima di scoprire se la dieta chetogenica ha effetti collaterali, è importante comprendere cosa succede quando si entra in chetosi. La ketoflu, conosciuta anche come "keto influenza" è uno degli effetti collaterali più comuni della dieta chetogenica. Si manifesta entro 24-48 ore dall'entrata in chetosi con sintomi simili a quelli di un'influenza stagionale. I sintomi includono mal di testa, tachicardia, affaticamento, confusione mentale, aumento dell'appetito, alitosi, disturbi del sonno, nausea, diminuzione della performance fisico-sportiva e crampi muscolari. Questi sintomi, sebbene fastidiosi, sono temporanei e tendono a scomparire da soli dopo pochi giorni.

La riduzione dei carboidrati può causare stress e alterazioni dell'umore, soprattutto all'inizio della dieta chetogenica. Il corpo è abituato a utilizzare il glucosio come fonte primaria di energia e la mancanza di carboidrati può ridurre temporaneamente la produzione di serotonina, un neurotrasmettitore che regola l'umore. Questo può portare a fame nervosa e sbalzi d'umore. Fortunatamente, questi sintomi tendono a diminuire una volta che il corpo si adatta alla chetosi, generalmente entro pochi giorni.

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La dieta chetogenica può causare problemi intestinali, come stitichezza e diarrea. La riduzione dei carboidrati implica anche una diminuzione dell'assunzione di fibre, poiché molti alimenti ricchi di fibre, come cereali integrali e legumi, vengono limitati. La stitichezza può essere gestita aumentando il consumo di cibi keto-friendly ricchi di fibre, come avocado, noci e alcune verdure non amidacee, e bevendo molta acqua. D'altra parte, l'assunzione elevata di grassi può stimolare una maggiore produzione di bile, che ha un effetto lassativo e può causare diarrea.

La disidratazione è un rischio comune nella dieta chetogenica. L'aumento della minzione, causato dall'espulsione dei chetoni, porta alla perdita di liquidi e elettroliti come sodio, magnesio e potassio. Una disidratazione prolungata può causare stordimento, danni renali o calcoli renali. Per prevenire la disidratazione, è cruciale bere molta acqua, almeno 2 litri al giorno, e considerare l'integrazione di elettroliti se necessario.

La carenza di elettroliti può rappresentare una minaccia per il funzionamento del cuore. Una dieta chetogenica senza un'adeguata idratazione e integrazione di minerali essenziali può aumentare il rischio di aritmia cardiaca. Gli elettroliti sono fondamentali per la stimolazione del battito cardiaco, e una loro carenza può causare alterazioni nel ritmo cardiaco.

Seguire una dieta chetogenica può portare a carenze vitaminiche, specialmente se l'alimentazione non è sufficientemente varia. La restrizione di frutta, verdura e legumi, che sono fonti importanti di vitamine essenziali, può causare deficit nutrizionali. Le carenze vitaminiche possono influire negativamente sulla salute generale, causando sintomi come stanchezza, debolezza e problemi immunitari. È consigliabile consultare un dietologo o un medico per valutare la necessità di integratori vitaminici e nutrienti necessari.

Miti e Realtà sulla Dieta Chetogenica

Esistono molte diete keto fai-da-te, ma risultano senza dubbio più rischiose. In questo capitolo, ci proponiamo di esplorare e chiarire i numerosi luoghi comuni associati alla dieta chetogenica. Questo regime alimentare, caratterizzato da un basso o nullo apporto di carboidrati, un normale apporto di proteine e un elevato consumo di grassi, induce lo stato di "chetosi".

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La chetosi è pericolosa?

Nei soggetti sani, la chetosi indotta dalla dieta chetogenica non è pericolosa e non deve essere confusa con la chetoacidosi.

La dieta chetogenica è dannosa per il fegato?

Uno dei miti più diffusi è che la dieta chetogenica danneggi il fegato a causa dell'alto consumo di grassi. In realtà, soprattutto se associata a riduzione calorica, e sotto il controllo di un professionista della nutrizione, la dieta chetogenica può essere una buona strategia, ad esempio in caso di steatosi epatica.

La dieta chetogenica è iperproteica?

No, la dieta chetogenica non è iperproteica, difatti la quantità di proteine assunte con la chetogenica non è superiore a quella richiesta da altri protocolli nutrizionali, ma tarata sul fabbisogno proteico del singolo individuo.

La dieta chetogenica danneggia i reni?

Contrariamente a quanto si crede, non ci sono prove scientifiche che la dieta chetogenica danneggi i reni in soggetti sani.

La dieta chetogenica causa perdita di massa muscolare?

Quando il corpo è in chetosi, utilizza i grassi come fonte di energia, riducendo così la necessità di glucosio e preservando le proteine muscolari.

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Dopo la dieta chetogenica si prende più peso?

Se seguita correttamente e con la guida di un professionista, la dieta chetogenica può essere più efficace di una dieta ipocalorica bilanciata nel mantenimento del peso a lungo termine.

La dieta chetogenica non solo è efficace per la perdita di peso, ma offre anche una serie di benefici significativi per la salute. Il percorso nutrizionale chetogenico deve essere individualizzato e monitorato da un professionista, adattandosi alle esigenze fisiche, età, sesso, attività lavorativa e fisica del paziente.

Il Consensus Statement della Società Italiana di Endocrinologia raccomanda la VLCKD per il trattamento dell’obesità e delle sue complicanze associate, ma ciò nonostante prima di avviare il protocollo chetogenico, è necessario effettuare esami quali: emocromo; glicemia; profilo lipidico; funzione renale ed epatica; uricemia; elettroliti, sideremia; vitamina D; funzione tiroidea ed urine.

Rischi Cardiovascolari Associati alla Dieta Chetogenica

Uno studio dell’Università della British Columbia, a Vancouver, indica che questo regime alimentare può aumentare il rischio di sviluppare malattie cardiache e altre condizioni cardiovascolari potenzialmente letali. In particolare, i ricercatori hanno scoperto che coloro che seguivano una dieta ricca di grassi e povera di carboidrati ha il doppio delle probabilità di sviluppare eventi cardiovascolari, come infarti e ictus rispetto ai loro coetanei. Questo perché, secondo gli studiosi, gli alti livelli di colesterolo «cattivo» causano l’accumulo di depositi di grasso nelle pareti delle arterie che possono restringerle o bloccarle.

«Il nostro organismo produce colesterolo LDL naturalmente, ma seguire diete ricche di grassi saturi e trans induce il nostro corpo a produrne di più», spiega a Sanità Informazione Pasquale Perrone Filardi, presidente della Società italiana di cardiologia (Sic). «Questo studio - continua - è certamente interessante, ma si tratta di una ricerca osservazione che ha trovato un’associazione e non una relazione causale. Tuttavia, i risultati suggeriscono l’importanza di consultare un medico prima di iniziare questo regime dietetico e suggeriscono la necessità di ulteriori studi vista la straordinaria popolarità di questa dieta».

Aggiunge Iulia Iatan, scienziata che ha guidato lo studio: «I nostri risultati suggeriscono che le persone che stanno pensando di seguire una dieta LCHF (un tipo di dieta chetogenica, ndr) dovrebbero essere consapevoli che farlo potrebbe portare a un aumento dei loro livelli di colesterolo LDL».

Dieta Chetogenica, Tiroide e Hashimoto

Buonasera, poichè la severa restrizione di carboidrati tipica della dieta chetogenica riduce in modo importante i livelli di t3 libero e aumenta invece il t3 inverso, questo può peggiorare il quadro ipotiroideo tipico dell'Hashimoto. E’ stato riscontrato che abbassando l’infiammazione invece migliora la funzione tiroidea e la conversione di T4 in T3. Il glucosio circolante partecipa alla formazione di proteine infiammatorie che possono inibire la formazione degli ormoni tiroidei e quindi bruciando chetoni al posto del glucosio si elimina quindi questo problema.

Ci sono comunque alcune prove che indicano un calo del T3 quando si perde peso, ma nonostante ciò non ci sono i classici sintomi dell’ipotiroidismo. Detto questo, sarebbe comunque opportuno monitorare durante i mesi di terapia questi parametri e, ovviamente, avere un confronto con il cardiologo per quanto riguarda le extrasistole e la bradicardia.

Extrasistole, Alimentazione e Digestione

Un fastidioso sfarfallìo al cuore, che ci mette in allarme e, a volte, può farci pensare al peggio: l’extrasistole è un disturbo molto frequente e diffuso nella popolazione, anche in quella più giovane. E le cause, spesso, sono quelle apparentemente più banali: un’alimentazione scorretta, una digestione difficoltosa, uno stato di particolare stress, un disagio psicologico inespresso.

Questo disturbo, spesso, si accompagna a una digestione lenta, o a reflusso gastroesofageo, evidenziando come la risoluzione dello sfarfallìo possa derivare anche dalla normalizzazione delle funzionalità gastriche. Ad essere coinvolto, in primis, è il diaframma, un muscolo soggetto agli stadi d’animo, a cui reagisce accorciandosi, spingendo sullo stomaco, posto subito al di sotto, e dando dunque origine a reflusso, alla presenza di aria nello stomaco (aerogastria), e quindi alla tachicardia, per la vicinanza della punta del cuore al muscolo diaframma.

Ogni forma di aerogastria influenza il ritmo cardiaco, dando spesso origine ad una sindrome di ansia collegata al diaframma: la persona diventa inquieta a causa delle palpitazioni e della paura di un possibile infarto e, anche quando viene rassicurata dal cardiologo, l’inquietudine non se ne va, e si può trasformare in attacchi di panico.

Le crisi acute spesso avvengono a fine pasto, specie dopo l’ingestione di bevande gassate. Il disturbo si può associare a tosse notturna, difficoltà nella concentrazione e ipoglicemia, con sonnolenza al mattino.

Soluzioni Possibili per le Extrasistole

Anche se la persona cerca di star meglio rispetto allo stato di ansia, se non risolve il problema a livello fisico, l’angoscia psicologica permane. Ecco perché è importante elaborare un piano di trattamento fisioterapico specifico, che vada ad agire direttamente sulla risoluzione della causa.

Nel caso della tachicardia da ernia iatale e/o reflusso, una rieducazione respiratoria, attraverso l’allungamento del muscolo diaframma, può risultare molto utile. In questo contesto può essere necessario rivolgersi ad un fisioterapista che conosca la tecnica della manipolazione fasciale, tramite cui il professionista va a sciogliere gli accumuli di glicogeno, favorendo il rilassamento muscolare, anche del diaframma.

È indispensabile, comunque, fare un’analisi generale dello stato di salute psico fisica della persona, aiutarla ad elaborare anche un tipo di alimentazione alternativa, che possa rendere meno complessa la digestione, e quindi sostenere anche l’attività del muscolo del diaframma.

Digiuno Intermittente e Rischi

Ti sei mai chiesto se il digiuno intermittente può portare a delle problematiche o se ci sono alcuni aspetti a cui fare attenzione? Il primo riguarda la comparsa o l’aggravamento di gastrite e reflusso; infatti, lunghi periodi di digiuno determinano maggiori problemi di gestione dell’acidità gastrica in chi è predisposto a problemi di gastrite.

Per quanto riguarda invece il reflusso, i protocolli che prevedono un singolo pasto giornaliero, portano a una maggiore dilatazione dello stomaco e a un importante processo digestivo, che può peggiorare queste condizioni.

Nel digiuno intermittente come nella dieta chetogenica, abbiamo lunghi periodi di bassi livelli di insulina che determinano una riduzione del riassorbimento renale degli elettroliti. È quindi fondamentale quando si pratica un digiuno intermittente, fare attenzione al consumo di sodio (tramite il sale), magnesio, potassio e altri micronutrienti perché spesso si verificano alterazioni elettrolitiche. In alcuni casi, soprattutto quando insorgono crampi o extrasistoli, può essere necessario ricorrere a delle integrazioni specifiche.

Dieta Low Carb e Fibrillazione Atriale

Secondo una nuova ricerca presentata al meeting annuale dell’American College of Cardiology un regime dietetico con un basso introito di carboidrati può avere effetti negativi sulla salute del cuore, in particolare aumenta il rischio di sviluppare una fibrillazione atriale.

I ricercatori cinesi hanno individuato 1.900 soggetti che hanno sviluppato fibrillazione atriale (FA) nel corso dello studio e gli hanno chiesto di indicare l’assunzione giornaliera di 66 diversi prodotti alimentari, per stimare l’apporto quotidiano di carboidrati di ogni partecipante e la percentuale di calorie giornaliere derivante dai carboidrati. In media, i carboidrati rappresentavano circa la metà delle calorie consumate.

Chi seguiva una dieta con un basso apporto di carboidrati aveva il 18% in più di probabilità di sviluppare FA rispetto a quelli con un consumo moderato di carboidrati e il 16% in più di probabilità di sviluppare AF rispetto a quelli con un’assunzione elevata di carboidrati.

“Le diete con basso introito di carboidrati - ha detto Xiaodong Zhuang, cardiologo, presentando lo studio - sono associate con un incremento del rischio di fibrillazione atriale, indipendentemente dal tipo di proteine o grassi utilizzati per rimpiazzare i carboidrati”.

Meccanismi Possibili

Secondo gli autori diversi meccanismi possono spiegare perché la limitazione dei carboidrati può portare a FA. Innanzitutto le persone che seguono una dieta a basso contenuto di carboidrati tendono a mangiare meno verdura, frutta e cereali, cibi che sono noti per ridurre l’infiammazione. L’insulina, che si riduce durante questo regime alimentare per l’eliminazione dei carboidrati, è coinvolta a livello renale nel riassorbimento del sodio. Riduzioni dell’insulina, quindi, determinano una maggiore eliminazione del sodio che si correla a una riduzione dei livelli circolanti di potassio.

Inoltre, stati carenziali di magnesio, che sono molto comuni nella popolazione, possono aggravare questa situazione. Particolare attenzione va posta in presenza di tachicardia, extrasistoli e altri fenomeni cardiaci.

Altri Rischi e Precauzioni

In letteratura ci sono casi di morte (rari) che sono stati associati a diete chetogeniche mal formulate o fai da te. Inoltre, durante la dieta chetogenica, si ha un aumento transiente di acido urico nel sangue determinato sia da una sua ridotta eliminazione a livello renale sia da un maggiore consumo di alimenti che lo contengono. Tuttavia, se ne osserva una riduzione a livello ematico nelle settimane successive all’inizio della dieta, per il fenomeno del cheto-adattamento, ossia un adattamento dell’organismo ai corpi chetonici.

Un altro aumento transiente caratteristico di questo regime alimentare è quello del colesterolo LDL; questa condizione si verifica in presenza di forti perdite di grasso corporeo. Solo in un particolare fenotipo di persone, comunque rare e tendenzialmente magre, si può assistere a un grande aumento del colesterolo LDL per un periodo prolungato. Questo fenomeno è raro ed è ad oggi sotto indagine di studi. In questi casi, se possibile, occorre sospendere la dieta chetogenica.

Un altro dei rischi di una dieta chetogenica mal formulata sono i calcoli alla cistifellea. Questi possono comparire con maggiore frequenza in una dieta chetogenica, se questa è mal formulata in termini di quantitativi di grassi giornalieri. Alcuni protocolli chetogenici, infatti, prevedono una presenza quasi esclusiva di proteine all’interno della dieta. In questi casi non si raggiunge il cheto-adattamento per mancanza dei grassi alimentari e se in presenza di una forte perdita di grasso corporeo che correla ad aumenti dell’LDL, viene sfavorito lo svuotamento della cistifellea, determinando così la formazione dei calcoli.

È importante quindi prestare attenzione al protocollo di dieta chetogenica prescritto e all’integrazione di elettroliti. Questo regime non si adatta al fai da te e deve essere sempre svolto con un professionista.

Diete Iperproteiche

Tra le diete low-carb, una delle più diffuse è quella iperproteica, utilizzata per perdere peso in poco tempo. Abbondando con le proteine infatti, si riduce l’appetito in modo drastico, e ciò permette un rapido calo di peso già nella prima settimana di regime, dovuto anche all’iniziale perdita di liquidi associata alla diminuzione dei carboidrati.

Il primo fattore di rischio delle diete iperproteiche nasce proprio dal fatto che tali accumuli di glicogeno e lipidi sono fatti per non essere intaccati. Questa continua alterazione del metabolismo, nota come sindrome dello yoyo, alterna repentini dimagrimenti e aumenti di peso non appena si reintroducono i carboidrati, con effetti dannosi sulla salute.

Inoltre, i cibi ricchi di proteine sono spesso derivati animali, a loro volta ricchi di colesterolo, per questo una dieta iperproteica può arrecare danni al sistema cardiocircolatorio. Infine, un regime alimentare ad alto contenuto proteico può causare un’alterazione del metabolismo del calcio, che si verifica quando nel corpo c’è troppa abbondanza o scarsità di questo minerale.

Tabella Riassuntiva dei Rischi e Benefici

Aspetto Benefici Rischi/Effetti Collaterali
Perdita di Peso Efficace per la perdita di peso rapida Possibile perdita di massa muscolare se non ben gestita
Metabolismo Miglioramento della salute metabolica, riduzione della glicemia Aumento transiente dell'acido urico e del colesterolo LDL
Cardiovascolare Potenziale miglioramento dei livelli di trigliceridi Aumento del rischio di fibrillazione atriale e malattie cardiache (secondo alcuni studi)
Elettroliti N/A Rischio di squilibri elettrolitici (sodio, potassio, magnesio)
Tiroide Potrebbe ridurre l'infiammazione tiroidea (in alcuni casi) Possibile riduzione dei livelli di T3 libero e aumento del T3 inverso
Digestione N/A Possibili problemi di stitichezza o diarrea

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