È ben risaputo che l’alimentazione sia importante per non ammalarsi e per mantenersi in salute e spesso si riconducono i suoi effetti ai benefici che avvengono a livello dell’intestino, fegato, tessuto adiposo, cuore e muscoli. Ciononostante è meno noto è che l’alimentazione rappresenta un vero e proprio toccasana anche per il nostro cervello. L’alimentazione può incidere sul sistema nervoso attraverso numerosi meccanismi: metabolici, ormonali, infiammatori e biochimici. Inoltre apporta tutti i macro e micronutrienti fondamentali per un funzionamento efficiente delle cellule nervose, che, a causa della loro incessante attività, sono alquanto avide di energia.
In merito l’evidenza secondo cui molte malattie neurologiche hanno come denominatore comune un’alterazione del normale metabolismo energetico rappresenta un punto chiave per gli interventi in campo nutrizionale. L’esempio più chiaro dell’efficacia delle terapie nutrizionali in ambito neurologico è dato dalle forme di epilessia resistenti ai farmaci. In particolare molti studi si sono focalizzati sull’adozione di una dieta chetogenica, che mira a forzare l’organismo ad utilizzare i grassi per la produzione dei cosiddetti corpi chetonici, che a loro volta possono essere sfruttati dagli altri organi a fini energetici.
Effetti Metabolici e Neuroprotettivi della Dieta Chetogenica
Innanzitutto avviene un riequilibrio del metabolismo degli zuccheri, la cui alterazione è stata collegata all’insorgenza di un’ampia varietà di disturbi neurologici e vascolari (es. demenza, Alzheimer). Questi cambiamenti metabolici mostrano proprietà protettive per il sistema nervoso, probabilmente attraverso la normalizzazione dei processi energetici aberranti che avvengono nei neuroni. In merito la chetosi stimola la formazione e la funzionalità dei mitocondri, cioè gli organelli che fungono da centraline energetiche delle cellule. Per di più avviene una riduzione dell’eccitabilità dei neuroni, i quali acquisiscono anche connessioni più stabili e funzionali. Senza dimenticare gli effetti anti-ossidanti ed anti-infiammatori mediante l’inibizione dei mediatori dell’infiammazione.
Come Funziona la Dieta Chetogenica
Nella dieta chetogenica (KD), limitando i carboidrati, si attiva la lipolisi, creando chetoni da utilizzare come fonte di energia primaria del corpo invece del glucosio. Il KD originale è composto da circa l’80% di grassi, provenienti da acidi grassi a catena lunga, che si trovano negli animali o nelle piante (p. es.). Di conseguenza, l’equilibrio energetico nel cervello è significativamente alterato. Si ritiene che il KD alteri il rapporto tra acido γ-aminobutirrico (GABA) e glutammato nel cervello, favorendo il GABA.
I risultati sono positivi e tutti gli studi che hanno soddisfatto i criteri di inclusione hanno mostrato una qualche forma di beneficio in coloro che erano in grado di rimanere sulla dieta, indipendentemente dallo stato di malattia.
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Effetti Collaterali e Considerazioni
La dieta chetogenica può dare effetti collaterali, soprattutto nelle prime due settimane. Si tratta, però, di controindicazioni semplici da gestire e non gravi, che prendono il nome di influenza chetogenica. La dieta chetogenica è un regime alimentare che ha conquistato sempre più notorietà, anche grazie ai suoi successi.
Tale fama, però, è spesso accompagnata (purtroppo) da falsi miti che tendono a minarne il buon nome. C’è, ad esempio, chi ritiene di dover mettere in guardia i possibili seguaci della keto diet da fantomatici gravi effetti collaterali che questa alimentazione provocherebbe. Per fortuna, si tratta di una convinzione infondata. La dieta chetogenica, infatti, ha degli effetti collaterali assolutamente controllabili e destinati a sparire dopo le prime settimane.
Prima, però, è bene soffermarsi a spendere qualche parola sulla causa di questi effetti indesiderati. I colpevoli sono facilmente identificabili: si tratta dei carboidrati (o meglio ancora, della loro assenza). La drastica diminuzione dell’assunzione di questi nutrienti, infatti, in un organismo abituato a consumarne in grandi quantità, provoca delle reazioni di assestamento. Ad esempio, diminuisce la quantità di insulina presente nel sangue, mentre aumenta quella di sodio e potassio. Soprattutto, si attiva il processo di chetosi, che è la vera “arma” della keto diet, in quanto consente al corpo di bruciare i grassi (invece dei carboidrati) per reperire energia.
Nel complesso, si tratta di reazioni assolutamente normali e volute, che possono facilmente essere tenute sotto controllo. L’importante è attenersi alla regola d’oro dell’alimentazione chetogenica: non lasciarsi tentare dal “fai da te” e farsi seguire da un nutrizionista competente. Una volta compresa l’origine, è possibile osservare più da vicino le controindicazioni della keto diet. Presi nel loro insieme, sono sintomi molto simili a quelli di un’influenza stagionale, ecco perché si tende a parlare anche di ketoflu o influenza chetogenica.
Combattere questi fastidi non è difficile. In linea generale, è consigliato bere molti liquidi, soprattutto acqua, ma anche thè, caffè e tisane. Per quanto riguarda la stitichezza, invece, si può ricorrere agli integratori di fibre, mente contro l’alito pesante le gomme sono delle buone alleate.
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L'Importanza del Monitoraggio Medico
La dieta chetogenica e altre diete alla moda a basso contenuto di carboidrati promettono una facile e rapida perdita di peso, una limitata restrizione delle porzioni e dei cibi preferiti e soprattutto un maggiore senso di benessere. Al contrario, le linee guida delle varie società scientifiche raccomandano una lenta perdita di peso compresa tra 0,5 e 1 kg la settimana, un monitoraggio costante dell’alimentazione, dell’attività fisica e del peso, con l’adozione di un piano alimentare che limita la quantità della maggior parte dei nutrienti in modo bilanciato, ad eccezione di quelli a bassa densità energetica.
Per chi inizia una dieta chetogenica, lo stress principale è anche e soprattutto identitario, ci si sente meno italiani. La notizia arriva da uno studio del professor Matteo Corciolani del dipartimento di Economia e Management dell’Università di Pisa, pubblicato sul Journal of Business Research. La ricerca ha analizzato le emozioni e i comportamenti dei consumatori, che per motivi di salute che vanno dall’emicrania al sovrappeso, adottano - sotto controllo medico - questo regime alimentare basato soprattutto sui grassi.
“E per tornare alla questione dell’italianità - continua Corciolani - ecco allora che intervengono altri modi di vedersi e, per esempio, c’è chi scrive che di fronte a un ritrovato benessere fisico, pizza e pasta non sono poi così importanti, sino a mettere in dubbio lo status di superiorità della dieta mediterranea.
Dieta Chetogenica e Disturbi Alimentari
Negli ultimi 15 anni sono stati pubblicati più di 2000 articoli sul BED in riviste scientifiche internazionali e oggi abbiamo un’ampia conoscenza delle sue principali caratteristiche cliniche. Il BED, pur essendo presente anche negli individui normopeso, è più frequente in quelli con obesità. Il fatto che gli episodi di abbuffata non siano seguiti dall’utilizzo regolare di comportamenti di compenso e accadano in un contesto in cui è presente una tendenza generale a mangiare in eccesso e in modo sregolato spiega la sua associazione con l’obesità.
Le diete chetogeniche sono schemi dietetici con alto contenuto di grassi (~60%), basso contenuto di carboidrati (~10%) e livelli moderati di proteine (~30%). Se gli individui aderiscono a questo modello dietetico, si verifica una chetosi nutrizionale che determina l’incremento della lipolisi, la riduzione della lipogenesi e l’aumento dei costi metabolici della gluconeogenesi e dell’effetto termico delle proteine.
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In alcune persone la chetogenesi sembra anche determinare a breve termine una lieve diminuzie dell’appetito e della fame e una maggiore sazietà. Tali effetti hanno portato alcuni clinici a prescrivere la dieta chetogenica alle persone con obesità e BED basandosi sull’osservazione che questi pazienti riportano incapacità di sopportare l’aumento della fame, disturbi della sazietà (per es.
Stress, Sonno e Benessere Mentale
Sapevi che la dieta chetogenica VLCKD può aiutare a gestire lo stress, migliorare la stabilità energetica e promuovere il benessere mentale? La Dieta Chetogenica, e in particolare la variante VLCKD (Very Low Calorie Ketogenic Diet), è un regime alimentare che si basa su un’assunzione molto ridotta di carboidrati, un apporto moderato di proteine e un consumo elevato di grassi. Questo approccio mira a indurre uno stato metabolico chiamato chetosi, in cui il corpo utilizza i grassi come principale fonte di energia anziché i carboidrati.
Tuttavia, ciò che mangiamo ha un impatto significativo anche sul nostro benessere mentale ed emotivo. La dieta VLCKD, grazie al suo particolare equilibrio di macronutrienti, può avere effetti benefici sulla gestione dello stress, migliorando la produzione di neurotrasmettitori e l’energia mentale, e riducendo l’infiammazione. Durante la dieta chetogenica, i chetoni prodotti dal fegato in risposta alla ridotta disponibilità di carboidrati diventano una fonte di energia primaria per il cervello.
Uno degli aspetti più rilevanti della dieta VLCKD è la capacità di stabilizzare i livelli di zucchero nel sangue, grazie al basso consumo di carboidrati. Questo effetto “montagne russe” degli zuccheri può peggiorare l’ansia e lo stress. Il GABA (acido gamma-aminobutirrico) è un neurotrasmettitore che svolge un ruolo chiave nel controllo dell’ansia e dello stress. Questo meccanismo si verifica principalmente grazie all’influenza che la dieta VLCKD ha sui canali neuronali e sull’attività delle sinapsi cerebrali.
Lo stress cronico è spesso associato a uno stato di infiammazione costante nel corpo, che può a sua volta influenzare il cervello e portare a problemi come depressione e ansia. Lo stress e la mancanza di sonno sono strettamente collegati. Una cattiva qualità del sonno può aumentare la produzione di cortisolo e peggiorare la capacità del corpo di gestire lo stress.
Effetti Collaterali Comuni
La ketoflu, conosciuta anche come "keto influenza" è uno degli effetti collaterali più comuni della dieta chetogenica. Si manifesta entro 24-48 ore dall'entrata in chetosi con sintomi simili a quelli di un'influenza stagionale. I sintomi includono mal di testa, tachicardia, affaticamento, confusione mentale, aumento dell'appetito, alitosi, disturbi del sonno, nausea, diminuzione della performance fisico-sportiva e crampi muscolari. Questi sintomi, sebbene fastidiosi, sono temporanei e tendono a scomparire da soli dopo pochi giorni.
La riduzione dei carboidrati può causare stress e alterazioni dell'umore, soprattutto all'inizio della dieta chetogenica. Il corpo è abituato a utilizzare il glucosio come fonte primaria di energia e la mancanza di carboidrati può ridurre temporaneamente la produzione di serotonina, un neurotrasmettitore che regola l'umore. Questo può portare a fame nervosa e sbalzi d'umore. Fortunatamente, questi sintomi tendono a diminuire una volta che il corpo si adatta alla chetosi, generalmente entro pochi giorni.
La dieta chetogenica può causare problemi intestinali, come stitichezza e diarrea. La riduzione dei carboidrati implica anche una diminuzione dell'assunzione di fibre, poiché molti alimenti ricchi di fibre, come cereali integrali e legumi, vengono limitati. La stitichezza può essere gestita aumentando il consumo di cibi keto-friendly ricchi di fibre, come avocado, noci e alcune verdure non amidacee, e bevendo molta acqua. D'altra parte, l'assunzione elevata di grassi può stimolare una maggiore produzione di bile, che ha un effetto lassativo e può causare diarrea.
La disidratazione è un rischio comune nella dieta chetogenica. L'aumento della minzione, causato dall'espulsione dei chetoni, porta alla perdita di liquidi e elettroliti come sodio, magnesio e potassio. Una disidratazione prolungata può causare stordimento, danni renali o calcoli renali. Per prevenire la disidratazione, è cruciale bere molta acqua, almeno 2 litri al giorno, e considerare l'integrazione di elettroliti se necessario.
La carenza di elettroliti può rappresentare una minaccia per il funzionamento del cuore. Una dieta chetogenica senza un'adeguata idratazione e integrazione di minerali essenziali può aumentare il rischio di aritmia cardiaca. Gli elettroliti sono fondamentali per la stimolazione del battito cardiaco, e una loro carenza può causare alterazioni nel ritmo cardiaco.
Seguire una dieta chetogenica può portare a carenze vitaminiche, specialmente se l'alimentazione non è sufficientemente varia. La restrizione di frutta, verdura e legumi, che sono fonti importanti di vitamine essenziali, può causare deficit nutrizionali. Le carenze vitaminiche possono influire negativamente sulla salute generale, causando sintomi come stanchezza, debolezza e problemi immunitari. È consigliabile consultare un dietologo o un medico per valutare la necessità di integratori vitaminici e nutrienti necessari.
Miti Comuni Sulla Dieta Chetogenica
Esistono molte diete keto fai-da-te, ma risultano senza dubbio più rischiose. In questo capitolo, ci proponiamo di esplorare e chiarire i numerosi luoghi comuni associati alla dieta chetogenica. Questo regime alimentare, caratterizzato da un basso o nullo apporto di carboidrati, un normale apporto di proteine e un elevato consumo di grassi, induce lo stato di "chetosi". Durante la chetosi, il corpo utilizza i corpi chetonici e i grassi come principale fonte di energia, piuttosto che i carboidrati.
Nei soggetti sani, la chetosi indotta dalla dieta chetogenica non è pericolosa e non deve essere confusa con la chetoacidosi. Uno dei miti più diffusi è che la dieta chetogenica danneggi il fegato a causa dell'alto consumo di grassi. In realtà, soprattutto se associata a riduzione calorica, e sotto il controllo di un professionista della nutrizione, la dieta chetogenica può essere una buona strategia, ad esempio in caso di steatosi epatica.
La dieta chetogenica non è iperproteica, difatti la quantità di proteine assunte con la chetogenica non è superiore a quella richiesta da altri protocolli nutrizionali, ma tarata sul fabbisogno proteico del singolo individuo. Contrariamente a quanto si crede, non ci sono prove scientifiche che la dieta chetogenica danneggi i reni in soggetti sani. Quando il corpo è in chetosi, utilizza i grassi come fonte di energia, riducendo così la necessità di glucosio e preservando le proteine muscolari.
Se seguita correttamente e con la guida di un professionista, la dieta chetogenica può essere più efficace di una dieta ipocalorica bilanciata nel mantenimento del peso a lungo termine. Il percorso nutrizionale chetogenico deve essere individualizzato e monitorato da un professionista, adattandosi alle esigenze fisiche, età, sesso, attività lavorativa e fisica del paziente.
Il Consensus Statement della Società Italiana di Endocrinologia raccomanda la VLCKD per il trattamento dell’obesità e delle sue complicanze associate, ma ciò nonostante prima di avviare il protocollo chetogenico, è necessario effettuare esami quali: emocromo; glicemia; profilo lipidico; funzione renale ed epatica; uricemia; elettroliti, sideremia; vitamina D; funzione tiroidea ed urine.
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