La dieta chetogenica è un regime alimentare che ha un apporto di carboidrati complessi e semplici fortemente al di sotto del fabbisogno quotidiano, una quantità di proteine normali e un apporto di grassi in percentuale più elevato. E’ passato un secolo da quando, negli Anni ’20, è stato osservato un effetto positivo di un regime chetogenico nella gestione delle crisi epilettiche.
Lo scopo è quello di entrare in chetosi ossia portare il corpo a produrre energia non più dagli zuccheri (che è la via metabolica classica, più semplice e naturale per il corpo umano), bensì coi grassi che sono introdotti con la dieta e/o che sono depositati sotto forma di tessuto adiposo nell’organismo. In base a tale definizione, può essere definito chetogenico qualsiasi stile alimentare che fornisca una percentuale di carboidrati inferiore al normale, a prescindere dalla quantità di calorie introdotte.
Questa dieta può essere di diversi tipi: normocalorica ma con i soli macronutrienti distribuiti nelle giuste proporzioni o ipocalorica ovvero con meno calorie di quelle necessarie a coprire le spese giornaliere. Quella chetogenica non è la nuova dieta di moda da seguire bensì una vera e propria dietoterapia.
Indicazioni e Applicazioni
Questa dieta è indicata per favorire il calo di peso in pazienti affetti da obesità grave (non per perdere 2-4 chili prima dell’estate o dopo le feste natalizie) o per trattare patologie gravi e resistenti ai farmaci come epilessia, emicrania, sindromi metaboliche o resistenza insulinica. La dieta chetogenica è sempre normoproteica ed ipoglucidica. E’ ipoglucidica ovvero a ridotto contenuto di carboidrati per permettere l’ingresso ed il mantenimento della chetosi. La quantità di grassi varia invece in base all’obiettivo. La quantità dei grassi dipende invece dallo scopo per cui la si segue.
Ad esempio una delle patologie più severe in crescita esponenziale, strettamente correlata ai problemi del peso, è sicuramente il diabete. Il diabete mellito di tipo 2 è stato a lungo identificato come una malattia cronica incurabile.
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Parlando di dieta chetogenica, sarebbe meglio dire diete chetogeniche, perché non si fa riferimento ad un unico regime dietetico, in quanto la caratteristica comune alle diete chetogeniche è quella di apportare bassissime quantità di carboidrati, ma possono variare nelle percentuali dei lipidi (grassi) e delle proteine. A tal proposito, è importante ricordare che non esiste un unico tipo di dieta chetogenica. Ad esempio, c’è quella ad alto contenuto proteico (HPKD), oppure la TKD, adatta a chi fa sport, e ancora la CKD, che prevede un aumento ciclico dei carboidrati.
È bene sapere che la dieta chetogenica è nata negli anni ‘20 come terapia alimentare avente come finalità quella di ridurre le convulsioni nei pazienti con epilessia. La prima applicazione fu sull’epilessia negli anni ’20. Tutto era iniziato dalle osservazioni secondo cui dopo 2-3 giorni di digiuno, le crisi epilettiche diminuivano drasticamente. Fu però il Dott.
La Chetosi: Un Meccanismo Fisiologico
La chetosi è quel meccanismo che si instaura nei periodi di digiuno vero o simulato quando le riserve di glucosio presenti nell’organismo - il glicogeno - sono andate esaurite. Non essendoci più glucosio in circolo, l’organismo inizia ad usare i grassi di deposito o alimentari per produrre corpi chetonici come fonte energetica alternativa. Come condizione, è simile a quando digiuniamo o pratichiamo una lunga e intensa attività fisica.
Punto fondamentale da chiarire è che è un meccanismo del tutto fisiologico e si differenzia nettamente dalla chetoacidosi diabetica. Sebbene l’aumento dei corpi chetonici nel sangue tenda ad abbassare il pH del sangue, l’errore di molti detrattori della dieta chetogenica è confondere la chetosi nutrizionale (o chetosi fisiologica) con la chetoacidosi, un quadro patologico che si verifica nel diabete non trattato. "L’origine della chetosi diabetica risiede nella mancanza assoluta di insulina (come nel diabete di tipo 1) o più raramente nella sua inefficacia (diabete mellito scompensato) ove, per l’impossibilità dei tessuti extraepatici di utilizzare il glucosio, aumenta la gluconeogenesi epatica e la proteolisi.
In corso di chetosi fisiologica nutrizionale, l’insulina è normalmente efficace sul controllo glicemico, la chetonemia raggiunge concentrazioni non superiori alle 7-8 mM/L e il pH non si sposta verso valori drammaticamente più bassi del normale. A iperglicemia, glicosuria e diuresi osmotica si aggiunge incremento della lipolisi, degli acidi grassi non esterificati e dei corpi chetonici. La forte diminuzione della riserva alcalina, unita all’ipovolemia e alla sofferenza renale, porta ad acidosi. La chetoacidosi diabetica consiste nella triade chetosi, iperglicemia, acidosi. Con la VLCKD (controindicata nel DMT1) l’apporto proteico e la riduzione dei carboidrati garantiscono la stabilità della glicemia attraverso la gluconeogenesi epatica e ciò promuove la secrezione basale d’insulina, fondamentale a mantenere stabile la chetonemia: la presenza di insulina, infatti, modula la chetogenesi impedendo l’instaurarsi di una chetoacidosi patologica”.
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Alimenti e Integrazione
“La dieta chetogenica si può applicare consumando praticamente tutti gli alimenti, a cambiare è la quantità; a volte vengono limitate alcune tipologie di frutti e verdure o cereali perché più ricchi in carboidrati e zuccheri. Affinché si instauri la chetosi, è fondamentale ridurre drasticamente l’apporto di carboidrati ed eliminare pasta, pane, patate e affini, ma anche legumi e frutta. Le uniche fonti di carboidrati devono essere le verdure.
Oltre alla scelta chiara e precisa degli alimenti, è fondamentale una corretta integrazione con sali minerali, vitamine ed eventualmente probiotici e fibre. Vuoi scoprire la chetogenica in relazione al dimagrimento?
Se vogliamo rimanere sulla colazione dolce, ahimè, la natura non ci aiuta. Il problema si risolve con le proteine in polvere. Le proteine in polvere vengono estratte principalmente dal siero del latte (whey protein), ma possono essere estratte anche da fonti vegetali come la canapa, i piselli o la più comune soia. Le proteine in polvere possono essere aromatizzate (cioccolato, vaniglia, fragola, ecc) come drink da bere oppure si possono usare i pasti sostitutivi proteici.
Dieta Chetogenica Classica
È caratterizzata da un basso apporto di calorie (mediamente 1200 kcal al giorno) e di carboidrati, un normale apporto di proteine e un elevato apporto di grassi. Questa dieta è utilizzata nel trattamento delle persone affette da obesità, ma è importante ricordare che si tratta di un regime alimentare sbilanciato in macronutrienti (molto lontano dalla dieta mediterranea) e, se seguito per tempi prolungati, può portare a squilibri del metabolismo di fegato e reni.
Rispetto a una dieta ipocalorica classica, la VLCKD è più vantaggiosa dal punto di vista della sazietà, del mantenimento della massa muscolare, dell’infiammazione e del dimagrimento.
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Un esempio di pasto chetogenico potrebbe essere un secondo a base di Grana Padano DOP (70 g) e, come contorno, 250 g di verdure di stagione condite con 2 cucchiai di olio evo. Questo formaggio apporta infatti tante proteine ad alto valore biologico, inclusi i 9 aminoacidi essenziali e ramificati (isoleucina, leucina e valina), ottimi anche per riparare le fibre muscolari danneggiate dall’usura (attività fisica intensa).
Fasi della VLCKD
Il protocollo VLCKD si articola in 7 fasi (Figura 1) (1-3). Le fasi nelle quali si avvia e si mantiene il processo della chetogenesi sono le prime tre fasi (Fase 1, 2 e 3), e le società scientifiche suggeriscono di non prolungare il periodo di chetogenesi oltre le 12 settimane. Nelle successive fasi di ri-educazione alimentare (Fasi 4-6), invece, si procede alla graduale reintroduzione degli alimenti iniziando dagli alimenti con indice glicemico più basso e preferendo, quindi, frutta a più basso indice glicemico, latticini e formaggi con un contenuto più basso di lattosio e cereali integrali.
Benefici della Dieta Chetogenica
La dieta chetogenica è un regime fortemente low carb che permette di raggiungere il peso desiderato in tempi più brevi rispetto alle diete ipocaloriche tradizionali, e questo è sicuramente un punto a suo favore. Un altro lato positivo di questa dieta è che, essendo nata per fini terapeutici, è testata scientificamente e quindi la sua efficacia è supportata da evidenze inequivocabili.
Di fatto, la dieta chetogenica favorisce sicuramente la perdita di peso, ma essendo tutt’altro che equilibrata, va chiaramente seguita sotto stretto controllo medico, evitando il fai da te. La restrizione calorica insieme alla drastica riduzione dell’apporto di carboidrati promuove, a seguito della modificazione del rapporto tra glucagone e insulina, uno shift metabolico nel corpo che inizia a “bruciare” i grassi per ottenere energia.
La VLCKD rappresenta un’opzione terapeutica efficace e sicura per il trattamento delle persone con obesità, malattia cronica associata a numerose complicanze. La rapida perdita di peso osservata in corso di VLCKD rappresenta un fattore fortemente motivante e migliora l’aderenza alla dieta (2).
Rischi e Considerazioni
Occorre evidenziare chiaramente che questa dieta non è priva di rischi per la salute. Sia la dieta chetogenica normocalorica che quella ipocalorica sono caratterizzate da una composizione in macronutrienti molto differente rispetto alle normali raccomandazioni dietetiche, perciò è opportuno che siano prescritte da medici specializzati e seguite scrupolosamente soltanto per il tempo consigliato (generalmente non più di 12 settimane), tempo che dipende dagli obiettivi da raggiungere, dalle proprie condizioni di salute, dall’adesione al trattamento e dall’eventuale manifestazione di effetti collaterali. La raccomandazione più importante è quindi di evitare il fai da te.
Infatti, proprio a causa del suo elevato apporto lipidico, la dieta chetogenica fa storcere il naso a tanti nutrizionisti, che mettono in guardia sui possibili rischi per la salute a cui espone. Come abbiamo detto, il risultato di questo modello alimentare è la produzione di corpi chetonici, che per essere smaltiti provocano un forte impegno epatico e renale, oltre ad alitosi e a uno stato di sete costante.
“Non è semplice da applicare se non si è supportati. Si entra in chetosi in qualche giorno (e si possono avere dei sintomi spiacevoli nei primi giorni fino a quando il corpo non si abitua) e un solo piccolo errore o un solo pasto fuori dalle indicazioni fa velocemente uscire da tale stato. Cambiare continuamente via metabolica è fortemente sconsigliato e stressante, inoltre i benefici si hanno solo restando in chetosi per il giusto numero di settimane.
Finita la prima fase della dieta (chetosi), bisogna pian piano ripristinare la normale ed equilibrata alimentazione, iniziando dagli alimenti con un più basso indice glicemico. Meglio, quindi, preferire i cereali integrali a quelli raffinati, frutta poco zuccherina come anguria, fragole, pesche, kiwi, pompelmo o arance, e latte e formaggi con un ridotto tenore in lattosio (zucchero del latte). Grana Padano DOP è naturalmente privo di lattosio, pertanto può essere consumato in tranquillità anche da chi ne è intollerante.
“Se parliamo di dieta chetogenica ipocalorica seguita allo scopo di perdere peso, la parte più difficile non sono i 2 mesi di dietoterapia, ma la fase di rieducazione alimentare che segue. Se non si impara a mangiare correttamente e non si lavora sulle cause che hanno portato ad aumentare di peso o ai problemi di salute, la situazione tornerà a peggiorare subito dopo. Questa dieta serve per sistemare e sbloccare in modo più rapido una situazione critica per consentire successivamente alle normali indicazioni nutrizionali di avere più effetto, quindi il trattamento non è la dieta chetogenica stessa, bensì la parte che la segue.
“Se ben applicata, da un professionista abilitato e su pazienti idonei, questa dieta è molto sicura, ma a parte poche eccezioni, va seguita per brevissimi periodi e non dovrebbe essere ripetuta troppe volte. Se non si è seguiti correttamente si può eseguire male e, oltre a non avere grossi benefici, alcuni valori ematici potrebbero peggiorare rapidamente e si potrebbe accusare mal di testa e un forte senso di stanchezza oltre a rischiare svenimenti.
Questa dieta, come probabilmente tutte le diete ipocaloriche, può peggiorare il proprio rapporto con alimentazione, corpo e peso ed essere una causa scatenante di un disturbo del comportamento alimentare. La durata di un percorso non la si stima in base al numero di chili che dobbiamo perdere, ma in base alle difficoltà e problematiche che si devono affrontare e gestire ogni giorno: una persona che ha solo 2-4 chili in più rispetto al proprio peso naturale può necessitare di un percorso nutrizionale lungo quanto quello di chi è di 20 chili distante dal suo peso naturale.
Prima dell’avvio della VLCKD è indispensabile eseguire una valutazione laboratoristica (emocromo, glicemia, profilo lipidico, funzione renale ed epatica, uricemia, elettroliti, sideremia, vitamina D, funzione tiroidea, esame delle urine).
Nonostante la VLCKD sia già stata ampiamente utilizzata in differenti ambiti clinici, mostrando efficacia e sicurezza, prima di avviare il protocollo chetogenico, è assolutamente necessario escludere la presenza di alcune patologie.
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