Dieta Chetogenica e Rene Policistico: Un Approccio Innovativo per il Controllo della Malattia

Non solo terapia farmacologica mirata, ma anche un'educazione a comportamenti corretti, legati in primo luogo a stili dietetici specifici, possono contribuire al controllo del rene policistico. In particolare, una dieta chetogenica, a basso contenuto di carboidrati e ricca di grassi, può ritardare la progressione della malattia e migliorare la qualità della vita del paziente.

Evidenze Scientifiche e Studi Clinici

Studi sperimentali, condotti su modelli animali affetti da malattia renale policistica autosomica dominante (ADPKD) indotta, sembrano evidenziare benefici sul controllo della malattia da una dieta chetogenica. Su questo assunto, ricercatori tedeschi hanno avviato uno studio clinico randomizzato e controllato - denominato KETO-ADPKD - per testarne gli effetti anche sull’uomo.

Lo studio farebbe osservare effetti positivi nei pazienti appartenenti ai due gruppi di intervento, in termini di chetogenesi misurata sulla base dei livelli di acetone nel sangue e nel respiro. Solo coloro che avevano seguito una dieta chetogenica mostrerebbero anche miglioramenti significativi sull’andamento della malattia, specificatamente la cessazione della crescita volumetrica dei reni, indice della progressione di malattia rilevata negli altri due gruppi, comunque una riduzione delle dimensioni degli organi stessi, e conseguente miglioramento della funzionalità renale.

Quest’ultima valutata in base alla concentrazione della proteina cistatina C, che raggiungeva livelli giudicati significativi, a fronte invece del progressivo declino, tipico dell’ADPKD, osservato negli altri gruppi. Inoltre, la dieta chetogenica si è dimostrato sicura, nel rispetto degli eventi avversi attesi, comunque di grado lieve, riferibili in larga parte a sintomi iniziali simil-influenzali e transitori.

La dieta chetogenica è stata valutata da tutti i pazienti dello studio come altamente fattibile, grazie anche alla possibilità di personalizzazione delle stessa sulla base delle esigenze del singolo paziente con PDK e dell’andamento della malattia.

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Un importante studio modenese guidato dal Dott. Riccardo Magistroni, ha verificato la tollerabilità della dieta chetogenica atkins modificata (MAD) nei pazienti affetti da Rene Policistico Autosomico Dominante, verificando quanto già provato in modelli animali con il medesimo difetto renale. La dieta è stata infatti capace di ridurre la formazione delle cisti in volume e poi in numero negli animali nutriti con dieta chetogenica, rallentando cosi la progressione della malattia verso l’insufficienza renale.

Tabella Riassuntiva dei Risultati dello Studio KETO-ADPKD

Parametro Gruppo Dieta Chetogenica Gruppo di Controllo
Crescita volumetrica dei reni Cessazione della crescita, tendenza alla riduzione Crescita prevista
Funzionalità renale (cistatina C) Miglioramento significativo Peggioramento
Valutazione della fattibilità Altamente fattibile N/A

Rischi e Considerazioni sulla Dieta Chetogenica

Negli ultimi anni l’interesse per le diete chetogeniche è aumentato esponenzialmente. Normalmente, infatti, il nostro corpo produce energia dal glucosio che ricava dai carboidrati introdotti con l’alimentazione. Esistono svariati protocolli chetogenici dove il contenuto proteico varia sensibilmente. Uno dei falsi miti che vorrei sfatare oggi è proprio quello che riguarda la pericolosità di questo regime alimentare per la corretta funzione renale.

Le diete chetogeniche non sono necessariamente ricche di proteine. Una chetogenica ben implementata è un regime alimentare sostanzialmente normoproteico, in linea con le principali raccomandazioni delle società scientifiche di dietologia. Il presupposto sbagliato di molte ricerche scientifiche è quello di identificare le diete chetogeniche con diete iperproteiche (cosa non sempre corretta).

Uno dei maggiori rischi della dieta ad alto contenuto di grassi di origine animale è lo sviluppo di calcoli renali, infatti, l'acidosi causata dalla dieta chetogenica, favorisce il rischio litiasico abbassando il citrato urinario e i livelli di pH mentre aumenta quelli di calcio urinario. Un altro potenziale rischio delle diete chetogeniche a base animale è la comparsa di albuminuria e proteinuria, alla base del danno d’organo che innesca il deterioramento della funzione renale.

Infatti, potrebbero causare disidratazione, affaticamento, cefalea, nausea, costipazione, specialmente i primi tempi; potrebbero verificarsi anche epatite, pancreatite, iperuricemia, iperlipidemia, ipomagnesemia e iponatriemia. Inoltre, sebbene le diete chetogene “classiche” non siano necessariamente iperproteiche (>1,5 g/kg/die), quelle utilizzate per la perdita di peso spesso oltrepassano questo limite arrivando a consumi proteici fino ai 2,0 g/kg/die.

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Ulteriori Ricerche e Prospettive Future

Sulla base di questi risultati, altri due trial clinici -in Canada e in Giappone- saranno presto avviati per valutare l’efficacia di un alimento (KetoCitra) appositamente sviluppato per indurre lo stato di chetosi in questo tipo di pazienti. Gli studi coinvolgeranno 80 persone in Canada e 200 in Giappone; queste saranno seguite per un anno, al fine di valutare l’efficacia della dieta chetogenica Ren.Nu, in associazione a KetoCitra.

I risultati potrebbero rappresentare un’opportunità, per i pazienti con PKD, di tenere sotto controllo una malattia genetica progressiva, destinata ad evolvere verso insufficienza renale, dialisi o trapianto e comporta un importante deterioramento della qualità della vita. In conclusione Weimbs afferma: il miglioramento della funzionalità renale nel gruppo sperimentale è un risultato inatteso, nell’ambito di una condizione che notoriamente può solo peggiorare nel tempo.

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