Dieta Chetogenica e Tumore al Cervello: Un Approccio Innovativo?

La dieta chetogenica (cheto) è una dieta povera di carboidrati e ricca di grassi che può aiutare a ridurre la crescita delle cellule tumorali. Ma, in realtà, per alcune malattie è una vera e propria terapia salvavita. Un’occasione di confronto e condivisione, per fare il punto sui benefici di questa dieta e sullo stato dell’arte dell’applicazione della dieta chetogenica come trattamento nel nostro Paese.

Cos'è la Dieta Chetogenica?

È un regime alimentare a elevato contenuto di grassi, iperlipidico, povero di carboidrati, ipoglucidico, e con un adeguato apporto di proteine. L’obiettivo principale di questa dieta è indurre uno stato metabolico chiamato chetonosi (o chetosi), in cui il corpo, non avendo abbastanza carboidrati da usare come fonte principale di energia, inizia a mobilizzare i grassi e a produrre chetoni nel fegato, che diventano la principale fonte di energia. È così chiamata perché induce l’organismo a formare i corpi chetonici, che hanno a livello del sistema nervoso centrale il duplice compito di fornire una fonte energetica alternativa e di attivare la sintesi di neurotrasmettitori indispensabili per il controllo delle crisi epilettiche.

Il meccanismo di azione principale è che la dieta chetogenica causa un aumento dei livelli di corpi chetonici nel sangue, che possono aiutare a uccidere le cellule tumorali, in particolare quelle del glioblastoma. È noto che i chetoni possono sostituire il glucosio come metabolita energetico e proteggere il cervello da ipoglicemia grave. Quindi, lo spostamento del metabolismo energetico associato ad una dieta a basso contenuto di carboidrati e ad alto contenuto di lipidi, somministrata in periodi limitati, può proteggere le cellule normali dall’inibizione glicolitica ed il cervello dall’ipoglicemia. La maggior parte delle cellule tumorali non è in grado di utilizzare i corpi chetonici per produrre energia, a causa di anomalie nella struttura o nella funzione dei mitocondri. Il nuovo metabolismo energetico che sfrutta i corpi chetonici crea un ambiente anti-angiogenico, anti-infiammatorio e pro-apoptotico all’interno della massa tumorale.

Dieta Chetogenica e Glioblastoma: Evidenze Scientifiche

Ci sono stati studi che hanno mostrato che la dieta chetogenica può migliorare i risultati del trattamento del glioblastoma in combinazione con la terapia tradizionale. Tuttavia, la dieta chetogenica non è raccomandata come un trattamento unico per il glioblastoma e deve essere eseguita solo sotto la supervisione di un medico o di un dietologo esperto.

Ci sono alcuni studi che hanno esplorato l’effetto della dieta chetogenica sul glioblastoma. Tuttavia, la maggior parte di questi studi sono stati condotti su modelli animali o in piccoli gruppi di pazienti umani, quindi i risultati non sono ancora stati confermati in studi di grandi dimensioni. In alcuni casi, la dieta chetogenica è stata usata in combinazione con la terapia tradizionale per il glioblastoma e ha mostrato un miglioramento della sopravvivenza dei pazienti e una riduzione della crescita del tumore. In generale, gli studi finora sono stati promettenti, ma sono necessari ulteriori studi di grandi dimensioni per confermare i benefici della dieta chetogenica nel trattamento del glioblastoma e per determinare come dovrebbe essere utilizzata in combinazione con la terapia standard.

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Un recente studio prospettico pubblicato su Frontiers in Nutrition ha investigato l’efficacia di una terapia metabolica che combina la dieta chetogenica con i trattamenti oncologici standard in 18 pazienti adulti (8 donne e 10 uomini, tra i 34 e i 75 anni) affetti da glioblastoma multiforme e seguiti dal 2016 al 2024. L’obiettivo principale dello studio era quello di verificare se il mantenimento della dieta per oltre sei mesi potesse incidere sulla sopravvivenza a tre anni dalla diagnosi. Dei 18 pazienti arruolati solamente 6 hanno seguito la dieta per più di 6 mesi: di questi, 4 su 6 hanno raggiunto o superato i tre anni di sopravvivenza. Un paziente è riuscito ad arrivare a sette anni di sopravvivenza senza segni di recidiva. Al contempo 12 pazienti non hanno aderito alla dieta e di questi solamente uno è sopravvissuto più di tre anni. In conclusione lo studio suggerisce che, sebbene il numero di pazienti sia limitato, coloro che hanno seguito una dieta chetogenica ben progettata hanno avuto una sopravvivenza più lunga rispetto ai pazienti che non l’hanno seguita. Questi primi risultati sono incoraggianti e incentivano la ricerca scientifica nell’indagare questa tipologia di dieta applicata alle terapie attive.

Il Ruolo dell'Effetto Warburg

Le cellule tumorali sono capaci di produrre ATP grazie alla glicolisi aerobia. Il termine “effetto Warburg” descrive il fatto che le cellule cancerose effettuano la fermentazione del glucosio anche in condizioni di disponibilità di ossigeno. L’ipotesi di Warburg era che tale effetto fosse la causa principale del cancro. Il razionale di base che ha spinto a tentare l’applicazione della dieta chetogenica nei pazienti oncologici risiede nel fatto che alcune cellule tumorali dipendono completamente dal metabolismo del glucosio; di conseguenza, la crescita e la progressione del cancro possono essere gestite eseguendo la transizione dai metaboliti fermentabili (principalmente glucosio) ai metaboliti respiratori, ovvero i corpi chetonici.

Le diete chetogeniche possono agire come terapia adiuvante del cancro mediante diversi meccanismi che aumentano lo stress ossidativo all’interno delle cellule tumorali. Al momento non esistono terapie efficaci e sicure che sfruttino la particolarità del metabolismo delle cellule tumorali di consumare glucosio tramite la glicolisi aerobia, il che è in parte dovuto al fatto che i farmaci investigati hanno importanti effetti collaterali. Un recente studio ha valutato l’utilizzo del 2-desossi glucosio, un inibitore della glicolisi, in combinazione alla dieta chetogenica in un campione di topi, notando che con la dieta chetogenica aumentava moltissimo la tolleranza alla riduzione della glicolisi, permettendo di aumentare le dosi di farmaco senza intaccarne la tollerabilità.

Cachessia e Dieta Chetogenica

La cachessia è un progressivo indebolimento dell’organismo, caratterizzato da perdita di peso e massa muscolare, ed è associata a esiti peggiori della malattia. Per valutare l’effetto di questo regime alimentare sul tumore e sull’organismo, i ricercatori hanno studiato topi di laboratorio con cachessia, sottoposti a dieta chetogenica. In estrema sintesi, le cellule del tumore muoiono a causa di un processo di morte cellulare, chiamato ferroptosi, che è innescato dai cambiamenti metabolici della dieta chetogenica. “Il trattamento con un corticosteroide sintetico (desametasone) ritarda l’insorgenza di cachessia e migliora la sopravvivenza dei topi nutriti con dieta chetogenica, pur preservando la risposta antitumorale” hanno detto i ricercatori. “Il nostro studio ha messo in luce la necessità di valutare gli effetti di interventi sistemici sul tumore e sulla persona in toto per determinarne in modo accurato le potenzialità terapeutiche.

Alcuni ricercatori insistono sul fatto che la dieta chetogenica, soprattutto se non seguita adeguatamente dal paziente, o se impostata in malo modo, sia pericolosa poiché potrebbe innescare e / o esacerbare lo sviluppo della cachessia: il glucosio è una delle fonti di energia principali della massa muscolare e se il corpo percepisce una sua mancanza nel tempo, la prima cosa che fa è diminuire la massa muscolare. Se protratta nel tempo, questa condizione può portare ad una significativa perdita di peso e del metabolismo basale (soprattutto considerando che la massa muscolare pesa di più di quella grassa ed è metabolicamente molto più attiva) e questo è vero soprattutto nelle prime settimane di qualunque dieta chetogenica.

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Ciononostante una recente review sistematica ha concluso che i pazienti affetti da cancro trattati con una dieta chetogenica mostravano un miglioramento delle variazioni del peso corporeo, dei cambiamenti antropometrici, dei profili ematici sierici e una riduzione del biomarker per la progressione tumorale TKTL1, oltre che un aumento dei corpi chetonici, da non confondere con l’acidosi metabolica tipica del diabete [5]. In questi casi quindi i benefici potrebbero superare gli effetti collaterali, ma sempre se la dieta chetogenica venga applicata adeguatamente.

Considerazioni Aggiuntive

La terapia medica nutrizionale come la dieta chetogenica viene costruita sui fabbisogni individuali, a seconda della finalità che ci si prefigge. “Nel trattamento di deficit di GLUT1, per esempio, per mantenere la chetosi, dobbiamo togliere gli alimenti a base di carboidrati ma, per non scendere con l’apporto energetico, li sostituiamo con gli alimenti grassi e con un apporto di proteine corretto, in linea con quelle che sono le raccomandazioni dei nostri LARN, i livelli di assunzione di riferimento di nutrienti, in base alla fascia di età”, spiega la Professoressa Anna Tagliabue, nutrizionista clinico, direttore del Centro Interdipartimentale di studi e ricerche sulla Nutrizione Umana e i Disturbi del Comportamento Alimentare con l’annesso Ambulatorio Clinico dell’Università di Pavia.

“Questa dieto-terapia fortemente sbilanciata, con una severa limitazione di alcuni alimenti, molti dei quali riconosciuti come utili a mantenere il benessere intestinale e la diversità delle specie batteriche, fondamentale per il benessere del microbiota, può avere però alcuni effetti collaterali, come per esempio la stipsi”, continua Tagliabue. Non esistono però ancora molti studi sulla relazione tra il microbiota intestinale e la dieta chetogenica seguita per lunghi periodi, come fa per esempio chi ha la GLUT1. “Quando è necessario usare questa dieta come terapia, bisogna rendersela amica. Come? Monitorando le funzioni intestinali dei pazienti e, quando utile, integrando con alimenti vegetali che possono essere d’aiuto, come per esempio la frutta secca, un alimento ricco di grassi ma anche di fibra, o la fibra solubile in formulazione senza zucchero, in modo da ottenere il beneficio della terapia e mantenere anche un benessere intestinale a lungo termine”.

Esempio di Caso Clinico

Nell’articolo viene descritto il caso di un uomo di 38 anni che presentava mal di testa cronico, nausea e vomito accompagnati da convulsioni motorie al lato sinistro del corpo e debolezza dell’arto superiore sinistro. La risonanza magnetica cerebrale aveva rivelato una lesione solida nello spazio parziale destro che indicava un possibile glioblastoma. I test sierologici avevano rivelato una carenza di vitamina D e livelli elevati di insulina e trigliceridi. Prima della resezione subtotale del tumore e di applicare il protocollo standard di cura, il paziente è stato sottoposto a un digiuno a solo acqua di 72 ore. In seguito il paziente ha iniziato una dieta chetogenica arricchita con vitamine e minerali per 21 giorni a un regime di 900 kcal / giorno. Oltre alla radioterapia, alla chemioterapia con temozolomide e alla dieta chetogenica a un regime di 1.500 kcal / giorno dal giorno 22, il paziente ha ricevuto metformina (1.000 mg / giorno), metilfolato (1.000 mg / giorno), fosfato di clorochina (150 mg / giorno) , gallato di epigallocatechina (400 mg / giorno) e ossigenoterapia iperbarica (60 min / sessione, 5 sessioni / settimana a 2,5 ATA). Il paziente ha anche assunto levetiracetam (1.500 mg / giorno) per le crisi epilettiche. Tuttavia il paziente non ha assunto alcun farmaco steroideo.

L’istologia post-chirurgica ha confermato la diagnosi di glioblastoma. Sono state osservate anche una ridotta invasione di cellule tumorali e vasi sanguigni ialinizzati a parete spessa che suggeriscono un beneficio terapeutico della terapia metabolica pre-chirurgica. Dopo 9 mesi di trattamento standardizzino modificato e terapia metabolica chetogenica complementare, il peso corporeo del paziente è stato ridotto di circa il 19%. Convulsioni e debolezza dell’arto sinistro si sono risolti. I biomarcatori hanno mostrato una riduzione della glicemia e livelli elevati di chetoni urinari con evidenza di ridotta attività metabolica (rapporto colina / N-acetilaspartato) e livelli normalizzati di insulina, trigliceridi e vitamina D. Poiché la regressione rapida di un glioblastoma è rara a seguito della resezione subtotale e del solo trattamento standard, è possibile che la risposta osservata in questo caso sia risultata in parte dalle modifiche o meglio dei trattamenti che sono stati affiancati al trattamento standard.

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Potenziali Benefici e Meccanismi d'Azione

  • Effetto limitante la crescita del tumore
  • Protezione delle cellule sane dai danni causati dalla chemioterapia o dalle radiazioni
  • Accelerazione della tossicità chemioterapica verso le cellule tumorali
  • Riduzione dell’infiammazione

Tabella Riassuntiva: Studi Clinici e Risultati

Studio Tipo di Tumore Risultati
Frontiers in Nutrition (2025) Glioblastoma Multiforme Pazienti che hanno seguito una dieta chetogenica ben progettata hanno avuto una sopravvivenza più lunga.
Rieger J. et al. Glioblastoma ricorrente Studio pilota che mostra potenziale beneficio della dieta chetogenica.

La dieta chetogenica sembra creare un ambiente metabolico sfavorevole per la proliferazione delle cellule tumorali e, quindi, rappresenta un promettente adiuvante per un regime terapeutico multifattoriale specifico per il paziente. Un chiaro vantaggio è il suo potenziale per aumentare la risposta ai farmaci terapeutici, che è stato ampiamente dimostrato in vitro e in vivo.

Importante: I pazienti dovrebbero seguire le raccomandazioni dietetiche generali per mantenere una buona salute generale, come mangiare una dieta equilibrata, ricca di frutta e verdura, evitando cibi ad alto contenuto di grassi, zuccheri e sale. I pazienti possono anche essere sottoposti a trattamenti che influiscono sul loro appetito e sulla capacità di digerire il cibo, quindi è importante discutere con il proprio medico o un dietista su come gestire questi effetti collaterali.

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